HomeCimiteriRinnovare ex Art. 92 comma 1 DPR n.285/1990 una concessione perpetua?

Commenti

Rinnovare ex Art. 92 comma 1 DPR n.285/1990 una concessione perpetua? — 26 commenti

  1. Provincia di Trento
    La nostra tomba di famiglia è del 1966, costruita alla morte di mio nonno pagando 32mila lire, presumo con concessione perpetua. Dopo 19 anni, nel 1985 il comune ha ingiunto a mio padre di firmare una concessione 30ennale per “regolarizzare” la situazione, contratto registrato – la somma indicata in concessione era quella pagata nel 1966.
    Ora dopo 30 anni il comune chiede 1500euro (uno sproposito) per un rinnovo 50ennale, siamo vincolati a rinnovare dal contratto del 1985 o lo status della concessione rimane quello iniziale? (secondo me perpetuo, lo stesso comportamento del Comune lo fa supporre)

    • X Daniele,

      questa apparente controversia mi pare invero molto strana, perché notoriamente In Trentino i Comuni lavorano molto bene con il proprio ufficio cimiteri, ciò nonostante possono presentarsi pur sempre situazioni di pesante sofferenza degli archivi.

      Nell’anno 1966, ossia quando con ogni probabilità fu posto in essere il primo rapporto concessorio, da Suo nonno, vigeva come norma quadro generale il Regio Decreto n. 1880/1942, secondo cui le concessioni cimiteriali avrebbero potuto esser tanto perpetue quanto a tempo determinato, in base alla scelta strategica operata dal singolo Comune con il proprio regolamento municipale di polizia mortuaria, quindi, la durata “eterna” della tomba (o presunta tale) deve esser ricavata dalla lettura a rime parallele tra il primitivo atto concessorio (ne disponete, per caso? Sarebbe opportuno consultarlo con attenzione) ed il regolamento comunale vigente all’epoca.

      Occorre premettere che la natura giuridica del contratto cimiteriale è quella della “concessione da parte dell’autorità amministrativa di un’area di terreno o di una porzione di edificio in un cimitero pubblico di carattere demaniale” (Corte di cassazione civile, Sez. unite, 27 luglio 1988 n. 4760). L’art. 92 del D.P.R. 10 settembre 1990, n. 285 prevede che le concessioni di sepolcri privati nei cimiteri (quale è quella concernente una tumulazione individuale, cioè il loculo) devono essere formalizzate mediante specifico atto di concessione che costituisce la condizione essenziale per la sussistenza di una concessione d’uso di sepolcri privati. Si tratta, pertanto, di un atto unilaterale con il quale il Comune attribuisce a un terzo il diritto d’uso di un bene demaniale per una determinata durata, sul quale si innescano condizioni di tipo contrattuale, di natura quindi bilaterale e pattizia (ad esempio, relativamente alle condizioni d’uso). Decorrenza e durata degli atti di concessioni cimiteriali non rientrano nella volontà pattizia delle parti, ma devono rispettare le norme regolamentari comunali in vigore al momento della stipula, ivi compresa la durata, pro tempore fissata dal dettato regolamentare vigente in sede locale

      Ora io rivolgo una domanda a lei: perchè nell’1985 la concessione è stata regolarizzata/sanata? Non si riusciva forse a reperire il regolare atto di concessione senza il quale quest’ultima, pur in presenza di un uso de facto del sepolcro, è da ritenersi insussistente.

      E’, a tal proposito, stato rogato un nuovo atto di concessione? Quello originario mancava o proprio non fu mai sottoscritto tra le parti contraenti.

      Appare di conseguenza evidente ed incontrovertibile come, nel caso sottopostoci, per gli atti concessori stipulati nell’anno 1985, con tutti i crismi di Legge la durata non possa più esser perpetua in forza delle disposizioni regolamentari pro tempore vigenti (l’istituto delle concessioni sub specie aeternitatis è stato abrogato con l’entrata in vigore del D.P.R. n. 803/1975, avvenuta il 10 febbraio 1976)

      Di norma, quando manchi un titolo, sarebbe necessaria una sentenza che ne tenga luogo, secondo i criteri generali dell’ordinamento giuridico italiano. Ma, se come presumo, la concessione non e’ recentissima non e’ stato possibile trovare la delibera (un tempo, sempre del consiglio comunale) di concessione o, se ancora piu’ lontana nel tempo, l’approvazione della G.P.A. e/o del Prefetto alla concessione.

      Eventuali concessioni fatte in regime di perpetuità almeno dopo il 10 febbraio 1976 sono nulle di diritto.

      Resto sempre a disposizione per ulteriori chiarimenti.

  2. X Pamela,

    Nell’anno 1954, quando, cioè venne fondato il sepolcro, vigeva, come legislazione quadro, in materia di polizia mortuaria, il Regio Decreto n.1880/1942.

    Il R.D. 21/12/1942, n. 1880 ammetteva che le concessioni di aree cimiteriali potessero essere tanto perpetue quanto a tempo determinato, con questa conseguenza: non può a priori, affermarsi che le concessioni di lontana data siano, solo per la data in cui sono sorte, perpetue, ma e’ necessario verificare il singolo atto di concessione (a volte, anche altra documentazione allegata) per poter conoscere se una data, singola concessione, sia stata rilasciata in regime di perpetuità, oppure a tempo determinato e, in tal caso,bisogna appurarne la durata effettiva.

    Specie al Nord, ma anche in altre aree geografiche del Paese, più o meno, erano, nel passato, presenti fenomeni regolamentari in cui i Regolamenti comunali di polizia mortuaria, anche molto risalenti nel tempo, consideravano, un’ipotesi di rinnovo, definita, a volte, quale conferma, spesso trentennale, delle concessioni anche perpetue (o, meglio, a tempo indeterminato), formula che, prescindendo dal nomen juris, si sarebbe potuta ricondurre ad una sorta di canone ricognitorio, dette previsioni regolamentari in un caso, sono state pure dichiarate illegittime dal Consiglio di Stato (Cons. Stato, sez. 5^, sent. 5505 del 11/10/2002).

    Ma, mi domando, la manutenzione dei manufatti sepolcrali eretti su area avuta in concessione non dovrebbe già, ab origine, esser a completo carico dei concessionari ai sensi dell’Art. 63 comma 1 del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria approvato con DPR 10 settembre 1990 n. 285? Mi parrebbe, pertanto, fuori luogo ragionare di una tassa manutentiva, poiché l’istituzione di un canone annuo destinato alla manutenzione non è possibile per le tombe precedentemente concesse, per i logicissimi principi giuridici della buona fede e del tempus regit actum. In altre parole il Comune non può modificare il rapporto concessorio, in modo unilaterale, stabilendo o introducendo nuovi oneri, non precedentemente contemplati nell’atto di concessione.

    Questa tassa, poi, per godere di un minimo di liceità, dovrebbe esser contenuta nell’articolato del regolamento municipale di polizia mortuaria, il quale per produrre appieno tutti i propri effetti, anche sulle concessioni pregresse (Jus Superveniens?), a questo punto, deve superare l’omologazione da parte del Ministero della Salute e qui incontriamo un primo nodo critico nella rigida gerarchia tra le fonti del diritto, siccome ex Art. 23 Cost. nessuna prestazione patrimoniale può esser imposta se non attraverso una Legge, ed il regolamento comunale è norma di rango secondario ed amministrativo, essendo sì un atto a contenuto normativo, ma subordinato rispetto alla Legge Ordinaria (non parliamo, poi, di quella costituzionale). E qui potremmo lungamente discettare su un possibile (o probabile?) vizio di legittimità.

    Statuire un congruo canone manutentivo è invece, senz’altro corretto e sin anche doveroso per le nuove concessioni, anche alla luce dei criteri contabili dettati dall’Art. 4 comma 2 D.M. 1 luglio 2002 per le quali si può prevedere un canone composto di due voci di calcolo (una tantum + canone periodico, anche se riscosso in un unica soluzione, magari all’atto della stipula dell’atto di concessione. Va tenuta anche presente la risoluzione dell?’Agenzia delle entrate n. 149/E dell?8 luglio 2003 con cui è stato ribadito, ove necessario, che le concessioni cimiteriali hanno decorrenza dalla stipula del relativo regolare atto di concessione oppure da quella, eventualmente, successiva che sia, espressamente, prevista nell?atto di concessione. ).

    E’ comunque preferibile per il Comune, al fine di evitare spiacevoli contenziosi dinanzi al T.A.R. seguire la strada della determinazione di un congruo “diritto di tumulazione”, questo sì legittimo ai termini dell’Art. 103 DPR 10 settembre 1990 n. 285 anche differenziato, ogni volta che si tumula in loculo, ossario, nicchia cineraria, tomba concessa in passato o al momento.

    Nel caso rappresentato, è per altro difficile ogni ulteriore indicazione, non disponendosi di elementi sufficienti, tra cui la specifica previsione del Regolamento comunale di polizia mortuaria assunto a riferimento, che, oltretutto (sembrerebbe), non e’ stata oggetto di impugnazione nei termini, con la conseguenza che una sua eventuale illegittimità potrebbe essere eccepibile in sede giudiziale, eccezione che se accolta dal giudice, potrebbe essere oggetto di disapplicazione, la quale avrebbe effetti solamente nel caso concreto oggetto del singolo giudizio o, addirittura di pronuncia d’illegittimità con effetti “demolitori” e caducativi sul regolamento in parola validi erga omnes. Vale a dire la norma cassata termina definitivamente d’ora in avanti, di produrre i suoi effetti verso tutti i cittadini, non limitando la portata della decisione del Giudice, al singolo fatto motivo di giudizio.

  3. Mio nonno edificò una cappella di famiglia nel 1954.

    A dicembre 2014 mio padre è venuto a mancare e il comune (provincia di Roma) per tumularlo mi ha detto che la concessione risaliva a 60 anni fa e così avrei dovuto pagare € 450.00 al mq altrimenti avrebbero collocato mio padre nel deposito del cimitero finché non avessi pagato.

    Dopo avermi fatto firmare un foglio dove io mi impegnavo a versare questa cifra, mi hanno accordato le necessarie autorizzazioni

    Mi hanno inoltre detto che questi soldi dovranno essere corrisposti ogni 10 anni sotto la dicitura di tasse per la manutenzione altrimenti la cappella transiterà nel pieno possesso del comune.

    E’ possibile questa cosa?

  4. X Lucio,

    per ottenere l’annullamento dell’atto, presumibilmente viziato, con cui si muta la titolarità dell’intestazione nella concessione cimiteriale, portandola, però, a tempo determinato, occorre adire il giudice amministrativo.

    Va subito precisato come l?’area cimiteriale e i sepolcri ,che in essa insistano, fanno parte del demanio comunale, e ciò ne comporta l?’inalienabilità, l?’inespropriabilità, la non usucapibilità e la non commerciabilità ex Art. 803 Cod. Civile.

    Eventuali atti di disposizione di natura privatistica, sono, così, nulli di diritto.

    Tuttavia la “cessione dello jus sepulchri per acta inter vivos” ha un limite in riferimento alla perpetuità o meno della concessione, a seconda delle epoche e delle discipline normative in cui si perfezionarono gli atti concessori; infatti prima del DPR 803/1975 (entrato in vigore il 10.2.1976) era prevista la trasmissione a terzi di tale diritto (1), ragion per cui per le concessione antecedenti al sullodato DPR n. 803/1975 e sorte in regime di perpetuità parte della giurisprudenza e della dottrina considerano la alienazione del sepolcro un diritto acquisito, e, quindi, la consentono

    Pertanto esistono, in dottrina opinioni volte a sostenere che, in regime di concessione perpetua, la cappella gentilizia o di famiglia, se priva di salme, possa essere ceduta, previo consenso del Comune, laddove questi possa verificare che nel trasferimento non vi sia lucro o speculazione.

    Un?’altra corrente dottrinaria e giurisprudenziale, alla quale appartiene tutto il gruppo redazionale di questo sito, nega invece la possibilità di continuare a trasmettere totalmente o parzialmente il diritto d?’uso di tutte le sepolture fra privati, con atti negoziali tra vivi sulla base di quanto disposto dall’?art.93 comma 4 del DPR 803/75, poi confermato dall?art.92 comma 4 del DPR 285/90, il quale fa divieto di concedere aree per sepoltura privata a persone o ad enti che mirino a farne oggetto di lucro e speculazione.

    Visto e considerato che il concetto di lucro si riferisce ad ogni possibile incremento economico di un patrimonio, da ciò consegue il divieto per tutti i privati di conseguire tale vantaggio attraverso la cessione del diritto d?uso di un sepolcro.

    Si aggiunga poi, che, ai sensi dell?art.109 comma 2 del DPR 803/75, ogni disposizione contraria o incompatibile ad esso, è stata abrogata dalla data del 10.2.1976, quindi anche la possibilità di cessione totale o parziale del diritto d?uso delle sepolture. In conclusione, l?’unica procedura che appare legittima consiste nella rinuncia alla concessione da parte del concessionario non più interessato, o dei suoi aventi causa, con il conseguente ingresso del bene nella disponibilità del Comune, il quale procederà a nuove concessioni seguendo i criteri di scelta stabiliti dal regolamento di polizia mortuaria comunale.

    Dirò di più: astrattamente una donazione, laddove possibile in quanto ammessa e contemplata, con norma positiva dal regolamento comunale di polizia mortuaria dovrebbe riguardare non tanto lo jus sepulchri (= diritto a fruire del sepolcro, ma il diritto reale e patrimoniale sul sepolcro in sè (o meglio sui materiali che lo compongono) con questa paradossale conseguenza: chi riceve la donazione subentra solo nell’intestazione non già dello jus sepulchri ma della mera proprietà indisponibile sul bene sepolcrale, assumendo, così, in prima persona, solo gli oneri manutentivi ex Art. 63 DPR n. 295/1990, senza, perciò mai acquisire anche il diritto di sepolcro da esercitarsi auspicabilmente… in un futuro remoto!

    (1) Infatti l?’art.71 del R.D. 21/12/1942 n.1880 consentiva la cessione totale o parziale del diritto d?uso delle sepolture.

  5. x carlo, innanzi tutto grazie x la risposta, che ho letto con una certa attenzione, ma non ho capito gran che, non perchè non chiara, anzi proprio preche estremamente tecnica, per cui la stampo la rileggo con calma, con tutti i documenti in mio possesso ed eventualmente richiedo aiuto.
    Posso solo anticipare che l’edicola mi è stata donata dagli aventi diritto (quindi non vi è stata revoca o decadenza della concessione) , donazione accettata dal comune in quanto prevista dal RCPM, ed io ho firmato il nuovo atto concessorio di 99 anni in quanto ero allo scuro del fatto che una edicola perpetua non possa essere modificata in determinata, consensualmente un cavolo, scusa l’esternazione ma se io ero al corrente di ciò di certo mi sarei opposto. domanda posso farlo ora a distanza di 4 anni? ripeto rileggo con calma la risposta ed eventualmente richiedo aiuto, ma x ora mi sarebbe di aiuto sapere se posso rimediare a tale errore.
    grazie anticipatamente, lucio.

  6. X Lucio, Da quanto mi par di capire, nella fattispecie
    rappresentata, non c’è stato un semplice subentro (= cambio di
    titolarità della concessione in seguito a morte del precedente
    concessionario) ma una vera e propria novazione della concessione
    con estinzione consensuale del vecchio rapporto giuridico così da
    costituirne uno completamente diverso avente, tuttavia, come
    oggetto lo stesso monumento funerario. Se, infatti, si tratta di
    concessioni perpetue esse sono “intangibili” per giurisprudenza
    costante in materia, siccome per i principi generalissimi del
    nostro ordinamento giuridico quali quello di affidamento
    (cosiddetta buona fede) e quello del tempus regit actum lo jus
    sepulchri a tempo indeterminato anche se sorto sotto l’imperio di
    una preesistente legislazione oggi abrogata, è in sè diritto
    perfetto ed acquisito e continua a produrre pienamente i propri
    effetti… da qui all’eternità! Il rapporto giuridico già in
    essere, pertanto, non può essere modificato unilateralmente men che
    meno dal Comune (parte di diritto pubblico del rapporto di
    concessione). Sarebbe un abuso, sanzionato con la nullità del
    provvedimento. Al più, si potrebbe verificare se vi siano le
    condizioni previste dal regolamento comunale di polizia mortuaria
    non solo quello attualmente in vigore, ma anche quello vigente al
    momento del sorgere della concessione ed eventuali intermedi per
    una qualche dichiarazione di decadenza, nel qual caso, però, Lei
    perderebbe il suo jus sepulchri per estinzione dello stesso in base
    a cuasa “patologica” (ovviamente in senso amministrativo!) Per
    altro, al di fuori di queste considerazioni di ordine generale, una
    concessione a durata perpetuta può essere sì portata a tempo
    determinato, ma consensualmente dalle parti oppure essa può esser
    retrocessa al comune da chi ne abbia titolo, affinchè quest’ultimo
    possa riassegnarla, magari anche al concessionario di prima, ma con
    un rapporto giuridico del tutto nuovo, in altre parole oggetto
    della concessione sarebbe pur sempre la stessa tomba, ma con regole
    diverse, fors’anche più elastiche e permissive nella gestione
    ottimale dei posti feretro, così da massimizzare la capacità
    ricettiva del sepolcro. Spesso nella stesura dei regolamenti
    comunali di polizia mortuaria si studiano le modalità perchè
    concessionari rinuncino, con proprio vantaggio, alla concessione
    medesima, aspetti che spesso potrebbero richiedere una novella al
    Regolamento stesso. In altre parole il regime di perpetuità perdura
    nel corso degli anni e dei secoli e non è intaccabile nè
    “aggredibile” da parte del comune, se non per decadenza, revoca per
    interesse pubblico prevalente o soppressione del cimitero, esso,
    però, comporta sovente delle rigidità nell’esercizio dello jus
    sepulchri (es. inestumulabilità dei feretri al fine di ricavarvi
    nuove sepolture, riserva dei posti feretro predeterminata, non
    ulteriormente ampliabile e “cristallizzata” nello stesso atto di
    concessione), così per superarre queste criticità si ricorre
    all’istituto della novazione. A titolo di esempio, l’art. 86, comma
    1 D.P.R. 10 settembre 1990, n. 285, non consentirebbe
    l’estumulazione dalle concessioni perpetue, per cui potrebbe essere
    possibile ipotizzare che in cambio di una rinuncia alla perpetuità,
    e previa novazione dell’atto di concessione, si conceda la
    possibilità di estumulazione, con raccolta delle ossa in apposita
    cassettina e ricollocamento di queste nel medesimo sepolcro,
    consentendosi così di utilizzare il loculo per la tumulazione di un
    nuovo feretro.

  7. buona sera, ho da alcuni anni avuto un cambio intestazione di una edicola funeraria con originaria concessione perpetua, trasformata in seguito al cambio intestazione in 99 anni.
    leggendo quanto sopra sto apprendendo, sempre che non abbia capito male, che il comune non può trasformare una concessione da perpetua a teporanea…..ho compreso bene? se si, potete dare indicazioni su cosa fare con il comune per trasformare tale concessione?grazie lucio.

  8. Gentile Novella,

    innanzi tutto buon giorno ed Auguri sinceri di Buon Natale!
    Per enucleare bene il problema non possimo non porci una questione su cui tutti i giuristi s’arrovellano sin dai tempi più remoti: come risolvere le antinomie dovute alla successione, nel tempo, di norme tra loro incompatibili?

    Attenzione: l’atto di concessione potrebbe contenere una clausola la quale, delineando un rapporto dinamico ed “in divenire”, preveda l’aggiornamento del rapporto concessorio in base alle nuove norme stabilite, IN FUTURO; dai diversi regolamenti comunali di polizia mortuaria che, eventualmente dovessero susseguirsi nel tempo. Sarebbe, allora, il caso dello JUS SUPERVENIENS.

    L’atto di concessione (per il caso specifico) ed il regolamento comunale di polizia mortuaria (come parametro generale) hanno entrambi valore normativo, ovviamente il regolamento comunale è funzionalmente sovraordinato, in quanto si colloca a monte, come premessa necessaria, in tutti i procedimenti di polizia mortuaria.
    Sarebbe allora assai opportuno definire la la relazione gerarchica tra atto di concessione e regolamento comunale di polizia mortuaria, in base ad un criterio cronologico. Eventuali riforme o novelle del regolamento municipale di polizia mortuaria si applicano ex nunc (cioè da adesso in poi) solo ai nuovi rapporti di concessione, al momento del loro perfezionarsi (tempus regit actum) oppure hanno valore ex tunc (già da allora) con riflessi, al passato, sulle concessioni già poste in essere (jus superveniens) quando vigeva una diversa disciplina?
    “Lex posterior derogat priori”, dicevano i giuristi romani, tale brocardo è stato, poi, codificato nel nostro ordinamento moderno dall’art. 15 delle “Disposizioni sulla legge in generale” del Codice Civile, siccome “la Legge non dispone se non per l’avvenire”, anche se l’assoluta irretroattività della norma è tassativamente sancita solo per la Legge Penale (Art. 25 comma 2 Cost.).

    Alla concessioni cimiteriali si applica lo jus superveniens solo se
    quest’ipotesi sia contemplata dall’atto di concessione in primis, ed, in
    seconda istanza, dal regolamento comunale di polizia mortuaria.

    In difetto di disposizioni a tal proposito continueranno a valere le norme, ancorchè abrogate, in vigore, però, all’atto della stipula della concessione.

    Secondo alcuni “tecnici” del diritto funerario se l’atto di concessione non precisa la retroattività sui suoi effetti giuridici dello Jus Superveniens, ossia delle successive modifiche del regolamento comunali di polizia mortuaria, di cui si ribadisce la centralità per dirimere liti di questo tipo, dovrebbero, dovrebbero valere ancora le vecchie norme, salvo una diversa, esplicita statuizione del nuovo regolamento municipale di polizia mortuaria, ecco perchè sia così importante inserire nel testo in esame presso il Consiglio Comunale una disposizione ad hoc!

  9. Grazie di nuovo e anche per la precisazione riguardo agli eredi (concetto differente dai discendenti, infatti l’ho usato impropriamente, nel contratto ci riferiamo ai discendenti e non agli eredi)
    E’ una scelta degli Amministratori decidere tra le varie ipotesi prospettate….
    io sono solo il tramite ovviamente 🙂
    Solo un’ulteriore precisazione, quando mi dice che “In quest’evenienza nell’individuazione della riserva, con effetto di ultrattività (riflessi sul tempo presente di una norma ormai abrogata) continuerebbero ad applicarsi le norme del vecchio regolamento cui per esempio è rimessa di volta in volta la definzione di famiglia del concessionario”, vuol dire che l’applicazione del vecchio regolamento si ha solo in caso di “intestatario fisso”, mentre nel caso di intestatario “mobile” si appilcano le nuove norme regolamentari??
    Io avevo capito che inserendo nel regolamento norme del tipo che si diceva prima (cioè che le disposizioni in esso contenute si applicano anche alle concessioni ed ai rapporti costituiti anteriormente e che chiunque ritenga di poter vantare la titolarità di diritti d’uso su sepolture private in base a norme del Regolamento precedente, può presentare al Comune gli atti entro un certo termine, trascorso il quale non lo può più fare) si poteva applicare la nuova disciplina sulla “riserva” anche in caso di intestatario “fisso”. Ma forse ho capito male???
    Grazie di nuovo anticipatamente – inoltre complimenti, le risposte sono sempre molto esaurienti!!!

  10. Gentile Novella,

    Il Regolamento Regionale Lombardo 9 novembre 2004 n. 6 così come modificato dal Reg. Reg n.1/2007 con il suo Art. 25 nulla dispone a tal proposito, nè potrebbe essendo norma secondaria di rango regionale, rinviando, di fatto al DPR n.285/1990 il quale, per altro demanda in toto la risoluzione del problema allo strumento strategico e principe per il buon governo del cimitero: il regolamento municipale di polizia mortuaria, quindi, ai sensi dell’Art. 117 comma 6 III Periodo Cost, così come riformato dalla Legge di Revisione Costituzionale n.3/2001 possiamo asserire questo principio: per le concessioni cimiteriali, all’interno delle norme quadro fissate dal CAPO XVIII DPR n.285/1990, replicate, poi, in buona sostanza anche dal regolamento regionale lombardo, sussiste una riserva di regolamentazione comunale di cui, ovviamente l’ente locale ha piena potestà.

    La soluzione da Lei prospettata, del tutto coerente e legittima, è quella che in dottrina si definisce rapporto concessorio “a concessionario fisso” e si oppone alla figura del “concessionario scorrevole” vale a dire il subentro, se previsto come mi pare di capire, è solo nominale, e serve soprattutto per l’imputazione degli oneri manutentivi ex Art. 63 DPR n. 285/1990, ma non modifica affatto il concetto di “riserva” enucleato alla luce del commbinato disposto tra il regolamento comunale vigente alla stipula del regolare atto di concessione, titolo formale necessario ex Art. 98 DPR n. 285/1990 per poter vantare lo jus sepulchri in ambito cimiteriale, e l’atto stesso di concessione da cui sorge il rapporto concessorio a prestazioni sinallagmatiche tra il privato cittadino ed il comune quale ente concedente. Con quest’impostazione, per così dire rigida il novero delle persone portatrici dello jus sepulchri attivo e passivo è definito una ed una sola volta nel contratto di concessione (in realtà si tratterebbe di un rapporto paracontrattuale, perchè asimmetrico, non gestibile in pena autonomia per acta inter vivos, e sbilanciato a favore del comune per chiare ragioni di interesse pubblico).

    In quest’evenienza nell’individuazione della riserva, con effetto di ultrattività (riflessi sul tempo presente di una norma ormai abrogata) continuerebbero ad applicarsi le norme del vecchio regolamento cui per esempio è rimessa di volta in volta la definzione di famiglia del concessionario (allargata anche agli affini? mononucleare?, di tipo patriarcale?) in difetto di questa regolamentazione varranno pur sempre gli Artt. 74, 75, 76, e 77 del Cod. Civile, così come novellati dalla disciplina sul nuovo diritto di famiglia (Legge 19 maggio 1975, n. 151).

    Ribadisco il concetto: si tratta, dopo tutto, di una scelta politica (in senso nobile, s’intende!) la fattispecie del “concessionario mobile” si presta ad un’interpretazione più fluida dello jus sepulchri, consentendo un ottimale sfruttamento degli spazi cimiteriali, perchè dilata nel tempo la cosiddetta riserva (sempre entro i limiti dell’Art. 93 comma 2 DPR n. 285/1990), ma espone anche l’amministrazione comunale a defatiganti e perniciosi conflitti tra parenti tutti potenzialmente titolare del diritto di sepolcro.

    MI sia consentita una nota: a subentrare non sono tanto gli eredi (jure hereditatis secondo quanto specificato dal diritto civile) quanto i discendenti jure sanguinis o jure coniugii dell’originario fondatore del sepolcro, poichè lo jus sepulchri è un diritto personale o, fors’anche personalissimo, correlato ai legami di sangue tra i diversi soggetti titolari di quest’ultimo, dove la componente patrimoniale (la proprietà sul bene sepolcrale ed il diritto reale di natura possessoria su quest’ultimo) rappresentano solo un fine intermedio e strumentale rispetto allo scopo ultimo di natura affettiva e di pietas conistente nel dare o ricever sepoltura.

  11. Grazie per la risposta (e per le altre contenute negli altri post)
    E’ già previsto l’inserimento nel nuovo Regolamento delle disposizioni che lei menziona in coda alla risposta (=applicazione delle nuove norme a vecchie situazioni, salvo notifica al comune di diritti “ULTERIORI” da esecitarsi nel termine di un anno)
    Nello specifico poi della tematica del “fondatore originario” nel nuovo Regolamento avremmo una posizione oserei dire “intermedia” tra le due da Lei prospettate perchè da un lato si ammette il subentro degli eredi come concessionari (questo più che altro perchè secondo chi poi deve approvare il regolamento, sarebbe meglio che il rapporto di concessione avesse un titolare…vivo), dall’altro abbiamo inserito una norma (chiamiamolo articolo X) che dice che ” il diritto d’uso delle sepolture private è riservato alla persona del concessionario *fondatore* e a quelle della sua famiglia” e inoltre anche quando si parla del subentro dei “nuovi concessionari” viene precisato che questi assumo la qualifica di concessionari ma “In caso di aggiornamento dell’intestazione della concessione, non si ha variazione nell’individuazione delle persone aventi diritto alla sepoltura, in conformità a quanto stabilito dall’art. X che prevede l’individuazione degli aventi diritto in relazione alla parentela intrattenuta col solo concessionario fondatore.”
    Viene perciò chiarito esplicitamente che attribuendo “il nome” di concessionario non si vuole ampliare il diritto di tumulazione.
    Questa “costruzione” potrebbe funzionare?
    La Regione dove lavoro è la Lombardia (ma forse l’ha letto in uno degli altri post)

  12. X Novella,

    non so da quale comune Lei mi scriva, potrebbe infatti, nel frattempo esser intervenuta apposita riforma su base locale della polizia mortuaria nella Sua Regione, ma poco importa perchè per il regime delle concessioni cimiteriali, in tutt’Italia, continua a valere il dettato del DPR 10 settembre 1990 n. 285, implementato, poi, nelle norme di dettaglio, dal regolamento municipale sui servizi cimiteriali, in quanto quest’ultime afferiscono pur sempre ad un bene (area cimiteriale, edificio cimiteriale o porzione dello stesso) per sua intima natura soggetto alla sola legge statale ai termini dell’Art. 117 lettera L) Cost.

    Ogni municipalità deve dotarsi di un proprio regolamento di polizia mortuaria a far data dal Regio Decreto n. 2322/1865. In effetti in materia di polizia cimiteriale, poichè il cimitero per Legge, cioè ex Art. 824 comma 2 Cod. Civile, appartiene al demanio comunale, il comune ha potestà regolamentare sancita non tanto dall’Art. 7 D.LGS n. 267/2000 o dall’Art. 344 Testo Unico Leggi Sanitarie approvato con Regio Decreto n. 1265/1934 (che, pure la menziona esplicitamente) quanto, per previsione costituzionale, dall’Art. 117 comma 6 III Periodo Cost, ovviamente condizione d’efficacia per il regolamento comunale, dopo la delibera consigliare, è l’avvenuta omologazione da parte del Ministero della Salute ex Art. 345 Testo Unico Leggi Sanitarie da effettuarsi attraverso modi, forme e tempi dettati dal D.M. 18 novembre 1998, n.514, recante norme di attuazione degli articoli 2 e 4 della legge 7 agosto 1990, n.241.

    Se si fosse in presenza di regolamento comunale che delinea l?’una o l?’altra circostanza, cioè possibilità o meno di subentro nell’intestazione del rapporto concessorio (ambedue possibili) si segue quanto specificato nel regolamento comunale di polizia mortuaria vigente, salvo le clausole di miglior favore (ad es. perpetuità) rilevabili dal contratto di concessione originario ed in questo caso si dovrebbe ragionare in termini di “ultrattività” del vecchio regolamento di polizia mortuaria.

    Si tratta, alla fine, di implementare una saggia politica cimiteriale basata su questi due principi:

    1) Concessionario fisso (solo il fondatore del sepolcro rimane titolare della concessione e solo a lui si fa riferimento per individuare la cosiddetta “RISERVA” ex Art. 93 comma 1 DPR n. 285/1990 vale a dire il novero di persone a lui legate da vincoli di coniugio o consanguineità ed aventi diritto di accoglimento nel sepolcro stesso, mentre i discendenti gli subentrano solo per l’imputazione degli oneri manutentivi ex Art. 63 DPR n. 285/1990)

    2) Concessionario mobile (chi subentra nella titolarità non solo nominale della concessione assume a sua volta la qualifica di concessionario e così la “riserva” sarà calcolata anche sulla base dei soggetti legati jure sanguinis o jure coniugii al nuovo concessionario)

    Attenzione: ai sensi dell’Art. 93 comma 2 DPR n. 285/1990 il diritto di sepolcro (da leggersi, almeno siano a quando si sia in vita, solo come legittima aspettativa) si esercita sino al completamento (= saturazione) della tomba, se non c’è materialmente spazio nel sepolcro per immettervi nuove sepolture (di feretri, cassette ossario, urne, contenitori di resti mortali) lo jus sepulchri si comprime naturalmente sino ad esaurirsi ed estinguersi.

    Di conseguenza l’ordine d’ingresso nel sepolcro, se non diversamente specificato dall’atto concessorio o dalla convenzione che sovente lo accompagna, in sede di stipula dello stesso, è affidato alla cronologia degli eventi luttuosi, per altro del tutto non programmabili, dunque chi prima muore tra gli aventi diritto…meglio alloggia.

    MI spiego meglio: chi si trovi nella posizione soggettiva di familiarità con il primo concessionario anche quando quest’ultimo sia deceduto (si tratta, in altre, parole del fondatore del sepolcro) vanta un diritto di sepolcro perfetto, acquisito ed imprescrittibile, così a nulla vale l’eventuale cambio di intestazione a causa di un subentro mortis causa, egli, pertanto, mantiene intatto nel tempo il proprio jus sepulchri, secondo il celebre brocardo latino del tempus regit actum

    Le Sue deduzioni, sull’esponenziale aumento delle persone titolari dello jus sepulchri con inevitabile esplodere di conflittualità ed aspre contese tra parenti per accaparrarsi un posto… per il post mortem, magari in una prestigiosa cappella cimiteriale privata e gentilizia mi paiono sostanzialmente corrette.

    Il regolamento di polizia mortuaria comunale dovrebbe contemplare al proprio interno un articolo in cui viene precisato che le disposizioni in esso contenute si applicano anche alle concessioni ed ai rapporti costituiti anteriormente alla sua entrata in vigore e che comunque il Regolamento comunale di polizia mortuaria precedente cessa di avere applicazione dal giorno di entrata in vigore del presente. Ora non è dato sapere se ciò viene previsto nel regolamento comunale dello scrivente Comune.

    Seguendo le procedure previste in detto regolamento, chiunque ritenga di poter vantare la titolarità di diritti d’uso su sepolture private in base a norme del Regolamento precedente, può presentare al Comune gli atti o i documenti che comprovino tale sua qualità al fine di ottenerne formale riconoscimento.

  13. Buonasera.
    Stiamo rinnovando il regolamento di polizia mortuaria comunale. Nel precedente regolamento non veniva regolata la successione nell’intestazione di una cappella/di una sepoltura in genere. Di conseguenza consideravamo sempre “intestatario” il soggetto che stipulò il contratto. La conseguenza più immediata di questo è che nell’individuare i “tumulabili” nella sepoltura, il regolamento prevedeva una certa categoria di parenti (moglie/marito, fratelli/sorelle, figli) e questi parenti venivano sempre rapportati al solo “Concessionario originale”. (una conseguenza era quindi che la nuora o il genero di costui non aveva diritto ad essere sepolto. Chiamiamo questo tipo di regola “vecchia regola”.
    Nel nuovo regolamento in stesura, è in studio un articolo che permetterà, alla morte del concessionario originale agli eredi di indicare, entro un anno dalla morte, chi siano i nuovi concessionari. La conseguenza principale (penso io) sarà che le parentele degli aventi diritto si avranno nei confronti dei nuovi concessionari, giusto??? In questo modo con la “nuova regola” un fratello del concessionario originale non avrà più titolo, avendo coi nuovi concessionari la parentela di “zio”. Mentre la moglie di un nuovo concessionario sarà tumulabile, mentre con la “vecchia regola” non lo era (in quanto “nuora” del concessionario originale).
    Volevo chiedere, questa conclusione a cui sono arrivata è giusta??? Inoltre, è corretta sia le vecchia regola che la nuova???? (ciò in astratto potremmo andare avanti come abbiamo fatto finora, se mantenessimo la regola di prima???? Inoltre, questa nuova regola avrebbe effetto solo sulle nuove concessioni o anche sulla vecchie, in sostanza cambiando la regola avrei due diversi regimi a seconda di quando fu stipulato il contratto o tutti seguirebbero la “vecchia regola”?? Preciso che nel nuovo regolamento dovrebbe esservi una norma che dice che le nuove regole valgono per tutti i contratti, e che chi vanta diversi diritti di sepoltura ha un anno di tempo per farli valere, registrandoli in comune, altrimenti li perde. Grazie, spero che qualcuno mi risponda a breve perchè il regolamento andrà in consiglio tra pochi giorni.

  14. X Memole,
    A volte, qui o là, può anche essere accaduto che vi siano archivi non tenuti proprio correttamente, magari per effetto di atti di procedure scarto “improvvide”, oppure semplicemente per trascuratezza o per altre cause.
    Se gli atti manchino, anche il ricorso al diritto d’accesso (del tutto susisstente!) rischia di scontrarsi con l’assenza “materiale” degli atti

    I vecchi regolamenti nazionali di polizia mortuaria succedutisi in epoca post-unitaria e prima del periodo repubblicano (essi sono rispettivamente due Regi Decreti del 1891 e del 1892 sostituiti poi dal Regio Decreto n.1880/1942 cui succede il DPR n.803/1975 abrogato, poi, dall’attuale DPR 10 settembre 1990 n. 285) prevedevano per la concessione di area cimiteriale da adibire a sepolcro privato una procedura particolarmente complessa costituita da un preventivo nulla osta prefettizio e da una delibera del consiglio comunale cui poi, sarebbe seguita la stipula, tra le due parti contraenti, cioè il privato cittadino ed il comune, di quel regolare atto di concessione ex Art. 98 DPR n. 285/1990 necessario per poter vantare ed esercitare diritti su suolo e manufatti cimiteriali, o su porzioni degli stessi. Sarebbe, allora, interessante e proficua una ricerca in questo senso tra gli atti del comune o presso l’Archivio di Stato in cui si conservano le statuizioni consigliari dei primi del ’900, in quel periodo storico, infatti, le concessioni cimiteriali erano un evento abbastanza raro e, per tanto, facilmente rintracciabile, anche a distanza adi quasi un secolo.

    All’epoca questi atti richiedevano il c.d. visto di esecutorieta’ da parte della GPA, organo soppresso con l’istituzione dei TAR).

    Ad ogni modo, ed in via generale, laddove manchi il titolo (regolare atto di concessione), il solo rimedio sembrerebbe (dove il condizionale deriva dai pochi elementi qui forniti) essere quello della sentenza del tribunale civile (per ragioni di valore dovrebbe escludersi la competenza del Giudice di pace, ma non entro in questi aspetti processuali), passata in giudicato, che accerta (art. 2907 CC) la sussistenza del diritto, provando, documentalmente, sia la deliberazione di concessione, sia l’intervenuta approvazione, a suo tempo, dell’autorizzazione prefettizia, allora prescritta e ‘condizionante’.

    E’ interesse dell’Amministrazione Comunale utilizzare al meglio il patrimonio cimiteriale già costruito, favorendo il completamento della capienza dei sepolcri.

    Chi intenda subentrare nella intestazione deve provare di averne titolo, esibendo l’atto di concessione (compravendita, donazione o altro titolo finché ciò è stato possibile) e le certificazioni (o autocertificazioni ex DPR n. 445/2000) attestanti i rapporti di parentela, secondo la regola dello jure sanguinis.

    Il diritto di sepoltura nei sepolcri privati nei cimiteri è riservato al concessionario ed ai componenti della di lui famiglia, ciò esclude che possano trovarvi sepoltura le salme di altre persone. La definizione dell’ambito della famiglia del concessionario va, od andrebbe, definita dal Regolamento comunale di polizia mortuaria, il quale dovrebbe altresì regolare il c.d. subentro nella concessione in caso di decesso del concessionario (fondatore del sepolcro), siccome la fonte Regolamentare locale potrebbe prevedere tanto che al concessionario debba farsi riferimento anche post mortem quanto che i suoi discendenti assumano, a loro volta, la posizione di concessionari (ipotesi che modifica, od amplia, la definizione di famiglia del concessionario). In altre parole, sia la definizione di famiglia del concessionario sia gli effetti che si abbiano in conseguenza del decesso del concessionario (fondatore del sepolcro) sono rimessi alla fonte regolamentare locale.

    Quanto, poi, all’istituto del subentro nell’intestazione del rapporto concessorio il regolamento di polizia mortuaria comunale dovrebbe prevedere al proprio interno un articolo in cui venga precisato che le disposizioni in esso contenute si applicano anche alle concessioni ed ai rapporti costituiti anteriormente alla sua entrata in vigore, fatte, ovviamente salve le clausole di miglior favore, come, ad esempio, la perpetuità della concessione, e che comunque il Regolamento comunale di polizia mortuaria precedente cessa di avere applicazione dal giorno di entrata in vigore del presente. Ora non è dato sapere se ciò viene previsto nel regolamento comunale dello scrivente Comune. Seguendo le procedure previste in detto regolamento, chiunque ritenga di poter vantare la titolarità di diritti d’uso su sepolture private in base a norme del Regolamento precedente, può presentare al Comune gli atti o i documenti che comprovino tale sua qualità al fine di ottenerne formale riconoscimento.

    Per la reintegrazione dei titoli andati perduti o distrutti, vuoi per calamità naturali, eventi bellici o semplice disattenzione ci sono due soluzioni percorribili: l’una, quella più classica implica di adire l’autorità giudiziaria, in sede civile, per l’accertamento di un diritto ai sensi dell’Art. 2697 Codice Civile, la Magistratura, naturalmente, potrà ricorrere a qualunque mezzo di prova, mentre la verifica dello Jus SEpulchri in via amministrativa di solito non eccede la mera valutazione dei titoli formali, in quanto l’azione amministrativa non può sconfinare nell’attività giurisdizionale riservata al giudice.

    L’altra, forse più “garibaldina” e “spericolata” è costituita da quell’insieme di norme conosciute come istituto dell’immemoriale.

    Detto questo, come dovuto e doveroso preambolo, fosse per me rischierei la formula del TANTUM JURIS che, poi, si sostanzia, come norma positiva, nell’istituto dell’immemoriale (http://www.funerali.org/?p=1172), anche se l’immemoriale è stato superato per i rapporti di diritto pubblico con l’allegato A della Legge n.2248/1865 (Legge per l’Unificazione Amministrativa del REGNO d’ITALIA), pur permanendo, a certe condizioni sempre più stringenti, per altro, nei soli rapporti di diritto pubblico. Per la sua applicazione al caso concreto esso, però, deve esser appositamente codificato nel regolamento comunale di polizia mortuaria.

    Si consiglia di richiedere una ricerca approfondita al Comune, il quale deve mantenere traccia nei propri archivi delle concessioni effettuate. In caso di assenza di contratto originario di concessione (attenzione un Comune può essere anche frutto di separazione da un Comune preesistente e quindi la documentazione originaria potrebbe essere all?archivio del Comune padre) o almeno della prova del pagamento dell?area, o ancora del rilascio della autorizzazione alla costruzione, chieda al Comune di verificare che vi sia stato un uso continuativo della Cappella da parte della sua famiglia nel tempo (è provabile facendo la ricerca nei registri delle sepolture cimiteriali che sono in archivio comunale, producendo anche l?elenco con fotografia, delle iscrizioni tombali). Se si ottiene la prova della sepoltura continuativa nella Cappella e non si trova invece niente altro è possibile avviare una procedura per riconoscere egualmente il diritto attraverso l?istituto dell?immemoriale. L’immemoriale (altrimenti noto anche come immemorabile) è un istituto che secondo parte della dottrina è andato in prescrizione, secondo altri no.

  15. Concessione perpetua: nel caso in cui il Comune perda l’atto di concessione (risalente ai primi del 900), cosa possono fare i discendenti il linea retta per regolarizzare il rapporto ?
    Grazie

  16. Gentile Laura,

    dall’atto di concessione origina una comunione indivisibile, in effetti Nelle ipotesi di sepolcri collettivi (familiare e comunitario) la titolarità del diritto di sepolcro, soprattutto quello primario (cioè diritto ad dare o ricevere sepoltura), presenta alcuni caratteri particolari, infatti appartiene al fondatore e ai membri della famiglia o agli appartenenti all'”ente”. In tal modo si determina una particolare forma di comunione fra i vivi titolari; da non confondersi tuttavia con la comunione dei diritti reali, in quanto soggetta ad un regime peculiare, caratterizzato dalla indisponibilità del sepolcro da parte di uno o di alcuno soltanto dei suoi titolari.

    Il rinnovo altro non è se non una concessione ex novo, anche se essa viene attribuita ai medesimi soggetti che a diverso titolo ne hanno fruito in passato e senza soluzione di continuità temporale; in realtà si è in presenza di una concessione del tutto nuova ed ovviamente a titolo oneroso per il cittadino concessionario, così essa potrebbe venir regolata in modo diverso (ad es. nella titolarità della stessa e negli eventuali subentri) rispetto, al rapporto concessorio precedente, in quanto tra i due sussiste una totale indipendenza ed autonomia.

    Si può utilmente meditare su questa autorevole giurisprudenza, invero piuttosto consolidata nel corso dei decenni:

    1) Cassazione civile, 1° giugno 1936 n. 553 I sepolcri gentilizi o familiari, ammessi da una secolare tradizione, nonché dalla legislazione positiva (T.U. della legge sanitaria 27 luglio 1934, n. 1265, art. 340), seguono la destinazione data da colui che li ha costruiti, e pertanto non sono suscettibili di divisione fra i vari partecipanti in base alle norme del Codice civile relative allo scioglimento delle comunioni. Tuttavia, ciascuno dei partecipanti può apportare al sepolcro quelle modificazioni che non siano contrarie agli interessi della comunione e non pregiudichino l’esercizio del diritto degli altri partecipanti.

    2) Cassazione civile, Sez. I, 7 febbraio 1961 n. 246 Il diritto primario di sepolcro rispetto ad una tomba gentilizia importa il diritto alla tumulazione in quella tomba e determina una comunione indivisibile fra tutti i titolari del predetto diritto primario, sicché resta escluso il potere di disposizione della tomba stessa da parte di uno o di alcuni solo tra i predetti titolari o aventi causa da essi. Il diritto secondario di sepolcro importa il diritto di accedere alla tomba per compiervi gli atti di culto e di pietà verso le salme dei propri congiunti o dei propri danti causa, ivi legittimamente seppellite nonché il diritto di impedire atti che turbino l’avvenuta tumulazione delle predette salme. Il diritto secondario di sepolcro si risolve in un ius in re aliena che grava sulla tomba e ne segue gli eventuali trasferimenti. Per la validità dell’atto di disposizione di una tomba, non è necessario il consenso anche dei titolari del diritto secondario di sepolcro rispetto a quella tomba. I predetti titolari però hanno il diritto di far dichiarare la nullità di quelle clausole, dell’atto di disposizione, che importino turbativa della sistemazione già data legittimamente alle salme dei propri parenti o danti causa o che ledano, comunque, il contenuto del proprio diritto secondario di sepolcro.

    3) Cassazione civile, Sez. II, 7 ottobre 1977 n. 4282 La titolarità dello ius sepulcri in ordine ad una tomba gentilizia, come diritto primario di essere seppellito o di seppellire altri in un dato sepolcro (ius inferendi in sepulcrum), spetta – salvo contraria determinazione di volontà del fondatore – a tutti coloro che sono legati da vincoli di sangue col medesimo e determina una comunione indivisibile fra i titolari: resta, pertanto, escluso il poter di disposizione del diritto da parte di uno o di alcuni soltanto fra tali titolari o aventi causa dagli stessi. (Nella specie, i giudici del merito avevano ritenuta la nullità di una scrittura privata con la quale era stato conferito il godimento senza limiti di tempo di alcuni loculi a persone non appartenenti alla famiglia dei concessionari dell’area sulla quale era stata costruita la cappella gentilizia. La S.C., nel confermare la decisione impugnata, ha formulato il principio contenuto nella massima che precede).

    4)Cassazione civile, Sez. II, 24 gennaio 1979 n. 532 La titolarità dello “ius sepulcri” in ordine ad una tomba gentilizia, quale diritto primario di essere seppellito o di collocare le salme in un sepolcro familiare, determina una comunione indivisibile fra i suoi titolari.

    **********************************************************

    In Risposta al suo quesito, per disciplinare correttamente la questione è necessario ricorrere all’istituto dell'”accrescimento”, ancor meglio se contemplato come norma formale dal regolamento comunale di polizia mortuaria: il titolare dello jus sepulchri e, quindi, di quote della concessione rinuncia alla propria parte e, così, vede spontaneamente estinguersi il proprio diritto a dare o ricever sepoltura in quella particolare edicola funeraria (cappella gentilizia o anche singolo loculo). In questo modo i restanti “aventi diritto” interessati a rinnovare la concessione e con essa il loro jus sepulchri vedono aumentare o meglio ancora dilatarsi il loro diritto di uso sul manufatto sepolcrale e di proprietà sugli elementi materiali che compongono lo stesso (dal paramento lapideo, alle lastre tombali, senza dimenticare gli arredi votivi).

    Chi retrocede la propria quota di titolarità decade, per propria volontà, (è bene ripetere il concetto!) dalla posizione di concessionario e, dunque, principalmente dallo jus sepeliendi e dallo jus inferendi mortuum in sepulchrum, senza poi considerare i diritti reali (ossia sulla “res”) che sorgono sul sepolcro (inteso come edificio fisico)

    A tale scopo ben vedrei la individuazione di una norma transitoria, da pubblicizzare opportunamente, che preveda un giusto lasso di tempo (ad es. 3-4 anni) entro il quale regolarizzare le posizioni. Decorso tale termine il diritto cessa e quindi si attivano le procedure per la decadenza delle concessioni e, se necessario, per l’accrescimento della quota degli intestatari rimanenti. Analogamente il regolamento locale dovrà prevedere criteri economici e procedurali per la rinuncia alla concessione o a quote di questa, fatta salva la possibilità di accettazione da parte del Comune.

  17. Buongiorno,
    mi inserisco per porre un quesito relativo ai rinnovi di concessioni cimiteriali, nel caso specifico a tempo determinato. E’ una facoltà che il ns RPM locale prevede, pertanto si invitano i concessionari o in caso di decesso gli eredi a pronunciarsi se intendono rinnovare la concessione o sottoscrivere l’eventuale rinuncia, in caso entro la data indicata non pervenga alcuna dichiarazione il Comune rientra nella piena disponibilità della sepoltura dando avvio alle procedure di estumulazione. Fin qui nulla di strano, ma a seconda dello stato dei concessionari si possono verificare situazioni nello specifico difficili da interpretare:
    1) un contratto scaduto intestato a più concessionari (5 tra fratelli e sorelle che non vanno daccordo) che prevedeva la sepoltura in tomba di famiglia degli stessi…..e nelle risposte tre rinunciano alla loro possibilità di rinnovo esprimendosi anche a favore dell’unica sorella interessata a mantenere la sepoltura, un fratello non si esprime (pensando in qs modo di bloccare la situazione);
    2) un contratto scaduto dove l’unico concessionario fondatore è deceduto l’invito viene fatto agli eredi e anche qui qualcuno si esprime qualcuno no.
    Ci chiediamo è necessario che ai fini di un rinnovo la situazione concessoria rimanga immutata o quanto meno completa rispetto a tutti gli aventi diritto? Serve la maggioranza? l’avente diritto che non si esprime convinto di lasciare la sua parte al Comune impedisce un rinnovo agli altri interessati?
    Il Regolamento non si esprime nello specifico e allo stesso tempo lo spirito della gestione generale dei ns cimiteri è comunque quello di prevedere rinnovi di tombe esistenti proprio per fare in modo che le famiglie le utilizzino fino alla capienza che si amplia il più possibile con le cremazioni.
    Sperando di avere dato giusta spiegazione del caso sottoposto, si ringrazia anticipatamente per ogni chiarimento possibile.

  18. X Mariano,

    L’atto di concessione trae fondamento da un titolo formale, rilasciato in duplice copia, con tanto di marca da bollo, dopo tutto un titolo, giuridicamente parlando, è pur sempre un titolo!

    Se la concessione è “sine titulo”, ossia figura come illegittima si consiglia di consultare questo link: http://www.funerali.org/?p=373

    Va premesso che la titolarità della concessione dovrebbe risultare da regolare atto di concessione ex Art. 98 DPR n. 285/1990 e che il diritto di sepoltura nei sepolcri privati è definito dall’atto di concessione e dal regolamento comunale di polizia mortuaria, al quale spetta anche di individuare ‘ambito delle persone da considerare quali familiari del concessionario ai fini del subentro nell’intestazione.

    E’ interesse dell’Amministrazione Comunale utilizzare al meglio il patrimonio cimiteriale già costruito, favorendo il completamento della capienza dei sepolcri.

    Chi intenda subentrare nella intestazione deve provare di averne titolo, esibendo l’atto di concessione (compravendita, donazione o altro titolo finché ciò è stato possibile) e le certificazioni (o autocertificazioni ex DPR n. 445/2000) attestanti i rapporti di parentela, secondo la regola dello jure sanguinis.

    Detto ciò, come dovuto e doveroso preambolo, fosse per me rischierei la formula del TANTUM JURIS che, poi, si sostanzia, come norma positiva, nell’istituto dell’immemoriale (http://www.funerali.org/?p=1172), anche se l’immemoriale è stato superato per i rapporti di diritto pubblico con l’allegato A della Legge n.2248/1865 (Legge per l’Unificazione Amministrativa del REGNO d’ITALIA), pur permanendo, a certe condizioni sempre più stringenti, per altro, nei soli rapporti di diritto pubblico.

    Per l’accertamento in sede giudiziale di un diritto si veda la norma formale contenuta nell’Art. 2697 Codice Civile, la qu ale richiede, pur sempre, un pronunciamento giurisprudenziale

    In caso di assenza di contratto originario di concessione (attenzione un Comune può essere anche frutto di separazione da un Comune preesistente e quindi la documentazione originaria potrebbe essere all’archivio del Comune padre) o almeno della prova del pagamento dell’area, o ancora del rilascio della autorizzazione alla costruzione, chieda al Comune di verificare che vi sia stato un uso continuativo della Cappella da parte della sua famiglia nel tempo (è provabile facendo la ricerca nei registri delle sepolture cimiteriali che sono in archivio comunale, producendo anche l’elenco con fotografia, delle iscrizioni tombali). Se si ottiene la prova della sepoltura continuativa nella Cappella e non si trova invece niente altro è possibile avviare una procedura per riconoscere egualmente il diritto attraverso l’istituto dell’immemoriale di cui sopra, ma esso, per esser attivato, deve esser espressamente previsto nel regolamento comunale di polizia mortuaria.

    Ad ogni modo, come ha chiarito la giurisprudenza (T.A.R. LOmbardia, Brescia, 1 Aprile 1996 sentenza n.377) è illegittimo, per il principio del Tempus Redit Actum, il provvedimento con cui il comune sottopone una concessione cimiteriale alle più restittive previsioni (esempio il divieto di perpetuità) introdotte da un regolamento di polizia mortuaria entrato successivamente in vigore. Si veda anche in merito alla revoca di diritti acquisiti sulla perpetuità di una sepoltura T.A.R Lazio, Roma Sezione II 14 gennaio 2009 n. 138.

  19. Se non si riesce a trovare il contratto per un loculo preso in proprietà nel 1945 come poter mantenere questo loculo? anche perchè nell’occasione della morte del proprietario del loculo è stata estumulata la figlia e tumulato lo stesso proprietario pagando i relativi diritti e spese varie. Adesso a distanza di mesi il comune mi scrive dicendo che vuole fare un nuovo contratto.
    All’atto della recente tumulazione abbiamo fatto anche una dich.sostitutiva atto notorio dove si diceva che il loculo era di proprietà ma non si era in possesso del contratto. Devo pagare o posso stare tranquillo.

  20. 1) Sull’annosa disputa se siano gli eredi o gli aventi diritto jure sanguinis ad esser titolari dello jus sepulchri si consulti in primis questo link: http://www.funerali.org/?p=283

    2) Diversi e numerosi sono i pronunciamenti giurisprudenziari sullo JUS SEPULCHRI: eccone una piccola, m significativa antologia: http://www.funerali.org/?p=702

    3)Se non differentemente specificato nell’atto di concessione il sepolcro ha carattere FAMILIARE, è, cioè, “sibi familiaeque suae”, ossia per il concessionario e per la propria famiglia. […] Lo “ius sepulchri”, cioè il diritto alla tumulazione (autonomo e distinto rispetto al diritto reale sul manufatto funerario o sui materiali che lo compongono), deve presumersi di carattere non ereditario, ma familiare, in difetto di specifica diversa volontà del fondatore, e quindi considerarsi sottratto a possibilità di divisione o trasmissione a terzi non legati “iure sanguinis” al fondatore medesimo, mentre resta in proposito irrilevante la eventuale cedibilità prevista nel regolamento o nell’atto di concessione comunale. A tal fine l’individuazione della natura di una cappella funeraria come sepolcro familiare o gentilizio oppure come sepolcro ereditario costituisce apprezzamento di mero fatto non suscettibile di sindacato in sede di legittimità, qualora sorretto da motivazione sufficiente e immune da vizi logico – giuridici”.

    Così si è espressa la Cassazione civile , sez. II, 29 gennaio 2007, n. 1789.

    La volontà del fondatore circa la destinazione a sepolcro, ereditario o familiare, può essere manifestata in qualsiasi forma, nel caso di dubbio circa la qualificazione dello stesso, si presume che il fondatore abbia voluto costruire un sepolcro familiare (cfr. Cass. 2000 n. 12957). Il concetto di famiglia, rilevante per individuare gli aventi diritto dei titolari del c.d. sepolcro familiare, viene stabilito dallo stesso fondatore, il quale può anche indicare nominativamente i singoli componenti, ma nei limiti del rapporto di consanguineità; in difetto si deve ricorrere ad una casistica giurisprudenziale estremamente variegata, la quale ha ora riconosciuto, ora escluso il diritto alla sepoltura per determinati familiari, a seconda che si ritengano necessari o alternativi, per aversi vincolo familiare, i due elementi della comunanza di sangue e di nome. Il diritto al sepolcro familiare sorge in capo a ciascun titolare nel momento della nascita, iure proprio e iure sanguinis, in forza del legame familiare col fondatore; per i già nati esso nasce al momento del rilascio della concessione. Trattasi di un diritto personalissimo e pertanto intrasmissibile mortis causa o inter vivos

    4) Il diritto di sepolcro per la per la persona ancora in vita è una mera aspettativa, esso produce i suoi effetti e li esaurisce hic et nunc nel momento in cui la salma è introdotta in quella determinata tomba oggetto dello jus sepulchri, siamo, forse dinnanzia all’unico diritto che si eserciti con la morte, cioè quando, per effetto della stessa si esaurisce la capacità giuridica di esser titolari di diritti e doveri.

    5) Il diritto di sepolcro ex Art. 93 comma 1 II Periodo DPR 10 settembre 1990 n. 285 si esercita sino al completamento della capienza fisica del sepolcro stesso…in parole povere:…chi prima muore meglio alloggia!

    6) La “riserva” ovvero il novero delle persone le cui spoglie mortali saranno accolte in quel dato sepolcro è stabilita, in primis, dal fondatore durante la stipula dell’atto di concessione ed in seguito dalla cronologia degli eventi luttuosi…chi prima muore meglio alloggia.

    7) l’ingresso di feretri non legittimati ad esser sepolti in quel dato sacello può esser impedito con l’azione negatoria o di manutenzione ai sensi del Codice Civile.

  21. Nelle precedenti note si è citata la sentenza della Corte di Cassazione, n. 5095 del 29/5/1990. Rileggendo il tutto ho rilevato che nella mia prima nota citavo citavo la n. 5015 del 29/5/1990 sempre della Cassazione. Sono incorso in errore ed ho frainteso oppure sono due sentenze diverse.

  22. Grazie per la pronta e dettagliata risposta. Mi scuso ma non ho ben formulato la domanda n. 1) ed il contesto:
    1) Premetto che il fratello e le sorelle di Giorgio sono deceduti, abbiamo solo il figlio del fratello e i figli delle sorelle. Ora, rispetto al padre di Giorgio (il G. della minuta è stato mal riportato da chi scriveva in internet) abbiamo l’unico discendente diretto cioè un figlio del figlio (appunto figlio del fratello di Giorgio). Partendo dal presupposto che la volontà del fondatore è indicata chiaramente nella domanda di concessione, e poiché nella immediata stesura del contratto da parte del comune si parla solo di eredi (a parte la successiva estensione per la tumulazione ai figli delle sorelle) è lecito definire detto nipote il legittimo discendente ai fini del rapporto concessorio, incluso il diritto primario di sepolcro per sé e i suoi discendenti, in assenza appunto di figli da parte di chi ha voluto la Cappella? (situazione, data la tarda età del fondatore, già prevista, evidente e riconosciuta nel momento della stesura del contratto)
    Anche, esaminando da un altro punto di vista, si tratta del figlio dell’unico fratello del fondatore morto senza figli (ci sono naturalmente i figli delle sorelle sposate, citati nella domanda e nel documento di concessione al fine di estendere il diritto di tumulazione), mi pare, credo, che ricorrano gli elementi definiti nelle sentenze della Corte di Cassazione, citate nella risposta al punto 5 (Corte di Cassazione, Sez. II, sent. n. 5095 29/5/1990 e Sez. II, sent. n. 12957 del 7/3-29/9/2000) ), inclusa la volontà del fondatore indicata nella domanda di concessione.

    2)Non mi è ben chiaro quanto richiesto nella mia precedente al punto 4) cioè: Hanno diritto di tumulazione anche i coniugi dei figli delle sorelle (ed eventualmente anche i figli di queste)? Occorre tener conto che il vecchio e l’attuale Regol. di P.M. non lo prevedono. Ambedue gli articoli dei R.P.M. sono indicati nella mia precedente nota.
    Chiedo scusa per le continue ripetizioni dei gradi di parentela ma fatte solo per chiarezza (spero).
    Grazie ancora per il chiarimento che mi ha dato e anticipatamente per quello che mi vorrà dare in merito ai due citati punti.

  23. Corte di cassazione, sez. II, sent. 30 maggio 1984, n. 3311: “Il diritto su costruzione al di sopra o al di sotto del suolo di area cimiteriale, destinata a raccogliere e custodire i resti mortali dei defunti (tomba, cappella, etc.) – fondato su una concessione amministrativa di terreno demaniale (art. 824 c.c.) – nei rapporti con gli altri privati si atteggia come un diritto reale particolare, suscettibile di trasmissione per atto inter vivos e per successione mortis causa, indipendentemente dallo jus sepulchri e dal diritto alla tumulazione (relativo a sepolcro familiare o gentilizio) il quale, invece, si acquista per il solo fatto di trovarsi in un determinato rapporto di parentela con il fondatore (ossia, jure sanguinis e non jure sucessionis), non può essere trasmesso per atto tra vivi, né per successione mortis causa e si estingue per ciascun titolare nel momento in cui il cadavere del medesimo viene deposto in quel dato sepolcro, salvo quel suo aspetto secondario attinente agli atti di pietà e di culto. Pertanto, il diritto reale suindicato, ancorché disgiunto dallo jus sepulchri, é tutelabile con l’azione negatoria (art. 49 c.c.), diretta ad impedire od eliminare l’introduzione nel sepolcro delle salme di coloro che non vi avessero diritto e la relativa legitimatio ad causam trova riferimento alla titolarità o meno di quel diritto reale”.

  24. Il quesito è bello “tosto” e complesso, si fatica a rispondere, in mancanza di taluni elementi informativi, a domande così circostanziate e precise…tuttavia procediamo ad enucleare i singoli punti tematici:

    1) Per il celebre brocardo latino del tempus regit actum (= il tempo regolamenta l’atto), da leggersi, in modo coordinato, con l’altro principio di civiltà che enuncia l’irretroattività della norma giuridica il rapporto concessorio (anche se assimmetrico, a favore del comune) tra il concessionario e l’ente locale è disciplinato dal combinato disposto tra il regolamento comunale di POL. MORT. vigente all’epoca del rilascio della concessione e l’atto stesso di concessione cimiteriale con la cosiddetta convenzione che spesso lo accompagna, costituendone un fondaamentale allegato in chi chiarire le obbligazioni sinallagmatiche contratte dai due soggetti (cioè il comune ed il fondatore del sepolcro, ossia il concessionario. Attenzione, però: L’atto di concessione potrebbe contenere una clausola la quale, delineando un rapporto dinamico ed “in divenire”, preveda l’aggiornamento del rapporto concessorio in base alle nuove norme stabilite, IN FUTURO; dai diversi regolamenti comunali di polizia mortuaria che, eventualmente dovessero succedersi nel tempo. Sarebbe, allora, il caso dello JUS SUPERVENIENS.

    2) Quando il rapporto concessorio si perfezionò (nell’immediato secondo dopo guerra) vigeva in tema di polizia mortuaria il R.D. n.1880/1942 (era un regolamento speciale), mentre il diritto di famiglia era regolato ancora dal codice civile di ispirazione fascista (famiglia rurale, patriarcale con la donna subordinata prima al padre e, poi, al marito) solo negli anni ’70 fu varata l’agognata riforma del diritto di famiglia e, poi non dobbiamo certo dimenticare la Costituzione con il suo Art. 3 (= principio d’eguaglianza). Dunque per il principio di cedevolezza tra norme giuridiche di diverso rango e grado (ubi maior minor cessat!) è il regolamento comunale di polizia mortuaria, con relativo atto di concessione da esso promanato a doversi adeguare a pena di implicita abrogazione per incompatibilità, o meglio per illegittimità.

    3) Non ho ben capito chi sia il vero concessionario (Giorgio o Guido???) ad ogni modo il concessionario in quanto titolare di un rapporto giuridico con il comune può esse solo una persona vivente, in quanto la morte estingue la capicità giurdica di esser titolari di diritti e doveri (Art. 1 C.C.).

    4) Secondo autorevole dottrina, se il Comune non ha disciplinato, nell’ambito del proprio regolamento, la sorte della concessione di sepolcro privato alla morte del fondatore, non si potrebbe procedere alla relativa voltura/nuova intestazione. Si ritiene, comunque, che – ferma restando l’individuazione sia dei soggetti aventi titolo alla sepoltura, sia di quelli tenuti a provvedere alla manutenzione/conservazione del sepolcro, in ossequio ai principi formulati dalla giurisprudenza – l’Ente possa procedere, nelle more dell’adeguamento del regolamento, adottando apposito
    atto di indirizzo politico-amministrativo, che appar idoneo a disciplinare l’istituto con i caratteri di generalità ed astrattezza propri della fonte regolamentare.

    5) Lo Jus SEpulchri dal 10 febbraio 1976, quando, cioè, entra in vigore il DPR n.803/1975 non è più trasmissibile per acta inter vivos o mortis causa (possibiltà, invece, contemplata dal R.D. n.1880/1942), è sottratto, quindi, al regime dei beni patrimoniali. Esso si acquisisce per il solo fatto di esser in rapporto di consanguineità con il fondatore del sepolcro. Così nel subentro non si parta tanto di eredi, ma di discendenti jure sanguinis. Di norma il sepolcro si trasforma in ereditario quando siano venuti meno i discendenti (tra le altre: Corte di Cassazione, Sez. II, sent. n. 5095 29/5/1990 e Sez. II, sent. n. 12957 del 7/3-29/9/2000).
    La Legge (Art. 74 e segg C.C.) considera quali congiunti tra di loro le persone sino al sesto grado di parentela

    6) Rispetto al subentro, in caso di decesso del concessionario, è sempre il regolamento comunale a dover regolare la situazione, potendosi scegliere, sempre o in via generalizzata per tutte le concessioni cimiteriali o in via speciale per tipologia, durata, capienza, ecc., se chi “succede” al concessionario, assuma o meno a sua volta la condizione di concessionario, sotto il profilo giuridico. Quando il “successore” non venga ad assumere la qualità di concessionario, rimane comunque obbligato agli obblighi di manutenzione od altri previsti localmente della sepoltura privata nel cimitero. Va ricordato che la natura tipica delle concessioni cimiteriali importa che la “successione” possa aversi unicamente per discendenza, salvo che quando questa sia esaurita, nel qual caso può avvenire per eredità, anche se con effetti particolari. Infatti, poiché il diritto alla sepoltura in un determinato sepolcro privato nel cimitero è un diritto della persona, esso non ha carattere patrimoniale, con la conseguenza che la successione per eredità, esaurita la discendenza, importa che l’?”erede” subentri sono negli obblighi derivanti dalla concessione e non nel diritto di poterla utilizzare, a tempo debito. Come si vede, il regolamento comunale di polizia mortuaria assume un ruolo del tutto centrale ed essenziale nella regolazione delle questioni segnalate.

  25. Lombardia.
    Non riesco a raccapezzarmi su una questione riguardante la Cappella di Famiglia:
    In occasione della morte della madre, Giorgio già avanti negli anni e senza figli, decide nell’immediato dopoguerra di fare una Cappella per i suoi cari (ha un fratello con prole e diverse sorelle); quindi fa domanda al sindaco e “chiede la concessione di un’Edicola riservata alla famiglia di ” viene riportato il nome e cognome del padre morto in precedenza) ed indica una precisa Edicola all’interno del cimitero; chiede inoltre di “estendere il diritto di inumazione “anche” ai figli delle sue sorelle (infatti precisa i nomi delle sorelle sposate). Questo perché il regolamento di Polizia Mortuaria in vigore a quel tempo in un articolo dettava: “La licenza di tumulazione per sé e la propria famiglia si estende al coniuge, agli ascendenti fino al terzo grado, ai figli, ai legittimi discendenti in linea diretta mascolina, e a tutti i gradi per i quali sia stato disposto dall’acquirente nell’atto di concessione. Si estende anche alle femmine maritate, con esclusione però della prole e dei mariti”.
    Alla domanda segue l’immediato versamento dell’importo corrispondente. Il sindaco in calce indica “visto per la stipula del contratto”.
    Nel giro di un mese il contratto viene redatto e stipulato. Qui sorge il dilemma in quanto sul contratto stipulato con Guido è indicato:”in esecuzione del Regolamento di Polizia Mortuaria in vigore , dà e concede al Sig.” seguono le generalità complete di Guido” che accetta, si obbliga e stipula per sé ed eredi, l’uso della Cappella nello stato in cui attualmente si trova, posta nel cimitero, sotto l’osservanza piena ed assoluta ed indiscutibile dei patti, delle condizioni di cui appresso:
    a)- La presente concessione si intende fatta ed accettata fra le parti ed operativa alle condizioni e modalità e sotto le prescrizioni risultanti dalle leggi, dai regolamenti e dai decreti sulla sanità pubblica e sui cimiteri e dell’apposito regolamento di polizia, mortuaria ora in vigore e che dichiarano di ben conoscere ed accettare, nonché di tutte le altre disposizioni che potranno dal Governo o dal Comune in seguito ed in proposito emanarsi.
    b)- Il diritto d’uso, relativo alla Cappella concessa, passerà alla morte del concessionario agli eredi nei modi indicati dal Codice Civile con questa espressa riserva però che il comune non riconoscerà mai, per i relativi diritti ed obblighi che uno solo degli eredi; il quale , quando non sia stato designato dal tutore o scelto di comune accordo dagli eredi e notificato all’autorità Comunale entro l’anno della morte di quello, sarà definitivamente designato dall’autorità stessa.
    c)- Eccettuato quanto venne disposto al punto precedente il diritto all’uso proveniente dall’attuale concessione non si potrà in nessun modo e per nessun titolo cedere ad altri. Circa i diritti di inumazione nella Cappella si fa riferimento alle disposizioni degli articoli n. “ (quì si cita l’articolo sopra integralmente riportato e un successivo che consente l’inumazione di altre persone estranee alla famiglia) “ del vigente regolamento Comunale di Polizia Mortuaria consentendo di inumare nella Cappella i figli ( tuttora in vita) delle sorelle…. “ (vengono riportati i nomi delle sorelle).
    d)“- Le spese occorrenti per la manutenzione interna della Cappella e di quant’alto forma oggetto della presente concessione, rimarranno ad esclusivo carico del concessionario o dei suoi eredi ecc. ecc..
    – La concessione del diritto d’uso è a perpetuità.
    e)- Le opere necessarie di sistemazione interna non devono ecc. ecc. ” Segue la firma degli interessati.
    Ora per dipanare la matassa ho questi quesiti:
    1) Ritenendo (questo mi è stato anche confermato solo verbalmente dal responsabile comunale del settore) le volontà del concessionario indicate chiaramente nella richiesta al sindaco, per iure sanguinis, lo ius sepulcri si concentrerà nelle mani nei discendenti del fratello, nel frattempo morto e inumato nella Cappella? Questo rifacendosi anche a quanto insegnato dalla Suprema Corte di Cassazione nella sentenza 29 maggio 1990, n. 5015.
    2) In assenza sul Regolamento di Pol. Mort. di norme sui subentri il punto b) si può definire come implicita ammissione di tale possibilità?
    3) La condizione indicata ai punti b) e c) si può considerare come “subentrante” al concessionario il figlio in vita del fratello e quindi ai successivi discendenti o diversamente si passa allo iure successionis.
    4) Hanno diritto di tumulazione anche i coniugi dei figli delle sorelle? Mi sembra di no.
    Per completezza riporto l’attuale Reg. di Pol. Mort. nell’articolo riguardante gli aventi diritto (cioè la famiglia): “All’atto della concessione i concessionari dovranno indicare i nominativi delle salme degli aventi diritto, o del le ceneri o dei resti da tumulare nella cappella di famiglia.
    Nel caso che il concessionario non specifichi detti nominativi, i posti disponibili saranno assegnati:
    -al coniuge del titolare (o dei titolari qualora la concessione sia intestata a più persone);
    -ai figli del titolare/i ai loro coniugi ed ai loro discendenti;
    -ai genitori del titolare/i;
    -ai fratelli ed alle sorelle del titolare (o dei titolari) ed ai loro coniugi.”
    Grazie per ogni chiarimento che vorrete darmi circa il caso in questione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.