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L’ampliamento di edicole adibite a sepolture private — 10 commenti

  1. Avrei un problema nell’ampliamento di una cappella cimiteriale giè eseistente di proprietà dei miei genitori: abbiamo chiesto ed ottenuto licenza edilizia da circa un anno.Oggi dovremmo far iniziare i lavori di sopraelevazione ( in quanto quella esistente è di un piano) è sufficente solo la licenza che abbiamo o servono altre documentazione per non avere problemi?ad es.il deposito presso il genio civile, sondaggi nel terreno, ed altro?Il comune è Flumeri (AV), grazie e buona giornata

  2. In Italia vige il principo implicito nel nostro ordinamento di polizia mortuaria che enuncia la stabilità delle sepolture, detto in maniera più romantica il sacrosanto diritto a riposare in pace (magari nell’attesa della Resurrezione)

    Un riflesso di questa norma di civiltà funeraria, seppur in tutt’altro ambito di applicazione, è rinvenibile nell’Art. 116 comma 2 D.Lgs. 28/7/1989, n. 271.

    La “ratio” dell’Art. 76 comma 1 DPR 285/1990, nel richiedere il diretto accesso al feretro, vuole evitare vorticosi “giri di walzer”in caso di estumulazione, con i necrofori costretti a manovre impossibili per movimentare le casse.

    Tuttavia attraverso la procedura di deroga Ex Art. 106 DPR 285/1990 è possibile l’uso di tumuli non a norma. Converrebbe, però, ai sensi dell’Art. 92 comma 3 DPR 285/1990 (obblighi in capo al concessionario) chiarire preventivamente come, a pena di decadenza della concessione stessa, non sia accoglibile la richiesta di estumulazione da un loculo privo di vestibolo.

  3. Per quanto riguarda la competenza, si potrebbe operare attraverso la procedura di deroga ex art. 106 D.P.R. 285/90, nonché punto 16 e allegato tecnico della circolare Min. Sanità 24/6/1993, n. 24, senza nemmeno troppe formalizzazioni dopo il DPCM 26 maggio 2000.

    La situazione è diversa in funzione della data nella quale è stata stipulata l’originaria concessione: la grande differenza consta in questo punto specifico e dirimente: il Comune già doveva garantire il rispetto dell’accesso attraverso un vestibolo alla tomba (R.D. 1880/1942, ma vestibolo è cosa abbastanza oscura), o meglio garantire il diretto accesso al feretro (D.P.R. 803/1975, in vigore dal 10/2/1976).

    Di fatto occorre capire se il Comune ha rilasciato la concessione di una tomba irregolare oppure se la irregolarità sia intervenuta successivamente alla concessione. Nel primo caso l’intervento è a carico del Comune, nel secondo a carico dell’usuario, se lo vuol realizzare.

    In caso contrario non è consentita la tumulazione di feretro, in quanto in violazione dell’art. 76, comma 3 del D.P.R. 285/90. Per quanto riguarda invece il permesso di costruzione o di realizzazione di adeguamenti nella tomba, per il regime autorizzatorio si applica, quindi, l’art. 94 del D.P.R. 285/90.

  4. Vorrei esporre un caso un pò particolare, c’è un erede concessionario di una tomba perpetua che vorrebbe tumulare nella sua tomba composta da sei posti (3 posti verticali e 3 posti verticali) con entrata laterale, ora io mi sono opposto perchè a seguito dell’art. 106 DPR 285/1990 e della circolare ministeriale, deve essere garantito uno spazio interno per la movimentazione dei feretri, mentre l’erede concessionario dice che la concessione gli è stata rilasciata è per 6 posti cioè ..70 anni fà..ma quello che dico io è che oggi la sua tomba va adeguata alla suddetta normativa, perchè lo spazio interno deve essere garantito, quindi devono essere sacrificati 3 posti..che ne pensate?

  5. La rinuncia allo jus sepulchri attiene alla sfera dei diritti personalissimi e coinvolge, tra l’altro il Comune quale titolare ex Art. 813 ed 814 Codice Civile, dell’area sepolcrale, una scrittura privata oppure un atto sostitutivo di atto di notorietà, non sono ritenuti, almeno dalla dottrina maggioritaria, titolo idoneo; meglio quindi una firma autenticata secondo le modalità dettate dal Codice Civile e dal DPR 445/2000. Alcuni, in minoranza, riterrebbero opportuno l’intervento addirittura del Notaio, invero questa richiesta, almeno a parere di chi scrive sembra ultronea, in quanto sia la Legge 241/1990 sia il Decreto 196/2003, seppur con finalità diverse, vietano l’inutile appesantimento del procedimento amministrativo, anche in funzione dei dati potenzialmente sensibili per la privacy.
    All’autentica provvede il funzionario comunale, purchè in sede, solo in caso di infermità e conseguente bisogno di accogliere la volontà extra moenia sarebbe necessario l’operato di un notaio, così come accade per la cremazione.
    La retrocessione, per la parte spettante, comporta un accrescimento delle quote di jus sepulchri verso gli altri contitolari del diritto stesso, è bene tener sempre separato il diritto di sepolcro dalla (con)titolarità della concessione.

    La rinuncia globale è una fattispecie complessa e comporta:

    a) la volontaria privazione del diritto di sepolcro cioè del diritto ad esser sepolti e dello jus inferendi in sepulchrum, ossia del diritto a dar sepoltura ad un proprio caro in una determinata tomba.
    b) il ritiro consapevole dalla titolarità della concessione, la quale pur sempre comporta, in regime patrimonialistico, la proprietà ex Art. 63 DPR 10 settembre 1990 n. 285, dei manufatti funerari come arredi votivi, opere murarie…

    Ovviamente la rinuncia può comportare uno solo di questi due aspetti, ossia si può rinunciare alla titolarità della concessione, con inerenti obblighi manutentivi pur rimanendo depositari dello jus sepulchri di cui sopra.

    Lo Jus Sepulchri, infatti, è sganciato dal diritto di proprietà il quale è strumentale e subordinato rispetto allo stesso jus sepulchri, ovvero finalizzato all’uso del sepolcro stesso, così da massimizzarne la capienza, sino all’esaurimento della sua capacità ricettiva ex Art. 93 comma 1 DPR 10 settembre 1990 n. 285.

    Il diritto secondario di sepolcro, quindi la possibilità di render omaggio ai propri defunti attraverso l’accesso alla tomba non decade neppure a seguito della rinuncia, in quanto è legato allo jure sanguinis, dunque al diritto che sorge dalla consanguinetà, diritto che non è altrimenti comprimibile.

    IL (con)titolare della concessione è tenuto alle spese di mautenzione o rifacimento per le spese di propria spettanza, potrebbe, infatti, sussistere una scrittura privata tra gli aventi titolo per la ripartizione dei posti feretro e dei costi, cui, comunque, il comune rimane estraneo.

    Il consenso dei titolari dello jus sepulcri si rende necessario quando vi sia una compressione del diritto di sepolcro (Esempio: l’istituto della benemerenza), se la modifica al sepolcro comporta un ampliamento dei posti feretro/cassetta ossario/urna cineraria/contenitore di resti mortali, il problema non dovrebbe porsi, siccome gia la circolare ministeriale 24 giugno 1993 n. 24 prevedeva l’uso plurimo del tumulo, ferma restando la presenza di uno ed un solo feretro per loculo ex Art. 76 comma 1 DPR 285/1990.

    Per demolizione e ricostruzione (ed accollo di relativi oneri per il trasferimento in temporanea altra sede dei defunti) occorre il consenso informato di tutti i titolari della concessione, siano essi concessionari originari o aventi causa dell’originario concessionario.

  6. Vorrei sapere se si può rinunciare ad una concessione cimiterialle di cui si è contitolari tramite una dichiarazione su carta semplice con allegato un documento di identità,in favore di un’altri contitolari(cugini) che intendono previa autorizzazione del comune di appartenenza,attuare una sopraelevazione in favore della madre ,anche lei contitolare e moribonda, vedova di nostro zio .Quello che vorrei sapere esattamente è questo: è necessario rinunciare per permettere questa sopraelevazione? Se non si rinuncia cosa succede? Le spese di questa eventuale sopraelevazione a chi vengono addebitate? E’ necessario il consenso unanime di tutti i contitolari ? Si può dare il consenso senza rinunciare all’area dove è situato il tumulo che si vuole sopraelevare? Spero di ottenere al più presto delle risposte a questi quesiti perchè i nostri cugi ni ci stanno tartassanddo in proposito.Vorrei precisare che il tumulo in questione si trova nel cimitero urbano di Taranto mentre io con gli altri fratelli abitiamo in un altro comune.Grazie anticipatamente…

  7. Salve,
    come si fanno a costruire simili cimiteri con queste orribili torri che salgono. Al sud sono diffusissimi e fanno schifo.

    Prendete spunto dai cimiteri altoatesini a li si che i morti riposano in pace senza grattacieli infiniti che rovinano l’ambiente del cimitero!!!!!

  8. Il DPR n. 254/2003 con l’Art. 3 comma 1 lettera b) è molto chiaro ed istituisce un criterio cronologico con definizione in via amministrativa del defunto esumato o estumulato dopo il periodo legale di sepoltura.

    Per quanto il cadavere sia conservato per effetto di adipocera, mummificazione o corificazione esso è sempre e solo “resto mortale” (ossia esito da fenomeno cadaverico di tipo trasformativo conservativo) e, quindi, soggetto alle procedure di cui al sullodato DPR 254/2003 integrato dalla Circ. Min. 31 luglio 1998 n. 10.

    Si consiglia, pertanto, di rivedere alla luce della nuova normativa il regolamento comunale di polizia mortuaria, altrimenti, nel silenzio di quest’ultimo, basta un semplice ordine di servizio per novellare l’intera procedura.

  9. E’ POSSIBILE, CHE UN ESUMAZIONE ORDINARIA, AVENUTA DOPO 14, ANNI E 8 MESI LA DEFINISCONO CADAVERE, E NON RESTI MORTALI.

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