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Cremazione e pace-maker: un problema ancora insoluto

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Alcuni rapidi appunti sull’annosa questione degli stimolatori cardiaci da rimuovere prima della cremazione: invero vi sono delle notevoli criticità normative e procedurali, in quanto solo alcune Regioni, spesso con meri atti amministrativi, fanno, esplicito, riferimento ai pace-maker, anche se i protocolli operativi di molti gestori degli impianti di cremazione tendono (non casualmente) a richiedere o il preventivo espianto o una dichiarazione liberatoria da cui risulti che il defunto non ne era portatore.

Le motivazioni alla base alle posizioni ed aelle comprensibili richieste dei gestori nascono ora da standard, pur se di prassi, diffusi pressoché in tutta Europa (e non solo) (sia le Linee guida dell’I.C.F. sia dell’U.C.E. indicano la necessità dell’eliminazione del pace-maker), ora per indicazioni (a volte) fornite dagli stessi costruttori dell’impianto (alcuni “manuali d’uso” forniti da qualche ditta specializzata, ammettono chiaramente che non può procedersi in sicurezza alla cremazione di cadaveri portatori di pace-maker, se non vi sia la previa asportazione del dispositivo).

Le ragioni sono, sostanzialmente, di due ordini, il primo di tipo ambientale (che, in genere, interessa di più le Regioni), il secondo di carattere maggiormente tecnologico e manutentivo.

Infatti, specie nel passato, i pace-maker erano alimentati da radio-nuclidi (pace-maker di vecchia o vecchissima generazione), per cui l’eventuale cremazione potrebbe produrre l’emissione in atmosfera di radio-nuclidi (incidentalmente, la pericolosità di tali (eventuali) emissioni dovrebbe essere valutata “proporzionalmente” (come sempre in materia di inquinamento ambientale o, nello specifico, atmosferico), aspetto difficile da affrontare, mandando ancora quanto considerato all’art. 8 L. 30 marzo 2001, n. 130.

Oltretutto, in alcune Regioni, è stato affermato solennemente che i pace-maker alimentati da radio-nuclidi non sono più impiegati nella cura o stabilizzazione delle patologie cardiache, ciò può esser anche vero per gli interventi chirurgici recenti, ma, incidentalmente si trascura questo problema: oggetto di cremazione sono non sono solo i cadaveri, di persone appena decedute, ma possono essere anche i resti mortali estumulati o esumati, cioè di soggetti morti da diversi anni e che, astrattamente, potrebbero, allora, avere avuto l’impianto di pace-maker alimentato da radio-nuclidi (situazione di cui può anche essersi persa la memoria, anche da parte dei famigliari).

Sotto il secondo profilo, il pace-maker, prevalentemente se si tratti di dispositivi non recentissimi, può essere oggetto di “esplosione” nel corso della cremazione, questo fenomeno può determinare danni, anche significativi, alla cella crematoria (anzi, le situazioni “peggiori” potrebbero essere quelle in cui lo scoppio non provochi un danno immediatamente rilevabile, quanto micro-fessurazioni, in particolare interessanti il materiale refrattario, le quali, magari sommandosi nel tempo con altre, arrecherebbero nel tempo, lesioni più gravi, e questi prolungati stress termici e meccanici non permetterebbero un’individuazione puntuale di responsabilità (come si avrebbe, invece, nel caso del guasto immediatamente rilevabile), la quale consentirebbe un’eventuale azione risarcitoria in sede civile.

Partono i lavori per realizzare il crematorio a Foggia

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Parte la realizzazione del crematorio a Foggia. Il progetto per la costruzione del Tempio Crematorio del Comune di Foggia, lo colloca nel cimitero comunale, alla Via Sprecacenere in prossimità del nuovo ingresso posteriore.
La struttura – ha spiegato il presidente PFC (progetto finanza Capitanata), Giovanni Trisciuoglio – fornirà un nuovo servizio alla comunità foggiana e a tutti i Comuni siti in un ampio intorno della Città di Foggia, in linea con gli aggiornamenti normativi statali e regionali.
Venerdì 19 maggio 2017, alla presenza del sindaco di Foggia, Franco Landella, ha avuto luogo la cerimonia per la posa della prima pietra del nuovo stabile che, una volta realizzato, ospiterà il Tempio Crematorio.

Finalmente partono i lavori per il crematorio di Trento

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Dopo alcuni anni di progettazione, di stop and go dovuti a ricorsi nelle aule dei tribunali, al termine della primavera 2017 potranno partire i lavori per la realizzazione del tempio crematorio di Trento.
Il progetto e l’intenzione da parte del Comune di dotarsi di questa struttura hanno fatto fin dall’inizio molto discutere. Dal punto di vista legale, lo scorso anno il Consiglio di Stato aveva dato ragione all’Amministrazione sulla gara per il tempio con una sentenza che confermava il pronunciamento del Tar, che già si era espresso riconoscendo la corretta assegnazione, da parte dell’Amministrazione comunale, del progetto definitivo e dei lavori del tempio.
L’obiettivo del Comune di Trento è quello di disporre del crematorio alla fine del 2018.
A portare avanti i lavori saranno DF Costruzioni, Nord Costruzioni e Officine Ciroldi e l’importo complessivo si aggira su 5 milioni e 500 mila euro.
“Per quanto riguarda il comune di Trento – spiega Carmelo Passalacqua, dirigente dei Servizi funerari – oltre il 50% di persone morte vengono cremate e su scala provinciale siamo al 33%. In numeri assoluti su 900 morti all’anno oltre il 450 oggi viene cremato e sono numero in continuo aumento. Di sicuro quando sarà operativo, considerando gli inconsunti, il tempio funzionerà a pieno ritmo”.
L’area individuata per la realizzazione del tempio crematorio ed delimitata a nord con la “barchessa” meridionale di Palazzo alle Albere; ad est con il braccio del porticato di delimitazione del quadrante sud del Cimitero Monumentale; a sud con l’Ossario per i caduti dell’esercito Austro – ungarico e, in secondo piano, con l’edificio per i loculi realizzato alla fine del Novecento; ad ovest l’area è delimitata da una siepe, oltre la quale si trova una via di servizio e la ferrovia del Brennero.
Nell’edificio ci sarà la sala di commiato, la sala dei due forni, due salette per l’attesa dei parenti ad altri locali di servizio. Dal punto di vista architettonico a caratterizzare il tempio saranno due grandi “lame” che hanno la funzione di contenere i camini di espulsione dei fumi che devono avere altezza di 15 metri.
L’unità filtrante assicura che le emissioni di polveri in atmosfera siano compatibili con i parametri normativi in materia di tutela della salute umana ed ambientale. I fumi trattati sono conferiti ad un camino per la corretta espulsione in atmosfera. La velocità d’uscita dei fumi dal camino è tale da garantirne la dispersione seconde le rigide normativi vigenti.

Localizzazione e gestione di un crematorio in cimitero particolare ex Art. 104 comma 4 D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285?

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E’ di rigore un primo riferimento al (solito) art. 343 comma 1 T.U.LL.SS. di cui al R.D. 27 luglio 1934 n. 1265: esso prevede come gli impianti di cremazione debbano essere realizzati all’interno dei cimiteri (ed esclusivamente comunale è la funzione cimiteriale ai sensi delcombinato disposto tra gli artt. 337, 343 e 394 T.U.LL.SS ed 824 comma 2 Cod. Civile) , tanto che i comune, quando sia interessato da questa richiesta, deve concedere l’area strettamente necessaria, oltretutto a titolo gratuito, in deroga alla regola generale sull’onerosità delle concessioni cimiteriali.

Bisogna poi considerare anche un secondo rimando, cioè quello dell’art. 6, comma 2 L. 30 marzo 2001, n. 130, che, se possibile novella pure il prefato art. 343 comma 1 R.D. n. 1265/1934; in forza di questa norma la gestione dei crematori spetta ai comuni ed essi la esercitano attraverso una delle forme contemplate dall’articolo 113 del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali. Si rammenta che ai sensi dell’Art. 12 comma 4 L. di conversione n. 440/1987 la cremazione è servizio pubblico locale.

In presenza di un camposanto privato che, tecnicamente, si denomina quale “cimitero particolare preesistente” al T.U.LL.SS. (art. 104, comma 4 d.P.R. 10 settembre 1990, n. 285), la prima condizione (quella sulla costruzione del crematorio necessariamente all’interno dei cimiteri) sarebbe (o, meglio, potrebbe apparire) soddisfatta, oltretutto senza necessità, per il comune, di concedere l’area, in quanto essa sarebbe già nella disponibilità del soggetto titolare del cimitero particolare. Saremmo, infatti, dinanzi ad un cimitero a tutti gli effetti, per di più operativo.

Meno agevole affrontare il secondo requisito sostanziale, quella sulla riserva della conduzione in capo al comune, che merita di essere sviluppato ed enucleato per gradi, cioè simulando prima una situazione (diversa da quella qui rappresentata, ma, su base nazionale, da considerare come di ordine generale), cioè l’ipotesi dell’impianto di cremazione da edificare entro il cimitero “comunale” (o, meglio, demaniale).

In questa situazione generale, costituendo l’impianto di cremazione un servizio pubblico locale a rilevanza economica esso può essere oggetto di affidamento in una delle due forme di gestione considerare dall’art. 23.bis, comma 2, lett. a) e lett. b) D.-L. 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, nella L. 6 agosto 2008, n. 133, e, successivamente (da ultimo), modificato dall’art. 15 D.-L. 25 settembre 2009, n. 135, convertito, con modificazioni, nella L. 20 novembre 2009, n. 166, ed, infine, d.P.R. 7 settembre 2010, n. 168 “Regolamento in materia di servizi pubblici locali di rilevanza economica, a norma dell’articolo 23-bis, comma 10, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n.133.”

Attenzione, però, intere parti del D.L. 25 giugno 2008 n. 112 sono state cassate, perchè illegittima, dalla Corte Costituzionale (si trascurano, intenzionalmente in quanto non pertinenti i casi concernenti “periodi transitori”, riguardando affidamenti di servizi in essere).

Sic stantibus rebus, queste sono le modalità con cui possa aversi la gestione dell’impianto di cremazione, alla luce dell’attuale normativa speciale e di settore.

Esse, allora, richiedono una premessa fondamentale, ossia che l’impianto di cremazione venga deliberato all’interno del cimitero comunale, in quanto non potrebbe esservi un servizio pubblico locale a rilevanza economica insediato nell’area di un soggetto terzo o, detto con altri termini, l’impianto di cremazione se sito all’interno del cimitero particolare, e, dunque, privato, non sarebbe installato entro il recinto del cimitero (comunale) e questa discrasia altererebbe, e non poco, così anche il primo presupposto normativo indicato all’inizio.

Non solo, ma anche opinando diversamente, cioè con una lettura più possibilista del quadro normativo testé delineato, si avrebbe, in termini di caso di scuola, una situazione del tutto incoerente ed improponibile, ovvero quella di una gestione del comune (magari con affidamento di un crematorio individuato, fuori dal cimitero (comunale), su area di un soggetto terzo rispetto al comune (il titolare del cimitero particolare), e, oltretutto, finanziato a spese di questo ultimo. Ciò determinerebbe un’evidente insostenibilità giuridica dell’ipotesi affacciata, non priva, però, di qualche fascino imprenditoriale.

Quesito pubblicato su ISF2016/3-a

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Vi scrivo per ricevere qualche chiarimento aggiuntivo in merito alla realizzazione privata ed alla gestione di un forno crematorio, considerando che posseggo un terreno confinante con il cimitero comunale ricadente nella fascia di rispetto dello stesso.

Risposta:
La questione è più semplice di quanto non si creda: un crematorio può costruirsi solo dentro un cimitero, in base a norma di legge e D.P.R. 285/1990. Se lei è confinante e disponibile può farlo presente al suo Comune e, a quel punto, vi sono 3 strade:
1) il Comune ha il denaro per acquistare la sua terra (espropriandola) e per costruirci sopra il crematorio, ampliando il muro del cimitero per comprenderlo;
2) il Comune prevede la realizzazione del crematorio attraverso il sistema della concessione di costruzione e gestione a terzi (i quali provvedono ad espropriare il terreno in nome e per conto del Comune), poi il Comune indice la gara per l’affidamento della concessione di costruzione e gestione;
3) si realizza la stessa cosa, ma per iniziativa di privati (si tratta di realizzazione del crematorio in finanza di progetto, più nota come project financing).
Anche in questo caso si ha l’esproprio del terreno che di-venterà terreno cimiteriale su cui realizzare il crematorio dal promotore finanziario. Però in questo caso il privato (o i privati in raggruppamento temporaneo di impresa) propongono il loro progetto al Comune, che può accettarlo o meno, o modificarlo in funzione delle proprie esigenze. Una volta che lo accetti, anche modificato, fa una gara per la scelta del vincitore in cui è un po’ avvantaggiato (ma poco), chi ha proposto il primo progetto. Tutte queste procedure sono regolate dal Codice degli Appalti.
Bisogna però tenere conto che in genere un crematorio costa circa 2,5 milioni di euro in totale e che, per il project financing occorrono progetti, schema di contratto, piano economico-finan-ziario asseverato da una banca di primaria importanza (in pratica conta non solo chi ha intenzione di farlo, ma chi è in grado di farlo).

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Parole chiave:
Quesiti, Normativa, Crematori


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Rocca Priora: quando la faziosità supera la ragionevolezza

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A Rocca Priora, uno dei diversi Comuni in cui si stanno valutando soluzioni di nuovo insediamento di impianto di cremazione, il Sindaco aveva pensato ad un confronto civile con la cittadinanza.
Aveva fatto le cose per bene, chiamando a parlare esperti, tecnici e pure l’assessore di un Comune nel quale da tempo esiste un forno crematorio.
Peccato che la assemblea pubblica, svoltasi qualche giorno or sono, in cui il malcontento sembra sia stato guidato da esponenti politici per trarre giovamento dal clima, si sia trasformata rapidamente in un’arena.
Riportiamo solo una parte della cronaca locale:
“L’iter per la realizzazione del Tempio – ha detto in apertura il primo cittadino supportato dalla Giunta schierata in prima fila – è appena all’inizio. Il 26 gennaio il Consiglio comunale ha approvato la delibera di interesse con la quale si è recepito il progetto preliminare presentato dalla Socrit ma il passaggio importante sarà quello della Conferenza dei servizi del 7 aprile”. Fischi e cori da stadio contro un sindaco che non ha comunque abbassato la guardia. “Per la città i vantaggi ci saranno sia in termini di royalties (compresa l’intera riqualificazione dell’area cimiteriale), sia per un bene che sarà comunque della comunità”.

Meno fortunati i tre ospiti: il professore Vincenzo Naso, ordinario presso la Facoltà di Ingegneria Civile ed Industriale dell’Università di Roma “La Sapienza” e direttore del Centro Interuniversitario di Ricerca per lo Sviluppo Sostenibile (CIRPS) dopo 10 minuti nei quali è stato ripetutamente interrotto per quanto stesse provando a fare ordine nella materia ha deciso di rinunciare. Luca Arpaja, esperto tecnico in impianti di cremazione ha provato a delineare il livello della tecnologia sul tema ma poi anche lui è stato sopraffatto e non meglio è andata a Sara Paladini, assessore del comune di Novara, comune che da decenni ha impianti crematori in funzione. Anche lei, quasi insultata dal pubblico, alla fine ha rinunciato. Al di là di tutto vedere i tre ospiti abbandonare l’Auditorium del Credito cooperativo con la testa bassa non è stato davvero edificante.

Quindi quelli del comitato: prima i consiglieri comunali Mastrella e Antonio Vinci e quindi altri esponenti del gruppo che dopo aver depositato 1460 firme (“Che certamente non ignoreremo”, ha assicurato Damiano Pucci) chiedono a gran voce il referendum. Tra i vari interventi le intemperanze di alcuni, gli striscioni ed il blitz di un gruppo che ha preferito coprirsi gli occhi con una benda rossa piuttosto che guardare il forno. Tra le preoccupazioni dei contrari quelle relative alle emissioni dell’impianto (destinato a regime a cremare 6 salme al giorno) e dei relativi controlli di qualità.

Insomma una vera e propria debacle per il Sindaco del Comune, che ora sta valutando il da farsi.

Raddoppia la potenzialità del crematorio di San Benedetto del Tronto

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San Benedetto del Tronto si avvia a raddoppiare le linee di cremazione.
Difatti l’Azienda Multi Servizi spa, che gestisce l’impianto ha firmato in questi giorni il contratto di appalto per la fornitura e posa in opera di un ulteriore forno crematorio nel civico cimitero.
L’investimento è di 626.000 euro oltre iva.
Si calcola che con l’avvio di un secondo forno crematorio si innalzerà il numero delle operazioni di cremazioni effettuate, si ridurranno i tempi di attesa per tali operazioni e, conseguentemente, aumenteranno gli incassi derivanti da tali operazioni che permetteranno il finanziamento dell’impianto.

Sempre più concreto un project finanzino per il crematorio di Udine

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Nel 2015 l’aumento di mortalità nel Medio Friuli, comune a tutto il Paese, unito alla crisi economica, ha fatto crescere di parecchio il numero di cremazioni, e parallelamente si sono allungate l esiste di attesa del crematorio di Udine.
A questo proposito interviene anche Enrico Pizza, assessore all’ambiente del Comune di Udine, il quale sottolinea come l’amministrazione udinese abbia a cuore di ridurre i tempi di attesa che per la città è di tre – cinque giorni, mentre per la provincia i tempi si allungano, effettivamente fino a sette giorni, con l’ulteriore problema che il cimitero di Udine non ha un luogo dove tenere i feretri.
«Ormai – dichiara l’assessore udinese Pizza –, in città oltre il 40% sceglie questo tipo di servizio. Noi stiamo lavorando per il rinnovo della struttura, che è in funzione dal 1992 e la cui durata si aggira attorno ai 25 anni».
«Si avvicina, quindi, il momento del rinnovo con un “project financing” di tre milioni e mezzo di euro – conclude l’amministratore del capoliuogo friulano –. Il progetto tiene appunto conto della costante crescita della domanda di cremazione sia della città che, come ha rilevato lo stesso Rinaldi, della provincia di Udine».

Botrugno: si pensa di realizzare un crematorio a servizio del Salento e zone limitrofe

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A marzo 2015, è pervenuta, al Comune di Botrugno (Lecce), una proposta di realizzazione in project financino di un crematorio all’interno del cimitero comunale da parte delle ditte Altair s.r.l. e Edilver s.r.l. di Domodossola (VB) e Futurecrem s.r.l. di Ruffano (LE) e la Giunta Comunale ha deliberato di condividere la proposta di realizzazione del tempio, dichiarandola di pubblico interesse ed ha deciso di andare avanti nonostante le numerose proteste di associazioni e cittadini.
Il crematorio di Botrugno dovrà soddisfare le province di Lecce, Brindisi e Taranto, ma riceverà salme anche dalla Calabria e dalla Basilicata, arrivando a 1500 cremazioni in un anno. Il bando prevede un introito per le casse comunali del 4% sul ricavo dell’azienda, per una base minima di 15mila euro.
Diverse proteste si sono avute da parte di qualche abitante, politicamente sostenuto dal locale M5S.
In merito alla questione il consigliere regionale M5S Antonio Trevisi il 15 febbraio 2016 ha presentato un’interrogazione indirizzata all’assessore all’Ambiente Domenico Santorsola, e all’assessore alla Pianificazione Territoriale Anna Maria Curcuruto, chiedendo alla Regione di esprimersi.

Calabria: apre nei primi mesi del 2016 il primo crematorio. E’ a Carpanzano

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Si prevede che il primo crematorio della Calabria sia operativo nei primi mesi del 2016. Si trova a Carpanzano (Cosenza).
Il crematorio si sviluppa su un’area di 700 mq coperti, ed offre servizi di cremazione nel rispetto della salma, verso la famiglia, i parenti e gli amici del defunto.
Nella struttura è possibile trovare lo spazio ideale per salutare i propri cari, difatti il crematorio mette a vostra disposizione una ampia sala per il commiato, sale d’attesa, un’area dedicata al ristoro e al ritrovo per stringersi tra familiari e amici, delle aree verdi dove raccogliersi in concentrazione in un momento di passaggio come quello della separazione dal proprio caro estinto.

Da settembre partirà il crematorio di Piacenza

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Mauro Casoli, presidente di Unieco, cooperativa di costruzioni, ha comunicato alla stampa che presto sarà consegnato al Comune di Piacenza il nuovo impianto di cremazione.
Un’opera attesa dotata di un impianto di ultima generazione con performance elevate per consumi e rispetto dell’ambiente.
Un Project financing acquisito attraverso la società di progetto Osiride srl, di cui Unieco detiene l’80%, con un valore complessivo dell’investimento che supera i 2,5 milioni di euro. Il restante 20% è in mano di Ser.Cim.
Nei prossimi due mesi saranno completate le procedure di collaudo, per dare avvio da fine settembre alla fase di gestione, che si concluderà nell’anno 2042.
‘Un traguardo importante per il gruppo Unieco – afferma Casoli – che nonostante le recenti difficoltà, è riuscita a portare a termine l’opera utilizzando esclusivamente risorse finanziarie proprie, onorando così tutti gli impegni contrattuali presi con il Comune di Piacenza.’

Accordo tra Fano e Pesaro per il crematorio di ambito: sarà nel cimitero dell'Ulivo di Fenile

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Con un accordo tra Pesaro e Fano, il cimitero dell’Ulivo di Fenile ospiterà il primo impianto di cremazione in grado di servire il bacino provinciale (ma si guarda anche ad estendere l’utenza fuori dai confini).
Lo hanno annunciato i due sindaci Matteo Ricci e Massimo Seri, il presidente di Aspes Luca Pieri e il presidente di Aset Sussana Testa, all’interno del cantiere che ha già avviato i primi interventi propedeutici per la struttura.
Il cronoprogramma prevede, entro il mese settembre 2015, il bando di gara e l’affidamento dei lavori; entro il 2016, il collaudo e la piena operatività dell’impianto.
Nota Matteo Ricci: «E’ un progetto che segna il livello di civiltà di una comunità. Lo definisco un segnale di modernizzazione della società: va incontro alla libera scelta delle persone sulle modalità della loro sepoltura. La richiesta della cremazione è in forte aumento ma oggi molti familiari, nel nostro territorio, non riuscivano a realizzare il desiderio dei loro cari. Considerate le difficoltà ed i disagi, spesso rinunciavano: con questo impianto ci sarà un’opportunità in più, all’interno del cimitero più funzionale della provincia, a metà strada tra Pesaro e Fano. Due Comuni che non hanno mai lavorato bene insieme come ora, grazie a un approccio che evita i campanilismi». L’investimento totale sarà di 2 milioni e 387mila euro, «ma il progetto si autofinanzierà con il lavoro prodotto nella struttura – osserva Pieri -.
In questi anni, l’approccio verso i servizi cimiteriali si è modificato: sono diminuite le sepolture classiche; sono aumentate, di contro, le sepolture nei campi di inumazione e le cremazioni. Oggi gli impianti più vicini sono a Cesena e a San Benedetto del Tronto: con il nostro progetto serviremo un bacino che supera i tre milioni di abitanti in una isocrona di due ore».
Sui numeri: «Solo a Pesaro e Fano – prosegue il presidente Aspes – nel 2014, ci sono stati 1700 decessi: di questi, 265 defunti sono stati cremati in impianti fuori regioni. Dal 2007 ad oggi la cremazione è passata dal 5,1 per cento al 10,5 per cento nel territorio: un trend in crescita.
La gestione in pareggio? Si raggiungerà intorno ai 1500 servizi di cremazione: il bacino di utenza garantisce questo livello. Il luogo ospiterà anche una sala di commiato e depositi cinerari. Con Aset e Fano lavoreremo in sinergia su altri progetti».
Per realizzare l’impianto, Aset e Aset hanno costituito una società srl ad hoc, Adriacom cremazioni, «che ha ottenuto proprio nei giorni scorsi il finanziamento bancario – osserva Testa -.
Un ottimo risultato: conferma la validità del progetto e la solidità delle due società.

Campobasso: si sposta la localizzazione dle crematorio

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Il Comune di Campobasso fa sapere che la procedura di gara del project financing pe la realizzazione dle crematorio è sospesa per valutare un nuovo sito dove realizzare il forno.
Lo ha stabilito la Giunta comunale di Campobasso.
La struttura, inizialmente doveva essere costruita nella zona di San Giovanni dei Gelsi, a ridosso del cimitero cittadino.
Ora l’amministrazione comunale sta pensdo di realizzarla nella frazione di Santo Stefano, a pochi chilometri dal capoluogo.

Postcamera della morte

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Il Gran Premio della Giuria di Cannes 2015 è stato assegnato alla grande rivelazione di questo Festival, Saul Fia (Il Figlio di Saul), opera prima dell’ungherese László Nemes, assistente del maestro Béla Tarr che, come il film vincitore, è la descrizione di un luogo che è letteralmente la post-camera  della morte.
Nel film di Nemes, l’unico girato in pellicola come ha sottolineato il giovane regista, un prigioniero ebreo ungherese appartenente al Sonderkommando è costretto a prender parte al piano di sterminio nazista.
Saul svolge il proprio servizio nei forni crematori quando, alla vista di un giovane cadavere che potrebbe essere suo figlio, decide di lottare con tutte le forze per dare degna sepoltura al ragazzo e per la libertá.

Anche Biella, in meno di due anni avrà il proprio crematorio

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Entro due settimane cominceranno i lavori di costruzione del forno crematorio di Biella. Dopo uno stop di diversi anni, per motivi burocratici, pare avviarsi alla conclusione la vicenda della realizzazione dell’impianto di cremazione di Biella.
Erano gli anni Ottanta quando la giunta Squillario lanciò un concorso di idee per realizzare il tempio crematorio.
Nel 2010 l’allora assessore all’ecologia Marzio Olivero riprese in mano la questione, bandendo la gara d’appalto per l’esecuzione dei lavori. Ad aggiudicarsela fu un’associazione temporanea d’impresa composta da Socrebi, Vezzani e la Lanza Pierino.
E solo ora Alessandro Ravetti ha apposto la propria firma alla convenzione con il comune di Biella.
Manca ancora un ultimo passaggio per l’approvazione del progetto esecutivo, dopodiché i lavori potranno definitivamente partire.
Il forno crematorio sarà inserito in una grande area del cimitero di via dei Tigli, nella zona sul fondo rispetto all’ingresso: 900 mq di estensione comprendenti anche la chiesa, le camere mortuarie, gli uffici e 1400 nuove cellette cenerarie.

Grottaglie: il Consiglio comunale vota contro il project financing cimiteriale

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Siamo venuti a conoscenza e pubblichiamo il comunicato stampa del comune di Grottaglie, che riassume quanto deliberato dal Consiglio comunale in data 4 maggio 2015.
"Su proposta del Sindaco, Ciro Alabrese, al fine di arrivare alla massima condivisione possibile, è stato discusso e successivamente sottoposto a votazione un unico testo che raccoglieva le indicazioni e le proposte scaturite in seno al Consiglio Comunale, sia di maggioranza che di opposizione. Proposta che, in definitiva, ha raccolto il consenso di una larga maggioranza.
Preliminarmente, il Consiglio Comunale con la delibera approvata ha posto fine alla richiesta della Coop. Sociale Kalia e della Ditta Edile Vispin per la realizzazione di un Tempio di cremazione nel Comune di Grottaglie e per l’ampliamento del Cimitero Comunale.
Tale progetto, infatti, a parere del Consiglio Comunale contiene elementi di rilevante modifica dell’attuale modello gestionale e che pertanto la massima assise cittadina ha ritenuto di respingere.
Altro punto importante contenuto nella Deliberazione approvata è l’affidamento all’Ufficio Tecnico Comunale – LL.PP. di un progetto esecutivo da concludersi entro il 15 maggio c.m. che prevede la realizzazione di 100 loculi e 40 ossari per un importo complessivo di € 250.000.
Infine, l’UTC-LL.PP. redigerà un progetto preliminare – definitivo ed esecutivo – della quarta Tomba Comunale che prevede la realizzazione di n. 500 loculi e n. 100 ossari per una spesa complessiva di € 1.000.000, già inserito nel Piano Triennale LL.PP. 2015-2017.
"

Il Comune di Empoli si candida ad ospitare un forno crematorio gestito da privati

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Via libera per ospitare un forno crematorio a Empoli. A dirlo, durante le comunicazioni, in apertura di un recente Consiglio Comunale, l’assessore all’ambiente del Comune di Empoli che ha informato i consiglieri sulla «valutazione positiva riguardo la fattibilità e l’opportunità di ospitare nel nostro territorio un impianto finalizzato alla cremazione, rispettando chiaramente le normative e tutti gli aspetti di tutela sociale ed ambientale del caso».
Di forno crematorio si era parlato durante il consiglio comunale dello scorso 23 febbraio 2015 a seguito di mozione presentata dal gruppo consiliare Centro Destra per Empoli, integrata con un emendamento proposto dai gruppi di maggioranza PD e Questa è Empoli.
In quell’occasione l’intero consiglio comunale aveva dato mandato all’amministrazione di valutare la fattibilità e l’opportunità di promuovere la realizzazione di un impianto crematorio.
«Ricordo – ha detto l’assessore – che le considerazioni mosse a sostegno di quella mozione non si limitarono soltanto a rafforzare la consapevolezza di una inefficacia degli impianti presenti in Toscana nel rispondere alla domanda che risulta comunque in continua crescita, ma si concentrarono soprattutto sulla possibilità di offrire tale servizio in questo territorio e di ospitarlo qui a Empoli, in un area quindi geograficamente e potenzialmente strategica per la funzionalità di un simile impianto». Dunque, dopo la valutazione giudicata favorevole, l’amministrazione comunale si è resa disponibile e interessata a raccogliere proposte da parte di soggetti privati o operatori del settore pronti a investire sul territorio. Infatti, nella mozione, approvata a febbraio all’unanimità, fra gli impegni si sottolineava che «la realizzazione e la gestione dell’impianto non dovesse costituire un onere economico per il Comune».

Campobasso: nasce comitato contro il crematorio

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Non si è fatto tempo a dichiarare a volontà del Comune di realizzare il crematorio a Campobasso, che subito parte la protesta.
A Campobasso nasce il comitato «Basta emissioni», costituito da cittadini e associazioni, dopo un’assemblea, l’8 aprile 2015. «Contrastiamo la costruzione di una centrale a biomasse a Mascione e il forno crematorio al cimitero» ha detto uno dei delegati del comitato.
Nell’immediato si vuole contrastare, dunque, anche la costruzione dell’impianto per cremare i defunti al cimitero a San Giovanni dei Gelsi.
«Non siamo contro il forno crematorio – ha spiegato un altro delegato del comitato – ma siamo preoccupati se deve sorgere in un’area densamente popolata con questa a Campobasso. Perchè questa fretta di costruirlo? Vogliamo sapere i dettagli del progetto, capire la reale utilità. I numeri sono talmente esigui in Molise, che, seppure la legge preveda un impianto di cremazione per ogni regione e pur rispettando le idee e le scelte dei singoli cittadini, si ritiene che lo stesso non sia giustificabile».
Secondo il comitato è inutile e costoso il progetto finanziario proposto dal comune di Campobasso per una spesa complessiva di 1 milione e 800mila euro, mentre sarebbe più vantaggioso ed economico per il comune o la Regione contribuire a finanziare i pochi cittadini non abbienti che decidono di far cremare i propri cari in altre realtà già attrezzate.
Il comitato ha chiesto l’accesso agli atti.
Il 22 aprile 2015, alle 18.30, ci sarà un’assemblea pubblica, proprio a San Giovanni del Gelsi, alla quale sono stati invitati a partecipare il sindaco Battista e l’assessore ai lavori pubblici Pietro Maio.

Gemona: approvato progetto per realizzare un nuovo crematorio a servizio dell'Alto Friuli

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La giunta comunale di Gemona ha approvato il progetto definitivo-esecutivo per la realizzazione di un crematorio nel cimitero di via Sacra. Si tratterà del primo crematorio in tutto l’Alto Friuli, poiché al momento le strutture più vicine in grado di mettere a disposizione quel servizio sono a Udine, Cervignano e Spinea.
L’iter era partito nel 2012 ma ha dovuto affrontare diversi passaggi burocratici per l’ottenimento di tutte le autorizzazioni necessarie.
Il gestore concesisonario dell’opera è la Fly Ash Srl di Gemona, che avrà 300 giorni per costruire il crematorio e altri 120 per metterlo in funzione. La tecnologia è di Vezzani spa.
«Oltre a diventare un servizio per tutto il territorio montano e collinare – ha detto il sindaco Paolo Urbani -, motivo in più di richiamo di persone nella città, rappresenterà un risparmio sia per il Comune che per i cittadini: negli accordi presi con l’azienda che la realizzerà, è stato stabilito uno sconto di 75 euro ai gemonesi che richiederanno tale servizio su un prezzo già concorrenziale che corrisponde a 468 euro.
Il Comune otterrà 20 euro per ogni cremazione effettuata e allo stesso tempo non dovrà più garantire il contributo di 150 euro che attualmente concediamo ai cittadini che scelgono quella forma funeraria, poiché l’abbassamento dei costi è già garantito dagli accordi presi. Inoltre, non dimentichiamo che, con l’aumento della richiesta di cremazioni, sarà possibile ridurre nel tempo il consumo di suolo per allargare il cimitero».
L’impianto sarà realizzato attraverso la formula della finanza di progetto.
Nell’accordo fra le parti è previsto che l’impianto resterà di proprietà del Comune, ma sarà dato in gestione per i prossimi 40 anni.
Oltre alla cremazione, la struttura metterà a disposizione anche una sala del commiato.