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[Fun.News 3175] Consiglio dei Ministri approva in via definitiva la riforma delle partecipate pubbliche

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Il Consiglio dei ministri si è riunito venerdì 9 giugno 2017 e, tra i provvedimenti adottati, ha approvato in via definitiva la riforma delle partecipate. Il testo è atteso ora in pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Di seguito i principali contenuti. Si tratta di Disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 175, recante “Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica”.
Sul decreto, dopo l’esame preliminare, è stata raggiunta l’intesa in sede di Conferenza Unificata e sono stati acquisiti i pareri del Consiglio di Stato e delle competenti Commissioni parlamentari.
Tra le principali novità introdotte si prevede:
–    che l’attività di autoproduzione di beni e servizi possa essere strumentale agli enti pubblici partecipanti o allo svolgimento delle loro funzioni;
–    che sono ammesse le partecipazioni nelle società aventi per oggetto sociale la produzione di energia da fonti rinnovabili e che le università possono costituire società per la gestione di aziende agricole con funzioni didattiche;
–    che, nel caso di partecipazioni regionali o delle province autonome di Trento e Bolzano, l’esclusione, totale o parziale, di singole società dall’ambito di applicazione della disciplina può essere disposta con provvedimento motivato del Presidente della Regione o dei Presidenti delle province autonome di Trento e Bolzano, adottato in ragione di precise finalità pubbliche nel rispetto dei principi di trasparenza e pubblicità. Inoltre, viene espressamente previsto che il provvedimento di esclusione sia trasmesso alla competente Sezione regionale di controllo della Corte dei conti, alla struttura di monitoraggio del Ministero dell’economia e delle finanze;
–    l’intesa in Conferenza Unificata per: il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di determinazione dei requisiti di onorabilità, professionalità e autonomia dei componenti degli organi amministrativi e di controllo di società a controllo pubblico; il decreto del Ministro dell’economia e delle finanze con il quale sono definiti indicatori dimensionali quantitativi e qualitativi, al fine di individuare fino a cinque fasce per la classificazione delle società a controllo pubblico, nel caso di società controllate dalla regione o da enti locali; il decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali volto a disciplinare le modalità di trasmissione dell’elenco del personale eccedente;
–    per le amministrazioni titolari di partecipazioni di controllo in società, la facoltà di riassorbimento del personale già in precedenza dipendente dalle amministrazioni stesse con rapporto di lavoro a tempo indeterminato, senza che ciò rilevi nell’ambito delle facoltà assunzionali disponibili e a condizione che venga fornita dimostrazione, certificata dal parere dell’organo di revisione economico-finanziaria, che le esternalizzazioni siano state effettuate nel rispetto degli adempimenti previsti dalla normativa vigente;
–    la possibilità per le amministrazioni pubbliche di acquisire o mantenere partecipazioni in società che producono servizi di interesse economico generale fuori dall’ambito territoriale della collettività di riferimento, purché queste ultime abbiano in corso o ottengano l’affidamento del servizio tramite procedure a evidenza pubblica. Resta ferma in ogni caso l’applicazione di quanto previsto per le società in house, al fine di salvaguardare la disciplina europea e con essa la previsione secondo la quale tali società devono garantire che oltre l’80% del loro fatturato sia effettuato nello svolgimento dei compiti a esse affidati dall’ente pubblico o dagli enti pubblici soci, potendo agire fuori da tale ambito solo ed esclusivamente per il restante 20%;
–    che ai fini dell’applicazione del criterio del fatturato medio non superiore al milione di euro, il primo triennio rilevante sia il triennio 2017-2019 e nelle more della prima applicazione di tale criterio si considerino rilevanti, in via transitoria, le partecipazioni in società che, nel triennio antecedente all’adozione di tali misure, abbiano conseguito un fatturato medio non superiore a cinquecentomila euro;
–    la proroga al 30 settembre 2017 del termine per la ricognizione, in funzione della revisione straordinaria, di tutte le partecipazioni possedute;
–    la proroga al 30 settembre 2017 del termine entro il quale le società a controllo pubblico effettuano una ricognizione del personale in servizio, per individuare eventuali eccedenze;
–    la fissazione al 31 luglio 2017 del termine per l’adeguamento delle società a controllo pubblico alle disposizioni in tema di governance societaria.

[Fun.News 3171] Riforma servizi funerari AS1611: lenti passi avanti verso lo stop per fine legislatura

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E’ impantanata al Senato la riforma dei servizi funerari (AS1611 e abbinati).
Dopo la elaborazione di un testo unificato da parte della relatrice, Sen.ce Maturani, che ha reso sempre più tiepido (per non dire freddo) l’appoggio di molte associazioni di categoria del settore, l’iter si è fortemente rallentato, tanto da prevederne lo stop per fine legislatura.
Le ultime notizie sul DDL erano venute direttamente dalla relatrice al convegno di Caserta, organizzato da Sefit.
Poi è partita la ricerca dei pareri delle altre commissioni del Senato, che lentamente, stanno arrivando e alla spicciata.
Segno che il DDL, con il nuovo esecutivo Gentiloni, non ha più le spinte dei tempi in cui era premier Matteo Renzi.
Ultimo dei pareri quello di una delle commissioni più importanti (Bilancio) che di fatto ci vuol vedere chiaro su i costi indotti dal provvedimento.
Di seguito si riporta integralmente il testo del parere:

Legislatura 17ª – 5ª Commissione permanente – Resoconto sommario n. 717 del 28/03/2017
BILANCIO    (5ª)
MARTEDÌ 28 MARZO 2017
717ª Seduta (1ª pomeridiana)

(447) Maria RIZZOTTI.  –  Disciplina delle attività nel settore funerario e disposizioni in materia di dispersione e conservazione delle ceneri
(1611) VACCARI ed altri.  –  Disciplina delle attività funerarie
(2492) MANDELLI ed altri.  –  Disciplina delle attività nel settore funerario e disposizioni in materia di dispersione e conservazione delle ceneri

(Parere alla 12a Commissione sul testo unificato e sugli emendamenti. Esame del testo unificato e rinvio. Rinvio dell’esame degli emendamenti)

Il relatore SANTINI (PD) illustra il testo unificato dei disegni di legge in titolo, segnalando, per quanto di competenza, che il testo unificato elaborato dalla Commissione di merito si propone di rivedere e modificare l’intera materia relativa al settore funerario, sia in ordine ai compiti degli enti territoriali, sia degli organismi sanitari che operano sul territorio, sia degli operatori commerciali del settore. Occorre pertanto acquisire una relazione tecnica che renda evidente l’innovazione legislativa che il disegno di legge propone rispetto alla legislazione vigente al fine di poter individuare la corretta copertura degli oneri. In particolare, approfondimenti si rendono necessari in relazione agli articoli 3, comma 4, 6, 9, 10, comma 12 e seguenti, 15, 16, 18, 19 e 20. La relazione tecnica si rende altresì necessaria in quanto il provvedimento stabilisce oneri amministrativi sia in capo agli enti territoriali che all’Agenzia dell’entrate che dell’ISTAT rispetto ai quali appare necessario un approfondimento al fine di valutare il possibile impatto finanziario (articolo 21). Infine, il provvedimento prevede all’articolo 22 un aumento delle detrazioni fiscali, sia in termini di entità di quelle esistenti che di nuove detrazioni, per le quali non è prevista nessuna quantificazione dell’onere e  nessuna copertura finanziaria.
Il rappresentante del GOVERNO concorda con il relatore sulla necessità di disporre di una relazione tecnica unitaria in cui i diversi Ministeri competenti coinvolti forniscano tutti i chiarimenti necessari. Assicura, in ogni caso, l’impegno del Governo a fornire le delucidazioni richieste in tempi rapidi.
Il PRESIDENTE ricorda che il settore funerario è caratterizzato da un elevato livello di evasione fiscale e che pertanto eventuali interventi diretti a prevedere un aumento delle detrazioni fiscali potrebbero avere, nel lungo periodo, effetti virtuosi consentendo un recupero di gettito attualmente sottratto all’Erario. Resta il fatto che, allo stato attuale, sia necessaria una corretta quantificazione degli oneri e un’adeguata copertura, senza la quale il parere della Commissione bilancio non potrà che essere contrario, ai sensi dell’articolo 81 della Costituzione.
Il seguito dell’esame è quindi rinviato.

Detrazione spese funebri (Rigo E8/E10, cod. 14). Indicazioni Agenzia Entrate circolare 7/E/2017 del 4/4/2017

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L’Agenzia delle Entrate ha emanato la circolare n. 7/E/2017 del 4/4/2017 pubblicata sul web al link seguente CIRCOLARE7_E4APRILE2017, con la quale vengono date indicazioni sulle voci detraibili nella dichiarazione dei redditi.
Per quanto riguarda le spese funebri, dall’imposta lorda si può detrarre un importo pari al 19 per cento delle spese sostenute in dipendenza della morte di persone, e a prescindere dal vincolo di parentela.
La detrazione compete nel limite massimo di spesa di 1.550 euro.
Devono essere comprese nell’importo anche le spese indicate nella CU 2017 (punti da 341 a 352) con il codice 14.
Tale limite non è riferito al periodo d’imposta, sottolinea la circolare, ma a ciascun decesso.
Le spese devono però rispondere a un criterio di attualità rispetto all’evento cui sono finalizzate. Pertanto, sono escluse quelle sostenute anticipatamente dal contribuente in previsione delle future onoranze funebri come, ad esempio, l’acquisto di un loculo prima della morte.
La circolare precisa che si considerano spese funebri non solo quelle per le onoranze, ma anche quelle connesse al trasporto e alla sepoltura.
Per usufruire della detrazione, occorre controllare e conservare alcuni documenti.
Se la spesa funebre è sostenuta da soggetti diversi dall’intestatario della fattura, ai fini della detrazione è necessario che nel documento originale di spesa sia riportata una dichiarazione di ripartizione della stessa sottoscritta anche dall’intestatario del documento.
Tra i documenti da conservare rientrano fatture e/o ricevute fiscali riconducibili al funerale come la fattura dell’agenzia di pompe funebri, del fiorista (se la spesa è fatturata a parte), la ricevuta di versamento effettuata al comune per i diritti cimiteriali, le fatture relative agli annunci funebri, ecc..

Biotestamento, via libera della Camera con 326 sì

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La Camera dei deputati ha approvato oggi 20//2017 il Ddl sul biotestamento che va ora al Senato. I sì sono stati 326 , i no 37. Hanno votato a favore del ddl sul biotestamento i gruppi Pd, M5S, Sinistra Italiana, Mdp mentre Scelta civica ha lasciato libertà di coscienza. Contrari Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia e centristi al governo di Ap.
Il testo ora passa all’esame del Senato.

Torna in Aula alla Camera il disegno di legge sul Biotestamento

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Torna in Aula alla Camera il disegno di legge sul Biotestamento, il cui esame è iniziato ad aprile, con varie interruzioni.
Nella maggioranza è emersa la contrarietà dei deputati di Ap (tranne l’ex socialista Fabrizio Cicchitto, favorevole anche al suicidio assistito). Perplessi anche alcuni cattolici del Pd. Ma il disegno di legge potrebbe passare con i voti dei cinque stelle. Restano ancora da votare un centinaio di emendamenti, anche se i tempi per intervenire stanno per esaurirsi. Il ddl, di 5 articoli, prevede che per depositare le proprie disposizioni sul fine vita ci si dovrà rivolgere a un notaio o pubblico ufficiale, ma sarà possibile farlo anche davanti a un medico del Servizio sanitario nazionale. Le volontà sono sempre revocabili ed ognuno potrà disporre il rifiuto dei trattamenti sanitari, incluse la nutrizione e l’idratazione artificiali.

[Fun.News 3150] Inizia alla Camera iter correttivo al decreto partecipate. Ecco il testo presentato dal Governo

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Come noto nella seduta della Conferenza Unificata del 16 marzo 2017 è stata raggiunta l’intesa (di Regioni, Comuni e Province col Governo) sul correttivo al d.lgs. n. 175/2016 (Testo unico partecipate).
I contenuti dell’intesa verranno recepiti nell’approvazione definitiva in Consiglio dei Ministri del correttivo.

Il Governo ha quindi presentato alla Camera il testo dell’Atto del Governo n. 404 recante: Schema di decreto legislativo recante disposizioni integrative e correttive al testo unico in materia di società a partecipazione pubblica, di cui al decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 175.
L’esame del provvedimento è stato assegnato il 21 marzo 2017 alla Commissione V Bilancio e alla Commissione parlamentare per la semplificazione per il prescritto parere da rendere entro il 20 maggio 2017.
Per leggere la documentazione cliccare su:
Testo dell’atto trasmesso
Relazione illustrativa, relazione tecnica, ATN e AIR
Intesa della Conferenza unificata, Parere del Consiglio di Stato

Alla Camera il DDL per regolamentazione del fine vita

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E’ arrivato in Aula alla Camera la settimana passata il testo sulle “Disposizioni anticipate di trattamento” è composto da cinque articoli e regolamenta le decisioni sul fine-vita.
Tra i punti principali del DDL si evidenzia:
per depositare le proprie disposizioni sul fine vita ci si dovrà rivolgere a un notaio o pubblico ufficiale, ma sarà possibile farlo anche davanti a un medico del Servizio sanitario nazionale; le volontà sono sempre revocabili ed ognuno potrà disporre il rifiuto dei trattamenti sanitari, incluse la nutrizione e l’idratazione artificiali.
Il testo è composto di pochi articoli e prevede la possibilità di compilare la DAT (Disposizioni anticipate di trattamento).
In base ad essa “ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di volere, in previsione di una propria futura incapacità di autodeterminarsi può, attraverso disposizioni anticipate di trattamento (« DAT »), esprimere le proprie convinzioni e preferenze in materia di trattamenti sanitari nonché il consenso o il rifiuto rispetto a scelte terapeutiche e a singoli trattamenti sanitari ivi comprese le pratiche di nutrizione e idratazione artificiali. Può altresì indicare una persona di sua fiducia (« fiduciario ») che ne faccia le veci e lo rappresenti nelle relazioni con il medico e con le strutture sanitarie.

[Fun.News 3141] Liguria: la GR approva il regolamento attuativo dei cimiteri per animali da compagnia

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La Giunta regionale della Liguria, su proposta della vicepresidente e assessore alla Sanità Sonia Viale, ha approvato il 7/3/2016 il regolamento di attuazione della Legge regionale 22 dicembre 2015 n. 22 istitutiva dei cimiteri per animali d’affezione, consentendo così ai Comuni competenti per territorio di procedere con l’autorizzazione.
Nel regolamento è previsto che i proprietari possano apporre sul cippo non solo gli estremi del proprio animale ma anche una sua fotografia.
“La Giunta regionale – spiega la vicepresidente e assessore alla Sanità Sonia Viale – ha adempiuto all’impegno assunto con il Consiglio di emanare questo regolamento attuativo per andare incontro anche alle richieste dei proprietari di animali d’affezione.
Mi piace ricordare in questa occasione il ruolo fondamentale degli animali da affezione ad esempio nella ‘pet terapy’ che tanto contribuisce al benessere della persona”. Secondo quanto previsto nel regolamento, i cimiteri potranno essere realizzati da soggetti sia pubblici sia privati: i soggetti interessati dovranno presentare domanda al Comune competente per territorio che stabilirà l’idoneità della zona individuata, previo parere della Asl a cui spetta la vigilanza igienico sanitaria. Potranno essere inumate le spoglie ed essere accolte le ceneri degli animali, a condizione che un apposito certificato veterinario escluda la presenza di malattie trasmissibili all’uomo o denunciabili ai sensi della vigente normativa statale ed europea.
I cimiteri per animali da affezione dovranno essere dotati di allacciamento all’impianto idrico, fognario e alla rete elettrica, di acqua potabile, servizio igienico e area di parcheggio oltre che di aree per la sepoltura, per i servizi collaterali e aree con presenza di ossari e aree per i resti cinerari.
Deve essere provvisto anche di un ufficio per l’attesa del pubblico e di un sistema di smaltimento dei rifiuti cimiteriali oltre che di una cella frigorifera. Il gestore deve registrare le spoglie ricevute su un apposito registro, informatico o cartaceo, da conservare per almeno cinque anni e consultabile in qualsiasi momento dagli organi di controllo.
Sono considerati animali d’affezione quelli che convivono con l’uomo a scopo di compagnia ovvero cani, gatti, furetti, animali acquatici ornamentali, anfibi, rettili, sauri; volatili di specie avicole diverse da polli, tacchini, faraone, oche, anatre, quaglie, piccioni, fagiani, pernici e ratiti; roditori e conigli diversi da quelli destinati alla produzione alimentare; maialino nano vietnamita.

[Fun.News 3127] Governo sposta i termini e concede poche aperture a Enti locali per revisione TU partecipate pubbliche

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Il Governo ha deciso di dare il via ai decreti correttivi di alcuni testi unici emanati e per i quali la Consulta aveva individuato la necessità di alcuni cambiamenti. Ne ha approvati in prima lettura due.
L’intervento correttivo dà seguito e applicazione alla recente sentenza (n. 251 del 2016) con cui la Corte Costituzionale ha censurato il procedimento di attuazione previsto dall’articolo 18 della legge n. 124 del 2015, nella parte in cui stabilisce che i decreti legislativi attuativi siano adottati previa acquisizione del parere reso in Conferenza Unificata, anziché previa intesa. Nel sancire comunque la piena efficacia dei decreti legislativi già emanati e in vigore, la sentenza ha raccomandato di sanare il suddetto vizio procedimentale per dare certezza al quadro normativo attraverso lo strumento del correttivo previsto dalla stesa legge delega.
Sui decreti dovranno quindi essere acquisiti l’intesa della Conferenza Unificata e i pareri delle competenti Commissioni parlamentari.
In particolare vi era molto interesse per il decreto correttivo sulle partecipate (testo unico in materia di società a partecipazione pubblica (decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 175).
Probabile che l’iter ancora da fare sia la ragione delle tiepide aperture governative alle richieste degli Enti Locali, nel testo approvato il prima lettura il 17/2/2017, che ora vedremo in dettaglio:
Il decreto prevede, tra le principali novità il fatto che l’attività di autoproduzione di beni e servizi possa essere strumentale agli enti pubblici partecipanti o allo svolgimento delle loro funzioni.
Inoltre sono ammesse le partecipazioni nelle società aventi per oggetto sociale la produzione di energia da fonti rinnovabili e che le università possono costituire società per la gestione di aziende agricole con funzioni didattiche.
Nel caso di partecipazioni regionali, l’esclusione, totale o parziale, di singole società dall’ambito di applicazione della disciplina può essere disposta con provvedimento motivato del Presidente della Regione, adottato in ragione di precise finalità pubbliche nel rispetto dei principi di trasparenza e pubblicità.
E’ poi prevista l’intesa in Conferenza Unificata per alcuni provvedimenti.
Si tratta nel dettaglio del Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di determinazione dei requisiti di onorabilità, professionalità e autonomia dei componenti degli organi amministrativi e di controllo di società a controllo pubblico, del decreto del Ministro dell’economia e delle finanze con il quale sono definiti indicatori dimensionali quantitativi e qualitativi, al fine di individuare fino a cinque fasce per la classificazione delle società a controllo pubblico, nel caso di società controllate dalla regione o da enti locali e, infine. del decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali volto a disciplinare le modalità di trasmissione dell’elenco del personale eccedente.
Nel provvedimento correttivo il termine per la ricognizione, in funzione della revisione straordinaria, di tutte le partecipazioni possedute, in scadenza il 23 marzo 2017, è portato al 30 giugno 2017 per dare tempo alle amministrazioni di adeguarsi al decreto ed è anche prorogato al 30 giugno 2017 il termine entro il quale le società a controllo pubblico effettuano una ricognizione del personale in servizio, per individuare eventuali eccedenze.
Infine è fissato al 31 luglio 2017 il termine per l’adeguamento delle società a controllo pubblico alle disposizioni in tema di governance societaria.
Il Governo spera di effettuare una rapida consultazione (i giorni a disposizione sono 90), soprattutto se Regioni ed enti locali faranno pesare il loro via libera.
Sulle partecipate, Regioni ed enti locali torneranno a chiedere di rivedere i criteri abbassando a 500mila euro la soglia minima di fatturato che anche il nuovo provvedimento conferma a un milione di euro. Per cui la discussione fondamentale in questi tre mesi si concentrerà su questo aspetto.

[Fun.News 3126] Riforma servizi funerari: eppur si muove

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Era il 22 novembre 2016 quando la Commissione sanità del Senato discusse l’ultima volta della riforma del settore funerario. Tutti concentrati sull’esito del referendum sulla modifica della Costituzione e su ciò che ne sarebbe scaturito.
Pochi avevano previsto che "saltasse" Matteo Renzi e il governo da lui presieduto. Ma così è stato. E, uno dei grandi sponsor del cambiamento delle norme funerarie italiane – a detta del Presidente dell’EFI, Gibellini – ha meno potere per intervenire.
I detrattori del provvedimento si erano subito ascritti il merito, favorendo la presentazione di alcune centinaia di emendamenti già in sede referente, di aver affossato (termine più giusto non si saprebbe trovare) la riforma del settore funerario, che già partiva zoppa per l’amputazione di buona parte delle innovazioni cimiteriali.
E, invece, anche se lentamente, l’iter prosegue in sede consultiva.
Ricordiamo che dopo la sede referente in Commissione XII al Senato, dove si è in presenza di un testo unificato dalla relatrice Sen.ce Maturani, ora il percorso è quello presso le Commissioni consultive:
Occorrono i pareri delle commissioni: 1ª (Aff. costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze), 7ª (Pubbl. istruzione), 8ª (Lavori pubblici), 10ª (Industria), 11ª (Lavoro), 13ª (Ambiente), 14ª (Unione europea), Questioni regionali.
E, per il momento, il provvedimento è stato esaminato:
– 6/12/2016 – 13ª Commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali), con parere favorevole
– 31/1/2017 – 14ª Commissione permanente (Politiche dell’Unione europea), con esito non ostativo con osservazioni su nuovo testo

[Fun.News 3121] Le partecipate pubbliche stanno sui carboni ardenti.

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E’ noto che su parte delle norme del decreto Madia che modificava profondamente il contorno legislativo di riferimento per le partecipate degli enti locali, dopo la recente sentenza della Corte costituzionale, occorre vi sia un’intesa tra Stato e Conferenza unificata regioni-enti locali.
Ma la stessa sentenza ha fatto salve altre parti normative e buona parte del calendario applicativo. E ora ben pochi capiscono il da farsi.
Si pensava che il decreto legge di fine anno (il cosiddetto Milleproroghe) potesse dare almeno un tre mesi aggiuntivi (rispetto al 23 marzo 2017) per procedere alle scelte degli Enti Locali. Invece nel testo nulla.
E anche nella presentazione di emendamenti in fase di discussione per la conversione in legge del decreto sembra che non si stia raggiungendo alcuna intesa per questa proroga, che verrebbe invece dirottata in un decreto specifico per gli Enti Locali.
Nel frattempo però fervono i lavori, si potrebbe dire.
Infatti Governo, Regioni e Comuni stanno discutendo su quali modifiche apportare al testo unico partecipate (e quindi non solo rimandarne nel tempo l’applicazione).
Regioni ed enti locali puntano a far abbassare a 500 mila euro la soglia del milione di fatturato che fa scattare l’obbligo della cessazione della partecipazione.
Inoltre stanno mettendo in discussione anche il criterio del numero dei dipendenti.
Cadrebbe infatti la norma che prevede la chiusura per quelle società che hanno un numero di amministratori superiore a quello dei dipendenti.
La scadenza del 23 marzo 2017 per presentare il primo piano di razionalizzazione delle partecipate è quindi un NON paletto, perché è del tutto chiaro che se si modificano i contenuti del testo unico occorrono i tempi per applicarlo nella nuova formulazione.

Le voci di corridoio dicono che si parla di una proroga tra i 3 e i 6 mesi dalla data della intesa (o del provvedimento di recepimento dell’intesa) tra Stato e Conferenza regioni-enti locali, che dovrebbe essere questo benedetto decreto legge chiesto a gran voce dall’ANCI e, pure da Confservizi.

[Fun.News 3116] Riforma Pubblica Amministrazione: il Consiglio di Stato dà il via libera ai decreti correttivi dopo sentenza C.Costituz. 251/2016

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Il Consiglio di Stato ha pubblicato il 17 gennaio 2017, il parere 83/2017 sul quesito posto dal Ministero per la semplificazione e la pubblica amministrazione sulle modalità di attuazione della sentenza n. 251 del 2016 della Corte costituzionale.
La Corte, lo scorso 25 novembre 2016, aveva dichiarato incostituzionale la riforma della pubblica amministrazione (cd. Legge Madia – l. n. 124 del 2015), nella parte in cui la delega aveva previsto solo il “parere” e non l’“intesa” con le Regioni per cinque decreti legislativi di attuazione (servizi pubblici, dirigenza, dirigenza sanitaria, licenziamento disciplinare, società partecipate).
I primi due decreti legislativi non sono stati più adottati, gli altri tre erano già in vigore al momento della sentenza della Consulta.
Con questo parere, il Consiglio di Stato rileva innanzitutto l’importanza di “portare a termine le previsioni della l. n. 124 a seguito della sentenza della Corte”, anche “per non far perdere slancio riformatore all’intero disegno: i decreti legislativi interessati dalla sentenza costituiscono, infatti, non soltanto misure di grande rilievo di per sé, ma anche elementi di una riforma complessiva, che risulterebbe meno incisiva se limitata ad alcuni settori”.
Nel merito, si indicano al Governo le modalità con cui attuare la sentenza della Corte senza far venir meno le riforme già adottate, affermando:
• che non è necessario intervenire nuovamente sulla legge delega, poiché questa deve ritenersi già riscritta dalla Corte in conformità al dettato costituzionale, con la previsione dell’intesa al posto del parere;
• che i decreti legislativi già adottati “restano validi ed efficaci fino a una eventuale pronuncia della Corte che li riguardi direttamente, e salvi i possibili interventi correttivi che nelle more dovessero essere effettuati”;
• che il Governo può raggiungere ora l’intesa con le Regioni in Conferenza Stato-Regioni, o in Conferenza unificata a seconda dei casi, secondo la normativa vigente (d.lgs. n. 281 del 1997);
• che il Governo può far confluire tale intesa in decreti correttivi (previsti dalla stessa legge Madia) che intervengano direttamente sui decreti legislativi già vigenti per sanare il vizio procedimentale di illegittimità costituzionale;
• che l’intesa “deve riferirsi al decreto nel suo complesso”, e non solo a sue singole parti;
• che rientra nella disponibilità delle parti dell’intesa disciplinare anche degli effetti già dispiegati nel “periodo intercorso tra l’entrata in vigore del decreto legislativo originario e quella del decreto correttivo”.

Il parere, infine, segnala l’importanza di intervenire anche per i settori per i quali la delega è scaduta (dirigenza e servizi pubblici).
Un percorso possibile è quello di una nuova delega, ma non è l’unico (ad esempio, è ipotizzabile anche un disegno di legge governativo avente, almeno in parte, il contenuto del decreto delegato che andrebbe a sostituire).
Si rileva, però, che la Corte costituzionale non si è pronunciata su come assicurare il principio di leale collaborazione con le Regioni per procedimenti legislativi diversi da quello della legge delega.
E d’altra parte – conclude il parere – “apparirebbe problematico individuare per il Parlamento vincoli procedimentali diversi e ulteriori rispetto a quelli tipizzati dalla Carta costituzionale”.

[Fun.News 3109] Il decreto milleproroghe 2017

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La Gazzetta Ufficiale n. 304 del 30/12/2016 pubblica il D.L. 30/12/2016 n. 244 recante "Proroga e definizione di termini", più noto come Milleproroghe 2017.
Il decreto legge contiene oltre un centinaio di proroghe di termini e, nel corso dell’iter parlamentare di approvazione, potrebbe ulteriormente arricchirsi. E’ entrato in vigore nella stessa data di pubblicazione.
Tra le proroghe ne spiccano due:
– una mancata: quella sui termini in cui provvedere per le Amministrazioni pubbliche detentrici di partecipazioni societarie a quanto disposto dal cosiddetto Testo Unico sulle partecipate.
– una reiterata: e cioé quella su un ulteriore rinvio della operatività del SISTRI.
Che sia l’ultimo? Mah!
Di certo è il quarto anno che si rinvia e, ora, con una strana formulazione.
Difatti con l’art. 12 del DL 244/2016, al comma 1 lettera a) si proroga "fino alla data del subentro nella gestione del servizio da parte del nuovo concessionario" e, comunque, non oltre il 31 dicembre 2017, l’entrata in vigore del sistema di tracciabilità dei rifiuti (cosiddetto SISTRI) e delle relative sanzioni.
Inoltre si proroga "fino al collaudo con esito positivo della piena operatività del nuovo sistema di tracciabiità" il dimezzamento delle sanzioni sancito per chi ometta l’iscrizione o il pagamento del contributo per l’iscrizione al Sistri (articolo 11, comma 3-bis, del DL 101/2013, convertito con L. 125/2013).
 

[Fun.News 3102] Nuovo Governo: che succede della riforma del settore funerario?

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Diversi sono i fronti aperti dalla crisi del governo Renzi, che restano aperti in Parlamento e che ora non si sa se e come possano essere presi in carico dal nuovo esecutivo guidato dal nuovo premier Gentiloni. Tra le norme attualmente in stand by vi sono quelle sui diritti civili, la pubblica amministrazione, l’ambito economico, il terzo settore e anche il settore funerario.
In campo economico: E’ forse il settore più caldo, con una serie di provvedimenti che potrebbero fermarsi a metà. Tra i testi per ora ‘congelati’ c’è il Ddl povertà del ministro Giuliano Poletti, approvato dalla Camera il 14 luglio 2016 e in corso di esame in commissione Lavoro al Senato. Se il decreto legge sulle banche, infatti, è stato approvato a fine luglio scorso, è a rischio, dopo la sentenza del Consiglio di Stato del 2 dicembre 2016, la riforma delle banche popolari sospesa in attesa di un pronunciamento della Consulta. Tra i provvedimenti economici in attesa di via libera in Parlamento c’è poi il ddl concorrenza. Il testo, che ha avuto l’ok della Camera il 7 ottobre scorso, è fermo in commissione in Senato. E sono solo una parte dei provvedimenti ora nel limbo …
Vi sono poi le sorti della Pubblica Amministrazione: una riforma partita coi fuochi d’artificio e che il tempo e i ricorsi hanno fortemente rallentato. Rischiano molto anche una parte dei decreti attuativi connessi con la riforma della PA voluta dalla Ministra Madia. In particolare vi sono problemi grossi per il TU dirigenti, per quello sui servizi pubblici locali, e in parte per quello sulle partecipate pubbliche. Sempre sul fronte della P.A. è un rebus l’attuazione del recente accordo per il rinnovo del contratto degli statali.
Sul fronte funerario: Il disegno di legge Vaccari (AS1611), congiunto con altri due disegni di legge ad opera della Sen.ce Maturani (relatrice) e ormai in dirittura d’arrivo in commissione referente al Senato (Sanità). Però ora è su un binario morto, in cui occorre decidere cosa fare degli oltre 350 emendamenti pervenuti. E su questo provvedimento si era speso non poco il Governo Renzi.
Per il terzo settore: La riforma del terzo settore (che comprende – tra l’altro – il servizio civile universale) è stata approvata Ma i testo prevede che entro un anno vengano emanati i decreti attuativi della legge quadro, vero cuore della riforma. Decreti che, però, a questo punto rischiano di restare al palo.
E siamo solo all’inizio del cahier des doleances: molti altri sono i provvedimenti che lamentano la sosta forzata. In poche parole si naviga a vista e, se il governo fosse veramente a tempo, molti di questi provvedimenti saranno lasciati nell’oblio.

 

[Fun.News 3098] Destino dei TTUU su partecipate pubbliche e servizi pubblici locali

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Già con Fun.News 3095 si era data notizia dei possibili effetti della sentenza della Corte Costituzionale 251/2016 sulla illegittimità costituzionale, tra le altre, di alcune norme degli articoli 16,18 e 19 della L. 124/2015 (cosiddetta Delega Madia).
Si rammenta che il TU partecipate pubbliche è già in vigore dal 23/9/2016 (D.lgs. 175/2016) e quello sui servizi pubblici locali è stato adottato nel Consiglio dei Ministri del 24/11/2016, senza poi essere stato pubblicato in GU.
Circa gli effetti della sentenza sui due decreti di cui sopra, occorre valutare quanto la stessa sentenza della Corte afferma:
“le pronunce di illegittimità costituzionale contenute” nella decisione in esame “sono circoscritte alle disposizioni di delegazione della legge 124/2015 … e non si estendono alle relative disposizioni attuative. Nel caso di impugnazione di tali disposizioni, si dovrà accertare l’effettiva lesione delle competenze regionali, anche alla luce delle soluzioni correttive che il Governo riterrà di apprestare al fine di assicurare il rispetto del principio di leale collaborazione.”
Cosicché la sentenza della Corte Costituzionale NON travolge automaticamente anche i decreti legislativi delegati (tra cui pure il TU partecipate e quello sui Servizi Pubblici Locali).
Circa il TU partecipate, esso rimane in vigore, a meno di interventi correttivi del Governo, e fatte salve eventuali parziali pronunce di costituzionalità della Corte laddove avvenisse distinta impugnativa da parte di un avente titolo.
Restano quindi da osservare le scadenze e le modalità in esso previste.

Circa il TU SPL, poiché lo stesso è stato adottato il giorno prima della pubblicazione della sentenza, ma poi non pubblicato in GU, il Governo lo ha ritirato per modificarlo secondo le indicazioni della Corte (ma occorre, a nostro avviso, essendo scaduti i termini della delega, un nuovo veicolo legislativo e quindi i tempi si dilatano).

La questione ora diventa ancor più complicata, per la situazione politica determinatasi con l’esito referendario della modifica della Costituzione. Difatti una soluzione che si intravvedeva nella sentenza della Corte era la possibilità di adozione da parte del Governo di decreti correttivi (ad es. per il TU partecipate) e, in quella fase, utilizzare lo strumento dell’intesa e non il semplice parere della Conferenza adita. Cosicché la possibilità di correttivi è ora nelle mani del Governo (… ma quale Governo ?).

[Fun.News 3095] Corte Costituzionale interviene su norme attuative Legge Madia. A richio decreti su partecipate e servizi pubblici locali

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Si informa che la Corte Costituzionale si è pronunciata, a seguito di ricorso della Regione Veneto, con sentenza 251/2016 sulla cosiddetta Legge Madia di riforma della pubblica amministrazione.
Due erano le questioni:
a) su alcune materie la Regione Veneto ha chiesto che lo Stato non avesse titolo ad intervenire;
b) su alcune materie (dove non sussiste la competenza esclusiva dello Stato), per il principio di leale collaborazione tra poteri, occorreva non un parere delle Regioni, bensì una previa intesa.
La Corte ha accolto il secondo principio, considerando la illegittimità della adozione di decreti delegati su base di semplice parere delle Regioni.
Tra le materie per le quali, in base a questa sentenza della Corte Costituzionale, è necessaria la previa intesa con la Conferenza Stato Regioni, vi sono anche quelle attinenti le partecipazioni pubbliche e i servizi pubblici locali (ma anche sulla dirigenza).
Ricordiamo che l’effetto tipico delle sentenze della Corte costituzionale, che dichiarano l’illegittimità costituzionale di una norma legislativa, è previsto dall’art. 136 della Costituzione, secondo cui “la norma cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione”.
Inoltre tra le tipologie di sentenze della Corte questa può essere definita additiva, cioé anziché il semplice parere sugli schemi di decreti delegati si deve ottenere la "previa intesa", rispettivamente della Conferenza Stato-Regioni per sole materie regionali o della Conferenza Unificata, laddove siano presenti anche necessarie intese con i Comuni.
Circa la efficacia della sentenza i pareri dei pochi giuristi che si sono espressi sono non uniformi.
Sussistono due scuole di pensiero:
se fin d’ora i decreti già emessi siano da correggere da parte del Governo e quindi sottoporre alla previa intesa della giusta Conferenza, sia essa delle Regioni  Unificata, (sospendendo gli effetti in base alle scadenze in essi previsti);
– o se sia necessaria una impugnativa da parte di almeno una Regione degli specifici decreti per interrompere gli effetti ed i termini previsti nel decreto impugnato.

Inoltre sembra farsi strada l’interpretazione che non sia necessario ripetere l’intero iter approvativo della legge Madia, ma semplicemente agire con dei decreti correttivi di decreti già approvati in via definitiva.
E intervenire per ottenere la previa intesa in quelli non ancora approvati in via definitiva.
Questa incertezza legislativa produce un allungamento dei tempi dei processi di razionalizzazione del sistema delle partecipazioni societarie e pure dei servizi pubblici locali.
Se si aggiunge pure la incertezza del quadro politico connesso con l’attesa per l’esito del referendum per le modifiche costituzionali, si potrebbe profilare un periodo di attesa di alcuni mesi.
Per chi fosse interessato alla lettura della sintesi della sentenza, basta cliccare su SINTESI 251/16
Chi volesse leggere l’intera sentenza Corte Costituzionale 251/2016 del 9 novembre 2016, depositata in cancelleria il 25 novembre 2016, clicchi su TESTO INTEGRALE 251/16

[Fun.News 3094] Presentati circa 360 emendamenti alla riforma dei servizi funerari in Commissione XII del Senato

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La Commissione XII del Senato, in sede referente, in data 22/11/2016 ha preso atto della presentazione di circa 360 emendamenti al testo unificato della riforma dei servizi funerari.
Il seguito dell’esame di testo congiunto e degli emendamenti è stato rinviato ad altra seduta.
Chi fosse interessato alla conoscenza degli emendamenti presentati può ottenere il file winword relativo cliccando EMENDAMENTI.

Resi pubblici gli emendamenti (360, sic!) alla riforma dei servizi funerari in Commissione XII del Senato

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La Commissione sanità del Senato, in sede referente, in data 22/11/2016 ha preso atto della presentazione di circa 360 emendamenti al testo unificato della riforma dei servizi funerari.
Il seguito dell’esame di testo congiunto e degli emendamenti è stato rinviato ad altra seduta.
Chi fosse interessato alla conoscenza degli emendamenti presentati può ottenere il file winword relativo cliccando EMENDAMENTI.