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Influenza: un primo bilancio per la stagione 2016-2017

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Riportiamo l’articolo a firma di Caterina Rizzo e Antonino Bella – Istituto superiore di sanità, pubblicato il 5 gennaio scorso, su epicentro.iss.it, dal titolo: Influenza: un primo bilancio per la stagione 2016-2017.

Grazie al contributo della Rete InfluNet e della Sorveglianza integrata dell’Influenza anche nella stagione 2016/2017 è possibile descrivere l’andamento dell’influenza in Italia.

Questa stagione presenta alcune peculiarità: è caratterizzata da un anticipo di circa 3 settimane, da una rapida impennata dell’incidenza delle sindromi simil influenzali e da un elevato numero di casi nei soggetti di età ≥ 65 anni rispetto alle scorse stagioni (esclusa la stagione pandemica 2009/2010). Infatti, in tutte le Regioni italiane il periodo epidemico è iniziato nell’ultima settimana del 2016, ovvero in largo anticipo rispetto agli anni passati, quando veniva raggiunto tra fine gennaio e inizio febbraio.

Nello specifico dall’inizio della sorveglianza sono stati registrati 1.947.000 casi in tutta Italia. Il livello di incidenza, dal 26 dicembre 2016 al 1 gennaio 2017, è stato pari a 10,12 casi per mille assistiti: nello stesso periodo della passata stagione influenzale raggiungevano a malapena i 2 casi per mille assistiti. Ad alimentare la crescita, come ogni anno, i contagi tra i bimbi sotto i cinque anni, tra cui si sono registrati 27,6 casi per mille assistiti. Ma l’incidenza aumenta soprattutto tra gli individui di età pari o superiore a 65 anni, tra cui ci sono stati 6,34 casi per mille assistiti, il doppio rispetto alla settimana precedente (quando erano 3,32).

La quasi totalità dei virus influenzali antigenicamente caratterizzati è simile ai ceppi contenuti nel vaccino (96% dei virus A/H3N2 e 100% dell’AH1N1) per la stagione 2016/2017 sottolineando che ad oggi non vi è mismatch dei ceppi circolanti rispetto a quelli contenuti nel vaccino.

Dall’inizio della sorveglianza sono 31 i casi gravi di influenza confermata, 4 dei quali deceduti, riportati al sistema di sorveglianza da 10 Regioni e Province Autonome. L’età mediana dei casi segnalati è di 67 anni (range 3-88) e il 61% ha più di 65 anni. L’83% dei casi gravi e dei decessi di influenza confermata segnalati al sistema, presenta almeno una patologia cronica preesistente. Nella maggior parte dei casi gravi è stato isolato il virus A/H3N2 (58%) seguito dal virus A/H1N1pdm09 (16%) e tutti i decessi sono stati causati dal virus A/H3N2. I dati relativi all’eccesso di mortalità in Italia per tutte le cause rientrano nell’atteso e non mostrano fino ad ora il superamento delle soglie di allerta.

È molto importante ricordare che durante le stagioni influenzali dominate dal virus A/H3N2 vengono colpiti da forme severe di influenza soprattutto gli anziani e i soggetti con condizione di rischio, pertanto questi soggetti se non vaccinati, devono mettere in atto misure di protezione personali (misure non farmacologiche) utili per ridurre la trasmissione del virus dell’influenza applicando le seguenti azioni:
lavaggio delle mani (in assenza di acqua, uso di gel alcolici)
buona igiene respiratoria (coprire bocca e naso quando si starnutisce o tossisce, trattare i fazzoletti e lavarsi le mani)
isolamento volontario a casa delle persone con malattie respiratorie febbrili specie in fase iniziale
uso di mascherine da parte delle persone con sintomatologia influenzale quando si trovano in ambienti sanitari (ospedali).

[Fun.News 3110] Identificato dopo 15 anni un cadavere di sconosciuto, grazie al Ri.Sc

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Un cadavere, rimasto senza nome per 15 anni, è stato identificato.
Ora dei familiari avranno una tomba per piangerlo.
Il cadavere di persona prima non identificata è quello di Andrea Villani, di origini ferraresi.
Il 2 giugno del 2002, a Torino, in Lungo Po Antonelli, all’altezza del civico 53, affiora il suo cadavere dalle acque del fiume.
La morte è dovuta ad asfissia meccanica da annegamento.
L’identificazione è impossibile: e non si è in grado di ricavarne le impronte a causa dell’avanzato grado di decomposizione del corpo.
La salma non viene reclamata, e dopo pochi giorni viene sepolta a Torino, presso il cimitero Parco di via Bertani, come ignota.
Passano gli anni e nel maggio 2015 viene segnalata alla polizia scientifica che avverrà un’esumazione ordinaria di un cadavere non ancora identificato.
Si interroga così il recente database con le informazioni sulle persone scomparse (che al suo interno ha pure elementi di riconoscimento dichiarati da familiari, DNA di familiari, ecc.).
E proprio da un tatuaggio particolare (un cane che abbaia alla Luna) che gli investigatori ipotizzano ch esi tratti del Villani e quindi chiedono ai familiari del materiale biologico per avere conferma circa la compatibilità del DNA. Ed è così che si scopre l’identità del "senza nome".
Indubbiamente un ottimo risultato: sia per l’organizzazione cimiteriale di Torino, che ha segnalato alla polizia l’esumazione del senza nome (pratica che potrebbe ora diffondersi in altri cimiteri d’Italia), sia per l’uso delle moderne tecnologie informatiche previste dal Ri.Sc., ovvero un sistema informativo realizzato dal dipartimento della Pubblica Sicurezza in collaborazione con il commissario straordinario del governo per le persone scomparse.  

Meno sceriffi e più posti letto

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Il presidente della Giunta regionale della Campania, Vincenzo De Luca, dopo aver convocato tutti i responsabili delle Asl e delle aziende ospedaliere della Campania, ha chiesto di ”avviare immediatamente le procedure di licenziamento dei responsabili del pronto Soccorso e del presidio ospedaliero di Nola” in riferimento alla situazione del nosocomio dove malati sono stati adagiati a terra in assenza di letti e barelle.
I carabinieri del Nas sono stati inviati dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin all’ospedale civile ‘Santa Maria la Pietà’ di Nola (Napoli), dove i pazienti del pronto soccorso sono curati a terra, senza barelle, separati dal pavimento solo da copertine. I Nas dalle ore 10 di questa mattina sono nel nosocomio a controllare quanto accaduto.
”Abbiamo preferito curare le persone a terra piuttosto che non dare loro assistenza. In ospedale abbiamo 15 barelle, 10 delle quali al pronto soccorso, e sabato ne abbiamo ‘sequestrate’ due alle autoambulanze per far fronte all’emergenza venutasi a creare”. Così Andreo De Stefano, direttore sanitario dell’ospedale. Una situazione “eccezionale” provocata, secondo De Stefano, dall’afflusso di utenti nel pronto soccorso tra sabato e domenica, e che – sostiene – va tornando verso la normalità, senza più pazienti disposti sul pavimento. ”Tra sabato e domenica sono arrivate 265 persone – ha spiegato – a fronte delle 150 circa che arrivano in media, complice anche il freddo che ha gelato le strade, e che ha costretto molte persone della provincia di Avellino a venire a Nola anziché andare altrove. E quando qualcuno giunge al pronto soccorso non possiamo certo mandarlo via, abbiamo preferito mettere a terra le persone piuttosto che non prestare loro assistenza”.

De Stefano descrive poi lo stato delle due persone ritratte nella foto che ha fatto il giro dei social. “Una di quelle persone era in arresto cardiaco, ma che dovevamo fare senza letti né barelle, mandarla via? I medici hanno preferito fare la defibrillazione sul pavimento, pur di salvarle la vita come è accaduto”, spiega. A suo giudizio le immagini mostrate in tv ”non hanno dato una bella immagine dell’ospedale, ma era l’unica soluzione per far fronte all’emergenza”. ”L’altra persona ritratta a terra – ha raccontato – era stata messa in posizione antisoffocamento perché era in preda al vomito”.

Commento:
Pur riservandoci la lettura della relazione dei NAS, meglio salvare qualche persona distesa per terra, che farla morite girando tra gli ospedali.
Sempre più complicato lavorare in Italia! Ci sentiamo, anche contro il sentimento comune, di comprendere chi lavora in stato di difficoltà. meno sceriffi e più posti letto!

Saronno: due arresti per morti sospette in ospedale

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Un medico anestesista è accusato dell’omicidio di 4 anziani pazienti fra il 2012 e il 2013 all’ospedale di Saronno (Varese) dove lavorava e, successivamente, di aver ammazzato con un’infermiera dello stesso reparto – arrestata anche lei oggi e ritenuta dalla Procura di Busto Arsizio l’amante del medico – il marito di lei, morto non in ospedale. Per entrambi l’accusa è di omicidio volontario.
I due amanti, Leonardo Cazzaniga e Laura Taroni, sono stati arrestati dai carabinieri di Saronno. L’operazione è stata denominata ‘Angeli e demoni’. Secondo quanto ricostruito dalle indagini, il medico, che lavorava al pronto soccorso dell’ospedale di Saronno e che poi era stato trasferito, è accusato dell’omicidio di 4 pazienti anziani e malati ricoverati nello stesso reparto dal febbraio 2012 all’aprile 2013.
L’omicidio del marito dell’infermiera sarebbe avvenuto alla fine di giugno 2013. All’uomo i due avrebbero somministrato (non in ospedale) farmaci per debilitarlo fino a condurlo alla morte.

Il sito funerali.org a ottobre supera i 300.000 accessi da inizio d’anno

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Anche se non ci piace auto elogiarci, è opportuno che si sappia che www.funerali.org è il sito del settore funebre e cimiteriale con più contatti in Italia.
Dal 1 gennaio 2016 al 31 ottobre 2016, abbiamo avuto ben 312.931 accessi, quindi in media più di 30.000 al mese.
Le pagine visitate sono state 489.494.
Un grazie ai frequentatori e, permetteteci, pure a chi giornalmente cura il sito.

Selfie col morto

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Da Instagram a Twitter è esplosa la selfie-mania cimiteriale, una nuova moda che raccoglie decine di immagini macabre sotto l’hashtag #funeral.
La voglia irrefrenabile di immortalarsi davanti allo specchio non si ferma nemmeno davanti alla morte di amici e familiari.
C’è chi si mette in posa mettendo in evidenza l’abito nero scelto per l’occasione, chi vuole ricordare la nonna fotografandosi accanto alla bara aperta, chi si fa il selfie in chiesa durante il funerale o con il cimitero di sfondo.
C’è da dire comunque che sui social network la mania colpisce non solo i giovani, ma anche persone di età avanzata.
Ci sono intere famiglie si fotografano sorridenti per ricordare la morte del caro estinto e uomini vanitosi che vogliono mostrare la loro cravatta scura.

Si picchiano parenti ad una veglia funebre

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Sono dovuti intervenire i carabinieri per sedare una rissa scoppiata per questioni di eredità, durante una veglia funebre. E’ accaduto ad Avola, in provincia di Siracusa. Sette persone, tra cui due donne, sono state denunciate. Gli indagati, tutti legati tra loro da vincoli di parentela, dovranno rispondere di rissa e lesioni personali.
Neppure la salma del defunto, sistemata nella camera da letto, è servita a placare gli animi: dagli insulti si è degenerati rapidamente agli spintoni, con schiaffi e pugni che dall’abitazione sono continuati fino in strada dove la folla, richiamata dalle grida, ha separato i litiganti richiedendo l’intervento dei Carabinieri. A turno, tutti i partecipanti alla lite hanno fatto ricorso alle cure mediche del 118, con referti che vanno dai 2 ai 10 giorni di prognosi.

Le mummie di palude

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Questi corpi mummificati scuri, che sembrano fatti di cuoio, sono stati ritrovati casualmente, nel corso del tempo, nelle torbiere in molte parti del nord-Europa, soprattutto in Gran Bretagna, Irlanda, Danimarca e Germania. Sono probabilmente oggi alcune centinaia, anche se quelli studiati attentamente sono poche decine. La maggioranza risale a un periodo che va dall’800 a.C. al 400 d.C., ma ce ne sono anche datate fino a 8.000 anni fa, e alcune sono di epoca medievale. Da anni rappresentano un enigma per gli studiosi, che si chiedono il perché di questa particolare sepoltura.
La mummia di Windeby, datata tra il 41 e il 118 a.C. e ritrovata nel 1952. Fino a non molto tempo fa era nota come la ragazza di Windeby, ma di recente l’esame del DNA ha dimostrato che si tratta di un ragazzo, che aveva circa 16 anni al momento della morte

Le mummie delle torbiere, come vengono anche chiamate, sono arrivate a noi grazie alle particolari condizioni del luogo in cui sono stati deposti i corpi: la mancanza di ossigeno tipica delle acque di palude, che non consente la sopravvivenza dei microrganismi che decompongono i materiali organici, ha permesso la conservazione quasi perfetta della pelle, dei capelli, a volte anche del cervello o del contenuto dello stomaco, e spesso perfino dei vestiti.
Lo scheletro, invece, si è quasi sempre dissolto, a causa dell’acidità delle acque, che ha anche contribuito a dare alle mummie il loro colore e aspetto caratteristico, simile a cuoio. Il cosiddetto uomo di Tollund, che visse nel IV secolo a.C, e aveva circa 40 anni al momento della morte, è arrivato fino a noi quasi perfettamente integro, con perfino i lineamenti riconoscibili, tanto che al momento della scoperta, nel 1950, fu scambiato per la vittima di un omicidio recente.

Como: Comune alla frutta, non c’è la bara per un indigente

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A Como si è rasentato l’assurdo.
A provocare indignazione da parte della città è la storia, vera, di un anziano pensionato comasco morto in condizioni d’indigenza al quale il Comune ha negato una bara.
«Un caso di burocrazia assurda o semplicemente mancanza di umanità – denuncia il consigliere Alessandro Rapinese, di Adesso Como, che ha sollevato il caso – Siamo alla follia. Lo stesso sindaco che ha sperperato centinaia di migliaia di euro per rifare piazza Volta, riempiendola di panchine a forma di bara, nel marzo 2016 non ha trovato una bara vera per far seppellire un ottantottenne indigente comasco morto di tumore all’Hospice di Como».
Il consigliere ha reso pubblica la storia di una donna che si era data da fare per dare una degna sepoltura all’anziano, malato oncologico, morto all’Hospice di Como – ha scritto la signora in una lettera rivolta al sindaco Lucini – e qui iniziano i problemi fino a quando una dottoressa comunica che dal Comune hanno chiamato, ma per dire che non hanno la bara».
Intanto il corpo del povero italiano, cinque giorno dopo la morte, continuava a rimanere bloccato nella sala mortuaria dell’Hospice.
«Alla fine è intervenuta una persona generosa che venuta a conoscenza della situazione si è recata presso un’agenzia di pompe funebri e finalmente,diversi giorni dopo il decesso abbiamo effettuato il rito funebre. Tutto questo mi ha lasciato molta amarezza e sfiducia nelle istituzioni. Chi non ha mezzi per permettersi un funerale decente non può morire».

Continua il caldo senza precedenti

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Quello appena trascorso è stato il febbraio più caldo mai registrato sulla Terra dal 1880, cioè da quando si ha disponibilità di dati. Il febbraio 2016, stando ai dati della Nasa, ha battuto nettamente i record precedenti di scostamento dalla temperatura media, segnando 1,35 gradi in più rispetto alla media del termometro tra il 1951 e il 1980. Il primato precedente era del gennaio scorso, con 1,14 gradi sopra la media.

Si tratta del quinto mese in assoluto in cui la temperatura della superficie terrestre ha superato di più di un grado la media. Oltre a gennaio e febbraio 2016, era accaduto in ottobre (+1.06 gradi) novembre (+1.03) e dicembre (+1,10) 2015. “Siamo in una sorta di emergenza climatica”, ha dichiarato Stefan Rahmstorf del Potsdam Institute alla stampa australiana commentando i dati della Nasa. “È davvero stupefacente e assolutamente senza precedenti”.

Gli effetti sulla mortalità in Italia possono essere discreti, vista anche la diffusione della influenza che in questo periodo determina un incremento di mortalità rispetto ai valori medi mensili.

Facebook e i suoi utenti morti

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Entro il 2098 Facebook diventerà il più grande cimitero virtuale al mondo. E’ quanto sostiene un esperto di statistica dell’università del Massachussets, Hachem Saddiki, che ha elaborato la sua teoria su due dati: da una parte, la scelta del social network di continuare a rifiutarsi di eliminare in modo automatico gli account degli utenti che nel frattempo sono deceduti; dall’altra, il dato secondo cui la crescita degli iscritti a Facebook inizierà presto a rallentare.
Secondo ‘Digital Beyond’ – società che si occupa di ‘eredità digitale’ – sono 970mila gli utenti di Facebook che moriranno quest’anno.
Nel 2010 sono stati quasi 386mila mentre nel 2012 erano 580mila.
Al momento l’unico modo per cancellare l’account di una persona deceduta è necessario che qualcuno faccia il Log-in e scelga di eliminare il profilo.

Sindacati si lamentano di Felicori, lavora troppo e fa lavorare troppo

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“‘Questo direttore lavora troppo. Così non va’. Questo il grido d’allarme lanciato contro il nuovo direttore della Reggia di Caserta, Mauro Felicori. L’accusa sembra ridicola, e in effetti lo è. I sindacati che si lamentano di Felicori, scelto dal governo con un bando internazionale, dovrebbero rendersi conto che il vento è cambiato. E la pacchia è finita!”. Lo scrive su Facebook il premier Matteo Renzi. “Il direttore Felicori ha un mandato chiaro: Rilanciarla. E noi siamo con lui”, aggiunge. “Il vento è cambiato”.

Mauro Felicori, già Presidente dell’ASCE e dirigente del Comune di Bologna, settore cultura, è una delle teste pensanti che ha rivoluzionato la Certosa di Bologna dal punto di vista dell’immagine esterna e turistica. Non possiamo che essere accanto a lui nel tentativo di rilanciare la Reggia di Caserta!

Selfie al funerale

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Dal Telegraph, un giornale inglese, apprendiamo che in un sondaggio condotto nel Regno Unito su un campione di 2.700 possessori di smartphone, circa un terzo degli intervistati ha ammesso di aver fatto un selfie anche durante un funerale.
Molteplici le ragioni, tra cui la volontà di ricordare l’ultimo saluto al compianto defunto e, non ultimo, il desiderio di raccogliere empatia dai propri contatti online.
… Bisogno di protagonismo? Narcisismo imperante? Abitudine pessima, ormai diventata un automatismo? Moda di gruppo? Cattivo gusto? Profanazione? Incapacità di stare con le proprie emozioni? Anti stress? Strategia per esorcizzare la paura della morte?
Il sondaggio, commissionato da Perfect Choice Funerals, svela come la gran parte dei selfie al funerale vengano scattati da giovani:
il 48% di ragazzi appartiene infatti, alla fascia d’età che va tra i 18 e i 25 anni.
Il selfie cimiteriale diminuisce progressivamente nelle fasce d’età successive e coinvolge un terzo degli intervistati tra i 26 e i 30 anni, per poi scendere verso lo zero negli adulti.
Il selfie, una volta scattato, viene anche postato online.
Il 36% degli abitudinari del selfie ammette di aver pubblicato le immagini online per stimolare l’empatia nei propri contatti e per poter condividere un momento così doloroso, mentre il 17% dichiara invece di adoperare questa “modalità moderna” per ricordare il defunto e, forse, per esorcizzare la paura della morte.
Giovani sempre più “connessi” con il resto del mondo – soprattutto online – ma “disconnessi” dalla realtà circostante, dalla profondità delle emozioni e dagli abissi del dolore, anche durante un momento così intimo e tragico.
Nel Regno Unito si sta riflettendo sulla possibilità di vietare i cellulari durante i funerali, così com’era già avvenuto per i famosi selfie-stick nei musei ed in altri luoghi deputati alla cultura.

Una barca per carro funebre

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Una barca per carro funebre, è stato questo il desiderio per l’ultimo viaggio espresso dal “capitano” Pippo Croce, l’ultimo pescatore, che ha insegnato a pescare a mezzo paese di Sant’Alessio, scomparso all’età di 82 anni, ed al quale i suoi amici non hanno voluto derogare. Dopo il rito funebre celebrato nella chiesa madre, i suoi “allievi” hanno sostenuto feretro a spalla per poi adagiarlo sulla sua barca, e trasportato, su un carrello, fin sul Lungomare dove la prua è stata rivolta verso il mare. Poi seguendo il Lungomare fino alla via Musumeci, è stato portato al cimitero.

A Milano il Museo delle ossa

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Entro fine anno le due palazzine – abbandonate da vent’anni – che costituiscono l’ala Porta Nord del Cimitero Maggiore saranno ristrutturate e consegnate all’Università Statale.
Ospiteranno il «Museo delle ossa» di Milano, il secondo al mondo dopo quello dello «Smithsonian Institute» di Washington.
A dirigere la struttura sarà Cristina Cattaneo, antropologa forense di chiara fama.
Oggi il «Centro di ricerca sulle ossa» è in piazza Gorini, vicino all’obitorio.
Il progetto è stato già inserito dall’assessore Franco D’Alfonso nel nuovo Piano regolatore dei cimiteri.

Dai cimiteri può letteralmente fiorire la vita!

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Uno dei più bei roseti al mondo, luogo di fascino e poesia, fu costruito sulle fondamenta dell’antico Cimitero della Comunità Ebraica di Roma. Disposto su una superficie di 10.000 metri quadri ospita oggi più di mille specie di rose provenienti da ogni angolo del mondo. E’ possibile ammirare un’interessante collezione di rose botaniche, antiche e moderne, e ripercorre la storia e l’evoluzione della rosa dall’antichità sino ai giorni nostri. Circa 1.200 specie di rose provenienti da tutto il mondo, persino dalla Cina e dalla Mongolia, colorano i vialetti. Fra le più curiose, la Rosa Chinensis virdiflora, dai petali di color verde, la Rosa Chinensis mutabilis, che cambia colore con il passare dei giorni e la Rosa Foetida, una rosa "maleodorante". Nel 1933 una contessa americana rimasta incantata dai Jardins de Bagatelle a Parigi, suggerì al Regio Commissario Boncompagni-Ludovisi di crearne uno uguale a Roma. Vide così la luce il Roseto Comunale, realizzato nel 1934 su un’area vicina al Circo Massimo che aveva ospitato fino a quel momento il Cimitero della Comunità Ebraica. Il Cimitero fu spostato in un settore del Verano e impiantato il roseto; ancora oggi i vialetti, visti dall’alto, hanno la forma di una Menorah, il candelabro a sette bracci simbolo dell’Ebraismo. Il Roseto è aperto dai primi di maggio fino a giugno, tutti i giorni, festivi compresi, dalle ore 08.00 alle 19.30 con ingresso gratuito. Per ulteriori informazioni e prenotazioni di visite guidate gratuite si può contattare direttamente il Roseto allo 06.5746810.

Intimidazione a Lanusei

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Attentato dinamitardo nella notte di qualche giorno or sono a Lanusei (in sardegna).
Un ordigno rudimentale è esploso alle 3:30 davanti all’abitazione di due pensionati, lui (ha lavorato per anni in un aimpresa funebre della zona) di 68 anni, lei di 64.
La coppia è anche proprietaria di un negozio di fiori a Lanusei e la moglie cura i servizi cimiteriali.
L’ordigno è stato posizionato vicino a una porta finestra, nel magazzeno della casa, che è stata divelta. Danneggiata anche la loro auto, una Ford Focus parcheggiata vicino, e vetri delle case circostanti. Sul fatto indagano i carabinieri

Curiosa intimidazione a Cerignola

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Alle 6 del mattino del 23 maggio 2015 un addetto di un’agenzia di pompe funebri, dopo aver ricevuto una telefonata anonima, si è recato con il carro funebre presso l’abitazione di Cerignola (Foggia) dell’europarlamentare del Pd Elena Gentile.
Ha citofonato e ha detto che doveva prendere “la donna che è deceduta”.
Appena l’eurodeputato, ancora insonnolita, ha capito cosa era successo, ha annunciato una querela e ha parlato di un episodio “di cattivo gusto, che certamente non mi intimorisce”. Ma gli inquirenti non pensano ad uno scherzo, bensì ad una vera e propria intimidazione. Sono fioccate le attestazioni politiche di stima da ogni parte …

Jesolo: Ex fumatore sviene davanti al corpo plastinato di un morto per tumore

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Arrivato a Jesolo, alla mostra “Real Bodies”, che espone 350 tra organi e corpi plastinati umani, un ex-fumatore sviene, probabilmente impressionato da ciò che ha visto nell’area dedicata ai fumatori, dove sono esposti veri polmoni di persone uccise da tumore causato dal vizio del fumo.
Il 54enne ha poi raccontato quanto segue:
Entrato nel padiglione dedicato al problema del tabagismo ho cominciato a sudare … per la prima volta ho potuto vedere dal vivo gli effetti delle malattie che portano a morire per cancro alle vie respiratorie, ma la cosa che più mi ha impressionato è stato il cadavere plastinato deceduto per cancro dovuto al fumo .. La visione di quel corpo mi ha fatto sudare freddo provocandomi capogiri perché io stesso ho subito un intervento alle vie respiratorie proprio per lo stesso problema”.
Non a caso il centauro, arrivato in moto con la moglie, aveva deciso di vedere la mostra proprio per la sua vicenda personale ma, a causa del malore, ha deciso di tornare in treno.