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La “rinuncia” nelle concessioni cimiteriali: modi, forma e natura dell’atto. — 4 commenti

  1. In caso di retrocessione della concessione di una cappella privata, il concessionario ha il diritto di estumulare e traslare in altra sede i resti mortali ivi tumulati da più di 40 anni o sono necessarie autorizzazioni da parte di altri discendenti della famiglia legittimati jure sanguinis ad adottare un qualsivoglia atto di disposizione sulle spoglie mortali, ma che non sono concessionari o proprietari del manufatto?

    • X On. Fun.

      Che bello! Finalmente un’impresa funebre s’interessa anche di problemi cimiteriali, pure piuttosto intricati di solito, rimessi, per la loro soluzione agli uffici comunali.

      L’atto unilaterale di rinuncia non può essere inibito da terzi, ed a nulla vale una loro presunta opposizione; esso presenta pesantissime ricadute “a cascata” sullo stesso jus sepulchri, di salme già tumulate o di persone ancora invita, ma aventi diritto all’uso (potenziale) del sepolcro.

      La retrocessione, in effetti, travolge lo stesso jus sepulchri anche futuro, inteso come legittima aspettativa, essendo una causa estintiva del rapporto giuridico dal quale lo stesso diritto di sepolcro discende: se non c’è concessione non sussiste nemmeno il diritto, attivo o passivo alla tumulazione: essi insieme sorgono ed insieme spirano.

      Dal punto di vista del Comune o del gestore del cimitero (meglio, comunque una norma esplicativa in tal senso contenuta nel regolamento municipale di polizia mortuaria) è il concessionario rinunciante a sostenere gli oneri di riattamento della tomba e di sistemazione dei defunti in essa contenuti, i soggetti legittimati jure sanguinis a porre in essere atti di disposizione sulle spoglie mortali da traslare, potranno certamente far valere il loro potere decisionale scegliendo al posto della destinazione d’ufficio (capo di terra per indecomposti, ossario comune o cinerario comune) una nuova sepoltura privata e dedicata, con spese a proprio carico, sollevando l’ex ( …a questo punto) concessionario da quest’obbligo.

  2. X Marco,

    Una superfetazione funeraria o forse, più semplicemente un ampliamento – impatto estetico a parte – molto più funzionale, nella capienza del sepolcro, derivante da opere, avvenute in momento successivo alla originaria costruzione, autorizzate con distinto (e seguente) progetto e sua esecuzione ex art. 94 D.P.R. n. 285/1990?

    Ipotizzando che questa sia il quadro globale da cui muoviamo per queste poche, laconiche osservazioni, astrattamente, si avrebbe una situazione in cui due o, peggio ancora, più concessionari verrebbero a trovarsi in situazione di godere di diritto di superficie (o di solo uso?) sulla medesima area, oltretutto con durate differenziate.

    Si dovrebbe, in tal caso verificare se il Regolamento comunale di polizia mortuaria preveda la liceità di questo (per così dire) “condominio”, in senso civilistico, nel diritto di superficie (e, presumibilmente, stante il fatto che il rapporto concessorio – probabilmente – sorge, ab origine – per una richiesta singola, potrebbe anche essere improbabile che vi sia una qualche regolazione di questi aspetti, in un senso o in altro), ragion per cui se, in tale fonte regolamentare, ne risultasse l’ammissibilità, potrebbe anche prendersi in considerazione l’accoglibilità della richiesta.

    Va, altresì, valutato anche l’ulteriore aspetto, concernente la struttura fisica del sepolcro, così come ora sussistente: esso ha un carattere unitario, oppure può, anche solo idealmente, considerarsi formato da porzioni d’edificio autonome distinte e distinguibili (la costruzione iniziale, originaria e la parte “sovrapposta”), qualora vi sia, in qualche misura, una distinguibilità, potrebbe forse anche accogliersi una tale richiesta, fermo restando che la sezione interessata alla rinuncia, sarebbe oggetto di nuova concessione a terzi secondo le comuni modalità di assegnazione.
    La distinzione/distinguibilità comporta che vi siano posti-feretro autonomamente fruibili e, preferibilmente, liberamente accessibili, ossia dotati di un proprio vestibolo per l’introduzione di feretri ex art. 76 D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285.

    La questione delle distinte durate, potrebbe, a questo punto, rilevare poco, considerando come alla scadenza più prossima, vi sarà ulteriore concessione a terzi (sempre che il Regolamento comunale di polizia mortuaria non contempli l’istituto del rinnovo), le maggiori criticità dovrebbero esser affrontate nel momento in cui venga a scadere la concessione di maggiore durata.
    Si tratta di complicazioni che, nel futuro, non saranno agevolmente gestibili e che sono, o possono essere, foriere di aspri contenziosi.

    Ciò premesso ci si può sempre spogliare del diritto di sepolcro (diritto primario e sul sepolcro in sè), anche nel frangente di spacchettamento in più quote dello jus sepulchri, configurandosi il sepolcro così come concepito, come una comunione solidale ed indivisibile, chi rinuncia retrocede la propria frazione, producendo indirettamente un accrescimento (ex art. 674 Cod. Civile) nelle rimanenti quote, ma questi aspetti così intrusivi e di dettaglio dovrebbero esser recepiti nel regolamento municipale di polizia mortuaria.

  3. Cara Redazione,

    Il mio problema “sepolcrale” verte e si sostanzia in questi termini: si tratta di cappella gentilizia (costruita entro il perimetro cimiteriale) composta da due parti edificate in momenti diversi e con scadenze di concessioni differenti.

    Negli anni, è stata man mano messa a “disposizione” di sempre più familiari ed eredi, con subentri a volte un po’… spericolati.

    Mio padre è uno degli aventi titolo, ma ad oggi avrebbe interesse ad “uscire” da questa comunione divenuta troppo promiscua e difficile da gestire. E’ possibile svincolarsi da ogni onere e onore e in quale modo?

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