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L’azione biodegradante nel ciclo cimiteriale attraverso l’apporto esterno di sostanze enzimatiche — 2 commenti

  1. X Necroforo (evidentemente siamo colleghi anche nel nickname, qui sul web!)

    Molte volte (ma non sempre) la mancata scheletrizzazione dei defunti, in tempi ragionevolmente certi) è un problema ab origine, dovuto ad un cattivo confezionamento del feretro, l’art. 75 comma 1 (ma la norma era già presente nel D.P.R. n. 803/1975) del vigente regolamento nazionale di polizia mortuaria vieta l’immissione nel ciclo dei campi di terra di materiali non biodegradabili e la stessa Circ. Min. 24 giugno 1993 n. 24 raccomanda per le inumazioni l’impiego di casse realizzate con essenze lignee tenere e facilmente decomponibili.

    Il trattamento del terreno non solo è consentito, ma è addirittura richiesto dal comma 2 dell’art. 82, per ottenere le condizioni previste dall’art. 57 (in particolare dal comma 6), del D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285 È quindi del tutto legittima la realizzazione di riporti di altri terreni (con o senza addizione di sostanze capaci di migliorare la struttura, tra cui ovviamente le sostanze biodegradanti).
    Non è contemplato dall’attuale normativa speciale di settore un turno di “riposo” delle quadre ad inumazione sature affinché il terreno si purifichi naturalmente dai residui della lisciviazione cadaverica.

    EX art. 82 D.P.R. n. 285/1990 può anche esser ammesso il rimedio, invero poco efficace, del prolungamento del periodo di sepoltura legale, ordinariamente fissato in anni 10, ora il provvedimento dopo il DPCM 26 maggio 2000 non compete più al Ministero della Salute essendo divenuto di spettanza regionale, laddove la Regione stessa non lo abbia sub-delegato ai Comuni ai sensi dell’art. 3 comma 5 D.Lgs n. 267/2000 se l’inefficienza persiste si avvierà il campo d’inumazione ad una diversa destinazione, pur sempre cimiteriale (concessione di lotti per impiantare sepolture private ex Capo XVIII D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285)

    Resta il fatto che – se non diversamente specificato da una riforma regionale – ogni cimitero, per esser qualificato come tale debba disporre di un reparto ad inumazione, come acutamente rilevato anche dalla giurisprudenza amministrativa, in caso contrario (la stessa, per altro, Legge n. 130/2001 ragiona di cimiteri per sole urne in rapporto alla riduzione della cintura sanitaria ex art. 338 T.U.LL.SS.) l’obbligo della quadra ad inumazione di idoneo dimensionamento ex art. 337 Testo Unico Leggi Sanitarie s’intenderebbe assolto quando il Comune potesse contare su un sistema articolato su più cimiteri, incentrando la funzione del campo comune di terra (l’unica necessaria e non facoltativa) in uno solo di essi.

  2. Come si deve procedere, nella forma corretta, per poter richiedere la “correzione” del terreno destinato ad inumazione che non consente il normale processo di mineralizzazione?

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