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Necroscopia e trattamenti sulle salme — 11 commenti

  1. BUONGIORNO.DOPO QUANTO TEMPO SI PUO VESTIRE UNA SALMA IN UN PRESIDIO OSPEDALIERO SECONDO LEGGE????
    GRAZIE

    • X Giuliano,

      secondo la dottrina piò ortodossa e maggioritaria la vestizione deve esser eseguita assolutamente dopo la visita necroscopica, poiché spetta al medico necroscopo, durante l’esame esterno della salma la prima segnalazione di elementi di morte sospetta, violenta o peggio ancora dovuta a reato, ai sensi dell’art. 74 comma 2 D.P.R. n. 396/2000, oltre ovviamente all’individuazione degli inequivocabili signa mortis, questa operazione culminerà nel rilascio del relativo certificato necroscopico, fase propedeutica e prodromica al perfezionamento delle autorizzazione alla sepoltura, da cui poi discenderanno naturalmente le altre autorizzazioni di polizia mortuaria.

      Spesso in caso di decesso in struttura sanitaria, per accelerare la tempistica organizzativa si ricorre al cosiddetto tanatogramma ex art. 8 D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285 (ECG piatto protratto per almeno 20 minuti primi ininterrotti) che ha il pregio di esaurire anzitempo il periodo d’osservazione, esso è pur sempre eseguito da un medico incaricato delle funzioni di necroscopo, e dà origine al provvedimento (non codificato dalla normativa vigente, ma interno alla gestione dei decessi all’interno dei nosocomi, più per prassi che per norma formale) del “SALMA LIBERA”.
      Ottenuto questo atto liberatorio si potrà procedere alla vestizione del defunto, in tutta tranquillità e con il benestare dello stesso medico necroscopo.

  2. Gentilissimo Carlo,

    La ringrazio per la tempestiva e cortese risposta.

    Qualora riuscisse a reperire il testo della sentenza di cui parla o anche solo la massima, Le sarei davvero grato dell’invio.

    In ogni caso, La ringrazio ancora e saluto cordialmente

    MV

  3. Salve,

    sono un avvocato e in questo momento assisto un’agenzia funebre chiamata a rispondere dei danni morali che i familiari del povero defunto ritengono di aver subito a causa del ritardato svolgimento dei funerali e di conseguenza della sepoltura (rinviata al giorno dopo). Tralasciando i dettagli, la questione è che il corpo del defunto (peso 130 kg) dopo appena 24 ore dalla morte si era enormemente rigonfiato con perdita di liquidi ed al momento del sollevamento della bara si è verificato un avvallamento della stessa, costringendo gli addetti dell’agenzia a rinforzare la bara con un fondino di zinco. Tali operazioni hanno inevitabilmente ritardato i funerali e di conseguenza la sepoltura. Motivo per cui, come sopra detto, i familiari vorrebbero essere risarciti, ma noi sosteniamo che l’agenzia funebre non abbia responsabilità.
    Questa la domanda che vorrei fare: il rigonfiamento della salma ne aumenta il peso ? Cioè si può sostenere che la bara (già rinforzata e fuori misura visto il peso di 130 kg del defunto) si sia rivelata non sufficiente a sostenere il corpo a causa dell’imprevedibile e tempestivo rigonfiamento dello stesso ?. Da quanto ho letto la fase c.d. enfisematosa in inverno inizia dopo 15-20 gg, mentre nel caso di specie nonostante fosse dicembre è iniziata appena 2 gg dopo la morte.

    Ringrazio e cordialmente saluto

    • X Avv. Massimiliano,

      argomento assai scabroso, non è vero?

      Verso la fine del 2013, fu emessa una sentenza significativa e sintomatica su un caso non dissimile (se dovessi reperirne gli estremi sarà mia cura trasmetterLe almeno la massima se non, addirittura, tutto il testo della pronuncia).

      A Mirabello (Ferrara) circa 14 o 15 anni or sono (ve la ricordate l’ondata anomala di calore del 2003?) si consumò un increscioso episodio durante un funerale, dovuto a perdite di liquami cadaverici per l’intera cerimonia, e anche in Chiesa. Sul carro funebre e dal carro funebre.

      La famiglia del defunto intentò causa civile alla ditta di onoranze funebri.

      Orbene nel dicembre 2013 si è arrivati a sentenza, il Tribunale ha condannato l’impresa funebre, per non aver correttamente confezionato il feretro, al pagamento dei danni morali. Una cifra simbolica di 2.000 Euro, ma tanto è stato stabilito.

      A nulla è valsa la chiamata in correo di chi aveva svolto l’iniezione conservativa (che per il giudice ha avuto una funzione ritardante il processo putrefattivo). Difatti è stato assolto chi ha svolto la siringazione cavitaria (operazione invasiva che molte leggi regionali ormai disapplicano per la sua cruda obsolescenza: la formalina, infatti, è altamente tossica e ritarda colpevolmente gli stati degenerativi della materia organica capaci, nel tempo di produrre la scheletrizzazione dei cadaveri, ma in casi simili, a giudizio del medico necroscopo potrebbe egualmente esser praticata per imprescindibili ragioni igienico-sanitarie )

      Invece l’impresa funebre fu inizialmente condannata per reato ambientale (liquidi post-mortali e olezzo) e quindi per “getto pericoloso di cose”, ex art. 674 Cod. Penale, di fatto risolto con una semplice ammenda.

      E poi alla fine è giunto il pagamento dei danni morali alla famiglia.

      La morale è che l’impresario funebre è responsabile del corretto confezionamento del feretro usato nel trasporto al cimitero o al crematorio e quindi deve adottare le soluzioni più corrette per impedire i fenomeni percolativi (= miasmi e perdita di liquami) tipici della fase enfisematosa e colliquativa della decomposizione cadaverica, esse hanno uno sviluppo a volte rallentato, a volte tumultuoso, molto dipende dal tipo di morte, dai medicinali e dalle terapie somministrati, dalla temperatura ambientale e da altri fattori esterni, magari difficilmente apprezzabili dai non addetti ai lavori senza un attento esame della situazione

      In quest’ultimi stadi di trasformazione post-mortem si ha una forte produzione di gas putrefattivi e liquidi ammorbanti rilasciati dagli orifizi, la salma assume un insano aspetto turgido e tumefatto, di colore scuro, (c. d. negroide) ma non aumenta di peso, è solo un fuorviante effetto ottico.

      L’impresa funebre dovrebbe, all’atto dell’assunzione dell’incarico all’organizzazione delle esequie saper leggere la situazione della salma proponendo non solo la cassa pregiata e di lusso (va benissimo, è pur sempre attività commerciale!) ma anche un cofano idoneo ad assolvere la funzione di contenimento in base alla tipologia del trasporto funebre ed alla forma di sepoltura prescelta. Certo se il de cuius sarà tumulato (= permanenza nel sepolcro per molti anni, con garanzia nel tempo della tenuta stagna) occorrerà una bara più robusta, munita di tutti i dispositivi di sicurezza (valvola depuratrice, materassino assorbente, puntura conservativa quando e se richiesta in rapporto alla legislazione regionale condita o condenda…).

      Rimango sempre a disposizione per ulteriori chiarimenti.

  4. Buonasera, ho letto ogni domanda con relative risposte.
    Ora rispondo io, mio padre mori’ nel 1992 esattamente oggi 10 aprile sono ben 22anni che mi ha lasciata.
    Bene, mio padre lo abbiamo trattato come un principe sia da vivo che da morto, perche il giorno che se ne e’ andato per sempre, il giorno dopo, mio fratello lo ha voluto pulire e vestire lui.. con le sue mani.. e…. devo dire che il pomeriggio quando sono andata a vederlo… sono rimasta sbalordita.. non sembrava nemmeno morto ma, una persona viva che stava dormendo e basta.
    Era bellissimo con il suo completo che aveva nel giorno del mio matrimonio, era profumatissimo e mio fratello lo aveva perfino truccato un po’ perche’ mi aveva detto che quando lo aveva visto era di colore cadaverico.. e’ normale, era comunque una persona ormai cadavere e le sue funzioni erano ormai cessate. Comunque sia.. e’ stato il primo morto che ho visto nella mia vita.. e non ho avuto nessuna paura, forse perche’ era mio padre, forse perche’ mio fratello lo aveva sistemato veramente da re.

  5. Sarò stringato sino…all’osso: Art. 18 comma 2 DPR n.285/1990.
    L’Autorità SAnitaria, nella persona del medico necroscopo può, laddove sia davvero necessario, inibire la presentazione del defunto “a cassa aperta”. Le estreme onoranze saranno rese solo quando sia già stato sigillato in feretro.

  6. Cosa dice la legge per le visite ai defunti prima del giorno del funerale?
    Si possono vietare le visite ai cari estinti prima del funerale?

  7. Oddio… cucire la bocca ad un cadavere prima della sua presentazione in camera ardente a “cassa aperta” costituisce vilipendio di cadavere ai sensi dell’Art. 410 Codice Penale???

    Con la smania della tanatoprassi (ancora vietata in Italia) si stanno confusamente importando tecniche di cosmesi funeraria, molto diffuse in altri Paesi.

    In ogni caso tale intervento, in quanto cruento ed invasivo, andrebbe praticato dopo il completo decorso del periodo d’osservazione e la visita necroscopica, quando, cioè la salma diventa cadavere (= non c’è più il rischio di morte apparente) e più subire tuti i trattamenti irreversibili di cui all’Art. 8 DPR n.285/1990.

    Se il morto dovesse per disgrazia “risvegliarsi” non troverebbe certo molto simpatico avere la bocca chiusa con lo spago.

    L’operazione, per nulla scabrosa è, tuttavia, piuttosto difficile:con l’ago ed il filo trasparente bisogna perforare le labbra in più punti, così da rendere l’espressione della bocca certo ferma, ma non innaturalmente rigida.

    Perchè, allora, complicarsi la vita? Non è meglio qualche punto di colla (molto più discreto ed invisibile)?

    La mentoniera è forse antiestetica, perchè provoca l’effetto del mascellone sporgente di mussoliniana memoria o del segno sul collo modello cappio da forca, però ha anche il vantaggio di poter esser applicata subito, durante la vestizione.

    Adesso, poi, l’industria funeraria commercializza mentoniere quasi invisibili, con possibilità di regolazione più precisa e meglio modulabile.

    Comunque,se i famigliari sono d’accordo e previa acquisizione del nulla osta da parte del medico necroscopo si ritiene legittima la cucitura della bocca, a patto, però, di saperla davvero eseguire.

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