Non è una proprietà, ma un diritto di superficie (se riguarda la terra). Per l’intera durata della concessione la proprietà del manufatto realizzato dal concessionario resta in capo a lui o ai suoi eredi, come l’obbligo manutentivo. La concessione cimiteriale inizia, può essere rinunciata, si estingue alla scadenza e prima può essere revocata da chi l’ha rilasciata o può essere pronunciata la decadenza per giusti motivi. Di seguito alcuni approfondimenti in  materia.

E nelle prossime righe potrete trovare i links ad alcuni articoli che trattano la materia, in ordine di data dal più recente al più vecchio come inserimento:


La fine delle concessioni perpetue? Percorsi giurisprudenziali in itinere…

Per il principio di irretroattività della norma giuridica (art. 11 delle cosiddette “Preleggi” al Cod. Civile – R.D. n. 262/1942), cristallizzato anche nel classicissimo brocardo latino “Tempus Regit Actum, una concessione perpetua non può d’imperio essere modificata dal Comune in Continua a leggere →

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Estumulazione sì o no? Quando il concessionario litiga con i parenti del defunto.

Si deve immantinente cogliere, nel merito, un aspetto importante nella conduzione della complessa “macchina” cimiteriale: spesso vi può essere divaricazione tra concessionari (= titolari della concessione con annessi diritti di gestione) e persone che hanno titolo jure sanguinis o jure Continua a leggere →

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Le cause estintive delle concessioni cimiteriali: l’ABBANDONO AMMINISTRATIVO.

Si consiglia preliminarmente la consultazione di questi due link propedeutici all’argomento sviluppato qui di seguito: (http://www.funerali.org/cimiteri/le-cause-estintive-nel-rapporto-concessorio-il-fattore-temporale-46074.html). (http://www.funerali.org/cimiteri/lo-stato-di-abbandono-del-sepolcri-percorsi-giurisprudenziali-e-regolamentari-di-definzione-45924.html) L’art. 4 comma 4 del regolamento regionale emiliano-romagnolo 23 maggio 2006 n. 4 ci offre lo spunto per qualche riflessione critica e… “di Continua a leggere →

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Voltura della concessione disgiunta dallo jus sepulchri: i possibili effetti distorsivi rispetto al normale sigificato di cessione di un diritto reale.

Giungono spesso, in redazione, domande sull’annoso e poliedrico problema della voltura nelle concessioni cimiteriali: per una trattazione specifica del problema si rinvia preliminarmente a questo link: http://www.funerali.org/cimiteri/la-morte-del-concessionario-e-listututo-del-subentro-7523.html L’incipit di questo breve saggio riassuntivo, necessario all’inquadramento dogmatico dell’affaire: “voltura della concessione Continua a leggere →

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Il problema “Concessione Cimiteriale” in dottrina e giurisprudenza: natura e forma dell’atto.

Piglio l’abbrivo, nella stesura di questo breve saggio, con una citazione d’autore, traendo esplicitamente spunto dalle note di Paolo Richter ne: “Il diritto al sepolcro tra normativa statale, regolamenti comunali e clausole contrattuali”, testo liberamente reperibile on line. “Il vocabolo Continua a leggere →

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Atti ablativi sulle concessioni cimiteriali e principio di pubblicità del procedimento ex Artt. 7, 8 e 21- bis Legge n. 241/1990.

Il presente saggio s’incardina su questi due assiomi di ordine comune, almeno per chi pratichi, con qualche dimestichezza, il diritto funerario.   1) La presunzione di conoscenza legale degli atti, correlata all’espletamento delle formalità di pubblicazione prescritta dalla legge o Continua a leggere →

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Le cause estintive nel rapporto concessorio: il fattore temporale.

Se la decadenza risulta, in qualche modo, “riconducibile” ad un comportamento del concessionario e la revoca corrisponde all’esercizio di una potestà di ritiro in capo all’ente concedente, pur se pesantemente condizionata almeno nella stesura, molto limittiva, dell’Art. 92 comma 2 Continua a leggere →

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La “rinuncia” nelle concessioni cimiteriali: modi, forma e natura dell’atto.

  La rinuncia, quale atto unilaterale, irrevocabile e, secondo alcuni giuristi, pure recettizio, mentre altri studiosi si attestano su opinione contraria (il comune ha, comunque, quale parte funzionalmente sovraordinata nel rapporto concessorio instauratosi, solo facoltà e non obbligo di accoglierla) Continua a leggere →

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Lo stato di abbandono del sepolcri: percorsi giurisprudenziali e regolamentari di definzione

La decadenza sanzionatoria (http://www.funerali.org/cimiteri/la-decadenza-delle-concessioni-cimiteriali-915.html), a differenza della revoca per interesse pubblico prevalente, viene pronunciata, con effetto dichiarativo e non costitutivo rispetto all’inosservanza di determinati obblighi a carico del concessionario (ad es. quello di costruire la sepoltura entro un tempo determinato), Continua a leggere →

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La morte del concessionario e l’istituto del SUBENTRO

Un Comune riferisce di aver stipulato negli anni molteplici atti di concessione di area cimiteriale per la durata di 99 anni, con la clausola, in ciascuno di essi, del passaggio, specificamente, del diritto di uso relativo alla tomba di famiglia, Continua a leggere →

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Atti di disposizione sul sepolcro illegittimi in regime di DPR n.803/1975

Riporto, qui di seguito un fatto realmente accaduto, seguito in prima persona dalla Redazione di www.funerali.org, cui provo a fornire una possibile interpretazione giuridica. Quesito: Cara Redazione, mio Padre, ora deceduto, subentra jure haereditatis per la quota di 1/6 nella Continua a leggere →

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Divisione di Sepolcro Gentilizio?

Riporto, qui di seguito, alcuni tra i passaggi più significativi pubblicati a questo link http://foro.romoloromani.it/index.php/topic/39365-divisibilita-sepolcro-gentilizio/ in merito ad un dibattito, tutt’interno alla più autorevole dottrina, sulla presunta ammissibilità della ripartizione in quote d’uso di un manufatto sepolcrale. Premessa: Al momento Continua a leggere →

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Rinnovare ex Art. 92 comma 1 DPR n.285/1990 una concessione perpetua?

Il Comune di XYZ sito in Regione Emilia Romagna, riferisce di un contratto, datato 30 settembre 1965 e relativo alla concessione cimiteriale per la costruzione di una tomba di famiglia, privo dell’indicazione della scadenza della concessione medesima, mentre la deliberazione Continua a leggere →

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L’ampliamento di edicole adibite a sepolture private

Cara redazione, quali sono i passaggi amministrativi per chiedere ed ottenere l’autorizzazione a lavori di sopraelevazione di una cappella gentilizia di cui sono titolare assieme ai miei fratelli, essi però non sono interessati né a partecipare alla spesa né, tanto Continua a leggere →

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La ristutturazione dei sepolcri

Gli aventi causa del originario fondatore del sepolcro Jure Hereditatis richiedono l’autorizzazione ex Art. 94 DPR n.285/1990 per pesanti interventi edilizi su di una tomba. Costoro, a prima vista, non rientrano nel novero della famiglia del concessionario, così come delineata Continua a leggere →

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La manutenzione dei sepolcri ex Art. 63 DPR n.285/1990

Premessa: Nelle scienze giuridiche la proprietà è facoltà di godere e di disporre delle cose in modo pieno ed esclusivo, entro i limiti e con l’osservanza degli obblighi previsti dall’ordinamento giuridico (art. 832 del codice civile), nella polizia mortuaria, invece Continua a leggere →

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La DECADENZA delle concessioni cimiteriali

Premessa: Il profilo giuridicamente più rilevante dei sepolcri interni al cimitero é quello della natura della concessione e del diritto di sepolcro. Mentre vi é consenso circa la natura di demanio comunale dei cimiteri (cfr. art. 824 c.c.), si é Continua a leggere →

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Vendita di tombe tra privati

Ci è pervenuto il quesito seguente: Avendo un concessionario costruito una Cappella Gentilizia su suolo avuto in concessione novantanovennale dal Comune, può il concessionario vendere dei loculi o parte della cappella stessa, mediante scrittura privata, ad altre persone senza preventiva Continua a leggere →

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Eredi o discendenti?

Gentile Redazione Vi sottopongo, questa volta, un quesito riguardante un'eredita' su di una piccola tomba di famiglia e la possibilita' di liberare un loculo&' La signora A. R. scrive al Sindaco della mia citta' per chiedere l'autorizzazione alla traslazione, nella Continua a leggere →

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Sepolture

E’ possibile ricordare, sulla lastra del proprio loculo, un parente defunto sepolto in altro Comune? Si tratta, agli effetti concreti, di capire se sia lecito riportare sulla tomba gli estremi identificativi di un defunto non ivi realmente tumulato o inumato Continua a leggere →

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Le concessioni a confraternite

Pubblichiamo questo carteggio intercorso tra la redazione di www.funerali.org ed un nostro affezionato lettore. Cara redazione, Proprio stamane sono venuti a trovarmi in Ufficio i responsabili della confraternita di cui gia’ vi scrissi, per sollecitarmi la esecuzione delle operazioni cimiteriali Continua a leggere →

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La revoca delle concessioni

IL DPR 285/90 non delinea, ne’ codifica in modo esaustivo l’istituto della revoca demandandone, implicitamente, la piena attuazione ai regolamenti comunali di polizia mortuaria di cui si ribadisce la centralita’ nella pianificazione cimiteriale. La revoca e’ attuabile quando sussista un Continua a leggere →

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Commenti

Concessione cimiteriale — 92 commenti

  1. X Laura,

    dipende: ci sono diverse possibilità, tutte parimenti legittime ed esperibili, purché contemplate dal regolamento municipale di polizia mortuaria, a livello nazionale, infatti, il legislatore non ha mai affrontato il problema, demandandolo così al governo locale (= al Comune) del fenomeno funerario italiano.

    Innanzi tutto, una volta deceduto il concessionario primo/fondatore del sepolcro, c’è stato il subentro? (http://www.funerali.org/cimiteri/la-morte-del-concessionario-e-listututo-del-subentro-7523.html)

    Se sì, chi si è avvicendato al de cuius nella titolarità della concessione? Ed in subordine: il sepolcro è stato fondato come familiare (quale si presume essere anche nel solo silenzio dell’atto concessorio) o ereditario?

    Di norma, chi subentra a pieno titolo assume la qualità di concessionario a sua volta (con relativi diritti di gestione sulla tomba, tra cui spicca sicuramente la facoltà del rinnovo) e diviene per le quote di jus sepulchri ancora da esercitare anche titolare del diritto alla sepoltura, sia attivo (= dar sepoltura) sia passivo (= ricever sepoltura). Questo è il caso del cosiddetto schema a concessionario mobile o scorrevole.

    C’è però una seconda opzione detta anche del concessionario fisso, per cui il necessario subentro (un bene immobile non può rimanere senza un intestatario responsabile dello stesso, almeno in sede civile, ex Art. 2053 Cod. Civile ma senza dimenticare l’Art. 677 Cod. Penale) si limita alle questioni patrimoniali, legate alla materialità del sepolcro (= sostanzialmente gli obblighi manutentivi sull’edificio) senza intaccare l’originaria titolarità della concessione che rimarrebbe, così, in capo al concessionario primo/fondatore del sepolcro oggi deceduto, almeno per l’individuazione delle persone destinatarie del diritto di sepolcro.

    Aggiungo che, stante l’attuale legislazione nazionale, il subentro avviene solo mortis causa, essendo vietata la cessione per atti tra vivi dello jus sepulchri.

    In ambedue le ipotesi sarà chi è subentrato pleno jure a stipulare con il Comune, quale parte contraente, il nuovo atto di concessione (o solo a prorogarlo?). Altri soggetti non avrebbero la necessaria legittimazioni in quanto non parte del rapporto contrattuale tra il Comune ed il concessionario. Se, poi, qualcuno come atto di liberalità volesse divenire nuovo concessionario, instaurando un rapporto giuridico del tutto nuovo, ma avente, come oggetto, lo stesso sepolcro le cose potrebbero anche cambiare radicalmente. Per il principio d’imputazione degli oneri ex Art. 1 comma 7-bis Legge 28 febbraio 2001 n. 26 – stiamo, pur sempre ragionando di sepolcri privati nei cimiteri, dunque a totale carico dei concessionari – il Comune quale titolare del demanio cimiteriale e della stessa funzione sepolcrale, deve individuare un soggetto certo che sia suo interlocutore, in queste operazioni di gerenza delle moderne necropoli, se così non avvenisse il Comune stesso risulterebbe passibile di responsabilità patrimoniale per danno erariale ex Art. 93 D.Lgs n. 267/2000.

    Se il sepolcro sorge come famigliare non è corretto parlare tanto di eredi del de cuius, quanto di discendenti, perchè essendo lo Jus Sepulchri un diritto di natura personale o sin anche personalissima al pari del nome, dell’onore… la titolarità della concessione – mortis causa – si trasmette solo jure sanguinis e jure coniugii, cioè per vincolo di sangue o matrimoniale afferendo a questioni di “D.N.A.” famigliare e non tanto all’eredità, perchè la posizione di un eventuale erede avrebbe valore meramente patrimoniale…insomma si ereditano le sostanze suscettibili di valore economico, non i beni spirituali, tra cui spicca il diritto a riposare in pace nella tomba gentilizia di famiglia.

    Nel caso il de cuius non abbia lasciato discendenti o di successiva estinzione della di lui famiglia, così come definita dal combinato disposto tra l’atto concessorio ed il regolamento comunale di polizia mortuaria, e a certe condizioni la titolarità (intesa come proprietà sul manufatto sepolcrale, ma spesso scissa dal diritto d’uso sulla sepoltura il quale rimane appannaggio dei famigliari) della concessione si trasferisce secondo le normali regole jure hereditatis che regolano il trapasso del patrimonio mortis causa.

    Siamo al paradosso: è vero, l’onere manutentivo della concessione potrebbe sorgere e gravare in capo a chi non detenga anche lo jus sepulchri…della serie pago io ed il bene è fruito da qualcun altro (…ammesso che vi sia davvero questa serrata e folle competizione a godere davvero della tumulazione, la quale presupporrebbe comunque la morte dei sogetti interessati, come azione preliminare all’accesso stabile alla tomba medesima!).

    Quindi: l’eventuale rinnovo della concessione è sostenuto dal concessionario o dai suoi aventi causa, con obbligazione solidale, qualora quest’ultimi siano una pluralità, mentre alla nuova destinazione delle spoglie mortali prima deposte nel sepolcro (se la concessione non sarà rinnovata) penseranno i parenti più stretti di questi defunti, poichè il titolo di disposizione su cadaveri e loro trasformazioni di stato che, poi, in altre parole è sempre il famigerato Jus SEpulchri, come agevolmente dimostrato, prima segue unicamente la linea dello jus sangiunis e dello jus coniugii, mai dello jus haereditatis.

  2. NON SO SE SIA IL POSTO GIUSTO PER PORRE UN QUESITO, MA LO PROPONGO LO STESSO.
    Il caso: due concessioni cimiteriali trentennali intestate ad un soggetto X per loculi ove sono sepolti i suoi suoceri Y e Z.
    X è morto qualche anno fa ed ora le concessioni sono scadute.
    In caso di rinnovo, chi è onerato delle spese?
    Solo gli eredi del concessionario X (nel caso, due figlie) o tutti gli eredi di Y e Z ?
    Per questo ultimo caso preciso che Y e Z avevano 5 figli: due ancora in vita e gli altri tre deceduti. Vanno onerati anche gli eredi di questi ultimi 3 figli (cioè i nipoti di Y e Z) ?
    Ringrazio sin d’ora e saluto.

  3. X Grazia,

    Il Suo richiamo ripetuto alla Circ. Min. Sanità n.24/1993, per altro molto corretto ed opportuno, mi fa pensare che la Sua Regione non sia ancora (per fortuna!)intervenuta con propria Legge in tema di polizia cimiteriale o almeno non abbia toccato questo aspetto così tecnico, come, appunto, la messa a norma delle tombe prive di vestibolo o piano d’appoggio.

    In base alla normativa statale vigente (Art. 76 DPR 10 settembre 1990 n. 285 e paragrafo 13 Circ. Min. Sanità n.24/1993) è consentita, nell’attuale situazione, solo la collocazione, anche plurima o massiva di cassette di ossa e urne cinerarie, e questo limite operativo prescinde dalla buona volontà o dalle promesse del concessionario, vale adire se non si possono soddisfare i requisiti imposti dalla Legge non si autorizza la tumulazione.

    Laddove si dia luogo ad una o più estumulazioni, la tomba potrà contenere solo un feretro, oltre a urne cinerarie e cassette di ossa in base alla capacità fisica ricettiva e ovviamente in forza del diritto ad essere sepolti in detta tomba ai sensi dell’Art. 93 comma 1 II Periodo DPR n. 285/1990.

    Per una buona politica cimiteriale orientata ad ottimizzare gli spazi sepolcrali (che notoriamente non sono dilatabili all’infinito) facilitando l’uso del tumulo da parte degli aventi titolo si rinvia al regolamento comunale di polizia mortuaria, quale strumento principe del buon governo cimiteriale, anche se, come dice Lei ci sarebbe bisogno di una sua profonda riforma, specie quando esso sia un po’ obsoleto e vetusto. La fonte regolamentare comunale, seppur nell’ambito delle sue competenze pressoché esclusive, o comunque molto ampie e discrezionali, ai termini dell’Art. 117 comma 6 III Periodo Cost. rimane, quale atto amministrativo pur sempre subordinata alla Legge (statale o regionale).

    Per la condizione integrativa di efficacia ad eventuali novelle al regolamento municipale si ricorda come in tutt’Italia permanga ancora l’istituto dell’omologazione ministeriale ex Art. 345 Testo Unico Leggi Sanitarie.

    Si rammenta l’obbligatorietà di volta in volta della verifica da parte delle autorità comunali preposte sulla legittimità dello jus sepulchri vantato dal defunto ai sensi del combinato disposto tra gli Artt. 50 comma 1 lett. c) e 102 [da leggersi estensivamente per tutte le tumulazioni] DPR n.285/1990.

    Ora se la tumulazione in sepolcro privato e gentilizio presuppone sempre questo accertamento sul titolo di accoglimento nel sepolcro, al fine di evitare abusi appunto sine titulo, in sede di rilascio di tale necessaria autorizzazione il Comune può rifiutare detto permesso qualora il concessionario o i suoi aventi causa subentrati non dimostrino di aver ottemperato alle disposizioni richiamate prima del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria.

    Sulla scorta della normativa statale vigente è possibile l’utilizzo di tombe senza il diretto accesso al feretro o solette con la deroga ex art. 106 del D.P.R. 285/90, da attuare con le procedure previste dal paragrafo 16 della circolare 24 giugno 1993, n. 24.

    Sarebbe bene inserire un’espressa proibizione in tal senso nel regolamento municipale invece di procedere caso per caso, tuttavia in questo frangente il Comune esercita pur sempre la potrà potestà in merito alla salubrità delle sepolture, traendo fondamento, nella propria azione, dai principi dell’ordinamento italiano di polizia mortuaria, ed una norma positiva potrebbe parere sin anche pleonastica o peggio ancora ultronea, nell’economia generale del fenomeno funerario.

  4. nel nostro comune ci sono tombe di famiglia (gentilizie) la cui costruzione risale agli anni ’60 -’70 che non sono costruite secondo quanto previsto della circolare del ministero della sanità 24 giugno 1993, n. 24 (in particolare rispetto alle solette – le bare sono appoggiate su delle barre di ferro o di legno). Quando il concessionario (o gli aventi diritto) ci chiede la sepoltura di un feretro e verifichiamo che il sepolcro non corrisponde alle norme vigenti di polizia mortuaria acconsentiamo alla tumulazione di quest’ultima salma e chiediamo che il manufatto venga messo a norma e al contempo vietiamo nuove sepolture fino a che la “ristrutturazione” non sia avvenuta. Ora un concessionario, pur di poter usare il sepolcro, sarebbe disposto a dichiarare non verranno più tumulate salme ma solo cassette di resti mortali o urne cinerarie. Pensa che si possa accondiscendere a questa richiesta? o per ricevere cassettine o urne il sepolcro dovrebbe essere dotato di parallelepipedi con lato lungo m 0,70, di larghezza m 0,30 e di altezza m 0,30.
    Il nostro regolamento comunale in polizia mortuaria (obsoleto) nulla prevede in merito.
    Grazie per la risposta e cordiali saluti

  5. X Lucia,

    È ogni Comune che si regola in base agli usi e tradizioni locali…certo chiudere il camposanto la domenica sembra proprio un controsenso, ma dopo tutto ex Art. 224 comma 2 Cod. Civile il Comune è pur sempre il proprietario dell’impianto cimiteriale e nella sua gestione questi può agire con la discrezionalità propria dei pubblici poteri, fissata dalla Legge.

    Qualche Comune ha stabilito l?’ orario ed i giorni di apertura della struttura nel regolamento di polizia mortuaria comunale. Si ritiene invece che questa sia materia tipica del Sindaco, che fissa con apposita ordinanza tali aperture ex Art. 50 comma 7 D.Lgs n. 267/2000 recante il testo unico ordinamento enti locali.

    Il regolamento comunale può invece specificare gli avvisi necessari (ad esempio luminosi ed acustici) per informare che entro un determinato lasso di tempo i cancelli saranno chiusi. È inoltre abbastanza diffusa la pratica di utilizzare cancelli ad apertura e chiusura elettrica. In tali casi è importante prevedere non solo gli avvisi acustici e luminosi quando il cancello apre e chiude (o ad es. a distanza di un quarto d?’ ora dalla chiusura), ma anche la presenza di appositi sistemi di apertura per chi accidentalmente sia rimasto chiuso all’ ?interno del sepolcreto.

  6. Buongiorno,volevo porvi una domanda,il sindaco o chi per lui puo’ disporre la chiusura domenicale del cimitero?

    Grazie della vostra attenzione

    Lucia

  7. X Ettore,

    1) Si potrebbe ricercare la deliberazione consiliare con cui è stata concessa l’area, tale operazione, invero un po’ laboriosa, puo’ esser condotta a termine ricorrendo alla raccolta delle deliberazioni del cons.com. A volte, nel passato, non si provvedeva (per quanto sarebbe stato, invece, necessario) a stipulare l’atto contrattuale di concessione dell’area.
    2) Se persone non appartenenti alla famiglia del concessionario (quale definita, a questi fini, dal Regolazmento comunale di polizia mortuaria) ritengano di vantare diritti, possono, pesentando la documentazione di prova, richiedere l’accertamento della sussistenza dei diritti vantati al giudice, in sede civile.
    3) All’epoca (ma anche per un non breve lasso di tempo succedssivo), le concessioni di aree cimiteriali erano soggette ad autorizzazione prefettizia, per cui¨a) la deliberazione conmsiliare non procuceva effetti senza questo nulla osta, b) e’ presumibile che gli atti relativi a tale autorizazione prefettizia siano reperibili all’Archivio di Stato.
    Trattandosi di beni, comunque, demaniali, l’Agenzia delle entrate (ex Agenzia del territoprio, ulteriormente ex Catasto terreni), non dovrebbe fornire elementi (registrazioni) in proposito.
    4) L’istituto dell’immemoruiale richiede accedrtamento giudiziale (come per tutti i diritti soggettivi).
    5) Eventuali diritti afferenti al sepolcro, in particolare quello avente ad oggetto il titolo di accoglimento, sono esclusi da ogni possibilità di trasferimento per atti “inter vivos” o “causa mortis“, atti che (se formati dal 10/2/1976 in poi) sono in se’ stessi nulli, sin dall’origine.
    6) Per la natura stessa delle concessioni di aree cimiteriali, rimane inammissibile (in quanto le aree demaniali sono inusucapibili) ogni ipotesi di ricorso all’usucapione.

  8. X F.D.
    .
    Laddove si voglia far valere un diritto trova applicazione l’art. 2697 Cod. Civile Si tratta, in altri termini, di ricorrere alle usuali procedure di accertamento del diritto stesso.

    Poiché ragioniamo di cimitero privato, fattispecie non così rarefatta, soprattutto in alcune regioni d’Italia, regolata oggi dall’Art. 104 comma 4 del Regolamento Statale di Polizia Mortuaria, e, quindi, di un rapporto giuridico in essere di diritto squisitamente PRIVATO (è forse tautologico ripeterlo, ma…repetita juvant!!!), in cui la pubblica amministrazione non interviene come parte contraente, ma solo con funzioni di controllo e vigilanza bisogna, senza dubbio, avverso il provvedimento di diniego dell’Ente titolare del cimitero particolare, adire il Giudice Ordinario in sede civile, per il riconoscimento dello Jus Sepulchri ed anche per l’eventuale azione di risarcimento danni.

  9. Buonasera,
    di recente mi è stato negato il diritto di seppellire un mio congiunto nella sepoltura familiare da parte della Fondazione che gestisce il cimitero privato in cui il sepolcro ha sede.
    Ho dovuto provvedere “acquistando” un loculo (concessione trentennale).
    Vorrei ricorrere alla giustizia per l’illegittimo diniego ricevuto e chiedere il risarcimento dei danni.
    Dal momento che si tratta di un cimitero privato mi domando se devo agire innanzi al Tar ovvero innanzi al Tribunale Ordinario.
    Vorrete darmi un vostro parere al riguardo.
    Grazie
    FD

  10. Gentile redazione
    Qualche giorno fa ho presentato in Comune l’istanza con la richiesta di tumulazione delle ceneri di mia madre, deceduta 10 gg fa nel loculo a 3 posti che da sempre avevamo ritenuto di “famiglia”.
    Premetto che il loculo era stato “acquistato” degli anni 50 in occasione della morte prematura di mio padre; in tale loculo riposa mio padre e anche mio zio ( suo fratello) morto nel 1961.
    Per un periodo che mi sembra di ricordare 3 anni è stato tumulato( dal 1981 al 1984) anche un altro mio zio in attesa che il comune costruisse una nuova sezione di loculi.
    All’epoca dell’acquisto( anni 50) il rapporto economico era stato trattato direttamente dal costruttore.
    Ora il problema è questo: noi parenti non siamo in grado di esibire nessun contratto che riporti i patti intercorsi tra il costruttore e la mia famiglia; in tutta verità non sono neanche in grado di ricordare di aver mai visto tale documento o se questo fosse veramente esistito o se la trattativa e gli accordi fossero addirittura verbali.
    Io so solo che abbiamo sempre considerato il loculo nostro e mai il Comune ha nel corso di 60 anni fatto a noi nessuna richiesta .
    Nel 2012 il Comune ha approvato il nuovo regolamento di polizia mortuaria in cui dedica alcuni articoli proprio a questi loculi, al fine immagino di regolamentare una costruzione che all’epoca aveva probabilmente autorizzato ma senza determinarne delle regole di durata.
    Il Sindaco mi ha personalmente detto che loro non hanno nulla; gli ho chiesto se avesse almeno una delibera di giunta di allora o il nulla osta prefettizio per saperne di più. Niente se non evasivo.
    Insomma neanche loro sono in grado di stabilire se ci fosse una convenzione e per quanti anni .
    Adesso il problema e questo: dagli articoli del regolamento dedicati a questa parte di cimitero il Comune stabilisce che decorsi 50 anni dall’ultima tumulazione il loculo torna nella disponibilità dell’amministrazione che può a suo parere stabilire se concedere onerosamente una nuova convenzione o altro che ancora non so.
    Ho protestato per il fatto che non sono convinto che mia madre avesse acquistato il loculo per una durata maggiore a 50 anni, forse lei era convinta di averlo acquistato; conosco le questioni relative al diritto di superficie e forse è più sensato pensare a 99 anni ….
    Ho fatto presente che nel 1981 era presente un’altra salma e che allora il conteggio dei 50 anni doveva essere effettuato da tale data; ovviamente non sono di questo avviso.
    Mi hanno addirittura ventilato la possibilità di estumulazione di entrambe le salme presenti e deporle in altra parte del cimitero assieme all’urna cineraria di mia madre.
    Le ultime volontà che vorrei esaudire erano naturalmente quelle di essere messa li con suo marito, mio padre.
    grazie

  11. X Annarosa

    L’istituto del sepolcro privato (quali sono le tumulazioni tutte) può avere duplice natura:

    a) familiare o gentilizio. Secondo le omogenee pronunce della Cassazione nel silenzio del fondatore (in tal caso una diversa volontà dovrebbe esser formalizzata alla stipula dell’atto di concessione e SOLO in questo momento costitutivo del rapporto concessorio) il sepolcro deve presumersi di carattere FAMIGLIARE., cioè sibi familiaeque suae, ovvero per il concessionario e la di lui famiglia. In questa fattispecie anche l’eventuale subentro è soggetto regola dello jure coniugii e dello jure sanguinis.

    b) ereditario: in tale figura giuridica, frutto, di elaborazione soprattutto giurisprudenziale, stante la vigente normativa che vieta la trasmissione o la cessione dello Jus Sepulchri per acta inter vivos, il diritto di sepolcro nei suoi passaggi segue il principio dello Jure Haereditatis, sibi heredibus suius, ossia per il concessionario e per i suoi eredi, così lo Jus Sepulchri promana dall’originario fondatore ai suoi eredi, senza il vincolo obbligatorio del rapporto matrimoniale o di consangiuneità, secondo le disposizione civilistiche con cui il Legislatore disciplina il trapasso del patrimonio per la successione mortis causa. Lo Jus Sepulchri, allora, da diritto personalissimo muta in un diritto disponibile per testamento il quale segue la destinazione di qualsiasi altro bene di cui il testatore possa decidere in piena libertà.

    Attenzione, però, sempre secondo la Suprema Corte di Cassazione anche il sepolcro famigliare può trasformarsi in EREDITARIO quando si sia estinta la cerchia del famigliari del de cuius fondatore del sepolcro. L’ultimo discendente del concessionario primo, oltre il quale non sussistano più gradi di parentela legittimanti per il subentro jure sanguinis o jure Coniugii quindi, può lasciare in eredità il proprio Jus Sepulchri o quote dello stesso alle quali egli sia pervenuto tramite il naturale avvicendarsi mortis causa nella titolarità del diritto stesso.

    Di conseguenza: Chi subentra pleno jure diventa titolare dello Jus Sepulchri e dei connessi oneri manutentivi, in quanto nuovo intestatario della concessione, la quale si configura come una comunione SOLIDALE ed INDIVISIBILE, nell’evenienza di un frazionamento del diritto stesso.

    Chi si spoglia, attraverso rinuncia, dello Jus Sepulchri fa cessare, per parte sua, anche le relative obbligazioni di mantenimento della tomba in solido e decoroso stato, scaturenti dal rapporto concessorio e non è più tenuto a partecipare alle eventuali spese.

  12. Gent. Redazione,
    Grazie ancora per tutte le spiegazioni sulle concessioni. Devo ,però, chiedervi un’altra informazione. Nel caso di subentro nella concessione cimiteriale, il subentrante può disporre per testamento a chi lasciare i loculi? E se sì, può escludere i familiari che discendono dal primo concessionario, ad esempio i nipoti del primo concessionario? Oppure deve sempre concedere la sepoltura sulla base del legame familiare con il precedente concessionario? Chi subentra nella concessione deve accollarsi da solo tutte le spese manutentive oppure partecipa con i familiari del primo concessionario? In sintesi quali sono i reali obblighi e quali i diritti del subentrante nella concessione cimiteriale?

    Grazie sempre per la disponibilità e le Vostre risposte.

  13. X Annarosa

    Azzardo un’interpretazione analogica: trattandosi lo Jus Sepulchri di un diritto personale o sin anche personalissimo la sua successione mortis causa dovrebbe esser regolata dal notissimo e “famigerato” principio di poziorità (in cui concorrono potere, cioè legittimazione e preminenza nella posizione successoria) enunciato, in materia di cremazione (ma estensibile ad altre fattispecie analoghe in tema di polizia mortuaria) dall’Art. 79 comma 1 II Periodo del DPR 10 settembre 1990 n. 285, vale a dire: dovrebbero avvicendarsi al fondatore del sepolcro (= concessionario primo) in primis il coniuge superstite (appunto jure coniugii) e poi i consanguinei (jure sanguinis) con precedenza per quelli più stretti, sino al sesto grado di parentela: ossia l’ultimo riconosciuto dal Cod. Civile. Naturalmente, nel ramo famigliare così costituito, il livello più alto, di maggior prossimità, esclude, di default, quelli a lui subordinati (nel nostro caso dovrebbe prevalere la figlia sugli altri congiunti) Tuttavia rammento come la definizione di famiglia anche al fine della legittimazione nel subentro nello jus sepulchri sia fornita dal regolamento comunale. In caso di più successori avremmo uno “spacchettamento” in quote paritarie dello Jus Sepulchri stesso, in cui questi soggetti, titolari di una comunione solidale ed indivisibile, sono posti su un piano di pari ordinazione nella fruizione del sepolcro e nella ripartizione degli oneri manutentivi.

    La rinuncia alla propria frazione di Jus Sepulchri, è atto personale, unilaterale ed irreversibile e trova la sua forma d’espressione in una dichiarazione sottoscritta (Art. 21 comma 2 DPR n. 445/2000) ed opportunamente autenticata, poichè una semplice scrittura privata, data la solenne ufficialità dell’atto, parrebbe (ma anche qui, come al solito, sussistono pareri discordanti) strumento poco idoneo ad incidere su una situazione di diritto pubblico, quale è, appunto, una rapporto concessorio.

  14. Gent. Redazione,
    Grazie per tutte le spiegazioni sulla normativa delle concessioni. Tuttavia, il regolamento di polizia mortuaria locale ed anche l’art. 93 DPR 10/9/1990 n 285 , parlano genericamente di “familiari” , senza dare delle priorità ai figli rispetto ai nipoti o ai coniugi dei figli , nel subentro della concessione . Penso (sebbene il Comune non lo abbia detto nella lettera di risposta) che non esista subentro nelle concessioni ( come questa) perpetue . Il regolamento afferma che le concessioni perpetue antecedenti al DPR n 803/1975 : “restano perpetue ed è consentita la tumulazione di salme o di resti mortali di parenti ed affini del concessionario, in tutti i gradi e linee, sempre che l’atto di concessione non disponga diversamente”( e la concessione non dispone nulla a riguardo).
    Nell’articolo del regolamento del Comune, che si interessa del subentro , si afferma genericamente “In caso di decesso del concessionario di una sepoltura per famiglie e collettività, i discendenti legittimi e le altre persone o enti che hanno titolo sulla concessione sono tenuti a darne comunicazione al responsabile del servizio entro 12 mesi dalla data di decesso, richiedendo contestualmente la variazione per aggiornamento dell’intestazione della concessione in favore degli aventi diritto e designando uno di essi quale destinatario delle comunicazioni del Comune.” Pertanto, se per discendenti si intendono tutti, senza priorità fra figli o nipoti, devo ritenere che mia madre sia alla pari degli altri .
    Piuttosto le chiedo se mia madre può rinunciare ( come sostiene il Comune) alla eredità (non volendo condividere la concessione con gli altri discendenti)e quindi se può rinunciare all’obbligo di manutenzione della gentilizia . Se è possibile , le chiedo in che modo.
    Grazie ancora per la disponibilità e la precisione delle Vostre risposte.

  15. X Annarosa

    IL Suo Comune chiede una procura speciale per addivenire alla voltura di una concessione cimiteriale? Molto STRANO!

    Se accediamo a questa tesi, invero, piuttosto insolita, in particolare andrebbe ricordato l?’art. 1392 codice civile per quanto riguarda la forma, con l?avvertenza che l?’atto di conferimento della rappresentanza costituisce esercizio dell?’autonomia privata, mentre la concessione cimiteriale ha natura di concessione amministrativa di diritto pubblico, il ché importerebbe che la rappresentanza possa essere conferita unicamente con procura speciale derivante da atto pubblico, ovviamente registrato. Alcuni regolamenti comunali ammettono molto opportunamente la possibilità che quando vi siano più concessionari, si presuma che chi agisca lo faccia “in nome e per conto” di tutti gli aventi titolo e con il loro consenso: tali previsioni sono presenti, normalmente, in relazione alle concessioni già sussistenti, in quanto raramente si regola il momento in cui la concessione viene a sorgere, caso che importa dover fare riferimento alle norme di ordinaria applicazione in materia di stipulazione di atti da cui sorgono diritti, anche solo di mero utilizzo, su beni o simili, cioè le norme del codice civile.

    Sinceramente, risulta poco comprensibile l’istituzione di un procuratore, figura che potrebbe giustificarsi unicamente per gli aspetti aventi natura patrimoniale (es.: esecuzione di opere di manutenzione del manufatto sepolcrale), ricordando che il diritto di sepoltura è un diritto personale e non patrimoniale, tanto i più che, Una procura che ecceda l’ambito patrimoniale, ovviamente nei limiti delle disponibilità conferita al procuratore dalla persona che l’ha istituito, potrebbe essere valutata come artificio per porre in essere comportamenti indebiti, quando non illeciti, tanto da doverne conseguire la sua nullità o, almeno, la sua inefficacia.

    Essen do il con cessionario defunto, occorre fare riferimento al Regolamento comunale di polizia mortuaria locale per la verifica di quali siano, o possano essere, le persone che siano subentrate (se vi sia stato subentro) nella qualità di concessionario (precisando che potrebbe anche aversi il caso che non vi sia proprio subentro, ma che con cessionario rimanga determinato nel fondatore del sepolcro (con l’effetto dell’inoperatività dell’art. 93, comma 2 d.P.R. 10 settembre 1990, n. 285).

    In linea generale, nei sepolcri privati nei cimiteri sono accogliibili (cioè: hanno il diritto di sepolcro) le persone considerate dall’art. 93, sopra citato, salve norme regolamentari che amplino o restringano il diritto di sepolcro), fatta salva la possibilità per il concessionario, esplicitandolo nell’atto di concessione, di indicare, od anche escludere, persone diverse, statuizione che rimane immodificabile di seguito, sia da parte del concessionario, sia da parte (deceduto questi di altri aventi titolo, se subentrati nella titolarità della concessione.

    Gli obblighi di manutenzione di cui all?’art. 63 DPR 10 settembre 1990, n. 285 – recante l’approvazione del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria, fanno carico al concessionario, anche quando questi non abbia il diritto personale di essere sepolto nella sepoltura privata nel cimitero.

    Rispetto al subentro, in caso di decesso del concessionario, è sempre il regolamento comunale a dover regolare la situazione, potendosi scegliere, sempre o in via generalizzata per tutte le concessioni cimiteriali o in via speciale per tipologia, durata, capienza, ecc., se chi “succede” al concessionario, assuma o meno a sua volta la condizione di concessionario, sotto il profilo giuridico.

    Quando il “successore” non venga ad assumere la qualità di concessionario, soggiace, in ogni caso, agli obblighi di manutenzione od altri previsti localmente della sepoltura privata nel cimitero.

    Va ricordato che la natura tipica delle concessioni cimiteriali importa che la “successione” possa aversi unicamente per discendenza, salvo che quando questa sia esaurita, nel qual caso può avvenire per eredità, anche se con effetti particolari: cioè si ereditano non già lo Jus Sepulchri, ma solo gli oneri manutentivi.

    Infatti, poiché il diritto alla sepoltura in un determinato sepolcro privato nel cimitero è un diritto della persona, esso non ha carattere patrimoniale, con la conseguenza che la successione per eredità, esaurita la discendenza, importa che l?”erede” subentri sono negli obblighi derivanti dalla concessione e non nel diritto di poterla utilizzare, a tempo debito. Come si vede, il regolamento comunale di polizia mortuaria assume un ruolo del tutto centrale ed essenziale nella regolazione delle questioni segnalate.

    Ho come la vaga impressione che l’istituto della procura speciale, nel fatto da Lei esposto, attenga solo alla componente materiale del sepolcro (Cosiddetto diritto sul sepolcro in sè) cioè sul corpus compositum (opere murarie, arredi votivi, lastre sepolcrali) di cui esso consta, questo sì oggetto del diritto di proprietà, ma in sè solo intermedio ed ontologicamente finalizzato all’esercizio del sovraordinato Jus Sepulchri; con questa logica conseguenza le regolamentazione locale prevede il subentro solo per l’imputazione delle eventuali spese di mantenimento e conservazione del manufatto, senza estendere lo Jus Sepulchri anche ai nuovi titolari dello stesso.

  16. gent. redazione, sottopongo il seguente quesito : mio nonno era titolare di una concessione cimiteriale perpetua con relativa gentilizia familiare. attualmente il nonno è deceduto e sono restati in vita solo i seguenti parenti : Mia madre ,quale unica figlia in vita; la nuora ( moglie del figlio morto ) e i suoi figli;i figli dell’altra figlia ( morta ).mia madre ha chiesto al comune di subentrare nella concessione poichè unica figlia in vita del concessionario. Il comune ha risposto che non è possibile e che mia madre dovrebbe chiedere agli altri parenti (sopra citati)una procura speciale o la rinuncia all’Eredità. personalmente ritengo errata questa interpretazione, ma Vi chiedo se mia madre essendo l’unica in vita della famiglia di origine non abbia precedenza al subentro rispetto ai collaterali o ai discendenti nipoti. Possibilmente vi chiedo di citare la normativa o la giurisprudenza. Ringrazio anticipatamente.Distinti saluti.

  17. X Carlo
    La ringrazio moltissimo per il suo approfondito e puntuale commento grazie al quale mi sono chiarito le idee su alcuni aspetti per me ancora poco chiari. condivido pienamente le sue considerazioni e mi sembra di capire che più o meno avevo inquadrato correttamente la problematica.
    complimenti ancora per la sua preparazione in questa materia, che nonostante sia uno dei rami più antichi e battuti del nostro diritto, rimane ancora oggi fra i più ostici e complessi (e forse per questo affascinanti), probabilmente per la forte commistione fra diritto positivo pubblico e privato, consuetudine e componente sociale morale/emotiva (pietas umana) che in esso si riscontra.

  18. X Ettorino,

    Lei, con la formulazione di codesto quesito dimostra di capire e maneggiare perfettamente meccanismi ed ingranaggi, nonchè il linguaggio proprio della polizia mortuaria, così mi posso, senza tema di fraintendimenti, sbizzarrire con la mia vulgata necroforese, in modo da evitare l’inane bla bla bla introduttivo, precisando quanto segue, per singoli punti tematici, anche se corro il rischio di esser un po’ troppo schematico e quasi apodittico nelle mie asserzioni:

    Occorre sempre fare riferimento al Regolamento comunale di polizia mortuaria locale per la verifica di quali siano, o possano essere, le persone che siano subentrate (se vi sia stato subentro) nella qualità di concessionario (precisando che potrebbe anche aversi il caso che non vi sia proprio subentro, ma che con cessionario rimanga determinato nel fondatore del sepolcro (con l’effetto dell’inoperatività dell’art. 93, comma 2 d.P.R. 10 settembre 1990, n. 285).
    In linea generale, nei sepolcri privati nei cimiteri sono accogliibili (cioè: hanno il diritto di sepolcro) le persone considerate dall’art. 93, sopra citato salve norme regolamentari che amplino o restringano il diritto di sepolcro), fatta salva la possibilità per il concessionario, esplicitandolo nell’atto di concessione, di indicare, od anche escludere, persone diverse, statuizione che rimane immodificabile di seguito, sia da parte del concessionario, sia da parte (deceduto questi di altri aventi titolo, se subentrati nella titolarità della concessione).

    il “rappresentante” della concessione non ha alcuna posizione particolare di rilievo o di prevalenza, ma assolve, solo, il ruolo di referente, portavoce, specie se nel tempo si sia addivenuti ad una ripartizione in quote (= spacchettamento in frazioni) dello Jus Sepulchri.

    Il diritto alla tumulazione di natura ereditaria può derivare fin dall’inizio dall’atto di concessione, laddove il fondatore stabilisca che il sepolcro viene realizzato per sé e per i propri eredi. Costui si limita a compiere una mera destinazione del diritto di sepoltura ai propri eredi in considerazione di tale loro qualità, con la conseguenza che ciascuno di essi (subentrandogli “iure haereditatis”) è legittimato alla tumulazione di salme estranee alla famiglia di origine, entro i limiti della propria quota ereditaria.

    Il diritto alla tumulazione di natura ereditaria può derivare, altresì, come detto appena sopra, dallo ius sepulcri che, trasmesso per vincolo di consanguineità all’ultimo superstite della cerchia degli aventi diritto, all’apertura della successione di tale soggetto diventa trasmissibile per via ereditaria quale parte del suo patrimonio.

    In altri termini, con l’estinzione della cerchia dei familiari, esso si trasforma da familiare in ereditario con riviviscenza dello ius successionis e della trasmissibilità per atto inter vivos o mortis causa. Ciò in quanto la presenza di più contitolari realizza quella particolare forma di comunione, differenziata dalla comunione di proprietà o di altro diritto reale sul bene, nella quale non può non riconoscersi la concentrazione dello stesso diritto nelle mani dell’ultimo superstite compreso nella cerchia dei familiari, qualunque sia il suo vincolo col fondatore.
    In questo caso, pertanto, le successive vicende della proprietà dell’edificio cimiteriale nella sua materialità non diventano indifferenti per l’individuazione dei titolari del diritto, anzi, costituisce presupposto indispensabile per l’esercizio della facoltà di sepoltura proprio il fatto che il sepolcro (o parte di esso) rientri nel patrimonio del soggetto.

    La volontà del fondatore di erigere ab origine un sepolcro familiare o ereditario può trovare innanzitutto espressione nell’atto concessorio. In questa sede il fondatore può stabilire se il diritto di sepoltura spetta esclusivamente ai suoi successori oppure alle persone che rientrano nella cerchia della sua famiglia. La qualificazione del sepolcro in forma scritta è ovviamente quella da preferire giacché riduce al minimo le situazioni di possibile contenzioso tra soggetti interessati all’uso della tomba.
    In assenza dell’atto scritto, la volontà può essere manifestata in qualunque forma, potendo risultare anche da elementi indiziari presuntivi, la cui valutazione è rimessa al giudice di merito.

    Per questi motivi:

    1) bisogna sempre distinguere tra la mera titolarità della concessione (o addirittura coo-titolarità?), con annessi i diritti di gestione sul sepolcro, ed i diritti di disposizione sulle spoglie mortali (traslazione, cremazione, estumulazione, riduzione in cassetta ossario dei resti ossei…..), in quanto queste due legittimazioni possono, in certi casi, pure divergere, ed anche pesantemente. L’estumulazione come ogni altra opzione sulla destinazione dei defunti, segue SOLO ed ESCLUSIVAMENTE, la regola dello jus sangiunis su cui, a sua volta, prevale lo jus coniugii. Si tratta, insomma di applicare quel “maledetto” principio di poziorità (in cui si coniugano potestà decisionale con la preminenza) enunciato in materia di cremazione dall’Art. 79 comma 1 II Periodo DPR 10 settembre 1990 n. 285, ma estensibile, per analogia a tutte le altre pratiche funebri o operazioni di polizia mortuaria che implichino una componente di scelta, PERSONALISSIMA ed intrasmissibile, se non jure sanguinis. Dunque prevale il volere del coniuge superstite e poi, a scalare, “per li rami” (come direbbe Dante) quello dei famigliari di primo grado (ascendenti e discendenti secondo una lettura molto formale della norma) sino al sesto grado di parentela, cioè l’ultimo considerato dal Cod. Civile. Ogni livello sovraordinato esclude quello successivo, con ciò venendosi a creare una sorta di naturale graduatoria istituita sui legami di sangue o matrimonio. Per capirci: eredi (in senso patrimoniale e civilistico) o affini non possono, in quanto sine titulo, presentare domanda di estumulazione.

    2) Il novero degli aventi diritto alla sepoltura, se lo jus sepulchri, non ha natura familiare, ma ereditaria è definito dalle norme che regolano la classica successione mortis causa da leggersi in modo coordinato con il regolamento comunale di polizia mortuaria e l’atto stesso di concessione, questo assetto del sepolcro pone diverse persone su un piano di pari ordinazione, per esse vale la solita formuletta del chi prima muore meglio alloggia…basta che ci sia posto”. Volendo esser più seri potremmo esplicare così il concetto un poìfaceto e spiritoso: sarà l’ineluttabile cronologia degli eventi luttuosi a determinare l’ingresso delle salme nel sepolcro sono alla sua saturazione fisica oltre la quale lo jus sepulchri spira ex se senza più poter esser esercitato, in effetti si tratta non tanto di un diritto, ma di una legittima aspettativa, sin quando, almeno, si sia in vita.

    Interessante un’ultima osservazione: lo Jus SEpulchri va dimostrato al momento della morte, soprattutto se la concessione pre-esiste: ebbene ho appena detto che lo jus sepulchri si estingue quando si siano esauriti i posti disponibili, ma se a seguito di estumulazioni (richieste da chi ne abbia davvero diritto!) si ricavasse nuovo spazio, si addiverrebbe ad una sorta di reviviscenza dello jus sepulchri il quale potrebbe, nuovamente, esser fatto valere sia per chi già morto sia stato sepolto altrove sia per quanti, ad oggi, stiano ancora vagando in questa valle di lacrime della vita terrena.

  19. Nel 1970 maria bianchi stipula concessione di area cimiteriale in perpetuo in cui “accetta si obbliga e stipula per sé ed eredi”. Non è prevista alcuna riserva o volontà di esclusione. All’interno della tomba così edificata trovano man mano posto, oltre alla concessionaria e a suo marito mario rossi, progressivamente figli, figlie e affini (generi e nuore, etc).
    Il regolamento comunale prevede che:
    – hanno diritto al seppellimento i seguenti familiari del concessionario: coniuge, parenti entro il 4 grado, discendenti diretti senza limite di grado nonché i loro coniugi, altre persone con legami affettivi previa autorizzazione del concessionario o rappresentante della concessione.
    – alla morte del concessionario hanno diritto al subentro in qualità di rappresentante tutti gli eredi legittimi e testamentari. con il subentro il concessionario rimane sempre il fondatore del sepolcro e la famiglia rimane definita con riferimento a questi, rimanendo invariato il diritto alla sepoltura di tutti gli aventi titolo.
    Attualmente sono rimasti ancora disponibili 2 loculi. Sono ancora in vita paolo rossi, unico figlio superstite della concessionaria e – ovviamente – svariati nipoti (cioè figli e figlie di fratelli e sorelle di paolo rossi). Paolo rossi è stato riconosciuto subentrante in qualità di rappresentante della tomba.
    È sorta, purtroppo, grave (e come sempre in questi casi disdicevole) controversia fra paolo rossi e i nipoti dal momento che il primo avanza la seguente pretesa: estumulare i resti di un affine e in questo modo ottenere la disponibilità di n. 3 loculi (insieme ai 2 già disponibili), da riservare per sé e i suoi 2 figli quando arriverà il loro momento, pretendendo che il ius sepulcri su tale tomba sia solo ius sanguinis.
    A modesto parere di chi scrive la pretesa è insostenibile in quanto trattasi di tomba non gentilizia bensì ereditaria per espressa volontà della concessionaria (si veda il tenore della concessione richiamata all’inizio) e pertanto la sepoltura degli affini sarebbe del tutto legittima.
    I miei dubbi per i quali chiedo aiuto alle voci autorevoli e qualificate che animano questo blog sono:
    anche se si dovessero avverare tutte le condizioni normative di procedibilità, una eventuale estumulazione richiederebbe il consenso di chi? Dei discendenti del defunto da estumulare? Solo dei suoi discendenti o anche dei suoi eredi? O addirittura di tutti gli eredi del concessionario fondatore ancora in vita aventi titolo alla sepoltura (maggioranza o unanimità?).
    Come si comporta lo ius sepulcri in questa vicenda? Se la tomba è ereditaria, è possibile affermare che il ius sepulcri appartiene non già solo agli eredi ius sanguinis, bensì a tutti gli eredi ancora in vita come definiti dal regolamento comunale, secondo la regola “chi prima muore prima alloggia”?
    Dal momento che il regolamento comunale parla di discendenti diretti senza limiti di grado e relativi coniugi, si deve pensare che il ius sepulcri vivrà fino a quando ci saranno nipoti (figli di figli di figli etc etc)?
    Domanda finale più spinosa: cosa succederà quando tutti i loculi saranno (mi permetto di aggiungere finalmente!) occupati? Il ius sepulcri si estinguerà? Saranno possibili eventuali estumulazioni, e se si, secondo quali criteri (con la volontà di chi?).
    Mi scuso se sono stato prolisso e se ho sottoposto fin troppi dubbi abusando sicuramente della vostra disponibilità.
    Un cordiale ringraziamento a quanti di voi vorranno prendere parte a questa discussione.

  20. X Chicca,

    Il diritto secondario di sepolcro, come osservato nella precedente risposta, spetta a chiunque sia congiunto di una persona che riposa in un dato sepolcro e si traduce, concretamente, nella facoltà di accedervi in occasione delle ricorrenze e di opporsi ad ogni sua trasformazione che arrechi pregiudizio al rispetto dovuto a quella determinata spoglia e ad ogni atto che costituisca violazione od oltraggio a quella tomba (cfr., in tal senso, Corte d’Appello di L’Aquila, 6 giugno 1984), ma si veda anche TRIBUNALE DI NAPOLI, Sezione distaccata di Frattamaggiore, sentenza del 25 agosto 2008.

    Il cosiddetto diritto di sepolcro secondario, consistente nella possibilità di rendere ai defunti le pratiche di “pietas” e di culto non può mai essere compresso o condizionato (semmai è regolato, nel dettaglio dalla fonte regolamentare comunale), neppure dai titolari del diritto di sepolcro primario (= diritto di seppellire o di ricever sepoltura) o del diritto sul sepolcro, in senso stretto (= quello di cui gode il concessionario).

    Se vi siano comportamenti che limitano il diritto di sepolcro secondario, può sempre essere esperita l’azione di cui all’art. 1170 Cod. Civile.

    In parole povere, L’ingresso per pregare, cambiare i fiori o solo ricordare i defunti non può mai essere rifiutato.

  21. X Chicca,

    premessa: con ogni probabilità (se escludiamo uno jus sepulchri “paleo-ottocentesco” e, quindi, molto risalente nel tempo, a quando, cioè, i sepolcri erano ancora commerciabili jure privatorum, il loculo in oggetto, specie se di recente costruzione, è di proprietà del comune, (quale titolare ultimo della funzione e dello stesso impianto cimiteriale) ed è stato concesso in uso ai famigliari di una persona defunta, per deporvi le di lei spoglie mortali. In diritto tra i concetti di “uso” e “piena proprietà” corre una differenza abissale.

    Comunque…consoliamoci: per liti e dissidi endo-famigliari anche “banali” di questo genere, si finisce pure in Cassazione, tant’è che il cosiddetto diritto secondario di sepolcro non contemplato ancora da nessuna norma formale è il portato di una costante ed omogenea (almeno per una volta!) elaborazione giurisprudenziale formatasi nei massimi Tribunali Italiani proprio per dirimere e ricomporre contenziosi di questo tipo.

    Orbene, il diritto secondario di sepolcro (in latino: iter ad sepulchrum, ossia una sorta di servitù di passaggio per raggiungere, attraverso un fondo altrui, un determinato sepolcro) è una figura giuridica la quale consta in un diritto personalissimo (e come tale imprescrittibile e non trasmissibile per acta inter vivos e quindi sottratto alla disponibilità dei privati) di godimento su cosa altrui (jus in re aliena) che segue la destinazione dei defunto (comprese sue eventuali traslazioni verso altre sepolture) ed origina jure sanguinis, cioè dal rapporto di consanguineità che i dolenti intrattengono, anche per il post mortem, con il de cuius.

    Il diritto secondario di sepolcro si traduce nella facoltà (o…nel potere?) di render omaggio ai propri cari scomparsi con riti di suffragio attraverso la precisa garanzia di aver libero accesso alla tomba, anche al fine di potervi apporre suppellettili funebri ed arredi floreali, secondo usi costumi e tradizioni locali. Il Regolamento comunale di polizia mortuaria può contenere disposizioni più precise e capillari, ma questo principio si è cristallizzato nel nostro ordinamento giuridico ed è, pertanto, intangibile, a meno di non sovvertire, ex abrupto, tutta la giurisprudenza degli ultimi 150 anni, se ci limitiamo al periodo storico post-unitario, senza scomodare il diritto romano.

  22. Buongiorno, questo il mio interrogativo:
    posso utilizzare nel senso di portare fiori, foto e oggetti personali il loculo di un mio parente, loculo di proprietà della famiglia di lui da cui ho il pieno assenso e disponibilità…diversamente dalla moglie del de cujus che si oppone a ciò e minaccia di asportare qualsiasi cosa io depositi nella tomba? che diritto ho io e che diritto ha lei?

  23. X Giusy,

    Se in sede di stipula dell’atto di concessione (e solo in questo momento), specie nelle tombe pluriposto, il concessionario ha già definito nominativamente il novero dei soggetti portatori dello jus sepulchri il problema non si pone, siccome ogni singolo loculo è già dedicato ad un determinato defunto, e solo da lui potrà, in futuro, esser usato. Sarebbe la soluzione ottimale sotto il profilo della chiarezza procedurale, ma rischia di esser troppo rigida. Mi spiego meglio: se io prenoto il loculo per x ed x, molto longevo, sopravvive per altri 358 anni avrò un notevole immobilizzo di quell’avello che non potrà ricevere altri cadaveri, se non quello specificamente di x….in attesa della sua dipartita terrena.

    Salvo regolazioni pattizie (da notificare, comunque, al Comune) interne al novero degli aventi diritto alla sepoltura, in quel particolare tumulo, è la cronologia degli eventi luttuosi (non prevedibili, ma, nel tempo, in ogni caso certi!) a determinare l’accoglimento delle salme nel sepolcro, sino alla naturale saturazione di quest’ultimo…insomma fin quando ci sia materialmente spazio per immettere nuovi feretri, CHI PRIMA MUORE…MEGLIO ALLOGGIA!
    Oltre la capacità ricettiva del sepolcro, per ovvie ragioni, lo Jus Sepulchri che quando si è vivi rimane pur sempre una mera aspettativa in proiezione dell’oscuro post mortem, spira senza, quindi, poter esser esercitato compiutamente. Se il sepolcro nasce come familiare ossia per il concessionario primo e la di lui famiglia il Comune di volta in volta autorizzerà la tumulazione dei feretri in base ad istanza prodotta dal fondatore del sepolcro, sempre che questi sia ancora in vita, attestante il rapporto di coniugio o di parentela con il de cuius, mentre, a pena di decadenza della concessione stessa, non è mai ammessa la tumulazione di persone terze, non contemplate nell’atto di concessione.

  24. Salve a tutti avrei una domanda da farvi…chi fa fede in un tumulo chi muore per prima?o il concessionario?!

  25. X Patrizia,

    Il loculo non è mai acquistato (no compravendita!) ma solo concesso, pertanto il suo intestatario non ne è proprietario, ma su di esso vanta il semplice diritto d’uso derivante da provvedimento concessorio.

    se il loculo (specie qualora sia monoposto) è concesso solo per le spoglie mortali di una determinata persona, con indicazione puntuale del suo nominativo, alla stipula dell’atto di concessione, ed in occasione del decesso dell’avente diritto alla tumulazione non è usato, abbiamo un non esercizio dello jus sepulchri che “di default” comporta l’estinzione (per causa naturale o patologica?), per esaurimento dei fini, dello stesso rapporto concessorio instauratosi precedentemente ex Art. 50 comma 1 lett.) c del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria.

    Infatti la consegna di un loculo, ad esempio, da parte del Comune al concessionario potrebbe essere assimilata, in termini civilistici, ad una sorta di obbligazione di risultato ( con questa ratio: chi lo riceve in concessione d’uso si impegna ad utilizzarlo per ivi collocare una determinata salma (= un famigliare) ovvero il corpo esanime di soggetto appartenente ad una determinata categoria sociale quando ricorrano gli estremi per la concessione ad Enti ex Art. 90 D.P.R 285/90 ).

    Il comune, agli atti, dovrebbe mantenere traccia delle concessioni rilasciate, ma non sempre gli archivi sono tenuti correttamente.

  26. Salve,

    Mia zia è stata sepolta in un cappella di famiglia nonostante lei avesse comparto un loculo nella sua città di residenza. non ho ritrovato la copia della concessione ma sono sicura che esistesse…il comune mi dice che non trova nulla…potrebbe essere che qualche erede l’abbia rivenduto senza farlo sapere ad altri eredi? oppure è possibile che essendo tornato in possesso del comune ( la signora vedova nn aveva figli) perché non usufruito …non ci sia più nessuna traccia del suo acquisto in passato? Chiedo scusa se non sono stata chiara…cordiali saluti

  27. X Maga Circe,

    Piccola provocazione: ma l’estumulazione non si esegue legittimamente al naturale scadere della concessione, in quanto il rapporto giuridico si è regolarmente costituito e perfezionato, producendo così, nel tempo, tutti i propri effetti giuridici (= obbligazioni sinallagmatiche contratte tra le parti con la stipula dello stesso atto di concessione)?

    Il requisito della residenza del de cuius al momento della morte (Art. 50 comma 1 Lett. b) DPR 10 settembre 1990 n. 285) da provarsi anche in via amministrativa ex Artt. 43, 44 codice civile, art. 31 Disp. Attuazione al codice civile, legge 24 dicembre 1954, n. 1228 e DPR 30 maggio 1989, n. 223), rileva come titolo di accettazione in cimitero solo per l’accoglimento in campo comune di terra. Il loculo, specie se monoposto, invece, costituisce, per sempre, un sepolcro privato, all’uopo concesso, cioè per la deposizione di quel particolare defunto indicato nell’atto di concessione.

    Sino al completamento della durata della concessione, oltre la quale il rapporto concessorio si estingue, per causa fisiologica, prevale sull’interesse del gestore (= imputazione degli oneri manutentivi per l’eventuale estumulazione ordinaria) il principio della stabilità delle sepolture. L’unico modo per una cessazione anzitempo e non patologica della concessione è la retrocessione della stessa da parte degli aventi titolo (= il concessionario o i concessionari in caso di co-titolarità di più soggetti sul manufatto sepolcrale) o la richiesta di estumulazione straordinaria ex Art. 88 DPR n. 285/1990, la quale, però, comporterebbe pur sempre un atto di disposizione in tal senso per trasferire il feretro verso una nuova destinazione, anche sita in altro comune. Se sono trascorsi gli anni di sepoltura legale, i famigliari del de cuius possono anche presentare istanza per la ricognizione sullo stato di scheletrizzazione del cadavere (= estumulazione finalizzata alla raccolta in apposita cassetta ossario dei resti ossei o eventuale cremazione dell’indecomposto). Altrimenti alla scadenza della concessione (e solo in questo momento) il gestore provvederà d’ufficio all’estumulazione, a questo punto ordinaria ed i resti, se non richiesti per una nuova sepoltura dedicata, saranno avviati a smaltimento: cioè all’ossario comune, all’inumazione in campo inconsunti o a cremazione (non sono ammessi altri trattamenti ex Art. 87 DPR n.285/1990 e Art. 410 Cod. Penale), secondo quanto specificato dall’ordinanza sindacale con cui si disciplinano le operazioni cimiteriali (Circ. Min. 31 luglio 1998 n. 10, Art. 3 DPR n.254/2003 e Art. 86 DPR n. 285/1990). Si consigliano approfondite ricerche anagrafiche.

    Tutto il procedimento autorizzatorio compete al comune su cui insiste il cimitero di prima sepoltura ex Art. 3 comma 5 DPR n.254/2003

  28. buongiorno a tutti.
    io avrei una domanda: nel momento in cui sta per scadere la concessione, e contestualmente s’invera una circostanza sopravvenuta che potrebbe rendere il defunto non più ‘avente diritto’ alla concessione stessa, prevale lo jus sepulchri ovvero l’interesse pubblico ad un loculo in più? mi spiego meglio: un defunto che ha diritto, al momento della morte, alla concessione del colombaio (ad esempio) nel cimitero X in quanto i suoi familiari risiedono nel relativo comune, se, dopo anni ed anni, i suoi cari non risiedono più in quel comune perde il suo diritto alla concessione – e deve quindi essere traslato altrove – oppure no? la problematica sorge in quanto, appunto, più nessuno dei suoi familiari risiede nel comune relativo a al cimitero X, e le pratiche di rinnovo si dilungano in quanto l’azienda che gestisce i servizi funerari del comune in questione ha ‘girato’ tutta la pratica al comune ove un tempo risiedeva il de cuius (diverso da quello di ex-residenza dei suoi cari, e dunque da quello ove si trova il cimitero X)

  29. X Angelo,

    In caso di silenzio o anche solo di dubbio sulla natura del sepolcro ereditario o familiare, occorre anzitutto interpretare la volontà del fondatore, tenendo presente che il diritto primario al sepolcro si presume quale familiare, in effetti, ex Art. 93 comma 1 del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria approvato con DPR 10 settembre 1990 n. 285 ; l’uso delle sepolture private “è riservato alla persona del concessionario e a quelle della propria famiglia”.

    Lei, ad ogni modo, con la stipula dell’atto di fondazione della tomba ha istituito chiaramente (ed anche volutamente???) un sepolcro di natura ereditaria ed in questa tipologia di cappella funeraria privata l’identificazione dei soggetti titolari del diritto primario, inteso nella sua accezione di diritto ad essere tumulati in un determinato luogo sepolcrale, va operata in base alle norme che regolano la successione mortis causa o i trasferimenti in genere dall’originario titolare, trattandosi di un diritto che si trasferisce nei modi stessi di ogni altro bene e che in passato, in vigenza dell’abrogato Art. 71 e segg. Regio Decreto n. 1880/1942 (ma oggi non più!) avrebbe potuto persino essere alienato, in tutto o in parte, mentre anche adesso può essere lasciato, purein legato, a persone non facenti parte dalla famiglia, salve le particolari limitazioni previste nei regolamenti comunali.

  30. Sul contratto di concessione e’ specificato bene”concede al sig.angelo …..sopra genaralizzato, che accetta, si obliga,e stipulo per se ed eredi”

  31. X Angelo,

    Ma l’atto di concessione di cui Lei mi parla ragiona in termini di eredi o discendenti (http://www.funerali.org/?p=283) Glielo chiedo, non tanto per civetteria, ma per questa semplice ragione: il sepolcro a sistema di tumulazione che sorga a seguito del rilascio di regolare atto di concessione ex Art. 98 DPR n. 285/1990, si configura certamente quale privato (uti singuli), ma anche come gentilizio, cioè di famiglia così almeno si deduce dalla formulazione dell’Art. 93 DPR n.285/1990 e pure dall’Art. 340 comma 2 Testo Unico Leggi Sanitarie. E’evidente, allora, il carattere sibi familiaeque suae (= per il concessionario e per la di lui famiglia) impresso dal Legislatore all’istituto della tumulazione in tomba pluriposto data in concessione.

    E’ importante rimarcare questa differenza sostanziale, non si tratta infatti solo di un futile ed esasperato nominalismo giuridico, perché l’eredità, con l’apertura della successione mortis causa attiene ad aspetti meramente patrimoniali, mentre il diritto di sepolcro ha natura personale, assoluta o sin anche personalissima ed inerisce ai rapporti morali di pietas fondati sulle relazioni di consanguineità o di coniugio, dove la componente materiale e privatistica (= il corpus compositum di opere murarie ed arredi votivi di cui il sepolcro fisicamente consta) è solo funzionale all’esercizio ultimo dello jus sepulchri in base alla cronologia degli eventi luttuosi di conseguenza spesso si può assistere ad una divaricazione tra questi diritti che operano su diversi piani, non sempre perfettamente sovrapponibili.

    Ai fini dell’esclusività dello ius nominis sepulchri, ovvero dell’intitolazione della tomba familiare, è irrilevante il mero fatto che un soggetto sia, per motivi amministrativi e di semplificazione, il primo o unico intestatario della concessione di suolo cimiteriale, ovviamente questo status deve risultare pacificamente da apposite convenzioni fra i privati secondo cui suolo e tomba siano stati rispettivamente acquistati e realizzati di comune accordo da due differenti famiglie, ciascuna contribuente in ragione 50% delle spese, e, pertanto, avente di conseguenza diritto non solo a metà quota del sepolcro familiare, ma anche alla cointestazione]) dello stesso.

    Al momento costitutivo della concessione di cui all’?art. 90 dPR 10 settembre 1990, n. 285 non sussistono difficoltà al fatto che essa possa avvenire nei confronti di più persone, anche se non appartenenti ad un’?unica famiglia, ma in tal evenienza occorre avere l?’avvertenza di regolare i rispettivi rapporti tra i diversi concessionari o di prevedere, meglio se espressamente, la loro titolarità indistinta, lasciando che l?’utilizzo sia determinato dagli eventi luttuosi. In tal caso, le persone che possono essere accolte nel sepolcro privato così concesso sono pur sempre le persone dei concessionari e dei membri delle loro famiglie, quali definite a tale fine dal Regolamento comunale e/o dall?atto di concessione.

    ma non è questo il Suo caso, poiché Lei, stando a quanto riferito, non è coo-titolare della concessione, bensì intestatario unico della stessa; vale a dire che la titolarità sul manufatto, con relativi diritti d’uso non è stata oggetto di spacchettamento in quote.

    Certo, dato il carattere intuitu personae, che tipizza la concessione amministrativa, «con effetto traslativo» e non costitutivo, la posizione del concessionario non è liberamente trasferibile, se non mortis causa e principalmente jure sangiunis o jure coniugii attraverso l’istituto del subentro (http://www.funerali.org/?p=7523)

    Mentre lo stato di separazione rappresenta solo un allentamento del vincolo coniugale (con relativa deroga all’obbligo della coabitazione) quando tra moglie e marito fosse già intervenuta sentenza di divorzio, lo scioglimento del matrimonio fa perdere la qualità di coniuge sotto ogni profilo, cosicché l’ex coniuge non è più nè titolare nè, tanto meno portatore dello Jus Sepulchri primario, inteso come duplice facoltà di dare o ricever sepoltura in quel dato sacello privato di cui Lei risulta concessionario primo e, quindi, fondatore

    La cessazione degli effetti civili del matrimonio si ha con la data di annotazione della relativa sentenza sull’atto di matrimonio (art. 10 legge 1 dicembre 1970, n. 898), per cui fino a tale data permane la qualità di coniuge.

    Il coniuge divorziato, invece, non ha nessun diritto in caso di successione ereditaria ex lege anche in assenza di altri eredi (Cass. Civ. Sez. I del 25.02.2004 n. 3747).

    Se applichiamo estensivamente, per tutti gli ambiti dello Jus Sepulchri, non solo dunque, per la cremazione, le indicazioni del paragrafo 14.2 della Circolare Ministeriale 24 giugno 1993 n. 24 esplicativa del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria approvato con DPR 10 settembre 1990 n. 285 se non esiste al momento del decesso di uno tra i due coniugi sentenza di divorzio al coniuge superstite, anche se in stato di separazione, è riconosciuta la titolarità dello jus sepulchri, sicuramente attivo (jus inferendi mortuum in sepulchrum), ma con ogni probabilità anche passivo (jus sepeliendi) in unaa determinata tomba di famiglia.

    ——————————————————————————–

  32. Sono concessionario di un lotto cimiteriale a me intestato nel 2003 la concessione precisa 99 anni e serve per me e i miei eredi…ora vorrei sapere la mia ex moglie essendo separato e in attesa di divorzio potrebbe darmi fastidio? Nella capella o sepolto mio figlio madre e padre miei..pre ciso che quando o avuto la concessione era in comunione di beni…il comune mi disse che il concessionario doveva essere uno solo

  33. X Charlotte,

    ….dimenticavo che:

    a proposito dell’istituto dell’immemoriale: esso è, di norma, applicabile unicamente in sede giurisdizionale, se il giudice, nel suo prudente apprezzamento, ritenga di potervi fare ricorso, come, del resto, egli fa con qualunque altro mezzo di prova.

    Tra l’altro dopo l’entrata in vigore dell’art. 30 comma 2 L. 7/8/1990, n. 241 neppure un regolamento comunale potrebbe farvi richiamo, essendo fonte di prova imprescindibile, per l’immemoriale, l’atto di notorietà (quello vero reso dinanzi al Cancelliere del Tribunale delegato dal Giudice oppure ad un Notaio) da parte di testi ultra50enni, i quali debbono esser a conoscenza diretta del fatto oggetto di accertamento, essi poi dovrebbero dichiarare ulteriormente che il medesimo fatto era a piena conoscenza anche dei loro genitori, risalendo così, nel tempo, ad epoche storiche anche piuttosto lontane (aspetto precisato dalla Corte di Cassazione nel 1963, nell’ l’ultima sentenza intervenuta attorno a questo istituto …..)

  34. Di norma, ed in linea di massima, una concessione cimiteriale sussiste solamente quando e se, agli atti del Comune, vi sia esemplare autentico del “regolare atto di concessione”, ex Art. 98 comma 1 DPR n. 285/1990, senza il quale si deve parlare d’inesistenza della concessione stessa, da cui deriverebbe un uso “senza titolo” dell’area, e quindi il sepolcro, in buona sostanza, sarebbe abusivo.

    Quando manchi un titolo formale, secondo i principi generali dell’ordinamento ed ai sensi dell’Art. 2697 Cod. Civile dovrebbe esser necessario un accertamento giudiziale ex Art. 2907 Cod. Civile sulla fondatezza del diritto (o presunto tale) rivendicato cui provvede la Magistratura Ordinaria in sede civile, tenderei ad escludere la competenza funzionaledel giudice di pace, perchè lo jus sepulchri ha natura di diritto reale (sui generis), patrimoniale e personale e non rientra pertanto (anche le eccede) tra le materie assegnate ex Art. 7 Cod. Proc. Civile al Giudice di Pace.

    Data l’epoca piuttosto remota (primi anni del ‘900) la stipula dell’atto di concessione vero e proprio dovrebbe essere stata preceduta da una deliberazione del consiglio comunale di assegnazione dell’area, nonché dall’autorizzazione prefettizia per procedere alla concessione con il conseguente perfezionarsi dell’atto di concessione, il quale, oltretutto, una volta formato, sarebbe stato soggetto al visto di esecutività da parte della G.P.A. (organo oppresso con l’istituzione dei T.A.R.), tutto questo in regime di Regio Decreto n.448/1892, cioè del regolamento statale di polizia mortuaria vigente in quel periodo storico.

    Infine, sia il progetto di costruzione della cappella funeraria sull’area data in concessione, sia quello per eventuali successivi interventi di ristrutturazione o ri-adattamento del manufatto dovrebbero essere stati approvati dal comune e, le opere, una volta eseguite , avrebbero, comunque, dovuto esser oggetto sia verifica sulla rispondenza di quanto realizzato con il progetto precedentemente varato, sia di collaudo, quanto meno statico, a rilevanza igienico-sanitaria.

    Per altro, non mancano, anzi sono abbastanza diffusi, frangenti e realtà territoriali in cui la tenuta degli archivi presenti condizioni di pesante “sofferenza” ed inadeguatezza, stato di fatto che, senza entrare nel merito delle possibili cause, spesso risalenti e non solo dovute all’incuria, costituisce un fattore di criticità, perchè la disponibilità dell’atto di concessione e, quindi, la conoscenza del concessionario, costituisce elemento essenziale per acclarare,, in occasione di ciascuna singola richiesta di tumulazione, se il defunto di cui sia richiesto l’accoglimento nel sepolcro abbia titolo ad esservi ammesso (aspetto che, altrettanto, spesso è poco praticato, generando situazioni, talora, di indebito uso del sepolcro).

    All’assenza di atti d’archivio (o di registrazioni tratte dagli atti d’archivio), potrebbe essere sopperirsi, oltre che, ovviamente, con ricerche approfondite nell’archivio del comune interessato (spesso laboriose, specie se l’archivio non sia sempre stato tenuto in modo adeguato), anche con accessi all’Archivio di Stato, in cui potrebbero (es.) essere state riversate, decorsi oltre 40 anni, le copie dell’atto di concessione a suo tempo oggetto di visto da parte della G.P.A. In alcuni casi, potrebbe darsi il suggerimento di avviare le ricerche iniziando dai registri delle deliberazioni del consiglio comunale (che erano tenute in termini tanto più ordinati, quanto più indietro si vada nel tempo), ciò consentirebbe di individuare, oltre al il momento temporale cui restringere le ricerche, anche il concessionario iniziale (c.d. fondatore del sepolcro), operazione da “topi di biblioteca” che favorirebbe le ricerche per le fasi successive, cioè per provare l’eventuale subentro, ossia l’ingresso dei discendenti dell’originario fondatore nella piena titolarità del sepolcro. Ovviamente l’istituto della voltura nelle concessioni cimiteriali opera solo mortis causa, essendo vietato su quest’ultime ogni atto di disposizione per acta inter vivos, stante la sancita demanialità dei beni cimiteriali.

    Una volta individuato il fondatore del sepolcro, si definisce “di default”, cioè automaticamente anche l’ambito della famiglia avente diritto alla sepoltura, mentre per il tempo successivo al decesso del concessionario/fondatore del sepolcro dovrebbero esservi stati atti di “subentro”, regolati per altro dal regolamento comunale di polizia mortuaria, considerando come qualora questo istituto non sia stato considerato, né tanto meno applicato deve concludersi che concessionario sia rimasto quello originario.

    Va aggiunto, per quanto riguarda le opere di costruzione del sepolcro e, nel caso, anche per i lavori di ristrutturazione successivi, come non si possa escludere che i relativi atti siano stati oggetto di procedura di scarto dall’archivio comunale, per cui (almeno) dovrebbe essere reperibile il relativo verbale con cui è proceduto allo scarto ((DPR n.1409/1963), mentre non possono essere stati oggetto di scarto gli atti di concessione e, sempre che vi siano stati, gli eventuali aggiornamenti dell’intestazione, conseguenti al decesso del concessionario (e, forse, anche dei suoi discendenti), sempre che la procedura di c.d. “subentro” fosse contemplata dal regolamento comunale di polizia mortuaria.

    Nel caso in esame, appare evidente come la gestione dell’archivio, localmente, non sia stata del tutto “perfetta” ed inappuntabile (e, come osservato, si tratta di una situazione anche molto diffusa, soprattutto per il pregresso).

    Il Suo Comune si è comportato correttamente quando Le ha permesso di consultare ed estrarre copie delle planimetrie (altri, spesso adducono pretesti non giustificabili), fermo restando il rinvio, per quanto attiene alle modalità di accesso, al regolamento comunale sul diritto di accesso agli atti, adottato ai sensi dell’art. 10 T.U.E.L. (ma senza dimenticare il DPR n.184/2006) si osserva qui come sussistano le condizioni che determinano il diritto di accesso (per quanto riguarda le modalita’ di accesso, anche sotto il profilo soggettivo, quale discndente del concessionario/fondatore del sepolcro (art. 22, comma 1, lett. b) L. 7/8/1990, n. 241).

    Non apparirebbe, infatti, sostenibile (anche in relazione al principio affermato all’art. 22, comma 3 L. 7/8/1990, n. 241, ma si veda anche il succ. art. 25, comma 3) l’argomentazione sulla natura “informale” delle planimetrie, stante la definizione di “documento amministrativo” data dall’art. 22, comma 1, lett. d) L. 7/8/1990, n. 241, in cui non rileva, ai fini di una tale qualificazione, l’aspetto “formale”, quanto quello funzionale e sostanziale (cioè quanto serva all’attività della P.A.), impianto concettuale ribadito, ed accentuato, anche dall’art. 1, comma 1, lett. a) dPR 28/12/2000, n. 445. A maggiore ragione, se si consideri come l’art. 54 d.P.R. 10/9/1990, n. 285 non richieda minimamente la rispondenza a requisiti formali delle planimetrie cimiteriali, ma – solo – la loro tenuta.

    Nel caso di diniego, o di inerzia protrattasi per oltre 30 giorni dalla richiesta di accesso, sarebbe, ad ogni modo, ammesso rimedio (art. 25, commi 4 e ss. L. 7/8/1990, n. 241) con ricorso al T.A.R. (o, se istituito, al difensore civico).

    In Ultima analisi, se dalle mappe cimiteriali si evince la presenza continuata e costante della tomba in questione si potrebbe anche tentare anche la formula dello juris tantum (immemoriale) la quale dovrebbe, poi sfociare, dopo adeguata istruttoria, in un atto integrativo/ricognitivo sulla concessione in già essere, avente la forma di determina dirigenziale, adottato, appunto, dal dirigente (Art. 107 comma 3 D.LGS n.267/2000) di settore dei servizi cimiteriali. Meglio, comunque, percorrere la strada maestra dell’accertamento giudiziale, sostenendo, comunque, l’alea che un giudizio civile pur sempre comporta.

  35. Sto rovistando e scartabellando negli archivi comunali alla ricerca di concessione cimiteriale perpetua della tomba di famiglia (cappella gentilizia grande misure 6,3×5,7 mt – data presunta costruzione anni 1909/1912, in previsione di un futuro (e spero remoto!) esercizio dello jus sepulchri.

    Purtroppo i documenti in famiglia sono andati smarriti o perduti.

    – Che cosa, però, ho trovato:
    *1932/37 Atti comunali e prefettizi che danno l’ok ad ampliamento cimitero, avendo verificato che tutte le concessioni siano regolari – in particolare si cita la mia tomba di famiglia (con cognome) quale riferimento per il lato nord cimitero da dove partire con ampliamento. Quindi presumo abbiano controllato la concessione della mia tomba di famiglia se l’hanno citata in delibera., appurandone, così la sussistenza.
    *fino al 1941 il regolamento polizia mortuaria del paese indicava come solo perpetua la concessione per tombe gentilizie private.
    *1951: il consiglio comunale decide di dedicare anche il lato sud del cimitero alle cappelle private, avendo verificato che il lato nord (dove ripeto c’è mia tomba di famiglia) è saturo.
    Si precisa che per il lato nord sono state verificate e trovate regolari le concessioni

    Alla luce di quanto scritto sopra e dei dati trovati e verificati con il resp. attuale Polizia Mortuaria, posso in qualche modo richiedere all’amministrazione comunale una conferma atto concessione perpetua? (lo so che dal 10/2/1976, se non sbaglio, non esiste più la perpetuità).
    O devo passare attraverso un atto giudiziale (giudice di pace presumo)?
    Ho letto su questo sito dell’istituto dell’immemoriale ma ho le idee confuse.
    Insomma quali passi mi consigliate di intraprendere, se considerate sufficienti dati sopracitati? Oppure sono costretto a ricercare ancora fino a reperire l’atto di concessione?

  36. X Antonio
    In poche parole Suo cognato vorrebbe, magari per ripicca, immagino, dati i rapporti poco idilliaci instauratisi di recente, “sfrattare” il morto, ricorrendo all’Art. 88 DPR 10 settembre 1990 n. 285

    …E pensa pure di aver ragione, ma, in realtà sbaglia grossolanamente.

    Egli può solo, con atto unilaterale e ricettizio rinunciare alla concessione, provocandone la prematura estinzione.

    Il concessionario (o, un concessionario) non ha titolo, una volta stipulato l’atto di concessione, a disporre del sepolcro, o di singoli posti, meno ancora consentire la tumulazione di persone terze, fatti salvi i casi di convivenza di cui all’art. 93 comma 2 dPR 10/9/1990, n. 285 (si trascura la qualità di persone benemerite per il concessionario, trattandosi di fattispecie che opera solo se ed in quanto il regolamento comunale di polizia mortuaria definisca, in via generale, i relativi criteri per il riconoscimento di tale status).

    Il concessionario è semplicemente titolare del diritto di uso, sibi familiaeque suae.

    Il diritto di disposizione delle spoglie mortali attiene a tutt’altro rapporto giuridico e si colloca sul piano dei diritti personali.

    Quando non vi sia sovrapposizione, il concessionario non può ostacolare o, per converso IMPORRE; l’esercizio del diritto di disposizione delle spoglie mortali da parte di chi ne sia titolare.

    Sempre facendo salve eventuali specifiche previsioni del Regolamento comunale, specie per quanto riguarda gli aspetti del procedimento, il titolo a disporre della salma/cadavere/resti mortali, in quanto diritto della personalità, prevale sulle posizioni giuridiche concernenti il sepolcro (come manufatto) che sono strumentali all’esercizio del diritto (personale) di sepoltura.

    La salma che sia stata tumulata in un sepolcro privato (come sono tutte le tumulazioni) in quanto appartenente alla famiglia del concessionario non diventa, per questo, sottratta al titolo di disposizione dei familiari.

    Forse, si dovrebbero distinguere le posizioni del titolare del sepolcro rispetto ai diritti di disposizione della salma/resti mortali.
    Questi ultimi, in quanto diritti della persona, sono riconosciuti solo al coniuge o, in difetto, ai parenti secondo il grado di prossimità e, quando siano più di uno, tutti gli aventi diritto debbono esser coinvolti.

  37. Buongiorno.
    Mio padre è stato tumulato grazie al contratto di concessione firmato da mio cognato (attualmente in fase di separazione da mia sorella) con il comune.
    Ora scrive chiedendo il trasferimento della salma entro tot giorni e la liberazione del loculo.
    Le responsabili del servizio al comune sostengono che non può farlo in quanto il loculo “appartiene” alla salma mentre il nostro avvocato è convinto che può farlo e che un’eventuale causa la si perderebbe di sicuro e ci farebbe spendere solamente molti soldi.
    Chi ha ragione?
    Grazie mille.
    Cordialità.

  38. X Elisabetta,

    1) La normativa vigente prevede sempre ed in qualunque momento l’identificabilità del de cuius, ossia l?’ obbligo minimo di riportare sulla lastra nome, cognome, data di nascita e di morte delle persone sepolte nella tomba.

    Pertanto oltre ai dati anagrafici strettamente dovuti, è possibile concedere (da parte del dirigente competente) altre iscrizioni, autorizzate, come anche un ricordo di persone sepolte da altra parte, purché si specifichi come, in realtà, non sia, ivi tumulata, la spoglia mortale in questione, in quanto trattasi di un semplice cenotafio, ovvero di un mero simulacro, una stele commemorativa e non di un sepolcro a tutti gli effetti. Di solito si ricorre a questa formuletta rituale: “Defunto xyz che quivi giace IN SPIRITO”, per giustificare la presenza di nominativo a cui, però, non risponde, in realtà cadavere alcuno.

    Le due tombe di cui Lei mi parla, di conseguenza, non possono coesistere nella stessa unità di tempo e di spazio, perché ingenererebbero solo un’indebita confusione e sovrapposizione di siti sepolcrali.

    Il retto principio da seguirsi è questo: laddove c’è il morto (quello vero!) sarà anche la relativa lapide, l’ubiquità non è consentita, insomma.

    2) Presupposto perché il comune conceda l’autorizzazione all’estumulazione dei resti, con conseguente (se possibile) riduzione in cassetta ossario e traslazione alla volta di un nuovo sepolcro ex Art. 88 DPR 10 settembre 1990, è il formale consenso espresso da tutti gli aventi diritto a pronunciarsi (sono i consanguinei del de cuius) così come individuati dagli Artt. 74, 75 , 76, 77 Cod. Civile e secondo l’ordine di poziorità delineato dall’Art. 79 comma 2 del REgolamento nazionale di Polizia Mortuaria, da leggersi in senso estensivo, per qualunque tito di operazione cimiteriale che origini da un atto di disposizione. Prevale il coniuge superstite ed in suo difetto o silenzio i parenti di primo grado, poi quelli di secondo e così via sino al sesto livello, oltre il quale la Legge non riconosce alcun vincolo jure sanguinis. In caso di una pluralità di aventi diritto a manifestare la propria volontà di pari grado occorre l’unanimità degli stessi, basta un solo contrario ed il “meccanismo autorizzatorio” si blocca, in attesa, magari di una composizione bonaria della controversia, in limine litis, o di un intervento risolutivo dell’Autorità Giudiziaria.

  39. Siamo concessionari di una tomba famiglia (gestita dalla Parrocchia) nel paesino dove abitiamo nella quale sono sepolti i nonni, una zia e mio padre. A nostra insaputa alcuni parenti hanno preso in concessione un loculo ed intendono esumare i resti nei miei nonni e della zia senza il nostro consenso.
    Domande:
    1. al momento all’interno del piccolo cimitero esistono due “tombe”: la nostra tomba famiglia ed un loculo vuoto, ma già abbellito di foto, date e nominativi…è possibile tale “convivenza”?
    2. possono esumare i resti senza il nostro consenso?
    Grazie mille
    Elisabetta

  40. X Mauro,

    da quanto, almeno, ho capito rischio questa risposta:

    1) L’estumulazione, per Legge, si esegue legittimamente alla scadenza della concessione, ai sensi dell’Art. 86 comma 1 del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria approvato con DPR 10 settembre 1990 n. 285

    2) Salva la previsione di cui al seguente Art. 88 (traslazione del feretro in un nuovo sepolcro) l’estumulazione non ha mai luogo nelle sepolture perpetue, le quali appunto non hanno scadenza, se non per causa estintiva patologica (revoca o decadenza)

    3) La tumulazione in loculo stagno, per esser completa deve aver durata almeno ventennale ai sensi dell’Art. 3 comma 1 lett. b) DPR n. 254/2003, quindi una concessione ex novo deve protrarsi, nel tempo, per almeno 20 anni. Se non ragioniamo di loculi areati i quali sono tutt’altra fattispecie, non ha senso concedere un loculo per 19 anni, a meno che la concessione, a questo punto già in essere, e produttiva dei suoi effetti, in quanto perfezionata in passato, non abbia la sua naturale scadenza fissata, dallo stesso atto di concessione, tra 19 anni. Mi spiego meglio con un esempio: io ottengo oggi, in concessione trentennale, una tomba singola per la tumulazione di xyz, ovviamente l’uso reale del manufatto si proietta nel futuro (auspicabilmente remoto) perché xyz è ancora vivo ed ha intenzione di restarlo ancora per molto tempo! Bene: la concessione decorre da oggi, ma xyz potrebbe morire subito, tra un anno, tra 10 o 20. Ebbene in questo caso lo jus sepulchri si eserciterà per gli anni residuanti, ossia rimanenti.

    il comune, in nessun evenienza, nemmeno adducendo improcrastinabili ragioni di spazio, non può alterare unilateralmente un rapporto giuridico che esso stesso ha liberamente posto in essere, tra l’altro senza avere né obbligo a contrarre, né il dovere di vincolarsi a determinate condizioni. Il comune, quale ente concedente, non può modificare od alterare un rapporto giuridico che ha concorso a costituire, magari sulla base di una propria regolamentazione locale all’epoca vigente. La durata di una concessione cimiteriale (minimo 20 anni per i motivi di cui sopra, max 99 anni ex Art. 92 comma 1 DPR n. 285/1990 + eventuale rinnovo facoltativo da parte del comune) deve esser certa (dies ad quem!) come in qualsiasi rapporto di natura contrattuale e non più esser intaccata per “capriccio” dalla pubblica amministrazione.

    3) Tutte le tumulazioni, quale ne sia la tipologia, costituiscono, ad ogni modo, SEPOLCRI PRIVATI (si mediti sul significato giuridico del vocabolo “privato), così le relative spese funerarie sono sempre a carico dei richiedenti un determinato servizio cimiteriale inerente a quella particolare tomba o, in ultima istanza, del concessionario. Il Comune, per eventuali estumulazioni, traslazioni, non può né deve assumere su di sé onere alcuno, in difetto sorgerebbe la responsabilità patrimoniale per danno erariale ex Art. 93 D.Lgs n. 267/2000.

  41. Cortesemente, ho appena dovuto, su invito del comune, fare fronte a nuova tumulazione del nonno per motivi di spazi che il comune asserisce non avere. La concessione e’ durata 19 anni. Ora, lo stesso comune, mi informa che per la nonna la concessione non potrà durare più di dieci anni. Ma e’ legittimo da parte del comune stabilire regole che non si conoscano già in fase di prima tumulazione? Le spese funerarie sono enormi in considerazione a questa fase economica e non credo sia legale imporre le spese di “trasferimento” ai privati. Grazie dell’eventuale risposta

  42. X Macrì,

    chiedo anticipatamente scusa per il colpevole ritardo con cui rispondo al Suo quesito.

    L’?ambito del diritto di sepoltura nei sepolcri privati nei cimiteri è stabilito dall’?art. 93 DPR 10 settembre 1990, n. 285, dal regolamento comunale e dall’?atto di concessione.

    In linea astratta, le indicazioni della circolare n. 24/1993 non fanno che
    riconfermare una possibilità già preesistente, specie laddove il regolamento comunale di polizia mortuaria individuasse l’ambito dei soggetti destinatari del diritto passivo ad essere sepolti nelle tumulazioni riferito ai singoli sepolcri privati, magari senza particolari distinzioni circa la capienza o indipendentemente dal fatto che questi siano tumulazioni individuali o tumulazioni per famiglie.

    Attenzione, però, Anche quando l’attuale regolamento comunale di
    polizia mortuaria contemplasse questa fattispecie, bisognerebbe comunque controllare se caso concreto, risulti sussistere una precisa determinazione nel fine della concessione, risultante
    dall’atto di concessione, che non consenta di utilizzare la tumulazione
    individuale (loculo) se non per la salma indicata nell’atto stesso. Questo,
    tra l’altro, determinerebbe anche l’ulteriore conseguenza che il feretro già sepolto feretro non potrebbe essere oggetto di estumulazione, dal momento che l’estumulazione può essere legittimamente disposta solo alla naturale scadenza della concessione. Dirò di più: un’eventuale estumulazione “straordinaria”, magari per traslazione in altro sepolcro, produrrebbe l’estinzione della concessione per esaurimento dello scopo insito (dar sepoltura a quel particolare defunto) nello stesso rapporto concessorio

    Questi due elementi costitutivi del rapporto di concessione – fine e durata (si tratta, forse, di una concessione perpetua???) spesso inibiscono che il loculo possa essere utilizzato in modo difforme rispetto all’atto di concessione.

    Tuttavia, fermo restando che il comune, quale ente concedente,
    non ha titolo per intervenire sulla concessione già costituita, il
    concessionario, nell’ambito della sua potestà di esercizio degli interessi
    legittimi che gli derivano dall’atto di concessione, potrebbe richiedere di
    rinunciare all’esistente concessione e richiedere una nuova concessione, per la medesima posizione fisica, instaurando un nuovo atto di concessione, determinato sulla base dell’attuale regime di tali sepolture private, sia per quanto riguarda la tariffa da corrispondere, la durata e tutti gli altri rapporti che vengono a sorgere rispetto alla “nuova” concessione (che tale è sotto ogni profilo, essendo ben poco rilevante che l’oggetto “fisico” corrisponda con quello precedentemente in concessione alla medesima persona
    fisica). Salvo che il regolamento comunale di polizia mortuaria non disponga altrimenti, magari dettando criteri per l’assegnazione delle sepolture private disponibili per la concessione, si ritiene che l’amministrazione comunale possa accedere alla richiesta di nuova assegnazione, assegnando al medesimo concessionario la stessa posizione fisica (con ciò determinandosi, in sostanza, un mutamento nel rapporto concessorio).

  43. X Macrì,

    chiedo anticipatamente scusa per il colpevole ritardo con cui rispondo al Suo quesito.

    L’?ambito del diritto di sepoltura nei sepolcri privati nei cimiteri è stabilito dall’?art. 93 DPR 10 settembre 1990, n. 285, dal regolamento comunale e dall’?atto di concessione.

    In linea astratta, le indicazioni della circolare n. 24/1993 non fanno che
    riconfermare una possibilità già preesistente, specie laddove il regolamento comunale di polizia mortuaria individuasse l’ambito dei soggetti destinatari del diritto passivo ad essere sepolti nelle tumulazioni riferito ai singoli sepolcri privati, magari senza particolari distinzioni circa la capienza o indipendentemente dal fatto che questi siano tumulazioni individuali o tumulazioni per famiglie.

    Attenzione, però, Anche quando l’attuale regolamento comunale di
    polizia mortuaria contemplasse questa fattispecie, bisognerebbe comunque controllare se caso concreto, risulti sussistere una precisa determinazione nel fine della concessione, risultante
    dall’atto di concessione, che non consenta di utilizzare la tumulazione
    individuale (loculo) se non per la salma indicata nell’atto stesso. Questo,
    tra l’altro, determinerebbe anche l’ulteriore conseguenza che il feretro già sepolto feretro non potrebbe essere oggetto di estumulazione, dal momento che l’estumulazione può essere legittimamente disposta solo alla naturale scadenza della concessione. Dirò di più: un’eventuale estumulazione “straordinaria”, magari per traslazione in altro sepolcro, produrrebbe l’estinzione della concessione per esaurimento dello scopo insito (dar sepoltura a quel particolare defunto) nello stesso rapporto concessorio

    Questi due elementi costitutivi del rapporto di concessione – fine e durata (si tratta, forse, di una concessione perpetua???) spesso inibiscono che il loculo possa essere utilizzato in modo difforme rispetto all’atto di concessione.

    Tuttavia, fermo restando che il comune, quale ente concedente,
    non ha titolo per intervenire sulla concessione già costituita, il
    concessionario, nell’ambito della sua potestà di esercizio degli interessi
    legittimi che gli derivano dall’atto di concessione, potrebbe richiedere di
    rinunciare all’esistente concessione e richiedere una nuova concessione, per la medesima posizione fisica, instaurando un nuovo atto di concessione, determinato sulla base dell’attuale regime di tali sepolture private, sia per quanto riguarda la tariffa da corrispondere, la durata e tutti gli altri rapporti che vengono a sorgere rispetto alla “nuova” concessione (che tale è sotto ogni profilo, essendo ben poco rilevante che l’oggetto “fisico” corrisponda con quello precedentemente in concessione alla medesima persona
    fisica). Salvo che il regolamento comunale di polizia mortuaria non disponga altrimenti, magari dettando criteri per l’assegnazione delle sepolture private disponibili per la concessione, si ritiene che l’amministrazione comunale possa accedere alla richiesta di nuova assegnazione, assegnando al medesimo concessionario la stessa posizione fisica (con ciò determinandosi, in sostanza, un mutamento nel rapporto concessorio).

  44. Ho una domanda da farvi. Ho un loculo a colombario, costruito quindi dal comune e datomi in concessione d’uso. Vorrei tumulare in esso, che ha molto spazio libero ( è stato costruito per un feretro da adulti, mentre al suo interno c’è attualmente un feretro di un neonato ) i resti mortali di mia suocera e mio suocero, da riesumare ( dopo circa 50 anni dalla loro sepoltura ) da un altro cimitero ed immetterveli. Mi sembra che dal congiunto disposto degli art. 50 e 93 del DPR 285/90 e della circolare 24/93, par. 13.3 del ministero della sanbità ciò sia possibile. E’ cosi ?

  45. Poichè la realizzazione del sepolcro privato è datata anno 1932 immagino si tratti di una concessione perpetua (la cosidetta tomba “eterna”).

    Una cappella gentilizia, magari a concessione perpetua, è un lascito importante, perchè lasciarselo scippare?

    Post scriptum con l’avvento del DPR n. 803/1975, conosciuto anche come il vecchio regolamento di polizia mortuaria, sostituito dal DPR 285 del 10 settembre 1990 non è più possibile ottenere concessioni perpetue. La durata massima di una concessione cimiteriale è di 99 anni salvo rinnovo.

    Naturalmente le concessioni perpetue formalizzate prima del 10 febbraio 1976, quando, cioè, entrò in vigore il sulodato DPR 803/75 producono ancora i loro effetti nel tempo, ossia sono ancora pienamente valide, sino a quando non siano pronunciate dal comune la loro revoca o la loro decadenza, siccome essendo “eterne” non possono scadere.

    Alla luce di queste semplici considerazioni una tomba a concessione perpetua è ancora più preziosa, non Le pare?

    Entriamo, ora, in medias res, ossia nella parte più “tecnica” per addetti ai lavori, Di solito è il regolamento comunale di polizia mortuaria a dettare regole e procedure per disciplinare l’uso delle sepolture private (semplici loculi oppure anche cappelle gentilizie) al fine di razionalizzare le risporse (il patrimonio di edilizia cimiteriale non è infinitamente ampliabile) ed occupare proficuamente tutti i posti salma disponibili almeno per il tempo di sepoltura legale.

    Da comune a comune, quindi, possono sussistere anche enormi discrepanze operative, perchè è il regolamento cittadino, in ultima analisi, a fissare i termini entro cui un soggetto può disporre di un manufatto cimiteriale per esservi sepolto oppure per dare sepoltura ad un proprio famigliare. (Il diritto di sepoltura è sia attivo sia passivo).

    Nel caso da Lei prospettato pare di capire che una tomba, fisicamente individuata in un preciso edificio, collocato entro il recinto cimiteriale di un camposanto italiano, è una sorta di “res nullius” perchè non è rientrata nella piena disponibilità del comune, il quale potrebbe assegnarla a nuovi concessionari ed è stato smarrito il contratto in cui nel lontano 1932 qualcuno (forse un Suo antenato) ottenne la concessione di una determinata superficie di terreno per l’edificazione di una cappella gentilizia.

    Le soluzioni giuridicamente esperibili sono diverse:

    Il comune quale titolare ultimo del cimitero (le aree sepolcrali ai sensi del Codice Civile sono demanio comunale non alienabile nè usucapibile) individua una tomba di quasi 80 anni (quella di cui Lei mi parla) e, poichè il contratto di concessione è andato perduto o smarrito decide discrezionalmente:

    1) di mantenere inalterato lo status quo
    2) di effettuare un indagine per risalire al titolare della concessione o ai suoi eredi legittimi che gli sono subentrati nel diritto che egli vantava sulla tomba, per regolarizzare nuovamente il rapporto concessorio, sempre che la famiglia non si sia estinta.
    3) di pronunciare la decadenza della concessione cimiteriale oggetto del contendere perchè la documentazione cartacea è andata perduta e non si può più risalire al concessionario oppure ai suoi eredi, oppure per non uso della tomba protratto per più di 50 anni, per incuria o stato d’abbandono.

    II regolamento comunale di polizia mortuaria potrebbe, per altro, individuare procedimenti di concreta attuazione dell’istituto dell’immemoriale più dettagliati, fermi restandone, tuttavia, gli elementi sostanziali. La caratteristica dell’istituto consiste nell’esercizio di un diritto che si presume legittimo in quanto fondato sulla vetustas, senza che ne sussista un titolo formale. In altri termini, si presume che sussista, o sia sussistito, un titolo formale di possesso del diritto e che la situazione di fatto ne sia a conseguenza. II problema, a questo punto, si sposta sulla prova di legittimità del possesso del diritto.

    L’immemoriale è una sorta di “sanatoria” basata sulla prova storica con cui regolarizzare rapporti esistenti di fatto di cui, purtroppo, si siano smarriti gli incartamenti, per eventi bellici, disgrazie, calamità naturali.

    Esempio: durante un incendio brucia completamente l’archivio dell’ufficio di polizia mortuaria della mia città, dove sono archiviati tutti i contratti.

    La mia famiglia era titolare di una cappellina gentilizia in cui sono tumulati feretri e resti mortali dei miei nonni, dei miei genitori e di mio fratello, mentre io sono l’unico superstite dell’antico casato.

    Anche se non c’è più un “papiro” cartaceo con la stipula del contratto, sottoscritto in epoca lontana da mio nonno (il fondatore del sepolcro) risulta abbastanza agevole dimostrare come la mia famiglia potesse legittimamente vantare un diritto su quell’edicola funeraria: ossia il diritto di ogni membro della mia famiglia ad esser lì sepolto e di tale diritto io, quale unico superstite della dinastia, sono titolare, ossia io da cadavere ho il diritto di esser ivi sepolto sino al completamento dei posti salma oppure possoso decidere che al mio posto sia tumulato un mio famigliare (coniuge, figlio…).

    Qualora i loculi disponibili fossero tutti occupati potrei sempre ricever sepoltura in quegli stessi avelli sotto forma di ceneri o di semplice ossame, oppure si potrebbe richiedere la riduzione dei feretri già presenti entro cassettina ossario così da ricavare un nuovo posto salma.

    Quindi, ricapitolando: è lo stesso comune a dover individuare modi e formule per definire in maniera certa la titolarità delle concessioni perpetue, anche attraverso le norme dell’immemoriale.

    Conviene, comunque, attivarsi presso gli uffici competenti al fine di veder riconosciuti i propri diritti, tentando tutte le possibili “mosse e contromosse” contemplate dalla legge.

    Si è del parere che, ad ogni modo, debba essere il privato cittadino a dover esibire il titolo che comprova la concessione comunale nell’epoca in cui avvenne. Purtroppo talvolta i contratti originali sono andati perduti, vuoi a causa della guerra, di incendi, furti o semplice disattenzione. Per cui la famiglia dovrebbe effettuare una ricerca approfondita di come le sia realmente pervenuta la cappella, attraverso anche degli incontri con suoi familiari. Si consiglia di richiedere una ricerca approfondita al Comune, il quale deve mantenere traccia nei propri archivi delle concessioni effettuate.

    In caso di assenza di contratto originario di concessione (attenzione un Comune può essere anche frutto di separazione da un Comune preesistente e quindi la documentazione originaria potrebbe essere all’archivio del Comune padre) o almeno della prova del pagamento dell’area, o ancora del rilascio della autorizzazione alla costruzione, chieda al Comune di verificare che vi sia stato un uso continuativo della Cappella da parte della sua famiglia nel tempo (è provabile facendo la ricerca nei registri delle sepolture cimiteriali che sono in archivio comunale, producendo anche l’elenco con fotografia, delle iscrizioni tombali). Se si ottiene la prova della sepoltura continuativa nella Cappella e non si trova invece niente altro è possibile avviare una procedura per riconoscere egualmente il diritto attraverso l’istituto dell’immemoriale. L’immemoriale (altrimenti noto anche come immemorabile) è un istituto che secondo parte della dottrina è andato in prescrizione, secondo altri no.

    Si aderisce alla seconda ipotesi e cioè, che se il Comune lo riconosce valido, è l’istituto utile a risolvere il caso dalla famiglia prospettato. La scelta per questa seconda ipotesi è dettata non solo da una valutazione di merito (l’istituto prende atto dell’esercizio fatto di un diritto, pur in assenza di titolo), ma anche perché in questo modo se ne agevola l’applicazione.

    Laddove si voglia far valere il diritto trovi applicazione l’articolo 2697 Cod. Civile. Si tratta, in altri termini, di ricorrere alle usuali procedure di accertamento del diritto.

  46. Gentile Redazione, dopo lunghissime ricerche in internet non andate a buon fine, mi rivolgo a Voi nella speranza di avere finalmente una risposta.
    La questione è la seguente: sono proprietaria di una tomba di famiglia,
    costruita nel 1932, in un piccolo paese d’Abruzzo, in cui sono nati i miei
    genitori, ma dove io non ho mai risieduto. Ho chiesto verbalmente al Comune di questo paese un certificato che attesti la proprietà della tomba. Mi hanno risposto che il certificato non esiste o è andato perduto durante lo “sfollamento” nella seconda guerra mondiale. A questo punto come potrei fare per ottenere comunque un certificato di proprietà? In base a quale normativa, posso far attivare procedure amministrative per ottenere quello che legittimamente chiedo?
    Ringraziando per la disponibilità, porgo cordiali saluti.

  47. La potestà di decidere sulla destinazione ultima di di salme, cadaveri, parti anatomiche riconoscibili, resti mortali, ossa e ceneri rientra nei cosiddetti diritti della personalità, definiti anche come diritti personalissimi, essi non si estinguono nemmeno una volta trascorsi gli anni di sepoltura legale (20 in tumulo, 10 in fossa comune) e seguono sempre il criterio dello jure sanguinis, cioè del vincolo della consanguineità che è stato tradotto in norma giuridica dall’Art. 79 DPR 285/90.

    Di solito tutti i regolamenti comunali di polizia mortuaria contengono una norma positiva che enuncia questo principio: le operazioni cimiteriali di traslazione, esumazione o estumulazione straordinarie s’intendono richieste e concordate da tutti gli aventi diritto in caso di controversia il comune rimarrà estraneo limitandosi a mantener fermo lo status quo ante sin a quando non sia intervenuto un accordo tra le parti oppure vi sia stato un pron unciamento chiarificatore della magistratura.

    Rispondo pertanto alle Sue domande dopo questa breve premessa.

    Domanda 1: Sua madre in quanto figlia del de cuius è pienamente legittimata a presentare istanza per la traslazione del feretro contenente la spoglia del padre. Per correttezza formale sarebbe opportuno consultare pure la zia anche se il suo comportamento , avendo essa stessa rinunciato alla concessione della tomba senza provvedere per una diversa sistemazione del defunti padre è da interpretarsi come una manifestazione di dininteresse.

    Domanda 2: La cessione o rinuncia del loculo con i resti mortali di congiunto NON può automaticamente definirsi rinuncia anche ai resti mortali a meno che non vi sia disinteresse di quanti possano attivamente disporre di detti resti mortali. Esempio: X retrocede al comune la concessione i resti mortali di Y saranno destinati all’ossario comune, al campo indecomposti oppure alla cremazione secondo quanto stabilito dell’ordinanza sindacale che regola, in via ordinaria, esumazioni ed estumulazioni se Z, avendo titolo a disporre di Y non si assume l’onere di una diversa sepoltura, magari acquisendo in concessione una nuova tomba, oppure una celletta ossario om ancora una fossa in una quadra di terra.

    Domanda 3: ogni avente causa dell’originario concessionario, ovvero del fondatore del sepolcro, può rinunciare solo e limitatamente rispetto alla sua quota di concessione. Esempio: chi è titolare di un quarto della concessione può rinunciare solo a quel quarto. Se qualcuno non rinuncia si provvede all’accrescimento delle quote. Esempio: tre titolari di un quarto ciascuno della concessione rinunciano ed uno no, quest’ultimo subentra agli altri divenendo titolare unico della concessione e potrà esercitare il sui jus sepulcrhi.

    E’d’obbligo una precisazione: bisogna verificare nel locale regolamento di polizia mortuaria se sia espressamente previsto l’istituto del subentro, ossia se per causa di morte la titolarità della concessione sia trasmissibile a soggetti terzi rispetto al fondatore del sepolcro. Se questa possibilità del subentro fosse esclusa dal regolamento comunale la zia non avrebbe nessun titolo per retrocedere all’amministrazione cittadina la tomba in oggetto.

    E’, poi, opportuna a questo punto una breve postilla su natura ed oggetto delle concessioni cimiteriali: occorrono due necessarie premesse:

    1) I diritti vantati su costruzioni cimiteriali e sepolture private sono regolati da norme speciali quali il regolamento comunale di polizia mortuaria ed il contratto di concessione.

    2) Bisogna sempre distinguere tra titolarità delle concessioni cimiteriali (ossia a chi è intestata la tomba) e gli atti di disposizione su salme, cadaveri, resti mortali, ossa o ceneri. Questi ultimi seguono il criterio dello jus sanguinis, siccome sono legati ai vincoli di consanguineità.

    Chi retroceda una concessione cimiteriale (le forme in cui estrinsecare questa manifestazione di volontà sono regolate dal DPR 445/2000 una semplice scrittura privata potrebbe anche riuscire non idonea) ha l’onere di provvedere a proprie spese alla successiva sistemazione o smaltimento di quei feretri, cassette ossario, contenitori per resti mortali o urne cineraria ivi contenute, tutte le operazioni cimiteriali, infatti, anche dopo un primo periodo legale di sepoltura sono divenuti servizi a pagamento, vale, però il principio prima enunciato: chi ha titolo per decidere altrimenti può assumendosi il relativo onere economico decidere per una diversa destinazione delle spoglie mortali (cadaveri e loro sistemazioni di stato) racchiuse in quel particolare tumulo retrocesso al gestore del cimitero.

    La confraternita può a propria discrezione accongliere la volontà di rinuncia.

    Se la rinuncia è stata accettata oppure la concessione è giunta alla sua naturale scadenza e per il feretro e c’è DISINTERESSE, ovvero non sono stati chiesti ed ottenuti diversa collocazione o differente trattamento per esso il gestore del camposanto ha l’obbligo di procedere a liberare la tomba per raccogliere le ossa e disperderle nell’ossario comune.

    Se, invece, il resto mortale è indecomposto occorrerà avviarlo ad una seconda sepoltura in campo di terrà oppure alla cremazione se la cremazione è la modalità di smaltimento decisa dall’autorità comunale per gli esiti da fenomeno cadaverico di tipo trasformativo conservativo.

    Le sepolture private (loculi, edicole, nichie, colombari oppure campetti d’inumazione) presuppongono la stipula di un atto di concessione, in passato sarebbe anche stato possibile acquistare una tomba di questo tipo, ma dall’entrata in vigore del vecchio regolamento nazionale di polizia mortuaria (DPR 803/1985) questa opzione non è più praticabile. Secondo alcuni studiosi già l’entrata in vigore del secondo libro del Codice Civile avvenuta nel 1942 avrebbe inibito per sempre la compravendita dei sepolcri.

    La ricerca dei famigliari del defunto per notificare loro una particolare situazione inerente allo stato della sepoltura (è in scadenza, è stata retrocessa oppure è soggetta ad atti di disposizione…) non è prevista da nessuna norma positiva ed è una questione invero molto delicata e controversa, in quanto attiene a diritti personalissimi in termini di pietas e venerazione per i morti.

    Essa diventa, però, un passaggio obbligato dopo il DPR 254/2003 perchè per cremare i resti mortali è necessaria innanzi tutto la volontà degli aventi titolo che, in alternativa potranno anche decidere diversamente, magari ritumulando il resto mortale o trasferendolo in un’altro cimitero.

    Il concetto da tener presente al di là dei requisiti di mera forma è la diligenza con cui l’ufficio del cimitero comunica determinate scadenze o incombenze perchè chi ha titolo possa effettivamente esercitare il proprio diritto disponendo del defunto, forse una semplice telefonata senza possibilità di riscontro non è lo strumento più appropriato, simili procedure, proprio per la loro intrinseca problematicità, dovrebbero esser sistematizzate nel regolamento comunale di polizia mortuaria.

    Non capisco onestamente il canone di 50 Euro di cui Lei mi parla ed il contratto d’affitto che la confraternita vorrebbe far sottoscrivere a Sua madre.

    Se Sua madre è interessata, a differenza della zia, a mantener ferma la sepoltura del nonno in quella medesima tomba ed in quello stesso cimitero e la confraternita è d’accordo si potrebbe ricorrere ad una novazione della concessione stutturata in questo modo.

    Sua zia rinuncia alla tomba, cosicchè essa possa rientrare nella piena disponibilità della confraternita che contestualmente riassegna sempre la stessa tomba a Sua madre, così cambierebbe solo l’intestazione della concessione e Sua madre diverrebbe a propria volta concessionario della stessa con la titolarità attiva (dar sepoltura) e passiva (esser sepolti) dello jus sepulcrhi.

  48. Ho provveduto circa due mesi fa a recarmi presso il servizio cimiteriale del Comune per ivi acquisire copia del Regolamento Comunale di Polizia Mortuaria. Da un attento esame del predetto regolamento, composto da 125 articoli in tutto, ho notato che lo stesso non ispira affatto alle nuove le norme dettate DPR del 10.09.1990 n.285, quindi, devo supporre che il Comune non ha provveduto a deliberare tale Regolamento, aggiornandolo. Invero l’art.1 dello stesso recita: “Il presente regolamento assunto ai sensi dell’art. 344 del T.U.LL.SS., disciplina il servizio necroscopico, di custodia e di polizia dei Cimiteri comunali e di quelli privati, in armonia del DPR del 21 ottobre 1975, nr. 803, e di ogni altra disposizione di legge e di regolamenti vigenti in materia. Inoltre, sostituisce il regolamento per concessioni varie nei Cimiteri approvati dalla G.P.A. del 28 maggio 1925”. Nel medesimo, poi, e riferimento al mio caso, circa i resti mortali di mio nonno che permangono tuttora nel loculo di mia zia (nuora del nonno) che ne aveva prima dato prima il consenso nel lontano 1953 per poi cederlo alla Confraternita nel gennaio 2006 non potendolo venderlo, all’art. 79 recita testualmente: art.79.1. “E’ Fatto divieto di cessioni a terzi salvo ai casi ai commi successivi di suolo e loculi oggetto di concessione”, all’art.79.2 “E’ ammessa, previo pagamento della relativa tariffa, la concessione o sub-ingresso di suolo o loculo esclusivamente a favore di parenti diretti del concessionario entro il 4° grado”; all’art. 79.3 “E’ consentita, invece, la rinuncia al diritto d’uso della concessione stessa in tal caso il Comune rimborserà al concessionario una somma pari al 50% del…….. Infine, all’art.79.4 “Le spese del relativo contratto sono a carico del concessionario.

    Tutto quanto sopra, sulla scorta dei predetto articolo del regolamento vigente nel mio Comune per chiedere
    a) può mia zia rinunciare al loculo in concessione con i resti mortali di mio nonno cedendolo alla Confraternita mediante scrittura (contrattino)? E la Confraternita poteva accettare tale rinuncia nonostante fosse occupato dai resti mortali di mio nonno facendo pagare il canone di 50 € al mese a mia madre, figlia di mio nonno?

    b) E’ necessario che la Confraternita comunichi a mia madre mediante lettera raccomandata tale increscioso fatto, atteso che il responsabile si è limitata a comunicaLo solo con una telefonata.

    c) Può la Confraternita disporre la rimozione della lapide e l’apertura del loculo con conseguente trasferimento dei resti mortali di mio nonno nell’ossario comune?

    d) Come di devo comportare.

    e) Corrisponde al vero che l’acquisto dei loculi avvenuti prima del 1970, anno in più anno in meno, gli acquirenti sono proprietari degli stessi e non concessionari?

    Evidenzio che il responsabile della Confraternita pretende di sottoscrivere un contratto di “affitto”, contratto che non ho mai fatto sottoscrivere a mia madre poiché pretendo che mi comunichi per iscritto la situazione reale.

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