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In una cittadina svizzera si accolgono i soldi da qualunque parte provengano, ma non si seppelliscono gli islamici in reparti separati

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Il Consiglio comunale di Schlieren, cittadina di 13’000 abitanti alle porte di Zurigo (Svizzera), ha bocciato recentemente la proposta di creare uno spazio per i musulmani all’interno del cimitero comunale. Dura la reazione delle organizzazioni confessionali, che hanno bollato la decisione come un “deplorevole contraccolpo alla politica d’integrazione”, considerando che il 16,5% della popolazione del comune crede nell’Islam. I consiglieri contrari hanno però sostenuto che questi spazi “non rispettano il principio della tolleranza” e rappresentano un “cattivo presupposto per l’integrazione”.

Nel canton Zurigo esistono attualmente due aree confessionali riservate ai musulmani: una in un cimitero della città sulla Limmat e l’altra a Winterthur. Cimiteri riservati ai seguaci di Maometto sono stati creati anche a Ginevra, Berna, Basilea e Lugano.

Cartolina…dall’INFERNO!

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Il panorama sarebbe da cartolina sdolcinata: 120 ettari di lussureggiante bosco, su un’altura che digrada dolcemente fin sulla riva del fiume Tennessee.
120 ettari di fitta vegetazione selvaggia, tra piante arbustive ed alberi d’alto fusto, farebbero pensare ad un eden romantico nel cuore degli Stati Uniti, se queste lande dimenticate da Dio non fossero un vero e proprio “laboratorio per cadaveri”.

La denominazione ufficiale della BODY FARM è University of Tennessee Forensic Anthropology Facility (Istituto di ricerca antropologica (Forensic Anthropology Center), questa stazione di ricerca tanatologica accoglie discretamente cadaveri in decomposizione, lasciati marcire senza sepoltura ed in selvaggia balia degli agenti atmosferici.

Fondata dall’ antropologo forense William Bass nel 1971, partendo con un solo cadavere ed un piccolo appezzamento di terreno, qui, nel corso degli anni, oltre trecento corpi umani sono stati affidati all’impietosa aggressione della putredine, tra sciami d’insetti famelici e rivoli di denso liquame nerastro in questa vasta area recintata e completamente isolata dall’ambiente esterno.

Non siamo in presenza di una surreale fabbrica degli orrori dominata dall’oscura presenza di qualche fantomatico Barbablù, e, per una volta almeno, Jack lo squartatore ed i suoi infelici epigoni non c’entrano.
Le salme, infatti, non servono per i deliranti esperimenti di novelli dottor Frankenstein, ma sono abbandonate al disfacimento per meri scopi scientifici: ovvero, per studiare come il tempo agisca sul corpo umano senza vita ed elaborare una tecnica in grado di identificare i resti umani anche quando si debbano esaminare parti anatomiche non immediatamente riconoscibili o carcasse pesantemente sfigurate.

Una simile e così singolare opera ha reso questo centro, nato dalla collaborazione tra l’università del Tennessee e l’Oak Ridge National Laboratory, un’esperienza unica al mondo e molto apprezzata dalla polizia Usa; immortalata in un thriller del 1994 di Patricia Cornwell intitolato appunto “Body Farm”, essa aiuta gli investigatori nelle indagini sulle persone scomparse, sui corpi difficili da identificare e nelle ricerche delle cause di un crimine.

L’aria ammorbata profuma del lezzo disgustoso che i cadaveri emanano, mentre si spande nell’atmosfera quel classico odore acre e dolciastro tipico della carne guasta ed aggredita dai processi degenerativi a carico di sangue e tessuti.

Ha così ha inizio il nostro viaggio allucinante tra le gore infernali e gli umidi meandri di una raccapricciante fossa carnaia, a cielo aperto, del XXI secolo.

Le fotografie disposte in rete ci offrono uno scenario davvero agghiacciante: uno scheletro, con una zona della cassa toracica coperta da pelle incartapecorita, è disteso a faccia in su con la bocca spalancata tra i rami di caprifoglio, nelle sue orbite cave danzano sonnolente larve.
Un altro cadavere è stato trasformato in una sorta di spugna intrisa di liquame putrido, con il particolare di mani e unghie di colore nero a causa dell’acqua.

Un’ altra spoglia mortale ancora ristagna di una tale quantità di muffa e spore da esser praticamente irriconoscibile, ricoperto com’è dalle incrostazioni.
Alcuni corpi sono talmente corrosi e violentati dall’azione degli elementi da riuscire persino orrendamente deformati: o sono gonfi a dismisura, a causa dei liquami o della pressione dei gas putrefattivi; oppure, al contrario, si mostrano asciutti e conservati, nell’orrore della morte, come mummie senza un nome che non paiono nemmeno essere state, almeno tempo addietro, abitate dallo spirito della vita.
Sulla loro pelle, tesa sino allo spasmo, si sono formate nere chiazze violacee, gli occhi e la lingua sono come esplosi e sembrano schizzare fuori della loro sede.

Mente camminiamo con circospezione in questo pozzo nero del post mortem, un sacco di plastica sembra vibrare al sole, scosso da movimenti impercettibili, mentre una massa di vermi viscidi banchetta al suo interno.
Quest’incubo è un vero e proprio assalto, cruento e crudele, ai nostri sensi, senza alcun precedente.

I morti sono sistemati in ambienti che simulano e ricostruiscono potenziali scene del delitto, sono accasciati sul sedile posteriore, o rannicchiati nel bagagliaio d’automobili arrugginite.
Sono nascosti tra i cespugli, seppelliti in fosse superficiali (come spesso accade in caso di un improvvisato occultamento), oppure distesi nudi nell’erba o semplicemente lasciati nei maleodoranti e roridi sacchi di plastica per recupero salme nei quali sono arrivati dai diversi istituti di medicina legale che collaborano al progetto.

Per non alterare i processi naturali di disgregazione della materia organica, alla Body Farm non viene imposta alcuna limitazione alla libera e tumultuosa attività degli insetti necrofori e dei carnivori.
Grosse mosche iridescenti depositano spietate le loro uova negli orefizi dei cadaveri, sui lembi lividi e tumefatti d’eventuali ferite, o nei fori slabbrati procurati da qualche proiettile di grosso calibro.
Scarafaggi brulicanti e disarticolati ragni alle dimensioni mostruose fanno strame degli scheletri, sbranandoli con avidità dal teschio alle bianche tibie; avvoltoi, opossum, ratti e procioni si nutrono con gli arti ormai mollicci e strappano morsi sfilacciati di tessuto fibroso ancora in buono stato di conservazione.

Una salma, poi, ha il ventre completamente squarciato e possiamo “ammirare” le sue viscere ormai corrotte.
Non appena, nauseati, volgiamo lo sguardo in un’altra direzione abbiamo la(s)fortuna di goderci dal vivo un’autopsia dopo esserci gustati un invidiante repertorio di esiti da fenomeno cadaverico di tipo trasformativo-conservativo saponificati, macerati nell’acqua, corificati grazie all’effetto del metallo della cassa mortuaria o mummificati. Questi ultimi, con ogni probabilità provengono da un cimitero e sono stati esumati o estumulati dopo il periodo di sepoltura legale per studiare le mutazioni di stato che ne hanno impedito la normale mineralizzazione, durante la permanenza nel sepolcro.

L’anatomo patologo sposta attenzione il bisturi sull’addome di un cadavere, poi con una rasoiata netta e precisa lo incide.
Con sua “grande gioia”, il fegato è ancora in condizioni decenti. Ne asporta un frammento, come se si trattasse di una biopsia, lo lascia cadere in una provetta, poi passa alle gambe per analizzare alcune evidenti fratture scomposte, riportate dal de cuius, forse, nel sinistro stradale che gli costò la vita.

Ed intanto le nostre menti si fermano a contemplare lo scempio di alcuni miseri resti tra i quali banchetta una miriade di lombrichi bianchi.
Mentre con il voltastomaco usciamo da questo festival del terrore più splatter e granguignolesco tra poltiglia e frattaglie umane il più delle volte poco identificabili, riusciamo a cogliere un commento dei responsabili:
“Molti lasciano volentieri i loro resti alla Body Farm perché preferiscono decomporsi naturalmente piuttosto che essere siringati ed imbottiti con la formaldeide.”

Le persone interessate sono così tante che non riusciamo a contattarle tutte…almeno sino a quando sono ancora vive”.
Come risposta ci pare anche accettabile, di certo non interamente condivisibile, almeno per chi crede nella sacralità del corpo umano, anche dopo il decesso.

A Jaffa, in Palestina, alcune tombe danneggiate con scritte intimidatorie

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Alcune tombe del cimitero cristiano ortodosso di Jaffa sono state danneggiate con scritte intimidatorie tracciate in ebraico, probabilmente nella notte tra mercoledì 12 e giovedì 13 giugno. Anche cinque automobili parcheggiate nei paraggi del cimitero hanno subito danneggiamenti. I vandali – secondo quanto riporta l’agenzia Fides – hanno tracciato sulle lapidi funerarie di diverse tombe le scritte “vendetta” e “il prezzo da pagare”, formula con cui dai primi mesi del 2012 vengono “firmate” le azioni vandaliche ai danni di luoghi di culto cristiani e musulmani perpetrate da gruppi di coloni estremisti come ritorsione davanti allo smantellamento di insediamenti ebraici illegali. In un comunicato, il Consiglio delle Istituzioni religiose della Terra Santa – che comprende il Gran Rabbinato d’Israele e il Ministero dell’Autorità palestinese per gli Affari religiosi, oltre a rappresentanti e leader delle diverse comunità religiose – ha espresso indignazione per l’attacco al cimitero. Proprio mercoledì scorso, il funzionario di polizia, Galit Ziv, aveva riferito davanti a una commissione parlamentare che nel 2012 sono state arrestate 200 persone a partire dalle inchieste aperte sugli atti vandalici firmati “il prezzo da pagare”. La polizia – ha detto la Ziv – tratta le azioni intimidatorie attribuite a gruppi estremisti di coloni come “crimini nazionalistici” ideologicamente motivati.

SCI vuole comperare Stewart Enterprises

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Avvio di seduta in netto rialzo ieri a Wall Street per Stewart Enterprises, società attiva nei servizi funebri, il cui acquisto è stato annunciato dal concorrente Service Corp International. La proposta di acquisto di azioni ha un valore complessivo di 1,4 miliardi di dollari. Dopo pochi minuti di contrattazioni, Stewart balza del 34% circa, allineandosi sostanzialmente ai 13,25 dollari per azione offerti da Service Corporation Inernational (SCI). Se l’operazione andrà in porto e l’Antitrust americana l’ammetterà, ci si troverà di fronte ad un colosso del settore funerario mondiale e un ritorno di SCI sullal cresta dell’onda, dopo gli alti e i bassi degli anni passati.

La morte nell’America del 19esimo secolo: mostra e convegno a new York

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ImageLa fotografia dei morti era una pratica comune tra il 19esimo e il 20esimo secolo, una sorta di ‘imbalsamazione’ dei cari, una ‘mummificazione visiva’. A volte davvero incredibile: foto di gruppo, abbracci, pose ad occhi aperti, con il corpo sistemato in modo da apparire vivo. Pratica nata in epoca vittoriana ed esauritasi intorno agli anni ’40, la fotografia post mortem era l’unico modo che le persone meno abbienti avevano di farsi ritrarre: uno scatto (che all’epoca si faceva con il dagherrotipo) costava molto, e quindi l’unico che ci si permetteva era assieme ai propri cari, defunti. C’è anche da considerare che all’epoca la mortalità infantile era molto alta, e per tanti genitori la foto post mortem era la prima e unica con il proprio figlio. Negli anni la fotografia divenne più diffusa, e i ritratti di famiglia aumentarono, eppure la tradizione della foto post mortem non si perse, almeno fino alla prima metà del ‘900, quando in più l’avvento della duplicazione consentiva alle persone di scambiarsi immagini dei parenti defunti.

Negli anni lo stile cambiò: inizialmente si fingeva che il defunto fosse vivo, in alcuni casi si truccavano addirittura le gote per farlo apparire in salute; successivamente si cominciarono a ritrarre nelle bare. Il dottor Burns ha collezionato ed archiviato negli anni un cospicuo ammontare di materiale sul tema, pubblicando tre libri: la serie Sleeping Beauty. Il 21 maggio 2013 presso il Museum of New York City si terrà un incontro in cui si affronterà il tema della fotografia post-mortem in America, co-sponsorizzato dalla New York Academy of Medicine.

Il New York City Museum ha deciso di dedicare a questo soggetto una mostra ed un interessante convegno, prendendo come raggio d’azione i rituali funebri dell’America del 19esimo secolo. La tematica si sviluppa su due fronti: da un lato la mostra A Beautiful Way to Go: New York’s Green Wood Cemetery, e dall’altro l’incontro con il dottor Stanley B.Burns, luminare di medicina e psichiatria, che approfondirà il tema delle fotografie post mortem, quei ritratti (oggi ritenuti macabri) che si usava fare alle persone appena decedute ‘Pictures After Death: Postmortem Photography and Memorialization in 19th-Century America’.

La morte nell'America del 19esimo secolo: mostra e convegno a new York

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ImageLa fotografia dei morti era una pratica comune tra il 19esimo e il 20esimo secolo, una sorta di ‘imbalsamazione’ dei cari, una ‘mummificazione visiva’. A volte davvero incredibile: foto di gruppo, abbracci, pose ad occhi aperti, con il corpo sistemato in modo da apparire vivo. Pratica nata in epoca vittoriana ed esauritasi intorno agli anni ’40, la fotografia post mortem era l’unico modo che le persone meno abbienti avevano di farsi ritrarre: uno scatto (che all’epoca si faceva con il dagherrotipo) costava molto, e quindi l’unico che ci si permetteva era assieme ai propri cari, defunti. C’è anche da considerare che all’epoca la mortalità infantile era molto alta, e per tanti genitori la foto post mortem era la prima e unica con il proprio figlio. Negli anni la fotografia divenne più diffusa, e i ritratti di famiglia aumentarono, eppure la tradizione della foto post mortem non si perse, almeno fino alla prima metà del ‘900, quando in più l’avvento della duplicazione consentiva alle persone di scambiarsi immagini dei parenti defunti.

Negli anni lo stile cambiò: inizialmente si fingeva che il defunto fosse vivo, in alcuni casi si truccavano addirittura le gote per farlo apparire in salute; successivamente si cominciarono a ritrarre nelle bare. Il dottor Burns ha collezionato ed archiviato negli anni un cospicuo ammontare di materiale sul tema, pubblicando tre libri: la serie Sleeping Beauty. Il 21 maggio 2013 presso il Museum of New York City si terrà un incontro in cui si affronterà il tema della fotografia post-mortem in America, co-sponsorizzato dalla New York Academy of Medicine.

Il New York City Museum ha deciso di dedicare a questo soggetto una mostra ed un interessante convegno, prendendo come raggio d’azione i rituali funebri dell’America del 19esimo secolo. La tematica si sviluppa su due fronti: da un lato la mostra A Beautiful Way to Go: New York’s Green Wood Cemetery, e dall’altro l’incontro con il dottor Stanley B.Burns, luminare di medicina e psichiatria, che approfondirà il tema delle fotografie post mortem, quei ritratti (oggi ritenuti macabri) che si usava fare alle persone appena decedute ‘Pictures After Death: Postmortem Photography and Memorialization in 19th-Century America’.

Tassa posto salma

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E’ proprio vero che la fame (di tasse) aguzza l’ingegno! In Israele, mentre Benyamin Netanyahu e’ impegnato a studiare misure di emergenza per affrontare una difficile congiuntura economica, il quotidiano Yediot Ahronot anticipa che il suo governo si accinge ad imporre tasse municipali anche alle tombe e ai loculi nei cimiteri. Gli eredi dei defunti saranno chiamati dal 2014 a pagare tasse annuali per ogni tomba di famiglia, anche se vecchia di decine di anni. Una tomba nel cimitero di Holon (una popolosa città a sud di Tel Aviv, dove il prezzo dei terreni e’ elevato) sara’ tassata di 1200 shekel annuali, circa 240 euro. Molto più conveniente la sepoltura nel deserto del Neghev, dove si dovrà pagare solo 200 shekel all’anno per tomba. Il giornale non precisa come sarà affrontata la situazione dei defunti che non abbiano lasciato eredi. Anche in Italia è da almeno 20 anni che si parla tra gli addetti ai lavori di una “tassa posto salma” per recuperare parte dei costi gestionali dei cimiteri. Difatti dagli anni sessanta e settanta fino alla fine del secolo scorso, spesso le tariffe di concessione di aree, loculi e tombe in genere in Italia erano ben inferioti a quelle che sarebbero servire per coprire i costi gestionali futuri. Allora ci si accontentava, spesso di recuperare il 20-30% del costi do costruzione, quando il calcolo corretto avrebbe dovuto portare tali cifre ben oltre il 100% del costo di costruzione. Ne consegue che ora tutti i nodi vengono al pettine e con la crescita della cremazione, il calo delle nuove concessioni cimiteriali, si assiterà ad un impoverimento progressivo delle entrate comunali e quindi vi è il concreto rischio di cimiteri sempre più trascurati dal lato manutentivo. Già le cronache quotidiane riservano accorati appelli al mantenimento del cimitero o a sottolineare lo stato di degrado di tombe (private) o di zone cimiteriali, quasi che il cittadino non comprenda che oltre alla sua di crisi (economica) c’è pure quella dello Stato e dei Comuni. Sembra di vedere un comportamento schizofrenico, quando si ascolta di persone che inveiscono contro i costi dell’apparato pubblico e poi quando sono toccati personalmente dalle ricadute dei tagli alle risorse pubbliche si lamentano pure di questo. Forse è giunto il tempo di un esame di coscienza collettivo che porti a ridefinire il corretto livello di welfare e al tempo stesso incidere sui veri sprechi di denaro pubblico e non su tagli indiscriminati alle risorse pubbliche: più facile a dirsi che a farsi!

Homeless danesi si possono ritrovare insieme da morti

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In Danimarca, dal prossimo settembre 2013 gli “homeless”, cioé i senzatetto, riposeranno in pace ed insieme al cimitero. E’ stato infatti deciso che una parte del cimitero Assistens Kirkegård di Copenaghen sarà riservata ai residenti senza fissa dimora. L’iniziativa Gravplads per Gadens Folk, possibile grazie allo sforzo dell’associazione Giv din hånd, nasce dall’esigenza di un luogo di appartenza dopo la morte per questa speciale categoria di cittadini, spesso senza legami familiari. Le sepolture degli homeless sono a carico del Council Affair, che normalmente li assegna ad un cimitero a caso. Quel che cambia è che anziché un cimitero a caso ora la sepoltura avverrà solo in una certa zona del cimitero di Copenhagen, sistemata grazie alla raccolta di finanziamenti privati. Le spese di interramento e manutenzione saranno a carico della Chiesa Vor Frue Kirke. In base agli ultimi dati del centro nazionale di ricerca sociale danese, Det Nationale Forskningscenter per Velfærd, nel 2011 in Danimarca vivevano per strada da almeno un anno 5.290 persone. Non sono noti i numeri delle morti annue.

Turismo cimiteriale a Roma

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E’ tempo di ponti. Il turismo cimiteriale è una novità abbastanza recente nel panorama italiano. Riteniamo di far cosa utile per i nostri lettori nel proporre un powerpoint presentato al meeting annuale dell’ASCE, svoltosi a Maribor in Slovenia dal 13 al 15 settembre 2012, da parte del Direttore dei Servizi cimiteriali capitolini, Dott. Vittorio Borghini. Chi fosse interessato lo può scaricare da qui: Leggi AMA Roma

Oggi a Bologna viene proiettato il documentario Cemetery state

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Oggi martedì 9 aprile 2013, alle ore 19.00, presso la Biblioteca Amilcar Cabral, via San Mamolo 24, Bologna si terrà la proiezione del documentario Cemetery state (2010) cui seguirà l’incontro col regista Filip De Boeck, introdotto da Stefano Allovio dell’Università Statale di Milano.
In ‘Cemetery State’, il regista Filip De Boeck ci invita ad uno stupefacente tour del cimitero di Kintambo, uno dei più antichi e vasti cimiteri di Kinshasa, la capitale della Repubblica Democratica del Congo. Negli anni la città ha progressivamente invaso il cimitero, vi sono cresciute intere baraccopoli, una delle quali è il popoloso quartiere degradato di Camp Luka, dove vivi e morti vivono a stretto contatto. Nonostante questo cimitero sia stato chiuso ufficialmente dalle autorità cittadine due decenni fa, la gente di Camp Luka continua a seppellirvi i propri morti.

Cimitero per atei a Copenhagen?

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Un’associazione di atei di Copenaghen ha chiesto alle autorità cittadine di allestire uno spazio separato del cimitero privo di simboli religiosi e dedicato a loro.

Nella loro petizione affermano che “Il pluralismo ideologico che esiste a Copenaghen richiede che gli atei possano esser seppelliti allo stesso modo in cui hanno vissuto, e cioè liberi dalla religione”. Se la domanda dovesse essere soddisfatta il costo dei lavori si aggirerà sui 400 mila euro.

Suicidio assistito in Svizzera

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In Svizzera circa il 5 per mille delle morti registrate è frutto del suicidio assistito e, benché i dati resi disponibili dall’Ufficio federale di statistica risalgano al 2009, anno in cui sono stati censiti 300 casi, la stampa locale parla di boom, riferendosi soprattutto alle persone che provengono dall’estero. Secondo Emilio Coveri, presidente di Exit Italia, sono tre al mese gli italiani che si recano oltreconfine per l’eutanasia.

Non si ruba solo nei cimiteri italiani

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Dodici rom, sospettati di aver rubato dei crocifissi e delle statue della Vergine in metallo e bronzo in diversi cimiteri dell’area di Lille, destinati ad essere rivenduti in Belgio, sono stati fermati dalla polizia francese.
I fermi sono stati effettuati senza incidenti in nove campi rom dell’agglomerato di Lille, nel corso di un’operazione a cui hanno partecipato 350 tra polizia e gendarmi, assistiti da funzionari della polizia di frontiera. Originari di Romania e Bulgaria, i Rom – di un’età compresa tra i 18 e i 44 anni – sono stati fermati nel quadro delle indagini preliminari aperte dal tribunale di Lille.

Già nell’aprile dello scorso anno, la giustizia francese aveva aperto un’indagine in seguito alla scomparsa di oggetti funerari di diversi cimiteri della zona. “Tutte le croci e le madonne di metallo sono state portate via, spezzate, è stato un saccheggio”, ha raccontato una fonte vicina al dossier. Nel giugno scorso, oltre un centinaio di oggetti funerari, per un peso totale di 450 chili, erano stati trovati in Belgio, dove si stava cercando di rivenderli lungo la frontiera. È stato proprio personale di una ditta di ferramenta ad avvertire la polizia belga che ha poi contattato i collegi francesi.

La signora di cimiteri

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ImageThe Kingdom, di Amanda Stevens, è il secondo volume della serie giallo-paranormale La Signora dei Cimiteri (The Graveyard Queen), da cui NBC sta attualmente sviluppando una serie tv.

La Protagonista delle vicende è Amelia Gray, una restauratrice di cimiteri di Charleston, sud degli Stati Uniti, che ha la capacità di vedere i morti ancora “bloccati” sulla Terra.
In questa seconda, apprezzata avventura – in uscita, in Italia, solo in versione ebook (almeno per ora) – Amelia è chiamata ad Asher Falls, Sud Carolina, per restaurare un cimitero; cimitero la cui prima “versione” giace in fondo a un lago a causa di un’inondazione

Non hai pianto? Ora ti facciamo piangere noi

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Mentre la stampa riporta i primi timidi tentativi di apertura del nuovo giovane dittatore nord coreano, la stampa asiatica riferisce anche di un’operazione tipica dei paesi totalitari.
Infatti, ai solenni funerali del “caro Leader” Kim Jong-il (28 dicembre 2011), il popolo era stato ‘invitato’ a mostrare il proprio dolore per la grave perdita.
Ma non tutti hanno accettato l’invito (!) e non hanno pianto. Ma la solerte polizia li ha individuati e chi non ha organizzato i ‘dolenti’ si è dovuto farse 6 mesi di campi di lavoro e anche chi non ha pianto è stato severamente punito. (Si parla di qualche migliaia di persone in tutto il paese).
Voci, non controllate, riferiscono anche che immediatamente dopo i funerali alcuni ‘disobbedienti’ siano stati addirittura fucilati.

Soppressione di cimitero cinese con eccezione

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ImagePalazzo al posto di un cimitero, una tomba resta all’interno della struttura. Il fatto e’ accaduto nella citta’ di Taiyuan, nella provincia dello Shanxi (Cina). La societa’ costruttrice è riuscita a convincere quasi tutti i parenti dei defunti ospitati nel cimitero. A dire no la famiglia Jinzhu Changstoyala che per qualche mese ha tenuto in scacco i costruttori. Alla fine tuttavia si è trovato un accordo. I parenti del defunto hanno ottenuto un risarcimento danni di 800 yuan (128 dollari) e la possibilita’ di portare via i resti dei propri cari.

In Italia ciò non può accadere, in quanto, laddove si sopprimesse un cimitero dovrebbero passare non meno di 15 anni prima di destinarlo ad altro utilizzo, previa procedura di sdmanializzazione dell’area e spostamento ad altra sede di tutte le tombe e dei resti mortali ancora esitenti.

Teschio di alieno?

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ImageUn teschio ‘alieno’ è stato ritrovato in un cimitero messicano. Alieno per chi pensa che alieni siano scesi sulla Terra; ‘Terrestre’ per gli storici e il resto della popolazione mondiale. In realtà sembra infatti che il teschio sia soltanto una prova delle deformazioni craniche utilizzate dalle popolazioni locali per dividere i cittadini in classi sociali.
Un’immagine sorprendente che sembra arrivata direttamente dal set di un film di fantascienza. Lo scheletro è stato ritrovato vicino al piccolo villaggio messicano di Onavas.

Profanate tombe in cimitero ebraico polacco

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Vandali hanno profanato circa 20 tombe in un cimitero ebraico a Lodz, Polonia centrale. “Sul caso sono in corso le indagini”, ha confermato un portavoce della polizia, Adam Kolas, aggiugendo che i fatti sono accaduti nella notte tra domenica e lunedì. Secondo i capi della comunità ebraica di Lodz, la maggior parte delle lapidi, ora spaccate a metà, erano state recentemente restaurate dai parenti che vivono all’estero. Lodz, terza maggiore città della Polonia, è stato un grande centro per l’industria tessile prima della Seconda Guerra Mondiale, con circa un terzo dei suoi residenti che era ebreo. La Germania nazista nel 1940 creò un ghetto a Lodz (Litzmannstadt in tedesco), racchiudendovi circa 220mila ebrei provenienti dalla Polonia occupata e da altri paesi europei.

In Bulgaria sigarette di contrabbando usando strutture di pompe funebri

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Sequestro-record in un deposito clandestino nel quartiere Druzhba di Sofia, nel corso di una operazione dei reparti speciali delle Dogane bulgare: il direttore delle Dogane Vanio Tanov – nel riferirne – ha precisato che sono state scoperte anche diverse bare nelle quali i criminali nascondevano le sigarette per trasportarle dalla capitale in varie località del Paese a bordo di autovetture per pompe funebri e autoambulanze false. “Si tratta di una quantità di sigarette del valore di quasi due milioni di euro” ha detto Tanov. Stando ai primi risultati delle indagini, le sigarette sarebbero state prodotte a Dubai e trasportate in Bulgaria attraverso la Grecia. Tanov ha detto di ritenere che “nessuno avrebbe rischiato di ‘investire’ una tale quantità di denaro in un traffico illegale senza avere la protezione ai livelli alti del potere in Bulgaria”. Il giornale di Sofia Monitor osserva come sia ampiamente noto che le sigarette di contrabbando vengono vendute, alla fine della catena di smistamento, da rom nei mercati delle città bulgare.

Morti seriali

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ImageRiportiamo il seguente comunicato stampa di Pax Christi Italia, nella convinzione che alcuni dei lettori di questo sito possano capirne un pò di più sul cloud (Pillar, questa volta e su Gaza) di quanto dalle TV trapela:

Cloud Pillar su Gaza? No. Dio non c’entra

Operazione Cloud Pillar: colonna di nuvole. Nella Torah e nel libro dell’Esodo della Bibbia, al capitolo 13, si racconta che Dio ha protetto così il suo popolo dal nemico egiziano, consentendogli di passare indenne il mar Rosso.
Ma Dio non sta con l’esercito potente di uno stato occupante, proteggendolo e difendendolo con le armi. Quel Dio che ama tutti i suoi figli non sta assecondando una strage di civili, a Gaza. Non ha ammantato di nuvole di sicurezza lo scempio di 340 civili feriti e di decine di morti in soli pochi giorni. In nome del diritto all’autodifesa non copre, con una coltre di ipocriti eufemismi, l’assassinio ‘mirato’ di nemici ‘eliminati’ da droni intelligenti. E non ha lasciato passare da nuvole intrise di morte i volantini di avviso ai civili che le bombe sarebbero arrivate, bastava spostarsi.

Tutto questo lo sta compiendo in queste ore l’esercito israeliano.
La popolazione di Gaza non ha rifugi di emergenza, non ha strade per fuggire dalla gabbia in cui è costretta a vivere da anni, non ha nemmeno più la luce per illuminarle.
Dio non avvolge dentro nessuna nuvola i razzi palestinesi che hanno ucciso tre persone in Israele, e che provocano angoscia tra la popolazione dello stato occupante. Ma l’inferno di fuoco è quello che in queste ore sta bruciando ancora una volta le persone, le case, la vita della Striscia.

Chiediamo alla comunità internazionale, all’Europa e al nostro governo che intervengano per un immediato cessate il fuoco, la fine dell’occupazione militare e il rispetto del diritto internazionale.

Ci impegniamo, come cittadini italiani assieme ai credenti di ogni fede che hanno a cuore i diritti umani di ogni individuo, del popolo palestinese come di quello israeliano, a non lasciare che il fumo tossico delle menzogne di guerra diffuse da gran parte della stampa possa avvelenarci tanto da stravolgere completamente la realtà dei fatti.

Il Dio della pace, il Dio di ogni creatura, può solo coprire di un unico pianto i corpi massacrati di chi quella terra benedetta dal suo amore per tutti, chiama casa.
Noi, tutti noi, siamo chiamati a sgomberare il cielo e la terra di Palestina e Israele da nubi che soffocano la giustizia e da cingolati che straziano la vita di bambini, uomini e donne.

Pax Christi Italia
Firenze, 18 novembre 2012