Funerale di un patriarca ROM a Trebaselghe

Nei giorni scorsi a Trebaseleghe (PD) si è tenuta, con rito evangelico, la cerimonia funebre dell’84enne Carlo Braidich, padre di 9 figli che compongono una storica famiglia rom, integrata in paese. Dopo la funzione nella casa di via Trento, un lungo corteo – vigilato dalla polizia locale e dai carabinieri – si è diretto fino al cimitero comunale dove il feretro è stato tumulato.
Per il trasporto del feretro è stata utilizzato un carro funebre Rolls Royce, accompagnato dalla banda musicale, il lancio di petali di rose dall’elicottero e il volo di colombe bianche. Il funerale di un capo rom non può risolversi all’insegna dell’austerità e della sobrietà. Soprattutto se l’ultimo saluto è diretto a un patriarca la cui fama e considerazione supera i confini provinciali, raccogliendo stima dai rappresentanti della comunità rom di tutta Italia e oltre.

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TECNICHE “BORDER LINE” PER OTTENERE, AI SENSI DELL’ART. 75 COMMA 2 DPR n.285/90, SOLUZIONE DI CONTINUITA’ NELLA LAMIERA DI ZINCO

Cara Redazione,

richiediamo un parere relativamente ad una richiesta di inumazione in campo comune (o campo di mineralizzazione per indecomposti) di feretro, per diverse ragioni, confezionato con la doppia cassa.
L’empasse sta nello spiegare ai familiari la necessità di togliere lo zinco interno alla cassa prima dell’inumazione traslando il cadavere in altra cassa; a tal proposito sono a chiederle se vi è una norma di legge che imponga l’asportazione dello zinco in caso di inumazione in campo comune o quanto meno ne consigli la foratura (come Servizio cimiteriale si preferibbe la traslazione in altro cofano). Insomma si può almeno bucare la cassa di metallo?

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P1010006Premessa: quanto disposto dall’art. 75, comma 2 d.P.R. 10 settembre 1990, n. 285 costituisce la sola ed unica fattispecie in cui è consentita, anzi prevista ed obbligatoria, l’apertura del feretro, disposizione che trova applicazione anche nei casi di cui all’Art.. 86, commi 2 e ss. d.P.R. 10 settembre 1990, n. 285. In nessun altro frangente è ammessa la manomissione del feretro almeno per tutto il periodo legale di sepoltura. Quindi abbastanza problematico, soppo il profilo legale, ma anche operativo sarebbe il trasbordo del defunto in una nuova cassa predisposta per l’inumazione, ossia del tutto priva della controcassa di zinco.

Il problema dell’inumazione di bare costituite anche da cassa di zinco è, infatti, affrontato in modo espresso all’art. 75, comma 2 d.P.R. 10 settembre 1990, n. 285 il quale impone, in tali ipotesi, la realizzazione di tagli di opportune dimensioni della cassa metallica (zinco), ammettendo (se si vuole, “tollerando”) le differenze di caratteristiche (es.: spessori) previste per la cassa di legno a seconda che si tratti di inumazione o di tumulazione (cfr. artt. 30 e 75 d.P.R. 10 settembre 1990, n. 285).

I precedenti regolamenti di polizia mortuaria non contemplavano questa norma per neutralizzare l’impermebilità della lastra metallica nell’evenienza di sepoltura nella nuda terra, lasciando la risoluzione del problema alla fonte regolamentare comunale o a singole ordinanze sindacali.

La questione, in sè molto spinosa, del feretro costituito dalla doppia cassa e delle modalità ” a basso impatto igienico-sanitario” al fine di provocare soluzione di continuità nel nastro di zinco, in modo da favorire la naturale decomposizione cadaverica merita approfondimenti maggiori, al di là del fatto contingente riferito nel quesito.

 

Per i cadaveri portatori di malattia infettivo-diffusiva, ai sensi dell’Art. 25 DPR 285/90, è d’obbligo la duplice cassa, lignea e metallica, qualunque sia la destinazione finale del feretro.

Solo in caso di incinerazione, secondo i decreti Ministeriali emanati dal Ministero della Salute ai sensi dell’Art. 31 e 75 comma 3 DPR n. 285/1990, vasca e coperchio metallici possono esser sostituiti da un dispositivo plastico ad effetto “diaframma impermeabilizzante”. (i cosiddetti dispositivi barriera).

 

Quindi anche un feretro contenente un cadavere infetto da avviare ad inumazione deve esser confezionato come se fosse una bara da tumulazione con tutti i requisiti tecnici di cui all’Art. 30 DPR 285/90.

 

Il senso di questa disposizione è piuttosto chiaro: la vasca di lamiera deve trattenere la percolazione dei liquidi cadaverici ed evitare che quest’ultimi si diffondano negli strati più profondi del terreno e contaminino la vena acquifera.

 

Si tratta di una misura supplementare, dettata dall’eccezionalità del caso (malattia infettivo-diffusiva), in via ordinaria la legge prescrive tassativamente uno spessore minimo di almeno 50 cm tra il fondo della fossa e la falda freatica, proprio perchè questo strato di terreno deve contenere, filtrare e “pulire” la lisciviazione del percolato cadaverico composto in buona parte da nitrati.

 

Il DPR 285/90 con l’Art. 75 comma 1 è categorico in merito ai materiali da introdurre nel ciclo cimiteriale dei campi di terra, vietando tassativamente i materiali non biodegradabili come, appunto, bare costruite con nastro metallico.

 

Qualora, però, in cimitero giunga un feretro proveniente dall’estero, da un altro comune con distanza superiore ai 100 km, oppure per il quale, come succederebbe, appunto, per gli infetti, sussista l’obbligo della duplice cassa, l’interro, ai sensi dell’Art. 75 comma 2 DPR 285/90, deve esser subordinato all’apertura sulla cassa zincata (o di piombo) di tagli dalle opportune dimensioni, anche asportando temporaneamente, se necessario, il coperchio della cassa di legno.

 

Queste disposizioni si applicano anche in caso di infetti?

 

Assolutamente sì; occorre, però, una precisazione.

 

L’Autorità Sanitaria, per i cadaveri portatori di malattia infettivo diffusiva, può proibire l’inumazione, per le ragioni prima esplicate (rischio di percolazione di liquami altamente patogeni); se non si registra l’opposizione motivata dell’AUSL anche gli infetti, al momento della loro sepoltura in fossa di terra, debbono esser inumati solo quando si sia rispettato il dettato del sullodato Art. 75 comma 2 DPR 285/90, così da facilitare i processi di naturale mineralizzazione rallentati o, addirittura, bloccati dalla bara a tenuta stagna.

 

La scabrosità di queste manomissioni nell’assetto del cofano ha spesso prodotto disposizioni illegittime come quella del comune di Milano, adottata il 14 maggio 1993 per motivi di opportunità operativa e a tutela della salute dei lavoratori e dei congiunti (pericoli di contagio di malattie infettive diffusive, schizzi da tali corpi, esalazioni cadaveriche, fuoriuscita di gas e liquami, A.I.D.S. febbri virali…)in cui si stabiliva il divieto di effettuare per i cadaveri, inseriti in duplice cassa, operazioni di aperture della cassa di legno per tagliare la cassa metallica; naturalmente oggetto di questa regola erano i feretri in cui la cassa lignea fosse esterna rispetto a quella di zinco.

 

Tali provvedimenti, seppur comprensibili, non sono conformi alla legge e sconfinano nell’abuso perchè vincolerebbero, senza il decisivo parere dell’autorità sanitaria, la sepoltura di una bara al ricorso implicito ad altre forme di destinazione atipiche o peggio ancora, spurie, proprio perché non previste dal DPR 285/90.

 

L’Articolo 75 comma 2 del DPR 285/90 è cogente e priva i comuni di qualsiasi potestà d’intervento in materia o di deroga allo stesso DPR 285/90.

 

E’bene ricordare ancora una volta come proprio sul piano tecnico giuridico siano assolutamente inaccettabili prescrizioni volte ad imporre obbligatoriamente l’uso della cassa di zinco esterna rispetto al cofano ligneo; si sono già pronunciati su questa querelle sia il Ministero della Sanità con la circolare n. 24 del 24 giugno 1993 sia il T.A.R. Emilia Romagna con ordinanza sospensiva n. 1735/95 del 3 novembre 1995.

 

In effetti il taglio della copertura metallica nella bara, per quanto poco gradito al personale necroforo, neppure sotto il profilo della sicurezza, alla luce del D.LGS n. 81/2008, presenta particolari inconvenienti, purché si ricorra sempre a dispositivi di protezione individuale come guanti, camici, tute monouso e maschere.

 

La prassi in uso presso molte aree sepolcrali ha prodotto ed elaborato, nel corso degli anni, e nel silenzio del legislatore, espedienti border line, ossia al limite della legalità formale e sostanziale, soprattutto in termini di tutela della salute per i lavoratori, in modo da facilitare i processi disgregativi cui nel post mortem è sottoposta la materia organica.

 

La decomposizione, del tutto naturale in determinati contesti ambientali, potrebbe esser oltremodo rallentata dall’azione inibitrice di metalli pesanti, come lo zinco, che, in particolari forme di sepoltura, si trovano a diretto contatto con il cadavere, come accade per gli esiti da fenomeno cadaverico di tipo trasformativo conservativo (cadaveri corificati, ma anche saponificati) provenienti da estumulazione ordinaria. Altissima, in quest’ipotesi è l’incidenza di cadaveri inconsunti sul numero totale di bare scoperchiate.

 

Vi proponiamo questa piccola antologia di operazioni “top secret” da effettuare prima dell’interro, non per sfacciata connivenza con quelle sacche d’illegalità diffusa ed imperante così presenti nel nostro sistema funerario, ma per offrire materiale di seria discussione nel serrato dibattito sulla sempre più necessaria riforma della polizia mortuaria.

 

In diversi cimiteri italiani quando arriva un feretro da inumare, ma confezionato con doppia cassa (trasporto molto distante, trasporto dall’estero) per facilitarne la decomposizione non solo si aprono squarci sul coperchio metallico (pratica già molto discutibile, tuttavia contemplata dall’Art. 75, comma 2 del DPR 285/90), ma si schiude completamente la bara in lamiera, si solleva il cadavere, che magari sta già colliquando, con abbondante perfusione di liquami ammorbanti, si sfila la vasca metallica ed, infine, si ripone la salma, avvolta nell’imbottitura, nella sola cassa di legno. Tale intervento è assolutamente contra legem soprattutto se il cadavere da seppellire è portatore di malattia infettivo diffusiva per le ragioni prima indicate negli stessi Decreti Ministeriali ex Art. 31 e 75 comma 3 DPR n. 285/1990.

 

Questo atto, tecnicamente, dovrebbe impedire ai liquami cadaverici di ristagnare sul fondo della cassa zincata, senza la possibilità di disperdersi liberamente nel sottosuolo.

 

La mancata percolazione dei fluidi cadaverici, infatti, è la principale responsabile dei fenomeni di adipocera (saponificazione)

 

In altri casi, quando gli affossatori sono più accorti (o meno spericolati?), con un trapano si realizzano fori sul fondo della cassa e sul coperchio, così da favorire la percolazione di umori corporei ed acque piovane attraverso la cassa.

 

Naturalmente nessuno ha mai pensato a quale incidente gravissimo potrebbe succedere se la punta del trapano, invece di bucare lamiera ed assi di legno, perforasse i tessuti e l’addome cadavere: quella bara diverrebbe una bella “bomba chimica” di germi altamente patogeni.

C’è poi un terzo stratagemma, appena meno pericoloso: dalla superficie interna della bara si strappano pezzi di zinco, così da provocare una soluzione di continuità nel nastro metallico da cui trafileranno acque piovane, umidità e liquidi postmortali.

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Sala del commiato per funerali laici al cimitero di Bari

Cimitero via Crispi: inaugurata la sala del commiato per funerali laici
Una sala senza simboli religiosi, dove anche chi non è credente o appartiene ad una fede diversa da quella cattolica possa ricevere l’estremo saluto dei parenti ed amici. Lo spazio, denominato ‘Sala del commiato’, sarà allestito all’ingresso del cimitero monumentale di via Crispi a Bari. Il progetto è stato realizzato dall’amministrazione comunale dopo anni di richieste e petizioni da parte delle associazioni laiche che sottolineavano la necessità di uno spazio ‘neutro’ da adibire a cerimonie laiche o di altre confessioni religiose.

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Intimidazione a impresa funebre finita male

I Carabinieri hanno arrestato tre persone accusate di tentata estorsione ai danni di un’impresa funebre di Copertino (nel leccese). Si tratta di Mirko Pagano, 29enne di Copertino; Marco Sederino, 29enne di Porto Cesareo e Fabio Frisenda, 32enne di Copertino. L’indagine ha avuto inizio il 12 aprile 2013, in seguito alla presentazione di una denuncia di tentata estorsione presentata dal titolare di una agenzia funebre di Copertino, il quale ha dichiarato di aver trovato presso la sede della sua ditta una missiva anonima di carattere estorsivo, con la quale gli veniva richiesto il pagamento di 2.500 euro con le indicazioni circa un successivo contatto, necessario per la consegna del denaro.

I carabinieri, iniziate da subito le prime attività investigative, hanno acquisito in pochi giorni i filmati ripresi dall’impianto di videosorveglianza presente nell’agenzia agenzia nonché da altri sistemi di vigilanza pubblica; dall’esame di questi fotogrammi è stato individuata la persona che aveva recapitato la missiva. Nelle settimane seguenti inoltre, la vittima ha denunciato di aver ricevuto telefonate in cui gli veniva chiesto di dare “soddisfazione” alla richiesta estorsiva di cui alla lettera precedentemente ricevuta. I tre arrestati, dopo le formalità di rito, sono stati tradotti presso la casa Circondariale di Lecce e posti a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

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La parte più antica del cimitero di Mirandola aperta al pubblico, dopo la chiusura post sisma

Oggi 15 maggio 2013 è un giorno importante per gli abitanti di Mirandola. Riapre la parte più antica del cimitero, denominata “vecchio urbano”, fortemente danneggiato dai terremoti di un anno fa. I cittadini potranno accedervi transitando sui percorsi ammessi, per evitare di incorrere in situazioni di pericolo. Si ricorda che questa parte del cimitero è stata la maggiormente colpita.
Ai fini della ricostruzione delle parti crollate e lesionate, si sta procedendo al trasferimento di parte delle salme e dei resti mortali collocate all’interno dei loculi che maggiormente hanno subito gli effetti dei crolli. Si è trattato di un’operazione indispensabile, sia per evitare rischi dal punto di vista igienico-sanitario, sia per consentire, in prospettiva, l’esecuzione dei lavori (che si preannuncia di non breve durata dato che dipende dai finanziamenti pubblici) per il pieno ripristino delle strutture. A tal proposito è stata emessa l’ordinanza del Sindaco n. 22 pubblicata sul sito del Comune di Mirandola.
L’Amministrazione comunale sta completando il programma di graduale trasferimento, in altro luogo, delle salme in questione, il cui elenco è possibile consultare sul sito internet del Comune o agli ingressi del cimitero del capoluogo. Prima di procedere all’operazione, il Comune sta provvedendo a contattare preventivamente i famigliari in tutti i casi in cui ciò sia possibile, così da consentir loro di scegliere tra le varie opzioni disponibili. Il trasferimento delle salme avverrà entro il 15 maggio. Qualora non si riesca a contattare i famigliari, o nel caso i famigliari non comunichino al Comune la destinazione dei loro cari entro la data predetta, si procederà comunque al trasferimento dei defunti in sepolture individuate presso altri cimiteri comunali. Tutti gli oneri saranno sostenuti dall’Amministrazione comunale, secondo le modalità previste dall’ordinanza 22/13 del Sindaco.
‘Le persone che hanno un caro sepolto nella parte antica del cimitero cittadino – spiega l’Assessore a Semplificazione e Rapporto con i Cittadini Anna Martinelli – potranno ora recarsi a farvi visita, attenendosi scrupolosamente al rispetto delle norme di sicurezza, al fine di evitare inutili situazioni di pericolo. Sarà infatti impedito il passaggio sotto il colonnato. I lavori di messa in sicurezza di questa parte del cimitero, trattandosi di opere pubbliche, sono stati finanziati dalla Regione Emilia Romagna, che ha avuto come priorità scuole, case e imprese’.

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