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[Fun.News 3204] Sempre più complicato stabilire se un rifiuto è pericoloso o meno in presenza di codice CER a specchio

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La Corte di Cassazione, sez. III penale, con ordinanza n. 37460 (dep. 27 luglio 2017), ha rimesso ai Giudici comunitari la questione di come capire quando un rifiuto, codificato come "voce specchio o speculare", sia pericoloso o meno, poiché contiene sostanze pericolose. La Suprema Corte difatti ha posto alla Corte di Giustizia europea  la questione pregiudiziale sulla questione della classificazione dei rifiuti con codici a specchio formulando i seguenti quattro quesiti:
1) Se l’allegato alla decisione 2014/955/Ue ed il Regolamento Ue n. 1357/2014 vadano o meno interpretati, con riferimento alla classificazione dei rifiuti con voci speculari, nel senso che il produttore del rifiuto, quando non ne è nota la composizione, debba procedere alla previa caratterizzazione ed in quali eventuali limiti;
2) Se la ricerca delle sostanze pericolose debba essere fatta in base a metodiche uniformi predeterminate;
3) Se la ricerca delle sostanze pericolose debba basarsi su una verifica accurata e rappresentativa che tenga conto della composizione del rifiuto, se già nota o individuata in fase di caratterizzazione, o se invece la ricerca delle sostanze pericolose possa essere effettuata secondo criteri probabilistici considerando quelle che potrebbero essere ragionevolmente presenti nel rifiuto;
4) Se, nel dubbio o nell’impossibilità di provvedere con certezza all’individuazione della presenza o meno delle sostanze pericolose nel rifiuto, questo debba o meno essere comunque classificato e trattato come rifiuto pericoloso in applicazione del principio di precauzione.

E ha assunto posizione sulla questione della classificazione dei rifiuti con codici a specchio, specificando proprie tesi interpretative, che per brevità non si esporranno.
Sembra quindi che:
A) in presenza di rifiuti aventi codici "a specchio", qualora il produttore non abbia svolto analisi quantitativamente esaustive, ma improntate a criteri di selezione, si determina una mera presunzione relativa di pericolosità, che può essere vinta dal produttore qualora adempia all’onere di provare che tali criteri sono oggettivi, verificabili, coerenti con la natura dei cicli produttivi e tecnicamente attendibili. Onere che può ritenersi adempiuto quando il produttore fornisca la prova che:
– è certa la natura e provenienza delle sostanze che generano il rifiuto; è noto il ciclo produttivo; la produzione del rifiuto non ha caratteristiche di discontinuità od imprevedibilità; la ricerca delle sostanze pericolose è stata effettuata in modo coerente con tali elementi;
– nonché documenti adeguatamente le operazioni di campionamento ed analisi, inclusive della enunciazione dei criteri selettivi per la ricerca.
B) quando, invece, non sussistano le predette condizioni (ad esempio è ignota l’origine dei rifiuti, oppure le sostanze che li costituiscono sono del tutto ignote e non ipotizzabili), ovvero, pur sussistendo in astratto, la prova non sia in concreto fornita, l’analisi quantitativamente esaustiva costituisce l’unica via per la corretta rappresentazione del rifiuto e dalla sua mancata esecuzione consegue la qualifica del rifiuto in termini di pericolosità.

[Fun.News 3193] Partecipate pubbliche: stretta sugli amministratori

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Entro la fine del mese di luglio 2017 gli statuti delle società a controllo pubblico devono essere in linea con le nuove regole del decreto Madia, che prevedono "il divieto di corrispondere trattamenti di fine mandato", di riconoscere "gettoni di presenza o premi di risultato deliberati dopo lo svolgimento dell’attività" ad amministratori e altri componenti.
La stretta prevede lo stop alla creazione di nuovi organi, l’accentramento delle deleghe e "l’esclusione della carica di vicepresidente" (in caso sia necessaria non può comportare "compensi aggiuntivi").
La riforma delle partecipate stabilisce anche che i manager delle società a controllo pubblico non possano essere dipendenti delle amministrazioni pubbliche controllanti e vigilanti.
E ancora, niente indennità diverse rispetto a quelle previste dalla legge o dai contratti.
C’è poi da rispettare il "principio di equilibrio di genere, almeno nella misura di un terzo", quindi del 33%, da calcolare sul totale delle nomine effettuate in corso d’anno.
Il termine del 31 luglio per l’adeguamento degli Statuti potrebbe anche non essere considerato perentorio, ma si abbina ad un’altro impegno, l’iscrizione ad un elenco, tenuto dall’Anac, delle amministrazioni che fanno affidamenti diretti. L’inserimento nella lista, obbligatorio da settembre 2017 per chi vuole procedere in house, è subordinato a una serie di verifiche tra cui anche il controllo degli statuti delle partecipate.

[Fun.News 3187] Friuli Venezia Giulia cambia alcune norme funerarie

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La Regione Friuli Venezia Giulia ha emanato di recente un provvedimento che modifica le precedenti norme, risalenti al 2011, regolanti la materia funeraria e di polizia mortuaria: si tratta della Legge Regionale 09/06/2017, n. 22 “Modifiche alla legge regionale 21 ottobre 2011, n. 12 (Norme in materia funeraria e di polizia mortuaria)”, pubblicata sul B.U.R. n. 24 del 14/06/2017, Suppl. Ord. n. 21. Il testo della norma regionale è reperibile anche sul sito www.funerali.org, nell’apposita area Norme regionali.

In 20 articoli la nuova legge interviene su diversi aspetti concernenti l’esercizio delle funzioni e dei servizi necroscopico, funebre, cimiteriale e di polizia mortuaria, nonché sulle pratiche della cremazione e destinazione delle ceneri. I principali interventi riguardano la disciplina dell’attività delle imprese funebri, per la quale non è più previsto un obbligo di autorizzazione, viene stabilita un’incompatibilità con la gestione di servizi cimiteriali e obitoriali ed è richiesta l’offerta di un servizio minimo per l’utenza relativamente al trasporto, alla fornitura della cassa e al disbrigo delle pratiche amministrative.
Più nello specifico:
– viene disciplinato il cimitero d’urne, inteso come il luogo, situato all’interno dei cimiteri o in edifici, anche privati, destinato alla raccolta delle sole urne cinerarie;
– viene precisato il trasporto provvisorio, ovvero la possibilità del trasferimento della salma su richiesta dei familiari, entro trenta ore dal decesso, al domicilio del defunto, alla struttura obitoriale o alla casa funeraria;
– si rende possibile l’interramento di urne, ad esempio in tombe di famiglia, garantendone l’integrità e la conservazione nel tempo mediante l’uso di nicchie o pozzetti stagni;
– in merito alle pratiche di cremazione e alla destinazione delle ceneri, vengono risolti alcuni problemi interpretativi riguardo alla competenza del Comune ad autorizzare la cremazione;
– vengono specificate e ampliate le modalità di espressione della volontà del defunto per la sua cremazione;
– si prevede che la volontà del defunto per la dispersione delle proprie ceneri, espressa in sola forma verbale mentre era in vita, possa essere ricostruita mediante espresse concordi dichiarazioni del coniuge e dei parenti di primo grado;
– viene fissata una distanza minima di venticinque metri per i cimiteri di animali di affezioni realizzati nei pressi di cimiteri umani.

Ulteriori interventi riguardano l’accertamento di morte, il periodo di osservazione della salma, le strutture obitoriali, il trasporto funebre, la gestione dei cimiteri e requisiti minimi degli stessi, l’inumazione e la tumulazione.

[Fun.News 3186] Modificato l’art. 37 del DPR 285/1990 sul riscontro diagnostico

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il 1° aprile 2017 è entrata in vigore la legge 8 marzo 2017, n. 24, recante "Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonche’ in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie".
La legge disciplina aspetti cruciali del “sistema sanità”, con l’intento di prevenire il rischio clinico, ridurre il contenzioso sulla responsabilità medica, arginare la fuga delle assicurazioni dal settore sanitario e contenere gli ingenti costi della cosiddetta medicina difensiva.
L’art. 4 sancisce, poi, l’obbligo di trasparenza per tutte le prestazioni sanitarie erogate dalle strutture pubbliche e private, stabilendo che la direzione sanitaria, in caso di richiesta di accesso da parte degli interessati aventi diritto, deve fornire entro i successivi 7 giorni la documentazione sanitaria relativa al paziente, con ulteriore termine massimo di 30 giorni per eventuali integrazioni.
Le strutture sanitarie dovranno pubblicare sul proprio sito internet i dati relativi a tutti i risarcimenti erogati nell’ultimo quinquennio, verificati nell’ambito dell’esercizio della funzione di monitoraggio, prevenzione e gestione del rischio sanitario. La norma, inoltre, contiene una modifica al regolamento di polizia mortuaria di cui al D.P.R. n. 285/1990, prevedendo la possibilità, per i familiari o gli altri aventi titolo del deceduto, di concordare con il direttore sanitario o sociosanitario l’esecuzione del riscontro diagnostico, sia in caso di decesso ospedaliero che in altro luogo, e di far presenziare un proprio medico di fiducia.

Art. 4 comma  4.
All’articolo 37 del regolamento di polizia mortuaria, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre 1990, n. 285, dopo il comma 2 e’ inserito il seguente:
«2-bis. I familiari o gli altri aventi titolo del deceduto possono concordare con il direttore sanitario o sociosanitario l’esecuzione del riscontro diagnostico, sia nel caso di decesso ospedaliero che in altro luogo, e possono disporre la presenza di un medico di loro fiducia».


Conseguentemente l’Art. 37 del DPR 285/1990 diventa:
«Art. 37 (Riscontro diagnostico). –
1. Fatti salvi i poteri dell’autorita’ giudiziaria, sono sottoposte al riscontro diagnostico, secondo le norme della legge 15 febbraio 1961, n. 83, i cadaveri delle persone decedute senza assistenza medica, trasportati ad un ospedale o ad un deposito di osservazione o ad un obitorio, nonche’ i cadaveri delle persone decedute negli ospedali, nelle cliniche universitarie e negli istituti di cura privati quando i rispettivi direttori, primari o medici curanti lo dispongano per il controllo della diagnosi o per il chiarimento di quesiti clinico-scientifici.
2. Il coordinatore sanitario puo’ disporre il riscontro diagnostico anche sui cadaveri delle persone decedute a domicilio quando la morte sia dovuta a malattia infettiva e diffusiva o sospetta di esserlo, o a richiesta del medico curante quando sussista il dubbio sulle cause di morte.
2-bis. I familiari o gli altri aventi titolo del deceduto possono concordare con il direttore sanitario o sociosanitario l’esecuzione del riscontro diagnostico, sia nel caso di decesso ospedaliero che in altro luogo, e possono disporre la presenza di un medico di loro fiducia.
3. Il riscontro diagnostico e’ eseguito, alla presenza del primario o medico curante, ove questi lo ritenga necessario, nelle cliniche universitarie o negli ospedali dall’anatomopatologo universitario od ospedaliero ovvero da altro sanitario competente incaricato del servizio, i quali devono evitare mutilazioni e dissezioni non necessarie a raggiungere l’accertamento della causa di morte.
4. Eseguito il riscontro diagnostico, il cadavere deve essere ricomposto con migliore cura.
5. Le spese per il riscontro diagnostico sono a carico dell’ente che lo ha richiesto.».

[Fun.News 3181] In G.U. il DLGS 100/2017, correttivo della riforma delle partecipate pubbliche

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E’ stato pubblicato nella G.U. n. 147 del 26 giugno 2017, il decreto legislativo 16 giugno 2017, n. 100: Disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 175, recante testo unico in materia di societa’ a partecipazione pubblica.
Pertanto la riforma delle partecipate pubbliche prende ufficialmente il via dal 27/6/2017.
Con il decreto sopra citato, correttivo del testo Unico Madia (dlgs 175/2016), sono state introdotte alcune delle modifiche chieste dagli Enti Locali, dopo la bocciatura del primo testo da parte della Consulta, per la mancata intesa con le Regioni.
Già entro fine luglio 2017 i primi adempimenti con la revisione degli statuti delle società partecipate.
Il testo del correttivo è reperibile direttamente in Gazzetta Ufficiale cliccando GU.
 

[Fun.News 3175] Consiglio dei Ministri approva in via definitiva la riforma delle partecipate pubbliche

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Il Consiglio dei ministri si è riunito venerdì 9 giugno 2017 e, tra i provvedimenti adottati, ha approvato in via definitiva la riforma delle partecipate. Il testo è atteso ora in pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Di seguito i principali contenuti. Si tratta di Disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 175, recante “Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica”.
Sul decreto, dopo l’esame preliminare, è stata raggiunta l’intesa in sede di Conferenza Unificata e sono stati acquisiti i pareri del Consiglio di Stato e delle competenti Commissioni parlamentari.
Tra le principali novità introdotte si prevede:
–    che l’attività di autoproduzione di beni e servizi possa essere strumentale agli enti pubblici partecipanti o allo svolgimento delle loro funzioni;
–    che sono ammesse le partecipazioni nelle società aventi per oggetto sociale la produzione di energia da fonti rinnovabili e che le università possono costituire società per la gestione di aziende agricole con funzioni didattiche;
–    che, nel caso di partecipazioni regionali o delle province autonome di Trento e Bolzano, l’esclusione, totale o parziale, di singole società dall’ambito di applicazione della disciplina può essere disposta con provvedimento motivato del Presidente della Regione o dei Presidenti delle province autonome di Trento e Bolzano, adottato in ragione di precise finalità pubbliche nel rispetto dei principi di trasparenza e pubblicità. Inoltre, viene espressamente previsto che il provvedimento di esclusione sia trasmesso alla competente Sezione regionale di controllo della Corte dei conti, alla struttura di monitoraggio del Ministero dell’economia e delle finanze;
–    l’intesa in Conferenza Unificata per: il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di determinazione dei requisiti di onorabilità, professionalità e autonomia dei componenti degli organi amministrativi e di controllo di società a controllo pubblico; il decreto del Ministro dell’economia e delle finanze con il quale sono definiti indicatori dimensionali quantitativi e qualitativi, al fine di individuare fino a cinque fasce per la classificazione delle società a controllo pubblico, nel caso di società controllate dalla regione o da enti locali; il decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali volto a disciplinare le modalità di trasmissione dell’elenco del personale eccedente;
–    per le amministrazioni titolari di partecipazioni di controllo in società, la facoltà di riassorbimento del personale già in precedenza dipendente dalle amministrazioni stesse con rapporto di lavoro a tempo indeterminato, senza che ciò rilevi nell’ambito delle facoltà assunzionali disponibili e a condizione che venga fornita dimostrazione, certificata dal parere dell’organo di revisione economico-finanziaria, che le esternalizzazioni siano state effettuate nel rispetto degli adempimenti previsti dalla normativa vigente;
–    la possibilità per le amministrazioni pubbliche di acquisire o mantenere partecipazioni in società che producono servizi di interesse economico generale fuori dall’ambito territoriale della collettività di riferimento, purché queste ultime abbiano in corso o ottengano l’affidamento del servizio tramite procedure a evidenza pubblica. Resta ferma in ogni caso l’applicazione di quanto previsto per le società in house, al fine di salvaguardare la disciplina europea e con essa la previsione secondo la quale tali società devono garantire che oltre l’80% del loro fatturato sia effettuato nello svolgimento dei compiti a esse affidati dall’ente pubblico o dagli enti pubblici soci, potendo agire fuori da tale ambito solo ed esclusivamente per il restante 20%;
–    che ai fini dell’applicazione del criterio del fatturato medio non superiore al milione di euro, il primo triennio rilevante sia il triennio 2017-2019 e nelle more della prima applicazione di tale criterio si considerino rilevanti, in via transitoria, le partecipazioni in società che, nel triennio antecedente all’adozione di tali misure, abbiano conseguito un fatturato medio non superiore a cinquecentomila euro;
–    la proroga al 30 settembre 2017 del termine per la ricognizione, in funzione della revisione straordinaria, di tutte le partecipazioni possedute;
–    la proroga al 30 settembre 2017 del termine entro il quale le società a controllo pubblico effettuano una ricognizione del personale in servizio, per individuare eventuali eccedenze;
–    la fissazione al 31 luglio 2017 del termine per l’adeguamento delle società a controllo pubblico alle disposizioni in tema di governance societaria.

[Fun.News 3171] Riforma servizi funerari AS1611: lenti passi avanti verso lo stop per fine legislatura

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E’ impantanata al Senato la riforma dei servizi funerari (AS1611 e abbinati).
Dopo la elaborazione di un testo unificato da parte della relatrice, Sen.ce Maturani, che ha reso sempre più tiepido (per non dire freddo) l’appoggio di molte associazioni di categoria del settore, l’iter si è fortemente rallentato, tanto da prevederne lo stop per fine legislatura.
Le ultime notizie sul DDL erano venute direttamente dalla relatrice al convegno di Caserta, organizzato da Sefit.
Poi è partita la ricerca dei pareri delle altre commissioni del Senato, che lentamente, stanno arrivando e alla spicciata.
Segno che il DDL, con il nuovo esecutivo Gentiloni, non ha più le spinte dei tempi in cui era premier Matteo Renzi.
Ultimo dei pareri quello di una delle commissioni più importanti (Bilancio) che di fatto ci vuol vedere chiaro su i costi indotti dal provvedimento.
Di seguito si riporta integralmente il testo del parere:

Legislatura 17ª – 5ª Commissione permanente – Resoconto sommario n. 717 del 28/03/2017
BILANCIO    (5ª)
MARTEDÌ 28 MARZO 2017
717ª Seduta (1ª pomeridiana)

(447) Maria RIZZOTTI.  –  Disciplina delle attività nel settore funerario e disposizioni in materia di dispersione e conservazione delle ceneri
(1611) VACCARI ed altri.  –  Disciplina delle attività funerarie
(2492) MANDELLI ed altri.  –  Disciplina delle attività nel settore funerario e disposizioni in materia di dispersione e conservazione delle ceneri

(Parere alla 12a Commissione sul testo unificato e sugli emendamenti. Esame del testo unificato e rinvio. Rinvio dell’esame degli emendamenti)

Il relatore SANTINI (PD) illustra il testo unificato dei disegni di legge in titolo, segnalando, per quanto di competenza, che il testo unificato elaborato dalla Commissione di merito si propone di rivedere e modificare l’intera materia relativa al settore funerario, sia in ordine ai compiti degli enti territoriali, sia degli organismi sanitari che operano sul territorio, sia degli operatori commerciali del settore. Occorre pertanto acquisire una relazione tecnica che renda evidente l’innovazione legislativa che il disegno di legge propone rispetto alla legislazione vigente al fine di poter individuare la corretta copertura degli oneri. In particolare, approfondimenti si rendono necessari in relazione agli articoli 3, comma 4, 6, 9, 10, comma 12 e seguenti, 15, 16, 18, 19 e 20. La relazione tecnica si rende altresì necessaria in quanto il provvedimento stabilisce oneri amministrativi sia in capo agli enti territoriali che all’Agenzia dell’entrate che dell’ISTAT rispetto ai quali appare necessario un approfondimento al fine di valutare il possibile impatto finanziario (articolo 21). Infine, il provvedimento prevede all’articolo 22 un aumento delle detrazioni fiscali, sia in termini di entità di quelle esistenti che di nuove detrazioni, per le quali non è prevista nessuna quantificazione dell’onere e  nessuna copertura finanziaria.
Il rappresentante del GOVERNO concorda con il relatore sulla necessità di disporre di una relazione tecnica unitaria in cui i diversi Ministeri competenti coinvolti forniscano tutti i chiarimenti necessari. Assicura, in ogni caso, l’impegno del Governo a fornire le delucidazioni richieste in tempi rapidi.
Il PRESIDENTE ricorda che il settore funerario è caratterizzato da un elevato livello di evasione fiscale e che pertanto eventuali interventi diretti a prevedere un aumento delle detrazioni fiscali potrebbero avere, nel lungo periodo, effetti virtuosi consentendo un recupero di gettito attualmente sottratto all’Erario. Resta il fatto che, allo stato attuale, sia necessaria una corretta quantificazione degli oneri e un’adeguata copertura, senza la quale il parere della Commissione bilancio non potrà che essere contrario, ai sensi dell’articolo 81 della Costituzione.
Il seguito dell’esame è quindi rinviato.

Detrazione spese funebri (Rigo E8/E10, cod. 14). Indicazioni Agenzia Entrate circolare 7/E/2017 del 4/4/2017

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L’Agenzia delle Entrate ha emanato la circolare n. 7/E/2017 del 4/4/2017 pubblicata sul web al link seguente CIRCOLARE7_E4APRILE2017, con la quale vengono date indicazioni sulle voci detraibili nella dichiarazione dei redditi.
Per quanto riguarda le spese funebri, dall’imposta lorda si può detrarre un importo pari al 19 per cento delle spese sostenute in dipendenza della morte di persone, e a prescindere dal vincolo di parentela.
La detrazione compete nel limite massimo di spesa di 1.550 euro.
Devono essere comprese nell’importo anche le spese indicate nella CU 2017 (punti da 341 a 352) con il codice 14.
Tale limite non è riferito al periodo d’imposta, sottolinea la circolare, ma a ciascun decesso.
Le spese devono però rispondere a un criterio di attualità rispetto all’evento cui sono finalizzate. Pertanto, sono escluse quelle sostenute anticipatamente dal contribuente in previsione delle future onoranze funebri come, ad esempio, l’acquisto di un loculo prima della morte.
La circolare precisa che si considerano spese funebri non solo quelle per le onoranze, ma anche quelle connesse al trasporto e alla sepoltura.
Per usufruire della detrazione, occorre controllare e conservare alcuni documenti.
Se la spesa funebre è sostenuta da soggetti diversi dall’intestatario della fattura, ai fini della detrazione è necessario che nel documento originale di spesa sia riportata una dichiarazione di ripartizione della stessa sottoscritta anche dall’intestatario del documento.
Tra i documenti da conservare rientrano fatture e/o ricevute fiscali riconducibili al funerale come la fattura dell’agenzia di pompe funebri, del fiorista (se la spesa è fatturata a parte), la ricevuta di versamento effettuata al comune per i diritti cimiteriali, le fatture relative agli annunci funebri, ecc..

Biotestamento, via libera della Camera con 326 sì

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La Camera dei deputati ha approvato oggi 20//2017 il Ddl sul biotestamento che va ora al Senato. I sì sono stati 326 , i no 37. Hanno votato a favore del ddl sul biotestamento i gruppi Pd, M5S, Sinistra Italiana, Mdp mentre Scelta civica ha lasciato libertà di coscienza. Contrari Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia e centristi al governo di Ap.
Il testo ora passa all’esame del Senato.

Torna in Aula alla Camera il disegno di legge sul Biotestamento

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Torna in Aula alla Camera il disegno di legge sul Biotestamento, il cui esame è iniziato ad aprile, con varie interruzioni.
Nella maggioranza è emersa la contrarietà dei deputati di Ap (tranne l’ex socialista Fabrizio Cicchitto, favorevole anche al suicidio assistito). Perplessi anche alcuni cattolici del Pd. Ma il disegno di legge potrebbe passare con i voti dei cinque stelle. Restano ancora da votare un centinaio di emendamenti, anche se i tempi per intervenire stanno per esaurirsi. Il ddl, di 5 articoli, prevede che per depositare le proprie disposizioni sul fine vita ci si dovrà rivolgere a un notaio o pubblico ufficiale, ma sarà possibile farlo anche davanti a un medico del Servizio sanitario nazionale. Le volontà sono sempre revocabili ed ognuno potrà disporre il rifiuto dei trattamenti sanitari, incluse la nutrizione e l’idratazione artificiali.

[Fun.News 3150] Inizia alla Camera iter correttivo al decreto partecipate. Ecco il testo presentato dal Governo

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Come noto nella seduta della Conferenza Unificata del 16 marzo 2017 è stata raggiunta l’intesa (di Regioni, Comuni e Province col Governo) sul correttivo al d.lgs. n. 175/2016 (Testo unico partecipate).
I contenuti dell’intesa verranno recepiti nell’approvazione definitiva in Consiglio dei Ministri del correttivo.

Il Governo ha quindi presentato alla Camera il testo dell’Atto del Governo n. 404 recante: Schema di decreto legislativo recante disposizioni integrative e correttive al testo unico in materia di società a partecipazione pubblica, di cui al decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 175.
L’esame del provvedimento è stato assegnato il 21 marzo 2017 alla Commissione V Bilancio e alla Commissione parlamentare per la semplificazione per il prescritto parere da rendere entro il 20 maggio 2017.
Per leggere la documentazione cliccare su:
Testo dell’atto trasmesso
Relazione illustrativa, relazione tecnica, ATN e AIR
Intesa della Conferenza unificata, Parere del Consiglio di Stato

Alla Camera il DDL per regolamentazione del fine vita

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E’ arrivato in Aula alla Camera la settimana passata il testo sulle “Disposizioni anticipate di trattamento” è composto da cinque articoli e regolamenta le decisioni sul fine-vita.
Tra i punti principali del DDL si evidenzia:
per depositare le proprie disposizioni sul fine vita ci si dovrà rivolgere a un notaio o pubblico ufficiale, ma sarà possibile farlo anche davanti a un medico del Servizio sanitario nazionale; le volontà sono sempre revocabili ed ognuno potrà disporre il rifiuto dei trattamenti sanitari, incluse la nutrizione e l’idratazione artificiali.
Il testo è composto di pochi articoli e prevede la possibilità di compilare la DAT (Disposizioni anticipate di trattamento).
In base ad essa “ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di volere, in previsione di una propria futura incapacità di autodeterminarsi può, attraverso disposizioni anticipate di trattamento (« DAT »), esprimere le proprie convinzioni e preferenze in materia di trattamenti sanitari nonché il consenso o il rifiuto rispetto a scelte terapeutiche e a singoli trattamenti sanitari ivi comprese le pratiche di nutrizione e idratazione artificiali. Può altresì indicare una persona di sua fiducia (« fiduciario ») che ne faccia le veci e lo rappresenti nelle relazioni con il medico e con le strutture sanitarie.

[Fun.News 3141] Liguria: la GR approva il regolamento attuativo dei cimiteri per animali da compagnia

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La Giunta regionale della Liguria, su proposta della vicepresidente e assessore alla Sanità Sonia Viale, ha approvato il 7/3/2016 il regolamento di attuazione della Legge regionale 22 dicembre 2015 n. 22 istitutiva dei cimiteri per animali d’affezione, consentendo così ai Comuni competenti per territorio di procedere con l’autorizzazione.
Nel regolamento è previsto che i proprietari possano apporre sul cippo non solo gli estremi del proprio animale ma anche una sua fotografia.
“La Giunta regionale – spiega la vicepresidente e assessore alla Sanità Sonia Viale – ha adempiuto all’impegno assunto con il Consiglio di emanare questo regolamento attuativo per andare incontro anche alle richieste dei proprietari di animali d’affezione.
Mi piace ricordare in questa occasione il ruolo fondamentale degli animali da affezione ad esempio nella ‘pet terapy’ che tanto contribuisce al benessere della persona”. Secondo quanto previsto nel regolamento, i cimiteri potranno essere realizzati da soggetti sia pubblici sia privati: i soggetti interessati dovranno presentare domanda al Comune competente per territorio che stabilirà l’idoneità della zona individuata, previo parere della Asl a cui spetta la vigilanza igienico sanitaria. Potranno essere inumate le spoglie ed essere accolte le ceneri degli animali, a condizione che un apposito certificato veterinario escluda la presenza di malattie trasmissibili all’uomo o denunciabili ai sensi della vigente normativa statale ed europea.
I cimiteri per animali da affezione dovranno essere dotati di allacciamento all’impianto idrico, fognario e alla rete elettrica, di acqua potabile, servizio igienico e area di parcheggio oltre che di aree per la sepoltura, per i servizi collaterali e aree con presenza di ossari e aree per i resti cinerari.
Deve essere provvisto anche di un ufficio per l’attesa del pubblico e di un sistema di smaltimento dei rifiuti cimiteriali oltre che di una cella frigorifera. Il gestore deve registrare le spoglie ricevute su un apposito registro, informatico o cartaceo, da conservare per almeno cinque anni e consultabile in qualsiasi momento dagli organi di controllo.
Sono considerati animali d’affezione quelli che convivono con l’uomo a scopo di compagnia ovvero cani, gatti, furetti, animali acquatici ornamentali, anfibi, rettili, sauri; volatili di specie avicole diverse da polli, tacchini, faraone, oche, anatre, quaglie, piccioni, fagiani, pernici e ratiti; roditori e conigli diversi da quelli destinati alla produzione alimentare; maialino nano vietnamita.

[Fun.News 3127] Governo sposta i termini e concede poche aperture a Enti locali per revisione TU partecipate pubbliche

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Il Governo ha deciso di dare il via ai decreti correttivi di alcuni testi unici emanati e per i quali la Consulta aveva individuato la necessità di alcuni cambiamenti. Ne ha approvati in prima lettura due.
L’intervento correttivo dà seguito e applicazione alla recente sentenza (n. 251 del 2016) con cui la Corte Costituzionale ha censurato il procedimento di attuazione previsto dall’articolo 18 della legge n. 124 del 2015, nella parte in cui stabilisce che i decreti legislativi attuativi siano adottati previa acquisizione del parere reso in Conferenza Unificata, anziché previa intesa. Nel sancire comunque la piena efficacia dei decreti legislativi già emanati e in vigore, la sentenza ha raccomandato di sanare il suddetto vizio procedimentale per dare certezza al quadro normativo attraverso lo strumento del correttivo previsto dalla stesa legge delega.
Sui decreti dovranno quindi essere acquisiti l’intesa della Conferenza Unificata e i pareri delle competenti Commissioni parlamentari.
In particolare vi era molto interesse per il decreto correttivo sulle partecipate (testo unico in materia di società a partecipazione pubblica (decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 175).
Probabile che l’iter ancora da fare sia la ragione delle tiepide aperture governative alle richieste degli Enti Locali, nel testo approvato il prima lettura il 17/2/2017, che ora vedremo in dettaglio:
Il decreto prevede, tra le principali novità il fatto che l’attività di autoproduzione di beni e servizi possa essere strumentale agli enti pubblici partecipanti o allo svolgimento delle loro funzioni.
Inoltre sono ammesse le partecipazioni nelle società aventi per oggetto sociale la produzione di energia da fonti rinnovabili e che le università possono costituire società per la gestione di aziende agricole con funzioni didattiche.
Nel caso di partecipazioni regionali, l’esclusione, totale o parziale, di singole società dall’ambito di applicazione della disciplina può essere disposta con provvedimento motivato del Presidente della Regione, adottato in ragione di precise finalità pubbliche nel rispetto dei principi di trasparenza e pubblicità.
E’ poi prevista l’intesa in Conferenza Unificata per alcuni provvedimenti.
Si tratta nel dettaglio del Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di determinazione dei requisiti di onorabilità, professionalità e autonomia dei componenti degli organi amministrativi e di controllo di società a controllo pubblico, del decreto del Ministro dell’economia e delle finanze con il quale sono definiti indicatori dimensionali quantitativi e qualitativi, al fine di individuare fino a cinque fasce per la classificazione delle società a controllo pubblico, nel caso di società controllate dalla regione o da enti locali e, infine. del decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali volto a disciplinare le modalità di trasmissione dell’elenco del personale eccedente.
Nel provvedimento correttivo il termine per la ricognizione, in funzione della revisione straordinaria, di tutte le partecipazioni possedute, in scadenza il 23 marzo 2017, è portato al 30 giugno 2017 per dare tempo alle amministrazioni di adeguarsi al decreto ed è anche prorogato al 30 giugno 2017 il termine entro il quale le società a controllo pubblico effettuano una ricognizione del personale in servizio, per individuare eventuali eccedenze.
Infine è fissato al 31 luglio 2017 il termine per l’adeguamento delle società a controllo pubblico alle disposizioni in tema di governance societaria.
Il Governo spera di effettuare una rapida consultazione (i giorni a disposizione sono 90), soprattutto se Regioni ed enti locali faranno pesare il loro via libera.
Sulle partecipate, Regioni ed enti locali torneranno a chiedere di rivedere i criteri abbassando a 500mila euro la soglia minima di fatturato che anche il nuovo provvedimento conferma a un milione di euro. Per cui la discussione fondamentale in questi tre mesi si concentrerà su questo aspetto.

[Fun.News 3126] Riforma servizi funerari: eppur si muove

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Era il 22 novembre 2016 quando la Commissione sanità del Senato discusse l’ultima volta della riforma del settore funerario. Tutti concentrati sull’esito del referendum sulla modifica della Costituzione e su ciò che ne sarebbe scaturito.
Pochi avevano previsto che "saltasse" Matteo Renzi e il governo da lui presieduto. Ma così è stato. E, uno dei grandi sponsor del cambiamento delle norme funerarie italiane – a detta del Presidente dell’EFI, Gibellini – ha meno potere per intervenire.
I detrattori del provvedimento si erano subito ascritti il merito, favorendo la presentazione di alcune centinaia di emendamenti già in sede referente, di aver affossato (termine più giusto non si saprebbe trovare) la riforma del settore funerario, che già partiva zoppa per l’amputazione di buona parte delle innovazioni cimiteriali.
E, invece, anche se lentamente, l’iter prosegue in sede consultiva.
Ricordiamo che dopo la sede referente in Commissione XII al Senato, dove si è in presenza di un testo unificato dalla relatrice Sen.ce Maturani, ora il percorso è quello presso le Commissioni consultive:
Occorrono i pareri delle commissioni: 1ª (Aff. costituzionali), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze), 7ª (Pubbl. istruzione), 8ª (Lavori pubblici), 10ª (Industria), 11ª (Lavoro), 13ª (Ambiente), 14ª (Unione europea), Questioni regionali.
E, per il momento, il provvedimento è stato esaminato:
– 6/12/2016 – 13ª Commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali), con parere favorevole
– 31/1/2017 – 14ª Commissione permanente (Politiche dell’Unione europea), con esito non ostativo con osservazioni su nuovo testo

[Fun.News 3121] Le partecipate pubbliche stanno sui carboni ardenti.

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E’ noto che su parte delle norme del decreto Madia che modificava profondamente il contorno legislativo di riferimento per le partecipate degli enti locali, dopo la recente sentenza della Corte costituzionale, occorre vi sia un’intesa tra Stato e Conferenza unificata regioni-enti locali.
Ma la stessa sentenza ha fatto salve altre parti normative e buona parte del calendario applicativo. E ora ben pochi capiscono il da farsi.
Si pensava che il decreto legge di fine anno (il cosiddetto Milleproroghe) potesse dare almeno un tre mesi aggiuntivi (rispetto al 23 marzo 2017) per procedere alle scelte degli Enti Locali. Invece nel testo nulla.
E anche nella presentazione di emendamenti in fase di discussione per la conversione in legge del decreto sembra che non si stia raggiungendo alcuna intesa per questa proroga, che verrebbe invece dirottata in un decreto specifico per gli Enti Locali.
Nel frattempo però fervono i lavori, si potrebbe dire.
Infatti Governo, Regioni e Comuni stanno discutendo su quali modifiche apportare al testo unico partecipate (e quindi non solo rimandarne nel tempo l’applicazione).
Regioni ed enti locali puntano a far abbassare a 500 mila euro la soglia del milione di fatturato che fa scattare l’obbligo della cessazione della partecipazione.
Inoltre stanno mettendo in discussione anche il criterio del numero dei dipendenti.
Cadrebbe infatti la norma che prevede la chiusura per quelle società che hanno un numero di amministratori superiore a quello dei dipendenti.
La scadenza del 23 marzo 2017 per presentare il primo piano di razionalizzazione delle partecipate è quindi un NON paletto, perché è del tutto chiaro che se si modificano i contenuti del testo unico occorrono i tempi per applicarlo nella nuova formulazione.

Le voci di corridoio dicono che si parla di una proroga tra i 3 e i 6 mesi dalla data della intesa (o del provvedimento di recepimento dell’intesa) tra Stato e Conferenza regioni-enti locali, che dovrebbe essere questo benedetto decreto legge chiesto a gran voce dall’ANCI e, pure da Confservizi.