La manutenzione dei sepolcri ex Art. 63 DPR n.285/1990

Premessa: Nelle scienze giuridiche la proprietà è facoltà di godere e di disporre delle cose in modo pieno ed esclusivo, entro i limiti e con esedral’osservanza degli obblighi previsti dall’ordinamento giuridico (art. 832 del codice civile), nella polizia mortuaria, invece essa, essendo solo strumentale e, quindi, subordinata allo Jus Sepulchri (diritto personalissimo e, quindi, non patrimoniale nè trasmissibile per acta inter vivos…almeno dall’entrata in vigore del del Libro III del Codice Civile), spesso si risolve unicamente nell’assunzione coatta di un onere.

I nostri cimiteri, per loro intrinseca natura, sono costituiti non tanto da sole aree recintate ex Art. 337 Regio Decreto 27 luglio 1937 n. 1265 (campi d’inumazione) quanto da corpi di fabbrica (batterie di loculi, cappelle gentilizie, colombari…) adibiti a sepoltura privata (Art. 91 DPR 285/1990) e, quindi, necessitano di continui interventi, anche edilizi, per assicurare loro un’ottimale conservazione. Si pone, così, il problema dell’imputazione dei relativi oneri. In capo a chi sorge, allora, il dovere di assicurare la manutenzione[1] straordinaria[2] (manto impermeabile, rivestimento, fasce in marmo.) dei manufatti sepolcrali come – loculi -costruiti dal Comune e dati in concessione sia perpetua (prima del 10 febbraio 1976, data in cui entra in vigore il “vecchio” regolamento nazionale di polizia mortuaria DPR 803/1975) sia novantanovennale?

Possiamo subito, con notevole profitto, riflettere su questa sentenza: Cassazione civile, Sez. Unite, 21 luglio 1977 n. 3257 “L’art. 824, 2° comma, cod. civ. assoggetta i cimiteri comunali al regime del demanio pubblico, salve le eccezioni costituite dalla continuazione dell’esercizio dei cimiteri particolari (art. 82 del regolamento di polizia mortuari) e della possibilità di cappelle private e gentilizie costruite fuori del cimitero (art. 340 T.U. delle leggi sanitarie); pertanto la pretesa che la parte del cimitero occupata da costruzioni funerarie di confraternite sia di proprietà privata di queste ultime, postula la necessità dell’accertamento dell’estraneità di detta parte del cimitero o delle costruzioni funerarie al patrimonio comunale, nonché della posizione delle relative aree all’esterno del cimitero comunale e non rientranti comunque nel patrimonio del Comune da questo concesso per tale uso. A norma dell’art. 1, n. 2 R.D. 15.10.1925, n. 2578, sulla assunzione diretta dei pubblici servizi da parte dei Comuni e delle Provincie, dell’art. 91, lett. c), n. 14, T.U. 3 marzo 1934, n. 383, secondo il quale la costruzione, manutenzione ed esercizio dei cimiteri è funzione propria dei Comuni, nonché dell’art. 44 del vigente regolamento di polizia mortuaria, che affida al Sindaco la manutenzione, l’ordine e la vigilanza sanitaria dei cimiteri, spetta al Comune il potere di consentire quell’uso particolare del cimitero comunale, che si concreta nell’impianto di linee elettriche per l’illuminazione delle lampade votive nei sepolcri privati, e ciò anche per il caso di cappelle di Confraternite eventualmente sorgenti su suolo proprio nell’ambito del cimitero comunale”.

In assenza anche di una norma specifica prevista dal Regolamento comunale di Polizia Mortuaria il concessionario provvede alla cura ordinaria, mentre grava sul comune la manutenzione straordinaria[3] per tutto quanto concerne i lavori più rilevanti: il rifacimento della copertura, dell’intonaco.

In effetti, se il sepolcro è stato realizzato dal suo fondatore su terreno dato in concessione le opere murarie ed il paramento lapideo appartengono al concessionario per tutta la durata della concessione e la manutenzione straordinaria spetta al concessionario-fondatore del sepolcro poiché è lui il proprietario del manufatto sepolcrale. Se, invece, loculi e colombari sono stati costruiti dal comune e solo successivamente dati in concessione la manutenzione straordinaria è di pertinenza dell’ente locale.

L’istituzione di un canone annuo destinato alla manutenzione non è possibile per le tombe precedentemente concesse, per l’irretroattività della norma giuridica lo è, invece, per le nuove concessioni, per esse si può prevedere una corresponsione di denaro composta da due voci di calcolo (una tantum + canone periodico); è comunque preferibile seguire la strada della determinazione di un congruo “diritto di tumulazione” (anche ai sensi dell’Art. 149 Decreto Legislativo n.267/2000 e “retroattivamente” giusta l’Art. 103 DPR 285/1990), magari differenziato, ogni volta che si tumula in loculo, ossario, nicchia cineraria, tomba concessa in passato o al momento.

Per il calcolo, invece, del canone di concessione vero e proprio si segue il D.M. 1 luglio 2002.

Il Regolamento Regionale Emiliano Romagnolo del 23 maggio 2006 n. 4, sembra, però, affrontare il problema in modo diverso e più innovativo, ampliando la portata dello stesso Art. 63 DPR 285/1990, in effetti l’Art. 4 comma 6 sembra proprio stabilire per:

  • concessioni perpetue (a prescindere da chi abbia costruito la tomba e, quindi dalla mera proprietà di eventuali fabbricati ed arredi lapidei)
  • manufatti di proprietà privata (non si considera, quindi, il criterio della durata temporale nel rapporto concessorio).

il vincolo giuridico di partecipare ai costi di gestione del complesso cimiteriale ed al mantenimento in efficienza della parti comuni, secondo modi e tempi definiti dall’Ente Locale.

Quindi, ricapitolando: generalmente il contratto fra amministrazione comunale e concessionario prevede tali obblighi e laddove essi non siano espressamente previsti potrebbero esserlo in strumenti normativi di natura amministrativa (ad es. regolamenti comunali di igiene o di polizia mortuaria).

Secondo l’Art. 62 DPR 285/1990, infatti, il comune può adottare un provvedimento (vi è, però, la riserva di regolamento, cosicché un’ordinanza o panoramicauna diversa disposizione riuscirebbero inadeguate, ) per meglio definire criteri e modalità legati alla realizzazione sui sepolcri di monumenti, suppellettili rituali o altri oggetti legati all’arte commemorativa, così da favorire uno sviluppo del cimitero ordinato e di buon gusto, ad esempio il Comune autorizza la posa di copritomba di determinati materiali e con un certo dimensionamento. Ove quest’ultimi fossero diversi dall’autorizzato il copritomba, previa diffida, deve essere rimosso.
Qualora tale operazione non venga svolta entro i termini da parte della famiglia interessata (o per il tramite di operatore economico di sua fiducia), il Comune può effettuare la levata d’ufficio, con imputazione dei costi sostenuti alla famiglia interessata.
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Qualora tale operazione non venga svolta entro i termini da parte della famiglia interessata (o per il tramite di operatore economico di sua fiducia), il Comune può effettuare la levata d’ufficio, con imputazione dei costi sostenuti alla famiglia interessata.
Questo strumento di necessaria regolazione (altrimenti assisteremo al dilagare del kitsch più volgare e pacchiano) deve essere attentamente ponderato per non creare ingiuste compressioni al diritto secondario di sepolcro: si pensi ad esempio alla Sentenza 31 luglio 2002, n. 3278 emessa dal TAR Lombardia.
In nuce, il pronunciamento del giudice, in diversi procedimenti, focalizza queste tre fattispecie nella complessa relazione tra la potestà comunale ed il cittadino utente del servizi cimiteriali, mantenendo comunque chiara la posizione di soggezione del privato (i cui diritti, già di per sé affievoliti, degradano ad interesse legittimo, secondo giurisprudenza costante) rispetto alla pubblica amministrazione.

1) È vietata l’imposizione di monumenti e lapidi assolutamente uniformi ed accessori standardizzati. In merito, il TAR ha ritenuto illegittimo per i Comuni imporr monumenti, lapidi ed accessori uniformi in ragione della loro “peculiare funzione” (la quale attiene a sentimenti personali di pietà) e “della loro natura di beni privati” (di proprietà dei concessionari delle aree cimiteriali su cui insistono) o affidino appalti “per realizzare uniformi opere destinate a sepolture private date in concessione” (ord. 1703/99).

2) I Dolenti devono poter scegliere monumenti, lapidi, arredi e imprese di fiducia. Infatti, il TAR della Lombardia ha precisato che “con riferimento agli arredi funebri la legge riserva ai Comuni solo l’apposizione di cippo con targhetta in campo comune e la chiusura dei tumuli”.

3) La posa di ogni altro arredo o lapide è un diritto che spetta ai privati cittadini esercitare, scegliendo liberamente. I Comuni quindi non possono ostacolare “il diritto dei dolenti a rivolgersi alle imprese da essi liberamente prescelte”, nè quello “delle imprese del settore ad operare liberamente, senza dover sottostare a limitazioni ulteriori e diverse rispetto a quelle sancite in via generale dalla normativa sanitaria e di polizia mortuaria” (sent. 1685/2000).

In via generale vale l’art. 63 del Regolamento di polizia mortuaria DPR 10/9/1990 n. 285. Tale norma si riferisce specificamente ai manufatti di proprietà del concessionario di un’area cimiteriale. Su di esso incombe l’obbligo della manutenzione ordinaria e straordinaria e della relativa area di Pietàrispetto. In caso di concessione di loculi o altri manufatti costruiti direttamente dal Comune, in assenza di obblighi di natura contrattuale, valgono i seguenti criteri:

a) al concessionario compete l’ordinaria manutenzione;

b) al Comune spetta la manutenzione straordinaria.

A valle della concessione deliberata dal Comune, soprattutto in passato, vi era un atto sottoscritto fra le parti (la cosiddetta “convenzione”), con i relativi obblighi e diritti. In molti casi si poteva trovare una formula contrattuale con cui si rinviava al regolamento di polizia mortuaria via via vigente.

Il regolamento di polizia mortuaria comunale, allora, dovrebbe contenere una norma dove viene precisato come le disposizioni in esso contenute si applichino anche alle concessioni ed ai rapporti costituiti anteriormente alla sua entrata in vigore e che comunque il Regolamento comunale di polizia mortuaria precedente cessa di avere applicazione dal giorno di entrata in vigore del presente, altrimenti, secondo la formula del famoso brocardo latino “tempus regit actum” il riferimento è tassativamente al regolamento di polizia mortuaria in vigore alla stipula dell’atto di concessione, se esso, ovviamente nel suo articolato esso non confligge con i principi generali dell’ordinamento.

La manutenzione per sepolcri di proprietà privata viene svolta da chi ne faccia domanda, avendone titolo e per la quantità e la qualità richiesti. La suddivisione in quote delle spese di manutenzione è questione a cui resta estraneo il Comune e viene regolata tra gli aventi diritto (o dovere) a provvedere al mantenimento della tomba. Per eventuali danni imputabili ad un comportamento di un privato concessionario, non sussiste una responsabilità del Comune, neppure di tipo oggettivo del proprietario del manufatto (nell’eventuale ipotesi in cui la costruzione del manufatto sepolcrale sia stata realizzata dal comune), mentre si ha responsabilità del concessionario che ha posto in essere il comportamento scorretto o pericoloso.

Per sepolture abbandonate[4] per incuria[5] e che versino in stato di degrado[6] sarà cura dell’comune[7] stesso segnalare anticipatamente tale circostanza al concessionario (ove irreperibile anche per pubbliche affissioni e pubblicazioni sulla stampa) e procedere successivamente ad addebitare la quota di spettanza. Laddove sia irreperibile il concessionario le spese risultano a carico dell’E.L. Quest’ultimo potrà attivarsi, secondo la procedura dettata dal regolamento di polizia mortuaria comunale, per acquisire, d’imperio, al patrimonio dell’ente le tombe abbandonate. Si rammenta di definire preventivamente con la Soprintendenza ai Monumenti la identificazione di sepolture con particolare vincolo storico – artistico.
In ultima analisi occorre soffermarsi sulla portata dello jus sepulchri e sulla sua distinzione dal diritto di proprietà.

Dunque lo jus sepulchri è composto da un complesso differenziato di situazioni giuridiche: in primo luogo di un diritto primario, consistente nella duplice facoltà di essere sepolti e di seppellire (jus inferendi in sepulcrhum) altri in un dato sepolcro; e di un diritto secondario che ha come contenuto la facoltà di accedere al sepolcro e di opporsi alle trasformazioni che arrechino pregiudizio alla sepoltura: Tribunale di Napoli, 30 giugno 1960 Gli eredi ed i parenti di uno dei fondatori del sepolcro familiare, seppellito nel medesimo, anche se non sono compresi tra i titolari del “ius sepulcri” hanno il diritto di accedere liberamente al sepolcro, ogni qualvolta lo ritengano opportuno e non soltanto nei pochi giorni dell’anno dedicati dalla consuetudine al culto dei morti, per compiervi verso il defunto gli atti di pietà consentiti dalla religione e dagli usi ivi comprese la pulizia e la manutenzione della tomba; essi hanno inoltre il diritto di munirsi a proprie spese, di una chiave del sepolcro.

Esiste poi un diritto di proprietà sul manufatto e sui materiali sepolcrali, trasmissibile, mortis causa, indipendentemente dallo jus sepulchri.
Bisogna sempre distinguere i famigliari del fondatore e gli eredi, poiché quest’ultimi, benché privi dello Jus sepulcrhi sono comunque titolari sia del diritto secondario che del diritto di proprietà sul manufatto e sui materiali sepolcrali. Pertanto, ex art. 63 essi, in quanto proprietari, debbono sopportare l’onere della manutenzione ordinaria e straordinaria.

Per sepolcri interessati dalla procedura di deroga ex Art. 106 DPR 285/1990 (e paragrafo 16 della Circ. Min. 24 giugno 1993 n. 24, con relativo allegato tecnico), laddove essa non sia stata sostituita da un nuovo protocollo operativo (Emilia-Romagna, Art. 2 comma 16 Reg.Reg. 23 maggio 2006 n. 4 e Lombardia, Art. 16 comma 8 Reg.Reg. 9 novembre 2004. 6 così come modificato dal Reg.Reg. 6 febbraio 2007 n.1) le spese per la ristrutturazione sono del comune se avvengono prima della concessione (si pensi ad esempio ad in sepolcro rientrato nella disponibilità dell’ente locale in seguito all’estinzione di un precedente rapporto concessorio), altrimenti competono al concessionario.

Rimane ora, solo un caso da esaminare, forse il più scabroso: Il DPR 285/1990, all’Art. 76, richiede infatti che nei tumuli l’impermeabilità ai liquidi ed ai gas debba essere garantita nel tempo, a volte, però, si deve sanare la tomba se questa presenta fenomeni percolativi, con perfusione all’esterno del tumulo di miasmi: Vale, comunque, lo stesso criterio enunciato prima: l’onere del mantenimento nel tempo è del concessionario, quando il manufatto è di sua proprietà, in base all’art. 63/1 del DPR 285/90 (è il caso, ad es., di edicola funeraria costruita da privato su un’area avuta in concessione dal Comune). Se il proprietario è il Comune, che ha concesso l’uso del loculo, l’onere è del Comune.
In assenza di specifica norma del regolamento di polizia mortuaria comunale spetta al Sindaco (ai sensi dell’art. 51 DPR 285/90), su proposta del dirigente del servizio cimiteriale e dell’ASL, emanare apposita ordinanza che preveda, in via generale, il da farsi. Il regolamento (o l’ordinanza sindacale) stabilisce:

  • chi debba disporre l’intervento (di norma il responsabile del servizio cimiteriale);
  • i criteri di esecuzione;
  • le modalità di avviso o notifica al concessionario se proprietario del manufatto;
  • chi dovrà eseguire l’intervento (in genere il gestore del cimitero)
  • l’attribuzione del relativo costo (al proprietario del manufatto).

In mancanza di tale individuazione preventiva, si opera, di volta in volta, attraverso ordinanza del Sindaco, ai sensi dell’art. 51 del DPR 285/90.

In caso di lesione a strutture cimiteriali, se quest’ultimi sono riconducibili ad un comportamento di un privato concessionario, non sussiste una responsabilità del Comune, neppure la responsabilità oggettiva del proprietario del manufatto (nell’eventuale ipotesi in cui la costruzione del manufatto sepolcrale sia stata realizzata dal comune), mentre si ha responsabilità del concessionario che ha posto in essere l’azione da cui è stato determinato il danno. Tale responsabilità trova fondamento nell’art. 2043 C.C.

Il responsabile del comportamento che ha determinato, oggettivamente, il danno deve provvedere al risarcimento direttamente agli altri concessionari, poiché il rapporto di concessione, se rientra nell’ambito dell’art. 823 C.C. nei riguardi al rapporto tra Comune/concessionario, attribuisce una posizione giuridica soggettiva piena nei confronti degli altri concessionari che non solo ha riguardo all’aspetto “attivo” (tutela rispetto da comportamenti indebiti o lesivi di altri concessionari), ma anche “passivo” (responsabilità per fatto illecito, nel caso), dal momento che l’obbligo della manutenzione di cui all’art. 63 DPR 10/9/1990, n. 285 ha per oggetto anche ogni atto e comportamento idoneo a non arrecare danni a terzi.

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[1] Tribunale di Spoleto, 11 febbraio 1955 Non esiste un diritto soggettivo alla manutenzione del recinto ed alla custodia all’interno del cimitero in favore dei proprietari delle cappelle gentilizie esistenti nel sacro luogo, e perciò non può prospettarsi responsabilità della P.A. nel caso che per insufficiente manutenzione o custodia siano state rese possibili asportazioni di materiali dalle cappelle stesse.

[2] Cassazione civile, Sez. I, 20 gennaio 1964 n. 114 I poteri dei comuni sui cimiteri non sono limitati a quelli previsti dal regolamento di polizia mortuaria e che attengono principalmente alla materia dell’igiene della sanità (R.D. 21 dicembre 1942, n. 1880) ma comprendono anche quelli che sono in funzione della costruzione, manutenzione ed esercizio di essi (art. 91, lett. c), n. 14 T.U. 3 marzo 1934, n. 383), sicché nell’ambito dei poteri che gli competono il comune può concedere ai privati il servizio di accensione elettrica delle lampade votive per quei privati che del servizio stesso vogliano avvalersi.

[3] T.A.R. Toscana, 26 giugno 1987 n. 505 Condizioni essenziali perché un determinato servizio possa formare oggetto di concessione sono, da un lato, che si tratti di servizio nell’interesse della collettività e, dall’altro, che sussista la possibilità astratta di monopolio da parte dell’Ente pubblico; pertanto, costituisce servizio suscettibile di essere concesso ai privati la manutenzione dei cimiteri, in quanto la stessa può formare oggetto di gestione diretta da parte del Comune in regime di monopolio.

[4] Cassazione civile, Sez. Unite, 9 marzo 1981 n. 1300 L’obbligo del comune di Milano, a norma dell’art. 86 del proprio regolamento di polizia mortuaria, di comunicare agli interessati le deliberazioni impositive di opere di manutenzione delle tombe, anche al fine dell’eventuale decadenza dalla concessione cimiteriale in ipotesi di mancata esecuzione di tali opere, non viene meno per il caso in cui, dopo la morte dell’originario concessionario ed il subingresso nella concessione di più aventi diritto, costoro non abbiano provveduto, come prescritto dall’art. 30 del regolamento stesso, alla designazione di un unico rappresentante nei rapporti con l’ente concedente.

[5] L’incuria a sua volta può originare o meno pericolo di rovina di parte o dell’intero manufatto in stato di degrado. Oppure si ha lo stato di incuria limitato ad un degrado che corrisponde più all’abbandono delle manutenzioni ordinarie e straordinarie. Laddove sia così previsto nel contratto, il Comune può pronunciare la decadenza della concessione per inadempienza ai patti contrattuali.

[6] T.A.R. Sicilia, 11 novembre 1985 n. 1411 Il Comune non può revocare una concessione in uso perpetuo di fronte a incuria nella manutenzione e custodia del sepolcro, ma in base agli artt. 63 e 93 D.P.R. 20.1O.1975, n. 803, può provvedere soltanto alla conservazione del sepolcro quando sussiste pericolo, diffidando contemporaneamente gli aventi diritto. In base all’art. 93 D.P.R. 25 ottobre 1975, n. 803, l’Amministrazione può disporre la revoca delle concessioni di aree cimiteriali a tempo determinato solo se siano trascorsi 50 anni dalla tumulazione dell’ultima sepoltura e si verifichi una situazione di grave insufficienza del cimitero rispetto al fabbisogno comunale, alla quale non possa ovviarsi con un ampliamento del cimitero stesso. 803/1975).

[7] Consiglio di Stato, Adunanza generale, 6 luglio 1933 Merita conferma il provvedimento dell’Alto Commissariato di Napoli che negò a privati l’autorizzazione alla costruzione di un cimitero destinato a ricevere le salme di tutte le persone decedute in un rione o frazione. … La costruzione e la manutenzione dei cimiteri ed il servizio di polizia mortuaria sono affidati alle Amministrazioni comunali e sottratti alla speculazione privata.

36 thoughts on “La manutenzione dei sepolcri ex Art. 63 DPR n.285/1990

  1. Carlo

    X Federica,

    responsabilità aquiliana in cimitero per il distacco di una maniglia? MI pare – forse – un petitum un po’ temerario o, quanto meno arduo da dimostrare, tuttavia spetterà, semmai, al giudice adito stabilire l’”an” ed il “quantum” debeatur. (Art. 2056 Cod. Civile???) Premetto che non sono un civilista, ma un semplice beccamorto, tuttavia mi preme approfondire questi aspetti procedimentali e di diritto, tutti interni al circuito della polizia mortuaria.

    1) bisogna innanzi tutto appurare se: a) la cappella sia stata costruita da un privato (su suolo demaniale) sul quale graverebbero tutte le obbligazioni manutentive. b) l’edicola funeraria sia stata edificata direttamente dal comune e successivamente data in sola concessione d’uso. Spesso, infatti, è l’atto di concessione con la convenzione che sovente l’accompagna a definire nel dettaglio gli obblighi ed i doveri tra le parti contraenti. Per tale preventiva verifica interesserei il Comune nel cui cimitero si trova la tomba de qua con un’istanza di accesso agli atti ex artt. 22 e segg. L. n. 241/1990 senza dimenticare il DPR n.184/2006 ed il nuovissimo istituto dell’accesso civico introdotto con il D.Lgs n. 33/2013 cos’ come ri-novellato dal c.d. Decreto Madia emanato con D.Lgs n.97/2016. Secondo alcuni studiosi il dettato della stessa L. n. 241/1990 sarebbe superato da queste nuove norme sulla trasparenza, ma è un dibattito molto ozioso, tutt’interno alla più autorevole dottrina, alla quale umilmente mi accodo.

    2) Il Comune, difatti, custodisce copia della originaria concessione cimiteriale rilasciata e lei come familiare ha diritto a richiedere la consultazione della documentazione inerente la suddetta concessione e la copia dei documenti principali e cioè della Concessione originaria, del più recente atto di subentro (se esistesse) giusto per capire chi sia attualmente il concessionario onerato, al quale rivolgersi per l’eventuale risarcimento del danno.

    3) Aa avviso di alcuni commentatori, se la cappella è di proprietà del Comune, si potrebbe applicare (ipotesi remota, a mio parere!) l’art.2051 c.c., secondo il quale, il Comune, in quanto custode dell’oggetto, è responsabile del danno cagionato, salvo che provi il caso fortuito. Per quest’ultima fattispecie si intende un fatto imprevisto o assolutamente imprevedibile, da solo idoneo a causare un danno. Secondo parte della dottrina e della prevalente giurisprudenza si tratta di una responsabilità fondata su una presunzione relativa di colpa a carico del custode ed il caso fortuito serve appunto per dimostrare l’assenza di colpa. Secondo altro orientamento trattasi di responsabilità oggettiva ed il caso fortuito consiste in un avvenimento che esclude il nesso di causalità tra condotta ed evento dannoso.

    4) Molti regolamenti comunali di polizia mortuaria risolvono il problema con una norma di questo tipo:

    […omissis…] Il Comune cura che all’interno dei cimiteri siano evitate situazioni di pericolo alle persone e alle cose, e non assume responsabilità per atti commessi nei cimiteri da persone estranee al suo servizio o per mezzi e strumenti a disposizione del pubblico e da questo utilizzati in modo difforme dal consentito.

    Chiunque causi danni a persone o cose, sia personalmente che per fatto altrui, ne risponde secondo quanto previsto dal Titolo IX del Libro IV del Codice Civile, salvo che l’illecito non rilevi penalmente.

    Rimango sempre a disposizione per ulteriori delucidazioni.

  2. Federica

    Buonasera, sono una Sua collega.
    Da pochissimo tempo mi sono avvicinata alla materia da Lei trattata, in quanto una mia amica, recandosi in un cappella per rendere suffragio ad un suo lontano parente, uscendovi, nel chiudere la porta, è caduta, fratturandosi il polso, a causa del distacco della maniglia.
    Se possibile, vorrei consultarmi con Lei in merito a questa vicenda.
    Noi non sappiamo se la cappella in questione sia privata o sia stata costruita dal comune e poi data in concessione.
    Ovviamente abbiamo deciso di agire, per richiedere il risarcimento dei danni.
    Dagli studi, per ora ancora non approfonditi, che ho fatto mi pare di capire che (in linea generale) se la cappella è privata, la manutenzione, sia ordinaria che straordinaria, dovrebbe spettare al proprietario e quindi la relativa responsabilità per danni, gravare sul medesimo.
    Tuttavia, nel caso che ci riguarda, dovrebbe trattarsi di “manutenzione ordinaria” (maniglia rotta), con conseguente esclusione, in ogni caso, della responsabilità del Comune.
    Quello che mi chiedo (e sicuramente effettuerò studi approfonditi al riguardo), il Comune non dovrebbe comunque vigilare sulla “tenuta” delle cappelle? Non potrebbe esserci quindi una corresponsabilità? (Da un punto di vista difensivo sarebbe auspicabile, atteso che il Comune potrebbe eventualmente anche essere coperto da assicurazione).
    Per sapere se la cappella è privata o in concessione, inoltre, credo sia opportuno inoltrare una richiesta al Comune, per avere la relativa informazione…
    Il problema principale che mi pongo, ovviamente, è quello relativo alla legittimazione passiva.
    Grazie anticipatamente per la disponibilità.
    Federica

  3. Agostino

    Salve, volevo chiedere a chi spetta l’onere per fare un intervento necessario per eliminare un problema di infiltrazione di acqua che fuoriesce dal pavimento della cappella gentilizia privata. Il fenomeno si presenta spesso quando si verificano eventi piovosi di forte intensità che fanno aumentare il livello della falda e considerato che la cappella gentilizia si trova a valle della montagna dove insiste il cimitero. Sono ormai diversi anni che viene segnalato il problema all’amministrazione locale senza aver mai ricevuto nessuna risposta rendendo vani i vari interventi di manutenzione all’interno del manufatto a causa della forte umidità. Sembra evidente e del tutto necessario un intervento di drenaggio che può risolvere il problema, ma a chi spetta l’onere? Grazie

    1. Carlo

      X Agostino,

      Dall’esposizione dei fatti non è dato apprendere se la tomba di famiglia sia stata costruita:

      a) da una famiglia su un’area avuta in concessione dal Comune;

      b) dal Comune, prima dell’affidamento del servizio all’ente gestore, per cederla in uso;

      c) dall’ente gestore, per cederla in uso.

      Inoltre non è chiaro se la tomba sia isolata rispetto ad altre o in aderenza ad altre, cioè abbia parti in comune con altri manufatti. Nel caso non sia separata da altri corpi di fabbrica, può esservi un concorso di cause, dovute anche a soggetti confinanti.

      Ciò premesso, da quanto descritto, pare di escludere che l’acqua formatasi possa essere legata a condensa di umidità. Il livello dell’acqua raggiunto dentro la tomba, prima e dopo gli aggottamenti, fa presupporre che vi sia una infiltrazione, con tutta probabilità dalla soletta di base e/o da una o più pareti laterali. La circostanza può derivare dal non aver costruito la tomba tenendo conto delle variazioni della falda. In altri termini, in cimiteri dove si può presentare tale situazione, i progetti prevedono o una impermeabilizzazione interna o una impermeabilizzazione esterna (ad es. con camicia di zinco esterna, o con guaina interna o esterna). Ne consegue che all’atto della costruzione o, per effetto di cause successive, la tomba non possiede le caratteristiche di impermeabilità ai liquidi ed ai gas (da mantenere nel tempo) che la legge prescrive (art. 76 del D.P.R. 10/9/1990, n. 285). La responsabilità in proposito è quindi di chi ha la proprietà della tomba (concessionario dell’area nel caso di cui alla lettera a); Comune, nel caso di cui alla lettera b); ente gestore, nel caso di cui alla lettera c)). Chi ha detta responsabilità può rivalersi, nei tempi di legge, su chi ha progettato la struttura, se il vizio è derivante da una progettazione errata o imperfetta, o sull’impresa edile che ha realizzato materialmente l’opera, se il problema deriva da imperfetta costruzione.

      Se invece la tomba è stata costruita da altri, il Comune non solo non può dare alcunché, ma deve anche inibire l’uso della tomba finché nella stessa non siano state ripristinate le condizioni di cui all’art. 76 del D.P.R. 285/90.

      Se si tratta di concessioni di cappelle private, va, subito, premesso come il comune non abbia obblighi nel mettere a disposizioni aree per la concessione, cioè a rendere disponibili quelli che ‘tecnicamente’ si chiamano ‘sepolcri privati nei cimiteri’ (regolati dal Capo XVIII dPR 10/9/1990, n. 285), vale adire tutte le tipologie di sepoltura, sia ad inumazione sia a tumulazione, diverse dall’inumazione nel c.d. campo comune (la cui disponibilita’ e’ uno, se non il solo, degli obblighi cui il comune è tenuto).

      Per quanto riguarda, i “normali” campi ad inumazione, anzi (meglio) il cimitero, in sede di impianto od ampliamento del cimitero, dovrebbe essere acquisita uno studio tecnico (art. 55 dPR n.285/1990) sulle caratteristiche del terreno, anche se può accadere che in tale sede non possano sempre rilevarsi fenomeni i quali potranno essere riscontrati sono successivamente, specie se il terreno non sia del tutto adatto (ad es.: per la presenza di strati di argille o altro che non consentano il deflusso delle acque meteoriche).

      Un’ipotesi di risarcimenti di danni vantati (non tanto per lo “spettacolo” della risalita della falda freatica che inonda il pavimento, quanto per l’inidoneità dell’area) potrebbe essere fondato se possa dimostrarsi, documentalmente, che in sede d’impianto del cimitero non siano stati acquisiti studi tecnici e, magari acquisendo agli atti, se risulta dall’atto di concessione, la dichiarazione esplicita che il comune assicura la piena idoneità dell’area (caso nel quale il risarcimento del sanno dovrebbe essere sollevato nei confronti dei soggetti agenti al momento dell’impianto del cimitero).

      Lei può anche tentare di eccitare un giudizio, in sede civile per risarcimento del grave pregiudizio arrecato alla tomba, se ritenga opportuno muoversi in questa direzione, avendo presente, per altro, che nelle aree in concessione, sono i concessionari a dover assicurare le condizioni di funzionalità ed adeguatezza del terreno.

  4. Manuela

    Buongiorno. Volevo sapere una cosa e spero mi possiate aiutare. Un anno fa è mancato il mio bambino di 12 anni è l’abbiamo messo nella nostra tomba di famiglia, che mio nonno, sul testamento,ha lasciato a mio padre e a mia zia. Io sono divorziata e col mio ex non ci sono buoni rapporti. Ovviamente anche lui ha messo le sue piante in vasi ricolmo di terra e quando li bagna, non facendo attenzione, l’acqua esce e, mischiata alla terra,cola su tutta la tomba provocando delle macchie che col tempo hanno rovinato una parte della tomba. È già stato avvisato di fare attenzione ma non è servito a niente. Ora mio padre e mia zia vorrebbero far spostare questi vasi e la mia domanda è: come proprietari possono farlo? Grazie mille

    1. Carlo

      X Manuela,

      Certo che i diritti di sepolcro, così per come sono strutturati nel nostro Ordinamento Giuridico continuano ad esser terreno fertile per l’attecchire di liti, contrasti, aspre contese e conflitti di sorta.

      Comunque: l’ex marito quale padre del defunto fanciullo rimane pur sempre pienamente titolare del cosiddetto diritto secondario di sepolcro, ossia della facoltà imprescrittibile ed assoluta di entrare, quale visitatore, nella tomba per porre in essere atti di suffragio e pietas come deposizione di fiori, arredi, oggetti votivi e celebrazione di riti di commemorazione, l’accesso al sepolcro, quindi, non può essergli inibito tout court.

      Se il suo agire (dissennato???) arreca, ad ogni modo, danno ingiusto al decoro ed alla pulizia dell’edificio che poi si traducono in un aggravio di spese manutentive per il concessionario si può adire il Giudice, in sede civile, salvo composizione bonaria della vertenza (un po’ di intelligenza, in limine litis, non guasterebbe) esperendo, tra le azioni petitorie contemplate dal Cod. Civile quella negatoria, regolata dall’Art. 949 Cod. Civile.

      L’actio negatoria può essere, quindi, promossa dal proprietario che abbia timore di subire un pregiudizio da terzi che vantino sulla medesima cosa diritti reali minori (ad esempio diritto di usufrutto o servitù); da ciò deriva che unico legittimato passivo è chi si dichiari titolare di un diritto reale di godimento e, in conseguenza di tale affermazione, costituisca per il proprietario un concreto pericolo di molestia (Cass. n. 17789/2009).

  5. Pingback: Lo stato di abbandono del sepolcri: percorsi giurisprudenziali e regolamentari di definzione | funerali.org

  6. Carlo

    X Gianni,

    Innanzi tutto: chi L’ha interpellata? Forse l’ufficio comunale della polizia mortuaria, con una formale richiesta?

    Consiglio preliminarmente la consultazione di questo link interno al sito:
    http://www.funerali.org/cimiteri/la-morte-del-concessionario-e-listututo-del-subentro-7523.html.

    Tutto ruota, infatti, attorno al problema del subentro nella titolarità della concessione (della tomba dove è stata deposta Sua sorella) con annessi oneri manutentivi ex Art. 63 comma 1 del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria.

    Va anche considerato come spesso i Regolamenti comunali di polizia mortuaria (almeno quelli più lungimiranti) contengano disposizioni per cui, in occasione del decesso del concessionario/fondatore del sepolcro, spetterebbe ai discendenti richiedere una variazione dell’intestazione della concessione, ipotesi nelle quali la diligenza di un tale adempimento ricade sui discendenti stessi del concessionario deceduto, a volte queste norme sono correlate dalla previsione per cui l’inadempimento, decorso un certo termine, dovrebbe comportare la decadenza dalla concessione od un mutamento anche sostanziale nel regime in cui e’ soggetto il diritto d’uso.

    Se si trattasse di spese legate all’estumulazione del feretro di Sua sorella con avvio ad ulteriore destinazione, quale inumazione o cremazione del resto mortale, (esempio: per scadenza della concessione) sarebbe legittimo imputare anche a Lei le spese, quale consanguineo, del de cuius; tuttavia a Lei non possono esser imputati i costi di manutenzione del sepolcro soprattutto se Lei non è, a questo punto, coo-titolare assieme ad altri dello stesso. Lo Jus sepulchri inteso nella doppia accezione di:

    1)atto di disposizione sui defunti
    2) e diritto sul sepolcro in sé, cioè nella sua componente materiale di suppellettili funerarie, opere murarie, ed arredi,

    segue, di solito la linea dello jure sanguinis, ossia della consanguineità, a meno che il sepolcro gentilizio da istituto tipicamente famigliare si sia trasformato in ereditario, come rilevato dalla stessa Suprema Corte di Cassazione.

    A sistemare la tomba (in stato di pericolo/abbandono?), provvederà, quindi, il nuovo titolare della concessione, subentrato jure sanguinis o jure haereditatis, Lei, sic stantibus rebus, non c’entra, a meno che non voglia sostenere, questi oneri per liberalità (trattasi pur sempre di Sua sorella, ma non è elemento di diritto!).

  7. gianni

    Salve, vorrei un chiarimento: sono stato interpellato per contribuire alle spese di manutenzione di una cella gentilizia, in cui è sepolta mia sorella.
    La cella era di proprietà di sua suocera,la mamma di suo marito, loro erano senza figli.
    Ora io mi trovo coinvolto in questa diatriba, gli altri proprietari conoscono solo me, mentre gli eredi del marito di mia sorella, nessuno li conosce!
    Come posso fare?

  8. Carlo

    X Marco,

    ogni provvedimento d’ingiunzione non può che esser adottato dal competente giudice. Una bella causa civile, intentata al Comune, magari, per inadempimento contrattuale, sarebbe pressoché perfetta, senza dimenticare l’Art. 2053 Cod. Civile. La manutenzione dell’impianto cimiteriale spetta senza dubbio all’Ente Locale che ne è proprietario ex Art. 824 comma 2 Cod. Civile.

  9. Marco

    Leggo la risposta di Carlo alla mia del 19/9 , ma , al di la della richiesta economica dei danni, si sa che il contenzioso civile è li che sfocia, adendo le vie legali , il giudice può ordinare al comune di fare i lavori di manutenzione straordinaria che gli competono? Al che il comune potrebbe motivare che non ha disponibilità finanziarie… Occorre imbastire una causa o potrebbe bastare un accertamento tecnico preventivo o altri istituti più idonei al caso? Purtroppo ben conosciamo i tempi della giustizia e soprattutto i costi ” certi” nell’intraprenderla a fronte di risultati “non certi” e comunque non finalizzati per me al ristoro economico d’un danno, ma bensì ai lavori di manutenzione di quella parte di cimitero dove sono le tombe dei miei nonni.

  10. Carlo

    X Marco,

    I loculi (ove non siano avelli di sepolture private nel cimitero, realizzate direttamente dai concessionari di sola area cimiteriale) non sono di proprietà dei concessionari… che si chiamano proprio concessionari perché ne hanno solo il diritto d’uso.
    Pertanto la manutenzione straordinaria del “fabbricato” che li “contiene” spetta sicuramente al Comune. A questo punto, dopo un formale avviso a provvedere da inoltrare al comune conviene adire il Giudice, in sede civile, per veder riconosciuto e quantificato il danno da Lei patito per l’omessa manutenzione dell’edificio.

  11. Marco

    Ho la tomba dei nonni al piano terra di colombari perimetrali occupati in quella zona prevalentemente da sepolture prive di manutenzione ordinaria forse per la mancanza di discendenti o familiari; si dà il caso che sia caduto il cornicione li sopra ed il vialino si sia progressivamente interrato da non smaltire più l’acqua piovana per la mancanza o addirittura inversione della pendenza, così trovo le lapidi dei nonni sempre imbrattate di terra oltre ad aver trovate transennate le tombe per pericolo di caduta del cornicione. A nulla sono valse le richieste verbali fatte al Sindaco ed all’ Ufficio Tecnico da oltre due anni per intervenire a sanare la situazione anche dietro una compartecipazione alla spesa, come si fa nei condomini. Che altro si può fare? G

  12. Carlo

    X Teresa,

    L’istituzione di un canone annuo destinato alla manutenzione non sarebbe possibile (salvo per la Regione Emilia-Romagna) per le tombe precedentemente concesse. Potrebbe, invece, esserlo per le nuove concessioni, per le quali si può prevedere un canone composto di due voci di calcolo (una tantum + canone periodico).
    In effetti, qui, in Regione Emilia-Romagna (io sono di Modena, quindi, conosco benissimo la situazione locale) questa forte innovazione (lodevole nell’intenzione, ma non so quanto legittima per i puristi del diritto, poiché l’Art. 23 Cost. per l’imposizione di prestazioni di natura patrimoniale stabilisce una riserva di Legge e non di semplice fonte secondaria, come, appunto accade per un regolamento) è contenuta nel comma 6 dell’art. 4 del Regolamento Regionale 23 maggio 2006 n. 4 adottato ai sensi dell’Art. 2 comma 2 Legge Regionale 29 luglio 2004 n. 19 con cui, per la prima volta in Italia, si introduce la possibilità da parte del Comune di disciplinare nel regolamento comunale le modalità di partecipazione da parte degli “aventi diritto” agli oneri di manutenzione delle parti comuni od ai costi di gestione del complesso cimiteriale.

    Le sepolture che possono essere oggetto di tale modalità di partecipazione (il quale si estrinseca nel far pagare uno specifico diritto cimiteriale) sono:
    a) le sepolture in concessione perpetua (indipendentemente dal fatto che siano state o meno costruite dal comune o dal concessionario originario) e quindi a titolo esemplificativo sia loculi, tombe a due o più posti a sistema di tumulazione di feretro, ceneri, ossa, fosse concesse per inumazione feretro;
    b) le sepolture private, concesse anche per una durata determinata.
    I destinatari di tale possibile prelievo sono gli aventi diritto, con ciò intendendosi l’originario concessionario o quelli subentrati a seguito di successione legittima o testamentaria.

    Si noti che è avente diritto anche chi ha ricevuto, fino a che la norma lo consentiva, il trasferimento della sepoltura per atto inter vivos a seguito di quanto stabilito dall’art. 71 commi 2 e segg del R.D. 21 dicembre 1942 n. 1880.

    In caso di co-intestazione nella titolarità di una concessione cimiteriale (e se non vi siano, nell’atto di concessione, altre indicazioni) si ha una sorta di comunione indivisa tra i co-intestatari, i quali, a questo punto, sono obbligati in solido ex Art. 1292 Cod. Civile nell’assunzione (spontanea o meno) degli oneri manutentivi straordinari.

    Chi non vuole sostenere tali spese ha un’unica possibilità per esser sollevato da quest’incombente, magari anche molto gravoso: rinuncia, con atto unilaterale, alla propria frazione di jus sepulchri, con conseguente retrocessione dello stesso al Comune, il quale, poi, provvederà d’ufficio all’accrescimento integrativo delle rimanenti quote di Jus Sepulchri per le persone ancora titolari della concessione.

    Attenzione: con la rinuncia, che è atto irrevocabile, si perde ogni diritto d’uso sulla tomba in questione, inteso come duplice diritto di dare o ricever sepoltura.

  13. Teresa

    Il comune intende effettuare dei costosi lavori di manutenzione alle tombe perpetue, costruite alla fine dell’800, site nel cimitero comunale. A tal fine ha chiesto un consistente contributo economico alla famiglia, siccome non tutti i componenti sono intenzionati a pagare, vorrei sapere come potermi tutelare dai diritti di sepoltura di chi non intende pagare?
    Tenga presente che la tomba in questione si trova in Emilia-Romagna
    Grazie

  14. Carlo

    X Uccio,

    Piccola provocazione: il Capo XVIII del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria, per quanto riguarda i sepolcri privati, ragiona sempre e solo in termini di concessione di area (= diritto di superficie sui generis) affinché il privato concessionario possa erigervi un manufatto di cui egli è e rimane proprietario ex Art. 63 DRR n. 285/1990, con annessi obblighi manutentivi, almeno sino all’estinguersi della concessione. Orbene questo fine “edilizio” è intermedio è strumentale rispetto all’esercizio dello jus sepulchri vero e proprio che ha natura personalissima, reale e patrimoniale (almeno per la sua componente materiale, cioè per le opere murarie e gli arredi funebri).

    La Legge, pertanto, non prevede mai la costruzione diretta del sepolcro da parte del comune titolare ultimo del bene classificato come cimitero, nel caso da Lei rappresentato non si ha più un semplice diritto di superficie, bensì la mera cessione di un diritto d’uso su una cappella o edicola precedentemente realizzata, senza che si possa più parlare di un diritto di proprietà del concessionario sull’immobile sepolcrale.

    Per quanto riguarda le scelte stilistiche ed architettoniche (tombe alte, basse, a sterro, epigee, ipogee, omologate) il riferimento di rigore è al piano regolatore cimiteriale (Art. 91 DPR n. 285/1990) ed ai suoi strumenti attuativi, esso, infatti, costituisce la pre-condizione affinché l’Ente Locale possa avviare la procedura di concessione amministrativa da cui, poi, sorge lo Jus Sepulchri, inteso come diritto alla tumulazione.

  15. Uccio

    Salve a tutti!
    Vorrei risolvere un dubbio: anni fa il comune in cui abito ha affidato ad un consorzio il servizio per la costruzione del cimitero nuovo, quindi delle cappelle annesse. Il consorzio ha ovviamente costruite tali cappelle gentilizie con unico stampo, quindi uniformandole. Vorrei sapere se è lecita tale operazione, alla luce di quanto letto sopra, e se esistano delle vie giudiziarie per risolvere l’eventuale nascente questione.
    Grazie

  16. Carlo

    L’Art. 104 comma 4 del vigente regolamento nazionale di polizia mortuaria approvato con DPR n.285/1990 assoggetta i cosiddetti cimiteri particolari (ossia cimiteri privati, in quanto non comunali e preesistenti all’entrata in vigore del Regio Decreto n. 1265/1934) in ogni caso alla vigilanza comunale contemplata anche dall’Art. 51 DPR n.285/1990 per tutto il sistema cimiteriale comunale (strumenti sanzionatori compresi di cui agli Artt. 107 DPR n. 285/1990 e Art. 7-bis D.Lgs n. 267/2000) e e di conseguenza alla legislazione speciale in materia di cimiteri, cioè allo stesso DPR n. 285/1990, quale norma quadro di riferimento, ammettendo, tuttavia, implicitamente l’adozione di regolamenti interni di organizzazione, specie per quanto riguarda l’ottimale gestione degli spazi sepolcrali (rotazione degli stessi) e dei diritti di sepolcro.
    Compete, quindi, pur sempre all’Autorità Comunale questo compito di supervisione con la sola esclusione degli elementi di onerosità a carico del bilancio dell’ente locale, quali la manutenzione e conservazione di questi campisanti, obblighi di conduzione che rimangono, in ultima analisi, in capo al soggetto titolare proprietario del sepolcreto stesso.

    Ad esempio nell’eventualità di una situazione patologica di scarsa manutenzione il comune, quale titolare ultimo della funzione cimiteriale (pubblica per sua intima definizione e natura) può procedere a diffidare il soggetto titolare del cimitero privato ( nel nostro caso l’Arciconfraternita) a provvedere anche in assenza di elementi di oggettivo pericolo per l’incolumità dei visitatori o la salute pubblica, sino, come extrema ratio, in condizioni di massimo degrado, ad inibire l’accoglimento di nuove sepolture. E’da ritenere, però, che la norma in questione, da interpretarsi “a maglie larghe”, e con opportuna tolleranza, consenta la conservazione e l’utilizzo di tali luoghi di sepoltura (molto risalenti nel tempo) anche quando manchino taluni requisiti o le condizioni minime per la normativa vigente che, attualmente, sarebbero necessarie per le nuove costruzioni di cappelle private al di fuori del perimetro cimiteriale. Sarebbe, infatti, vietato impiantare ed esercire nuovi cimiteri privati, stante l’Art. 824 comma 2 Cod. Civile e gli Artt. 337, 343 e 394 Regio Decreto n. 1265/1934.

    In ultima analisi bisogna far riferimento all’atto costitutivo dell’Arciconfraternita, al suo statuto ed all’ordinamento interno, anche se non è da escludere, a mio modestissimo avviso, una bella azione civile verso l’Arciconfraternita per inadempienza contrattuale.

    Non possono neppure ignorarsi le responsabilità, in tema di cimiteri privati, che competono all’autorità comunale sia per quanto riguarda l’ottemperanza alle norme sulla fascia di rispetto (Art. 338 Regio Decreto n. 1265/1934 così come riformato dall’Art. 28 Legge n. 166/2002), sia nelle ipotesi di realizzazioni di opere, sia quando si tratti di costruzioni o di interventi di manutenzione e/o restauro di manufatti pertinenti al cimitero particolare pre-esistente o di altre strutture (ad esempio, le strade di accesso), cui si applicano le comuni norme che regolano le singole tipologie di interventi, anche edilizi (A tal proposito il DPR n. 285/1990 in quanto normativa speciale e di settore prevale anche sul Testo Unico di cui al DPR 380/2001)

    Ne consegue che dal potere di vigilanza discende altresì, la titolarità (trattandosi di un potere-dovere) di un’attività di attenta verifica, connessa, quando si renda necessario, alla potestà di impartire disposizioni volte ad assicurare il rispetto delle norme che debbono, comunque, trovare osservanza, tali disposizioni, infatti, obbligatorie ed inderogabili non possono essere disattese (e non solo in relazione all’art. 650 Cod.Penale.), in quanto direttamente attinenti alla funzione cimiteriale.

    L’eventuale denuncia sullo stato di fatiscenza della struttura cimiteriale va quindi presentata all’ufficio della polizia mortuaria del suo comune o ai suoi servizi ispettivi (il comune ex Art. 51 comma 2 DPR n. 285/1990 si avvale dell’AUSL, come interfaccia tecnico-strumentale, per i problemi igienico-sanitari)

  17. Remo Di Renzo

    Buongiorno, in caso di cimitero “privato” per intendersi di proprietà di una arciconfraternita (Misericordia), la manutenzione non già del singolo sepolcro ma degli edifici ed annessi vari cimiteriali che consentono l’accesso alle tombe con relativi impianti e la loro normale fruizione, a chi compete? può un concessionario rivalersi per “danni” per mancata “fruizione” dei servizi imputabili a mancata manutenzione? può un contratto di concessione essere denunciato e quindi risolto (chiedendo i relativi danni) per mancanza dei relativi impegni minimi di manutenzione?
    Grazie

  18. Carlo

    X Elisa,

    Storicamente il legislatore italiano ha sempre visto con una certa diffidenza la costruzione, all’interno del cimitero, di sepolcri privati a sistema di tumulazione, proprio perché essi, in quanto, appunto, “privati”, ossia “UTI SINGULI”, sottraggono spazio alla precipua funzione cimiteriale che sorge, pur sempre, in capo al comune, ossia il dar sì sepoltura ai morti, ma nei campi comuni di terra, quindi tramite la tecnica dell’inumazione; ecco allora, negli ultimi due secoli, addensarsi le cappelle gentilizie ai bordi delle quadre di terreno adibite all’inumazione dei cadaveri, sino quasi a sovrapporsi al il muro di cinta del cimitero…per poi gradualmente “asssorbirlo”.

    Generalmente i manufatti sepolcrali sono stati eretti su singole frazioni del perimetro cimiteriale, per ciascuna delle quali è stato, a suo tempo, instaurato un rapporto di concessione tra Comune e concessionario.

    In estrema e… paradossale sintesi non ci si dovrebbe mai trovare nella situazione descritta nel quesito, in quanto il muro esterno della cappella avrebbe dovuto essere eretto sull?’area in concessione, che non dovrebbe certo corrispondere al muro del camposanto stesso…ma il condizionale è d’obbligo e si giustifica perché, nei fatti e nella realtà, con altissima frequenza, i fabbricati, specie quelli più risalenti nel tempo, realizzati su suolo dato in concessione, per i motivi di cui sopra, sorgono direttamente addossati al muro di cinta del sepolcreto, finendo con divenire un tutt’uno con quest’ultimo.

    Ragion per cui non resta che avvalersi dei principi dettati dal D.P.R. n. 285/1990 assieme al buon senso laddove lo stato dei luoghi e la prassi, comunque tollerata, abbiano determinato la situazione di COMUNIONE del muro, per la quale, così, trovano pur sempre applicazione le stesse disposizioni del Cod. Civile che regolano questa fattispecie così complessa.

    La normativa speciale (tale, infatti è il regolamento nazionale di polizia mortuaria) di settore stabilisce inequivocabilmente che:

    a) ogni cimitero sia recintato (art. 61 D.P.R. 285/90) con un muro o altra idonea recinzione alta non meno di 2,5 metri dal piano esterno di campagna;
    b) ogni cappella sia costruita sul suolo in concessione (art. 90, comma 1 D.P.R. 285/90);
    c) ogni sepoltura non possa avere comunicazione diretta con l?esterno del cimitero (art. 94, comma 3 D.P.R. 285/90);
    d) di ogni cappella debba essere approvato preventivamente il progetto (art. 94, comma 1 D.P.R. 285/90);
    e) il concessionario debba mantenere a sue spese, per tutto il tempo della concessione, in buono stato di conservazione manufatti di sua proprietà (art. 63, comma 1 del D.P.R. 285/90);

    Giova, poi, ricordare come il cimitero sia bene demaniale: per tale caratteristica è inalienabile, non usucapibile e non può formare oggetto di diritti di terzi se non nei modi che la legge consente, cioè tramite concessione amministrativa (artt. 823 e 824 C.C.).

    Se, sulla base dell’allora vigente normativa, quando cioè fu stipulato il (contr)-atto di concessione, il Comune ha consentito al privato concessionario di sostituire o, comunque, integrare il muro perimetrale del cimitero con il muro di sostentamento del coperto di una cappella e se il privato concessionario ha così determinato una alterazione di stato che viola il D.P.R. 285/90, il Comune deve perfezionare una diffida affinché siano ripristinate le condizioni minimali stabilite dalla legge (altezza minima del muro, divieto di aperture che consentano l?’accesso al cimitero, rispondenza al progetto approvato).

    L’onere manutentivo è imputabile al concessionario, perché la parete della cappella è di proprietà del concessionario fino allo scadere della concessione, ma allo stesso tempo, essendo essa anche recinzione perimetrale del cimitero (e, dunque, dotazione indispensabile propria di qualunque cimitero) la sua funzionalità ed operatività deve esser, in primis, assicurata dal comune quale titolare ultimo dell’attività di polizia cimiteriale.

    Poi, summa lex, summa iniuria, Il buon senso si segue quando il Comune, non ritrovando il concessionario (ad es. perché deceduto) deva, in ogni caso, garantire che il muro della cappella mantenga comunque le caratteristiche atte ad impedire l?’accesso furtivo al cimitero: conseguentemente è il Comune che procede ai lavori strettamente necessari dopo aver diffidato concessionari e loro aventi causa a provvedere in prima persona, per le parti di propria spettanza.

    Interessante un’ultima osservazione: dall’esposizione dei fatti sembra che il problema della comunione del muro interessi più edicole funerarie: è abbastanza, o del tutto, improbabile ritenere vi sia stato un solo rapporto di concessione per l?’intera area cimiteriale stipulato nei confronti di tutti i concessionari come se questi fossero un?universalità.

    Essendo in presenza di più rapporti giuridici di concessione, va rammentato come occorra sempre fare riferimento ai singoli concessionari o loro aventi causa, in forza del subentro, invitandoli a prestare le necessarie opere di manutenzione del muro perimetrale, che si presume costituente parte del manufatto sepolcrale di cui constano le tombe di famiglia, siccome queste, con ogni probabilità, hanno inglobato pure il muro del cimitero, nel senso che almeno una porzione di questo altro non è se non uno dei muri dei sepolcri privati realizzati sulla superficie avuta in concessione.

  19. Elisa

    La mia famiglia usa da tempo una cappella cimiteriale (una delle tante che esistono e che vanno a costituire la cinta del cimitero stesso). A chi compete la manutenzione ordinaria e straordinaria?
    Grazie.

    1. Redazione

      x Elisa
      Non è chiara la domanda. Può precisare?
      Intende a manutenzione ordinaria e straordinaria della cappella nel suo complesso o della sola parte di cappella che ha sostituito il muro cimiteriale?

  20. Carlo

    Se il sepolcro è stato costruito dal suo fondatore su terreno dato in
    concessione le opere murarie ed il paramento lapideo appartengono al
    concessionario per tutta la durata della concessione e la manutenzione
    straordinaria spetta al concessionario-fondatore del sepolcro poichè è lui
    il proprietario del manufatto sepolcrale. Se,invece, loculi e colombari sono stati costruiti dal comune e solo successivamente dati in concessione la manutenzione straordinaria è di competenza dell’ente locale.

    Quindi, ricapitolando: Generalmente il contratto fra amministrazione
    comunale e concessionario prevede tali obblighi e laddove essi non siano espressamente considerati potrebbero esser, invece, contemplati in provvedimenti amministrativi (ad es. regolamenti comunali di igiene o di polizia mortuaria).

    In via generale vale l’art. 63 del Regolamento di polizia mortuaria DPR
    10/9/1990 n. 285. Tale norma si riferisce specificamente ai manufatti di
    proprietà del concessionario di un’area cimiteriale. Su di esso incombe
    l’obbligo della manutenzione ordinaria e straordinaria.

    In caso di concessione di loculi o altri manufatti costruiti direttamente
    dal Comune, in assenza di obblighi di natura contrattuale, valgono i
    seguenti criteri: a) al concessionario compete l’ordinaria manutenzione; b)
    in capo al Comune sorge l’onere della manutenzione straordinaria.

  21. Francesco

    Secondo Voi a chi spetta la manutenzione straordinaria (manto impermeabile, intonaco, fasce in marmo ecc.) dei manufatti – loculi -costruiti dal Comune e dati in concessione sia perpetua che
    novantanovennale, dall’Ente al concessionario? in assenza anche di una norma specifica prevista dal Regolamento comunale di Polizia Mortuaria.
    In riferimento anche al commento dell’art. 63 del DPR 285/90, autori Bruschi – Panetta secondo i quali, normalmente, il concessionario provvede alla manutenzione ordinaria, mentre grava sul comune la manutenzione straordinaria per tutto quanto concerne le opere più rilevanti: il rifacimento della copertura, intonaco ecc…

  22. Carlo

    Come procedere per l’eventuale identificazione se si tratta di tombe senza iscrizione o con iscrizione indecifrabile? Quali le disposizioni normative di riferimento?

    Se si tratta di inumazioni in campo comune, vi dovrebbe essere il cippo (obbligatorio; art. 70 dPR 10/9/1990, n. 285) e, comunque, potrebbero essere individuabili sulla base (anche) dei registri di cui all’art. 52 dPR 285/1990.
    Se ragioniamo invece, come sembrerebbe, di altre tipologie di sepolcri (cioè, di sepolcri privati nei cimiteri), ci si dovrebbe basare sia sugli atti di concessione sia sulle planimetrie di cui all’art. 54 e ss. dPR 285/1990.
    E’ ben vero che – a volte – non sempre le registrazioni (atti, c.d. contratti, planimetrie, ecc.) sono sempre tenute in ordine e gestite come bisognerebbe,, ma in tali casi (e, forse) non resta che tentare qualche c.d. ispezione, nel senso che anche i feretri dovrebbero (di nuovo il condizionale) riportare targhe metalliche identificatrici.

    Escluderei, nettamente, l’ipotesi dell’art. 5 DPR 10/9/1990, n. 285, siccome tali rinvenimenti presupporrebbero che la scoperta di resti umani sia avvenuto al di fuori del cimitero. Infatti, nel cimitero non vi e’ rivenimento di quanto indicato nella norma, perchèsi tratta di un luogo in cui, per definizione, queste fattispecie medico-legali (cadaveri, ossa, resti mortali) debbono obbiligatoriamente trovarsi giusta l’Art. 340 Testo Unico Leggi Sanitarie.

    Piuttosto, si potrebbe suggerire il ricorso alla c.d. pubbliche affissioni, magari identificando il sepolcro come quello che si trova in mezzo tra il sepolcro X e quello Y (o riferimenti di tal fatta, volendo anche ricorrendo a rappresentazioni grafiche), in particolare se, prima di intervenire sulle spglie mortali, si renda necessario dichiarare una decadenza di un sepolcro privato nei cimiteri, anche se cio’ fosse per carenza del ‘titolo’ (il c.d. regolare atto di concessione).

    Tra l’altro, immagino (con un po’ di fantasia o, semplicemente, di conoscenza dell’ambiente) che, con molta probabilità, non si tratti di sepolture ad inumazione in campo comune, quanto di altro, cioe’ di sepolcri privati nei cimiteri, spesso molto risalenti nel tempo e datati.

  23. lorenzo IANNUCCI

    REGIONE CAMPANIA – SAN LORENZO MAGGIORE (BENEVENTO)
    HO RICEVUTO DAL COMUNE UNA RICHIESTA DI PAGAMENTO PER ACCENSIONE LAMPADA VOTIVA (TOMBA DI MIO PADRE) AUMENTATA DEL 42% E RELATIVA ALL’ANNO PRECEDENTE! PRIMA DELLA RICHIESTA NESSUNA COMUNICAZIONE E’ PERVENUTA ALLO SCRIVENTE! CREDO CHE MI SIA STATO NEGATO IL “DIRITTO” DI SOSPENDERE IL SERVIZIO…..QUALORA AVESSI AVUTO NOTIZIA DELL’AUMENTO! E’ LEGITTIMO TUTTO CIO’? GRAZIE ANTICIPATAMENTE PER L’EVENTUALE RISPOSTA!!!!

    1. Redazione

      Cosa significa il 42%? Se la tariffa era anormalmente bassa, dico ad es. 10 euro, aumentarla a 14,2 euro è un fatto corretto.
      Quanto era la tariffa prima?

  24. Carlo

    Nell’ambito di propria competenza ex Art. 117 comma 6 III Periodo Cost. (così novellato dopo la riforma del Titolo V con Legge Costituzionale n.3/2001) il REgolamento Comunale di Polizia Mortuaria opera su un piano di pari ordinazione rispetto agli altri livelli di governo del fenomeno funerario, DPR 10 settembre 1990 n. 285 in primis. Si noti, appunto, la “riserva di regolamento” attuata per previsione costituzionale, e non ai sensi dell’Art. 7 D.LGS n.267/2000, in quanto la legge ordinaria (Art. 824 comma 2 Codice Civile) stabilisce la demanialità comunale dei cimiteri.
    Il Regolamento comunale di polizia mortuaria, tuttavia è, pur sempre, quale condizione d’efficacia, soggetto ad omologazione ai sensi dell’Art. 345 REgio DEcreto 27 luglio 1934 n. 1265..
    L’adozione di un regolamento comunale è espressamente contemplata anche dal DPR n.285/1990, si veda a tal proposito, l’Art. 62 a proposito del modo in cui discliplinare l’erezione di monumenti sepolcrali o l’applicazione sugli stessi di lapidi ed altri arredi votivi.

    Lo JUs Sepulcri si compone, almeno, di due differenti situazioni giuridiche: un diritto reale di natura patrimoniale e, quindi di natura privatistica (= la mera proprietà sui manufatti funerari) ed un diritto di tipo personalissimo, asiimilabile aalla sfera dei diritti civili, ossia il trovar sepoltura in una determinata tomba (Jus Sepeliendi) o il dar sepoltura all’interno della stessa (Jus Inferendi Mortuum in SEpulchrum) secondo il criterio di consanguineità, in quanto il sepolcro privato nasce come sibi familiaeque suae, cioè per il concessionario e per la propria famiglia. LO JUs Sepulchri si acquisisce jure proprio per il solo fatto di esser in rapporto di consanguineità con il fondatore del sepolcro, senza, però, mai dimenticare lo JUs Coniugii.

    Ora il diritto reale di natura patrimoniale è intermedio, ossia strumentale e teleologicamente finalizzato all’esercizio del diritto personalissimo dello Jus SEpulchri.

    Ad ogni modo la manutenzione straordinaria spetta al proprietario del bene ex Art. 63 DPR 10 settembre 1990 n. 285.

    Se il sacello (immagino, infatti si tratti di tomba a sistema di tumulazione, dove l’elemento centrale è rappresentato dal fabbricato) è stato costruito da un privato su area data in concessione provvede quest’ultimo, se invece, il tumulo sepolcrale è stato, a suo tempo, edificato dal comune il quale, poi, ha ceduto al privato il solo diritto d’uso sull’edificio o su porzioni dello stesso, la responsabilità è del comune.

  25. anna

    la manutenzione straordinaria dei sepolcri in concessioe a chi spetta secondo il codie civile? puo’ un regolamnto di polizia mortuaria porre dei limiti ad una legge nazionale??????

  26. Carlo

    Gli obblighi che il concessionario contrae verso il comune sono definiti da:

    1) regolamento comunale di polizia mortuaria (sia quello vigente al sorgere della concessione, si quello eventualmente entrato in vigore dopo la concessione)
    2) atto di concessione.

    Senza esaminare questi due documenti è pressochè impossibile rispondere al quesito.

    Oggetto della concessione possono esser alternativamente:

    a) area, ex Art. 90 DPR n.285/1990, su cui costruire un sepolcro privato di proprietà del concessionario
    b) cessione in uso di spazio, edificio o porzione dello stesso (loculo, celletta…) ai sensi del D.M. 1 luglio 2002, per dar luogo ad una sepoltura privata.

    Il primo caso si configura come un diritto di superficie ed in esso ordinariamente la manutenzione, di qualunque tipo, spetta al concessionario (persona fisica o giuridica titolare della concessione; nel secondo solitamente competono al comune, costruttore del sepolcro, le azioni di sistemazione e risanamento del loculo (opere murarie e disinfezione dello stesso)

    Il comune non ha l?obbligo di concedere aree per l?erezione di sepolcri privati all?interno del cimitero e, men che meno, di provvedere alla costruzione di sepolture private da concedere in uso e, quando vi provvede, lo fa in termini di facoltatività, anche se dalle concessioni che disponga assuma oneri corrispondenti sulla base del regolamento comunale di polizia mortuaria e dell?atto di concessione. Le tumulazioni sono quindi sempre sepolcri privati nei cimiteri.

  27. anna

    mi è pervenuta una lettera del comune di castel del giudice(IS) che mi dice di pagare 225,00 euro per lavori di manutenzione straordinaria loculi cimitero dove è sepolta mia madre è una richiesta di pagamento come quota di partecipazione finanziaria….loculo dato in concessione nel 1986 per 50 anni….volevo chidere se sono tenuta a pagare visto che si tratta di m anutenzione straordinaria e non ordinaria

  28. Barbara

    Buon Giorno, volevo chiedere informazioni in merito ad una situazione verificatasi nel nostro cimitero, ovvero il crollo di una lapide di un loculo a concessione perpetua, crollo verificatosi molto probabilmente per vetustà della lapide.
    L’informazione che vorrei sapere è se la lapide da ripristinare è a carico del Comune o del Concessionario.
    Dalle informazioni reperite credo che la lapide sia a carico dell’ente comunale , e le opere ornamentali (fotografia e iscizione) a carico del concessionario, vorrei però avere un ulteriore conferma. Grazie resto in attesa di notizie

    1. Redazione

      Se la lapide è stata montata da un marmista di sua fiducia ne risponde il marmista. Se sono state fatte azioni da parte di visitatori della tomba capaci di danneggiare i sistemi di fissaggio della lapide è un onere di chi ha fatto il danno. Se è il sistema di montaggio della lapide che è stato sbagliato (in progettazione ed esecuzione) e la lapide fornita dal Comune è quest’ultimo che ne risponde nei termini (tempi ) del codice civile. In ogni caso il ripristino è a carico del concesisoneario (che è tenuto a mantenere la sepoltura in solido e decoroso stato) e poi sarà questi a procedere nei confronti di chi ha la colpa.

  29. Carlo

    Nell’ambito del Regolamento Comunale di Polizia Mortuaria il Comune, ex Art. 62 DPR 10 settembre 1990 n. 285 può imporre che nella posa di lapidi, iscrizioni, fregi, ecc. vengano utilizzati determinati materiali, dimensioni, colori, ecc. ai fini della preservazione della tipologia esistente, o di economicità dell’intervento, o di decoro, ecc., ma appare di difficile giustificazione che sia il Comune stesso a venderli, a meno che ciò rientri nell’atto di concessione, che il cittadino liberamente sottoscrive. Ma il cittadino, nel rispetto delle norme regolamentari, deve poterle acquistare dove crede. Non va dimenticato che, mentre il sepolcro è oggetto solamente di concessione, i manufatti sono di proprietà del concessionario.

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